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La vitamina D
La vitamina D fu identificata nel 1936 e sintetizzata nel 1959. Dai primi studi sulla regolazione del metabolismo di fosforo e calcio, agli effetti sul sistema immunitario e sulla psoriasi. Ma c'e' ancora molto da scoprire
di Paola Andrisano
Quante volte avrete studiato che la vitamina D aiuta il nostro organismo ad assimilare il calcio. E che la pelle puo' sintetizzarla attraverso l'esposizione ai raggi solari. Forse pero' vi manca che a scoprirla fu nel 1936 un signore che si chiamava Elmer Varner Mc Collum, che la identifico' come fattore antirachitico. Chiamata anche la vitamina del sole, viene prodotta sotto forma di vit.D3 nella pelle per azione dei raggi U.V. (50-60%),metabolizzata nel fegato e successivamente nel rene. Oppure assimilata attraverso i cibi che ne sono ricchi, in particolare pesce grasso, uova e fegato, veicolata nel sangue, e utilizzata per fissare il calcio nelle ossa. La concentrazione di vit. D non attiva
e' massima d'estate e minima d'inverno, mentre quella in forma attiva e'
stabile nel corso dell'anno perche' quella non utilizzata si deposita nei grassi e nei muscoli e costituisce le riserve dell'organismo. Per quello che riguarda l'esposizione al sole,
e' preferibile scegliere le ore meno calde, visto che, per approvvigionarsi di vitamina D, non
e' necessaria un'esposizione intensiva. Basta una passeggiata all'aria aperta (non importa se il cielo
e' coperto) almeno tre volte a settimana, per soddisfare il nostro fabbisogno, mentre, in misura non trascurabile, creme a protezione elevata, cosi' come gli indumenti, ne riducono la produzione. I livelli di assunzione giornalieri raccomandati dipendono dall'eta': 10 mg fino a sei anni, 2,5 mg sopra i sei anni, e 5 mg (200 Unita' Internazionali) negli adulti. Il massimo fabbisogno di vitamina D e calcio, si concentra in gravidanza e nel periodo dell'accrescimento, ma anche nei soggetti adulti e soprattutto negli anziani, negli emodializzati, negli alcolisti, che presentano una ridotta capacita' di assorbimento,
e' importante aver mantenuto un adeguato apporto perche' gli stati carenziali si manifestano dopo anni, mentre, con pochi accorgimenti, si possono prevenire gravi patologie come il rachitismo, l'osteoporosi o l'osteomalacia, alterata mineralizzazione ossea, determinata in gran parte da stati carenziali di vit. D che modificano il metabolismo minerale di calcio e fosforo proprio nel tessuto osseo. Carenze parziali di vit.D si manifestano con debolezza, diminuzione delle difese immunitarie, irritabilita', inappetenza e con una rarefazione delle masse ossee. Fenomeno molto frequente nelle donne in menopausa. Secondo molti studi l'assunzione supplementare di vit.D riduce significativamente il rischio di fratture, ma bisogna tener conto che la vit.D
e' molto sensibile a luce e ossigeno, che la cottura puo' ridurne la quantita' negli alimenti fino al 20%. La sua assunzione
e' a sua volta determinata dalla quantita' di calcio nel nostro organismo, che intorno ai 30 anni ammonta a circa un chilo, ma tende inesorabilmente a diminuire con l'eta'. Attenzione pero' a non abusare degli integratori perche' se si superano per periodi molto prolungati, di una quindicina di volte, i livelli raccomandati, la vit.D puo' essere tossica e provocare conseguenze gravi ai reni, ritardi nella crescita e calcificazione dei tessuti. L'integrazione
e' dunque giustificata in presenza solo di gravi stati carenziali e sempre sotto stretto controllo medico. Il rischio,
e' invece sicuramente basso, e mai concretizzabile, a seguito di una sovraesposizione al sole, ne', visto il suo basso contenuto negli alimenti, a causa della dieta. Altra accortezza sta negli effetti antagonistici e sinergici: i lassativi, i corticosteroidei, gli antibiotici, gli anticonvulsivi e l'alcool ne modificano l'assunzione. Ma la ricerca sui potenziali terapeutici della vit.D non si sono mai fermati: studi recenti dimostrano il suo ruolo nella secrezione dell'insulina, nelle risposte immunitarie dell'organismo, nella sintesi della melanina, e nella differenziazione delle cellule epiteliali e sanguigne. E chissa' che cosa si scoprira' ancora nel futuro...
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