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articolo aggiornato il: Thursday 21 March 2013

 


La rapa

La rapa, originaria del nord Europa fa parte da secoli della nostra storia alimentare per il sapore, le sue doti naturali e la ricchezza di minerali 

di Marisa Paolucci

La rapa (Brassica campestris) è uno degli ortaggi più diffusi nel nostro paese e, da sempre, tra i più utilizzati in cucina. Originaria dell'Europa settentrionale ebbe un largo utilizzo ai tempi dell'impero romano, tanto che come narra lo storico Plinio, era il terzo prodotto coltivato in assoluto dopo frumento e vite, elemento base della dieta dei ceti meno abbienti. Per vedere la rapa su tavole più nobili, si dovrà aspettare addirittura il 400 in seguito al diffondersi di dicerie e superstizioni che le attribuivano qualità afrodisiache. In realtà, leggende a parte, questo ortaggio soprattutto nella sua qualità rossa, è un ottimo concentrato di sostanze preziose per la nostra salute. Come è noto la parte che ne viene utilizzata è la radice al cui interno si trova una pasta bianca o giallognola a seconda delle varietà (che sono parecchie e che si raccolgono in periodi diversi dell'anno), leggermente spugnosa e di gusto dolciastro. Il momento migliore per la raccolta è appena prima della maturazione completa, quando la buccia è liscia e lucida e la polpa è più saporita. Il valore calorico della rapa in generale è decisamente scarso mentre il fatto che sia ricca di cellulosa la rende di difficile digestione. Per rendere l'idea, 100 grammi di rapa contengono circa il 90% di acqua, mentre il restante 10% contiene sali minerali come il potassio, il fosforo, il calcio e il sodio, un discreto contenuto di vitamina C e solo 18 Kcal per 100 grammi. Può essere consumata cruda in pinzimonio, cotta nella minestra e nei risotti, oppure lessata e condita con olio di oliva e sale, con il burro, gratinata e sott'aceto. Se ne utilizzano anche i germogli raccolti durante l'inverno, di solito cotti oppure come ingrediente nelle insalate, per la loro alta concentrazione di vitamine e sali minerali. Diverse le cime di rapa, chiamate anche broccoletti di rapa o friarelli nel napoletano, che sono le infiorescenze ancora non fiorite della Brassica campestris varietà cymosa: pianta di origine mediterranea che si differenzia dalla rapa comune in quanto presenta una minore resistenza al freddo, ha una radice che non ingrossa, i suoi germogli vengono raccolti prima dell'apertura dei fiori, e si riproduce velocemente permettendo così più raccolti nello stesso ciclo. Le cime di rapa, diffuse soprattutto in Puglia, Lazio e Campania, sono ricche di ferro, calcio, fosforo, vitamina C, A, B2 e hanno un buon valore proteico. Contengono solo 27 Kcal per 100 grammi di prodotto e sono un naturale disintossicante per l'organismo. Al momento di acquistarle si deve fare attenzione che le infiorescenze siano chiuse, compatte e senza parti gialle, e le foglie consistenti e di un verde brillante. Per finire, la rapa rossa, chiamata anche barba rossa, carota rossa o barbabietola rossa a seconda delle regioni in cui si coltiva, appartiene alla stessa famiglia delle barbabietole da zucchero, è ricca di fibre e ha sapore dolciastro. Già apprezzata per le sue virtù dai Greci e dai Romani, che ne usavano il succo fresco per favorire la digestione, è un toccasana per il fegato e aiuta a mantenere basso il livello del colesterolo; ha inoltre un buon effetto rinfrescante in caso di irregolarità intestinali, emorroidi e meteorismo. Come tutte le radici è inoltre ricca di sali minerali, in particolare magnesio, fosforo, calcio, potassio e ferro, sostanze utili per gli sportivi e per chi soffre di anemia. Studi recenti hanno affermato l'effetto positivo di un suo uso costante nella dieta per la prevenzione del cancro del colon-retto. Viene consigliata agli anemici per la presenza nella sua polpa degli antocianosidi (responsabili del colore) che hanno la capacità di aumentare la vitalità dei globuli rossi. Attenzione però a sottovalutare l'elevato contenuto di acido ossalico di questo ortaggio: limita l'assorbimento dei sali minerali a livello intestinale e lo rende poco adatto a chi soffre di calcolosi renale.


 

 


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