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articolo aggiornato il: Thursday 18 March 2010

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Cicatrici e ferite

D.ssa Fabiola Luzi, Specialista in Chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva, Roma

 

Bisogna consigliare il metodo migliore per ottimizzare la maturazione di una cicatrice e poi valutare se conviene o meno sottoporla alla chirurgia plastica

Il trattamento delle cicatrici e' un argomento che da sempre crea una serie di misunderstanding e di luoghi comuni nel dialogo fra paziente e medico. Perche' una fra le domande piu' frequenti e' proprio se esiste un qualche intervento che puo' far scomparire del tutto una cicatrice. Per non parlare della tanto temuta comparsa del cheloide e delle complicazioni che ne conseguono (la trasformazione in cicatrici pseudo-tumorali, che si ingrandiscono e non tendono minimamente a regredire). C’e' poi la diatriba interminabile se e' vero che i chirurghi plastici lascino piu' segni rispetto ai chirurghi estetici o ricostruttivi, o se comunque, dopo un intervento di chirurgia plastica le cicatrici si vedono di piu' rispetto a un intervento di chirurgia estetica. E talvolta non basta spiegare che con un’operazione di chirurgia estetica si ha la possibilita' di scegliere di posizionare le cicatrici la' dove non si vedono, si possono occultare o rendere meno visibili, mentre in chirurgia plastica ed in ricostruttiva occorre fare delle cicatrici la' dove si va a operare. A meno che, naturalmente, non si tratti proprio di un intervento volto al miglioramento di una lesione cicatriziale preesistente. Molto temuto fra i pazienti, dicevo, e' il cheloide, ma non tutti forse sanno che vi e' solamente una piccolissima percentuale nella popolazione bianca predisposta alla sua formazione, mentre e' molto piu' alta nelle genti di colore. Solo alcuni dunque, vedranno aumentare di volume e di consistenza la propria cicatrice, e vedranno comparire una sorta di cisti interna. Ma passiamo ad alcuni consigli da dare al paziente, che va immediatamente avvertito che esiste un tempo di maturazione della cicatrice: tempo che si aggira attorno ai 6/8 mesi a seconda del singolo soggetto e della piu' o meno grande facilita' della sua pelle a cicatrizzare in fretta e bene. Inoltre gli va spiegato che la cicatrice all’inizio apparira' molto arrossata a causa della abbondante vascolarizzazione presente nei tessuti che la compongono, vascolarizzazione che e' cosi' intensa perche' vi e' un maggiore bisogno di cellule che vadano a riparare e a sostituire la sostanza persa durante un intervento. Lentamente e, ripeto, con tempi che variano da persona a persona, la cicatrice diviene piu' bianca perche' non vi e' piu' bisogno di questo apporto di sangue ed il risultato estetico migliora sempre di piu'. Alcune volte si deve intervenire per facilitare e accelerare questo processo, e fare in modo di risolvere i problemi portati da un’ipertrofia o da un’ipotrofia della parte che si sta cicatrizzando. Il primo consiglio da dare e' di massaggiare per alcuni minuti la cicatrice con creme specifiche emollienti, ammorbidenti e restitutive. Con un movimento circolare, ben accentuato, si aiuta a ridurre l’afflusso di sangue e si facilita la riduzione del rossore, della tensione e della sensazione di prurito che la cicatrice apporta al paziente, specialmente in alcune occasioni legate alle condizioni metereologiche o interne all’organismo. Se questo non e' sufficiente, magari se siamo in presenza di cicatrici dalle grandi dimensioni e con abbondante tessuto in piu', all’“auto-massaggio” possiamo unire delle infiltrazioni di cortisone effettuate dallo specialista, che riducono di molto la vascolarizzazione dei tessuti e tendono a far distendere la pelle, per un risultato estetico migliore. A questo scopo e' anche indicato l’utilizzo di gel di silicone, in sottili strisce sulla parte interessata, che unisce all’azione vasocostrittrice un massaggio meccanico continuo. Nuove ricerche permetteranno di puntualizzare quali siano gli effetti e gli impieghi migliori di questo materiale multiuso per la cicatrizzazione cutanea. Procedendo, abbiamo poi la laserterapia, che impedisce la neoangiogenesi di vasi sanguigni nella parte interessata e fa si', dunque, che la maturazione avvenga piu' in fretta. e' senz’altro un metodo sofisticato, relativamente poco doloroso e in continua evoluzione, anche se ancora poco in auge perche' gli ottimi risultati ottenibili col laser necessitano di una mano esperta. Oggi i piu' utilizzati sono il Dye laser e il Neodium Yag 532. Nei casi invece di ipotrofia della cicatrice, si puo' stimolare, sempre con il laser, una produzione piu' rapida di tessuto o la levigazione della parte in modo da nascondere eventuali avvallamenti, che risulterebbero esteticamente sgradevoli. Si puo' anche procedere riempiendo gli “spazi vuoti” con i materiali biocompatibili. Per concludere, dunque, e' bene consigliare al paziente, a partire dai 6/8 mesi successivi a quando si e' procurato la cicatrice, questi interventi a livello ambulatoriale, per raggiungere il massimo del risultato estetico e valutare piu' tardi se la chirurgia plastica possa portare giovamento ulteriore o meno: perche' non e' sempre vero che sia piu' efficace dei metodi meno invasivi. Precisiamo che bisogna comunque avvertirlo che con il movimento dei muscoli posti in corrispondenza della lesione spesso le cicatrici cambiano e peggiorano, perche' i due lembi sono sollecitati abbondantemente, cosi' come lo e' la neoangiogenesi, soprattutto se si trovano in un punto assai mobile, ad esempio la schiena o le articolazioni, e la previsione di risultato, alla lunga, diviene sicuramente piu' scadente. 



 



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