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articolo aggiornato il: Tuesday 13 December 2011

 

dottoressa Anna Maria Rapone Monday 25 October 2010

Cioccolata: Il parere della psicologa

dott.ssa Anna Maria Rapone Psicologa - Psicoterapeuta Roma

Il cioccolato piace, e' innegabile, ma qual e' il suo segreto? Che la cioccolata sia un valido aiuto nei momenti di tristezza fa parte dell'esperienza comune, ma il suo valore antidepressivo ha basi neurofisiologiche, in quanto la presenza di alcune sostanze psicoattive (teobromina, caffeina, fenilalanina e tiroxina) spiegherebbe l’efficacia del cioccolato nel contrastare stati di ansieta' e di depressione, nell’indurre sensazioni di piacere, benessere fisico e psichico, nell’aiutare a riconquistare l'autostima perduta, nel farci recuperare felicita' e benessere e nel farci aumentare la capacita' lavorativa. Alcune ricerche hanno portato alla conclusione che chi soffre per amore tende a nutrirsi di cioccolato perche' in esso si trova la stessa sostanza chimica che il cervello produce quando ci innamoriamo e il cioccolato prolunga lo stato di benessere che viviamo quando siamo innamorati. La serotonina libera invece le endorfine migliorando il tono dell'umore ed arginando gli stati depressivi. Ad avvalorare questa tesi, ricordiamo che i farmaci antidepressivi di ultima generazione innalzano i livelli di serotonina cerebrale. Un recente studio associa l'azione della cioccolata addirittura a quella della marijuana, e per esser precisi del suo principio attivo, il tetraidrocannabinolo (Thc), che avrebbe un suo equivalente naturale nel nostro cervello, un neurotrasmettitore chiamato anandamide, collegato a forti sensazioni di benessere, picchi di euforia e alterazione della cognizione del tempo. Quali sono le condizioni psico-fisiche, in cui si fa piu' ricorso all’uso (e/o abuso) di cioccolata? Una e' rappresentata da forma di depressione atipica detta disforia isteroide, caratterizzata da frequenti episodi di umore depresso (per senso di inadeguatezza o sentirsi respinti socialmente) che culmina in veri e propri attacchi bulimici per i dolci e il cioccolato. Inoltre, in alcune sindromi premestruali, o nel disturbo affettivo stagionale, i soggetti presentano ipersonnia, letargia e aumento dell'appetito predilegendo carboidrati e cioccolato. La cioccolata agirebbe da catalizzatore, facilitando la produzione di endorfine, un gruppo di oppioidi prodotti naturalmente dal cervello, con un'azione simile a quella della morfina, stimolando le sensazioni di euforia ed attenuando il dolore. Detto cio', corre pero' l’obbligo di citare altri studi dai quali si ricava una informazione assolutamente in controtendenza. Infatti, secondo altri studiosi, non vi sarebbe nessuna prova scientifica degli effetti della cioccolata contro l'umore nero mentre sarebbe addirittura piu' probabile che venga associata a un prolungamento dello stato d'animo negativo, piuttosto che a superarlo. Cioccolato e dipendenzaIl cioccolato e' uno degli alimenti piu' irresistibili e desiderati capace di dare una vera e propria dipendenza, definita come una totale incapacita' di resistere: il "cioccotossico" non riesce a fermarsi e la quantita' che consuma, e' di gran lunga superiore alla media (quattro o cinque volte superiore a quella del resto della popolazione). Se ne consuma senza controllo, per migliorare l’umore, per vincere la depressione. An­che se appagati da gusto e olfatto, spesso pero', si accompagna un forte senso di colpa dopo l’assunzione. Le sostanze chimiche da sole, a queste quantita', non sarebbero pero' in grado di determinare processi di dipendenza chimico-farmacologica, quindi deve esistere una dipendenza di tipo psicologico, che viene scatenata da vari processi:•Il cioccolato presenta una co-presenza di opposti: puo' essere solido e liquido, chiaro e scuro, dolce e amaro e cio' e' in grado di dare l’idea di un piacere totale e quindi piu' gratificante;• Solitamente la cioccolata viene associata a occasioni di festa, e, comunque a momenti positivi di emozionalita' familiare, a significati materni di protezione, ma anche a emozioni molto forti legate alla sensualita'.Cioccolato come afrodisiaco?Non e' stato mai scientificamente provato che possegga qualita' afrodisiache di per se', ma lo diventa in base alle attese che suscita, per la cura nella preparazione e la presentazione, per il clima che attorno riesce a creare! Allora subentra l'alchimia, attraverso la stimolazione di tutti i sensi coinvolti… E che dire di fantasie su corpi cosparsi di creme al cioccolato… Per chi vuol approfondire il tema suggerisco un libro scritto da Langham Murray (Cioccolatoterapia: la nuova via ai segreti del vostro intimo io). in cui si propongono interessanti interpretazioni psicologiche del nostro rapporto con questo “sostanza”, mettendo in evidenza che a seconda delle preferenze, emergono aspetti della personalita', magari a seconda della scelta per questa o quella forma, per un ripieno o un altro, e il modo in cui ci troviamo a giocare con la stagnola… C’e' infine chi parla di “cioccolato-terapia”e considera un cioccolatino al pari di una coccola, perche' questo e' uno dei pochi cibi che da alle persone un profondo senso di benessere, fornendo una gratificazione molto simile a quella sessuale. Il problema del consumo di cioccolata dunque non e' poi cosi' grave: forse a pensarci e' solo legato alla dieta e a qualche eccessivo e ingiustificato senso di colpa. 


 


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