Vitamina C depigmentante

della Dott.ssa Maura Filieri

L’acido ascorbico opportunamente formulato e reso stabile passa la barriera cutanea con effetti schiarenti

I cosmetici che contengono antiossidanti sono attualmente tra i più popolari rimedi antietà. La ricerca cosmetologica ha ormai accertato che, applicati topicamente, gli antiossidanti esercitano i loro benefici offrendo protezione dai dannosi radicali liberi prodotti quando la pelle è esposta ai raggi ultravioletti o per effetto naturale dell’età. Da tempo si sa che la vitamina C è uno dei più potenti antiossidante naturale solubile in acqua e, di conseguenza, è stata inserita in una vasta gamma di cosmetici destinati a proteggere e ringiovanire la pelle invecchiata dalla luce. Fortunatamente anni di divulgazione scientifica hanno fatto conoscere al grande pubblico che i fattori in grado di scatenare i processi ossidativi all’interno della cellula sono numerosi e, in gran parte, legati a scorrette abitudini di vita (cibi sofisticati, fumo, ritmi sempre più frenetici e stili di vita sregolati, inquinamento, prolungate esposizioni solari o a lampade UV).

In generale, però, alla crescita della conoscenza non è corrisposto un relativo miglioramento degli stili di vita e, di conseguenza, a noi medici è spesso richiesto di rimediare ai visibili danni cutanei che ne conseguono. I cosmetici a base di antiossidanti topici costituiscono quindi dei validi alleati in grado di produrre una serie di effetti benefici sulla pelle. Soprattutto se nella formulazione c’è proprio una giusta quantità di vit. C, solubile in acqua, che rilascia in sequenza elettroni, neutralizzando in tal modo i radicali liberi presenti nei compartimenti acquosi della cellula. Questa molecola, inoltre, aiuta anche a rigenerare la forma ossidativa della vitamina E, un altro potente antiossidante naturale liposolubile che, con la sua importante azione, collabora per prevenire il danno ossidante nella membrana cellulare lipidica. Ma i motivi per cui l’acido ascorbico è aggiunto a molti cosmetici sono anche altri: in primo luogo la vitamina C è essenziale nella biosintesi del collagene. Essendo il più potente agente riducente presente nei tessuti essa interviene come cofattore per la conversione della prolina a idrossiprolina, che come è noto, è una componente fondamentale per il collagene. Ma la vitamina C influenza anche la sintesi del collagene indipendentemente da tale processo. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che l’acido ascorbico ne può stimolare la sintesi direttamente attivando la sua trascrizione e stabilizzando l’acido ribonucleico messaggero procollagene (mRNA).

In aggiunta alla sua capacità di aumentarne la produzione, la vit. C può anche proteggere il collagene esistente. Ciò avviene attraverso la riduzione degli enzimi responsabili della degradazione del collagene, come è stato dimostrato in studi realizzati dopo la sua appli­cazione topica. C’è dell’altro: la vit. C è anche conosciuta per essere un potente anti-infiammatorio in quanto reprime l’attivazione del fattore di trascrizione NF-kB, inibendo di conseguenza numerose citochine proinfiammatorie come TNF-a, interleukin-1 (IL-1), IL-6 e IL-8. In dermatologia tale capacità ha subito suscitato molto interesse perché se ne è ipotizzato l’utilizzo in numerose patologie cutanee a base infiammatoria, e la conferma è già giunta da alcuni studi su psoriasi, dermatiti eczematose e acne. L’ac. ascorbico, inoltre, è ritenuto capace di proteggere dai danni indotti dai raggi UVA e UVB, compresi fra 290 e 320 nm, neutralizzando le specie di ossigeno reattivo da essi generate, soprattutto se la formulazione viene applicata prima dell’esposizione e, ancor più, se in associazione con a-tocoferolo. Ne deriva che l’acido ascorbico topico può anche essere usato per trattare la scottatura, specialmente per neutralizzare l’infiam­mazione. I più recenti dati indicano che la vit. C topica si dimostra un utile elemento aggiuntivo ai protettori solari. Tra gli altri effetti è possibile affermare che essa sopprime la sintesi della melanina bloccando a vari livelli le reazioni ossidative della melanogenesi.

Ciò ne autorizza l’uso anche nella gestione delle iperpigmentazioni, cosa non certamente semplice, nella cui lotta, a oggi, i medici mettono in campo un ampio complesso di presidi terapeutici che vanno dall’utilizzo singolo o in associazione di molecole di vario tipo (a e b idrossi-acidi, estratti di liquirizia, glutatione, retinoidi, etc) finanche all’impiego di tecnologie laser. L’esperienza insegna che le difficoltà aumentano quando la problematica da migliorare è il melasma, comune disordine di iperpigmentazione che colpisce soprattutto gli individui che vivono in paesi caldi e di cui non si conosce ancora completamente la causa. In uno studio condotto da Perez et al., si è valutato l’effetto terapeutico dell’ac. ascorbico topico al 5% contro l’idroquinone topico al 4% nei pazienti con melasma di tipo misto. L’effetto depigmentante dell’idroquinone era evidente fin dal primo mese di trattamento, mentre l’effetto dell’ac. ascor­bico al terzo mese. L’idro­quino­ne, però, presentava lo svantaggio di irritare il 68,7% delle pazienti, mentre l’ac. ascorbico era ben tollerato e quindi poteva essere usato per periodi più lunghi. L’ipo­tesi che concludeva questo lavoro era che l’applicazione di una formulazione al 10% di ac. ascorbico, avrebbe potuto ottenere risultati migliori grazie a una sua più lunga permanenza nella pelle. Sulla base di tali premesse ho voluto svolgere una mia esperienza personale racco­man­dando l’applicazione quotidiana di monodermodosi di vit. C pura al 10% una volta al giorno (la sera) sul volto di pazienti di età compresa tra i 28 e i 48 anni, affette da melasma, diagnosticato dopo osservazione con lampada di Wood, di tipo epidermico in un caso e misto negli altri. I criteri di esclusione prevedevano la gravidanza, il parto pretermine, l’in­terruzione nell’uso degli ormoni negli ultimi 12 mesi così come un trattamento topico per gli ultimi 2 mesi. Alle pazienti ho chiesto di applicare quotidianamente, al mattino, un filtro di protezione 50+. Dopo tre mesi di trattamento i risultati sono stati molto soddisfacenti in tutte le pazienti e nessuna ha riferito nè manifestato fenomeni di irritazione. Nonostante si tratti di una esperienza numericamente ristretta essa serve a confermare quanto già emerso e riscontrato in altri studi. È pertanto mia opinione che si possa ragionevolmente sostenere che l’ac. ascorbico abbia un effetto benefico sul melasma, con minime controindicazioni. Per questa ragione, può essere usato per un periodo di tempo più lungo come parte di un trattamento di depigmentazione iniziale e come cura di mantenimento. Dopo aver tanto decantato le virtù di questa molecola vediamone alcuni limiti.

Affinché una formulazione topica di vit. C funzioni e sia quindi in grado di espletare tutti gli effetti biologici di cui abbiamo parlato, prima deve penetrare nella pelle e poi rimanere stabile ed essere disponibile in concentrazioni abbastanza alte per avere un effetto biologico. Studi specifici indicano che lo stan­dard ottimale è un acido ascorbico stabile ad alta concentrazione (più del 10%) a basso pH (<3,5). Le prime formulazioni contenenti ac. ascorbico risultavano instabili per il fatto che, inserito in una soluzione, esso tende all’ossidazione. Ne è una palese prova la decolorazione virante al giallo che si determina quando i prodotti con ac. ascorbico topico sono esposti all’aria e si determina l’ossida­zione dell’ac. deidroascorbico sottoprodotto. Molti si chiedono, infine, se la somministrazione orale di vit. C, attraverso alimenti o integratori, possa incre­mentare la sua concentrazione nella pelle. La risposta è che questo tentativo dà pochi risultati perché il suo assorbimento è limitato da meccanismi di trasporto attivo nell’intestino. Quindi per aumentare significativamente la sua presenza nella pelle l’applicazione topica è l’unico metodo valido e da preferire.