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ALOPECIA
Il trattamento dell'alopecia aereata è cambiato negli
ultimi dieci anni. I dermatologi devono informare i pazienti delle diverse
opzioni, gli effetti collaterali, le possibilità di risultato positivo. La
scelta del trattamento d'elezione è una decisione da prendersi insieme con
il paziente e la sua famiglia.
a cura di Silvia Ferrari
L’alopecia areata e’ una malattia molto frequente, a predisposizione
genetica, caratterizzata dalla perdita di capelli, che puo’ colpire uomini ,
donne e bambini. La sua causa non e’ ancora completamente conosciuta e forse
esistono vari sottotipi provocati da diverse cause.
Attualmente si crede che l’alopecia areata sia una malattia autoimmune in cui
cellule del sistema immunitario si aggregano intorno ai follicoli e gli
impediscono di produrre le fibre dei capelli.
I pazienti presentano frequentemente tratti neurotici e questo ha fatto pensare
ad una componente psicosomatica. Lo stress e’ una importante fattore
precipitante nell’alopecia areata ma fino ad ora e’ stata solo dimostrata
una correlazione statistica e non eziopatogenetica.L'esordio dell'alopecia
areata è quasi sempre improvviso, in un paio di giorni compaiono una o più
chiazze rotondeggianti , principalmente a livello del cuoio capelluto o della
barba, prive di peli e per lo più senza alcun segno di infiammazione. Altre
sedi possono essere le ciglia, le sopracciglia , il pube o qualsiasi altra parte
del corpo dove ci sono peli. In base all'estensione clinica , l'alopecia areata
può essere distinta in una forma a chiazze singole o multiple, in una alopecia
totale (AT) che coinvolge tutto il cuoi capelluto ed in una forma universale
(AU) che interessa tutti i peli del corpo.
DIAGNOSI
I dermatologi diagnosticano l’alopecia areata scartando altre eventuali cause
di perdita dei capelli ed attraverso un riavvicinato esame delle chiazze. Sulla
tipica lesione si possono vedere ,al margine dell’area calva, dei peli
chiamati a punto esclamativo . Si tratta di peli corti, di appena 3 mm,
con diametro e colore che si riducono progressivamente, e che cadono in circa
1-2 settimane. Altro segno clinico caratteristico delle forme più gravi è il
pelo cadaverizzato , che appare ad occhio nudo come un piccolo punto nero
sulla cute alopecica. Nelle forme acute, talvolta, a livello del cuoio capelluto
possono essere presenti delle follicoliti. Spesso le persone affette da alopecia
areata hanno anche una distrofia delle unghie (vedi box) . I capelli bianchi
sono per lo più risparmiati della malattia che infatti sembra prediligere
maggiormente i soggetti con i capelli scuri . Inoltre quando i capelli
ricrescono sono inizialmente bianchi o di un colore più chiaro dell'originale
ed una ciocca bianca può persistere anche per anni dopo la guarigione. Una
presentazione insolita della malattia è quella in cui, invece, la perdita dei
capelli non è localizzata ma diffusa, in questo caso si parla di alopecia
areata incognita e quindi va fatta una diagnosi differenziale con il
telogen effluvium altra patologia del capello.
L’alopecia areata ha un corso non predicibile, bizzarro e recidivante. Puo’
persistere solo per un breve periodo di tempo e i capelli riscrescono
spontaneamente , puo’ durare per molti anni con alcune ricrescite e ricadute
sempre più gravi, o puo’ progredire fino alla totale caduta dei capelli. A
volte mentre i capelli ricrescono a livello di una chiazza, nuove chiazze si
formano in altre sedi. La prognosi è condizionata dall'età di insorgenza, la
familiarità, l'area del corpo coinvolta, la durata , la contemporanea presenza
di dermatiti atopiche o di malattie autoimmuni e la risposta a precedenti
trattamenti. In generale le forme che coinvolgono meno del 40% del cuoio
capelluto guariscono da sole.
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CHI E’ PIU’ COMUNEMENTE AFFETTO DA ALOPECIA
AREATA?
Nella razza bianca la probabilita’ di contrarre l’alopecia
areata prima di giungere a 50 anni di eta’ è dell’1 %. Molto piu’ alta
nella popolazione giapponese, particolarmente in quelli che vivono alle Hawaii.
Un recente studio del 1988 , ha ribaltato una credenza comune per cui la razza
nera sarebbe stata quasi esente da questa patologia . La prima espressione dell’alopecia
reata sembra presentarsi negli anni dell’adoloscenza o verso i venti anni. |
Casi individuali sono stati riportati in bambini piu’ giovani di due anni o in
persone piu’ vecchie di 80 anni. Nella maggior parte degli studi realizzati ,
approssimativamente il 20 % dei pazienti mostra una storia familiare di alopecia
reata.
La vasta maggioranza di pazienti con alopecia areata gode di una salute
eccellente e non ha condizioni cliniche associate. Tuttavia in una minoranza di
pazienti essa è associata ad altre patologie fra cui la sindrome di Down, la
malattia di Addison, la tiroide di Hashimoto e il diabete.
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Alcuni autori ritengono che come per la maggior parte delle malattie autoimmuni
, il numero delle donne affette sia maggiore con un rapporto di 2,5:1. Per altri
questa differenza non sarebbe statisticamente evidente. Le donne con alopecia
areata possono talvolta avere una spontanea regressione quando sono incinta , e
cio’ e’ presumibilmente dovuto alle modifiche ormonali associate .
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CHE COSA E’ L’AUTOIMMUNITA’?
Quando sono esaminate le biopsie della pelle delle
aree alopeciche si puo’ vedere che i follicoli ei capelli sono ancora
abbastanza attivi. Essi si trovano in uno stato chiamato anagen distrofico in
cui i follicoli stanno producendo le fibre dei capelli ma essi sono troppo
piccoli per uscire dall’epidermide.Si possono vedere le cellule dei globuli
bianchi riunite attorno il bulbo del follicolo mentre probabilmente ne causano
la distruzione. Si è detto che l’alopecia areata è una malattia
autoimmunitaria. La causa dell’inizio dell’alopecia areata sarebbe infatti
legata ad una infiltrazione ed alla azione distruttiva dei linfociti e dei
macrofagi dei tessuti del follicolo del capello chesvolgerebbero il ruolo di
antigeni. Normalmente ogni individuo produce vari tipi di cellule immunitarie
(linfociti, monociti e macrofagi ) che hanno ruoli diversi contro le infezioni
in quanto capaci di riconoscere i batteri, i virus e altri elementi estranei all’individuo. |
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Cio’ avviene con il riconoscimento di strutture chiamate antigeni (spesso
proteine sulla superficie degli invasori).Cosi’ potenzialmente il sistema
immunitario puo’ attaccare ogni cellula che gli sia estranea o anche del
proprio organismo se la riconosce come tale. L’evidenza primaria della ipotesi
autoimmunitaria consiste nell’osservazione delle cellule che si infiltrano tra
i follicoli distrofici dei capelli e nel fatto che ad alcune persone con
alopecia areata ricrescono i capelli quando vanno sotto terapia
immunosoppressiva. Infine nell’edizione del maggio 1994 del Journal of
Investigative Dermatology vengono descritti gli anticorpi prodotti da cellule B
isolati nel siero di pazienti con alopecia areata. Restano aperte però alcune
questioni . Che cosa spinge l’ infiltrato delle cellule immunitarie nel
follicolo del capello? Gli antigeni presenti nel follicolo del capello non sono
stati ancora identificati , e solo allora sarà forse possibile trovare una cura
specifica. Forse l’antigene esiste solo per un breve periodo di tempo ed è
causa scatenante per l’inizio dell’alopecia areata che poi si perpetua per
uno squilibrio del sistema immunitario. Forse gli antigeni presenti nei normali
follicoli dei capelli restano nascosti alla vista delle cellule immunitarie che
così li ritengono estranei e pericolosi e cercano di liberarsene provocando l'nterruzione
della produzione di capelli che però non è permanente, perchè nelle giuste
condizioni il follicolo puo’ ricominciare a produrre normalmente. Si
tratterebbe quindi solo di una inibizione temporanea nella produzione dei
capelli. Forse traumi fisici o emozionali sono le cause scatenanti
dell'esposizione dell'antigene nascosto all'anticorpo. In conclusione
considerando la complessita’ del sistema immunologico ci vorra’ molto tempo
prima che l’alopecia areata venga compresa pienamente.
LA VITA DI UN FOLLICOLO AMMALATO
Il follicolo è una complicata struttura biologica
composta da diversi tipi di cellule. I cheratinociti che producono la
maggior parte delle proteine dei capelli, ed i melanociti che secernono
la melanina , il pigmento che ne determina il colore, fibroblasti,cellule
nervose,vasi sanguigni e tessuto connettivo. In circostanze normali la crescita
del pelo nel bulbo pilifero avviene in un ciclo. Contemporaneamente nello scalpo
ci sono tre fasi principali : anagen , catagen e telogen. L’anagen e’ la
fase di crescita attiva, con circa il 90% dei follicoli nell'atto di produrre la
fibra del pelo. Essa è seguita dalla catagen , un periodo di regressione
controllata del follicolo pilifero . La fase finale e’ la telogen , quando il
follicolo e’ in riposo. Il ritmo medio della crescita della fibra del capello
e’ di circa 0.35 mm al giorno ma questo ritmo varia a seconda di dove si trova
il follicolo pilifero e dell’eta’ dell’individuo.
La durata della crescita nella fase dell’anagen e’
di circa 6-10 anni , mentre la telogen dura solo 30-90 giorni. Il numero totale
dei follicoli piliferi per un adulto e’ stimato intorno ai cinque milioni di
cui un milione sulla testa, 100.00 dei quali solo sullo scalpo. Nell’alopecia
areata i follicoli dei capelli della fase anagen apparentemente diventano il
bersaglio per le cellule immunitarie. Si e’ pensato che in condizioni cliniche
i follicoli colpiti interrompano, sotto l’influenza degli anticorpi, la fase
anagen ed entrino nella fase categen e poi lascino cadere le fibre dei capelli
nella successiva fase telogen .
Il follicolo potrebbe allora ritornare nella successiva
fase di crescita anagenen ma come risultato della continuativa attivita’ delle
cellule immunitarie infiltrate nei follicoli dei capelli, si producono delle
fibre dei capelli molto deboli ed acromiche -si dice che il follicolo sia in uno
stato di "distrofia ". I follicoli dei capelli malati probabilmente
oscillano tra rapidi cicli di distrofia di tipo anagen e catagen. Alcuni
ricercatori credono che il follicolo continui all’infinito in questo stato di
distrofia anagenica/catagenica, altri credono che molti dei follicoli si
blocchino nella fase telogenica. In un modo o nell’altro il follicolo e’
incapace di produrre nuovi capelli normali.
I follicoli dei capelli sono estremamente robusti, capaci di resistere a molti
imprevisti. Nonostante la distruzione da parte delle cellule immunitarie essi
sono capaci di rigenerazione nelle giuste condizioni, anche dopo molti anni
dall'attacco autoimmunitario.
STORIA DELL'ALOPECIA AREATA
Le caratteristiche di una malattia che portava alla
perdita dei capelli furono descritte per la prima volta da Cornelio Celso nel 30
A.D. Egli parla di due forme di alopecia: la prima come di una completa calvizie
che capita in persone di tutte le eta’, la seconda, chiamata
"serpente", perché il modo in cui l’area priva di capelli si
sviluppa sulla pelle e’ serpeggiante , tipica dei bambini. L’attuale termine
"alopecia areata" fu usato per la prima volta da Sauvage nel suo
"Nosologia Medica", pubblicato a Lione nel 1760 . Dal 1800 in poi ci
fu un considerevole dibattito sulle cause dell’alopecia areata. Grady nel 1843
suggeri’ che la malattia fosse il risultato di una infezione parassitica, una
credenza sostenuta anche da Croken (1903) ed altri in Inghilterra e in Francia.
Altri si opposero risolutamente a questa ipotesi e le contrapposero l’ipotesi
neuropatica, originariamente suggerita a Berlino da Von Barensrung nel 1858.
Chiamata anche ipotesi troponeurotica si fondava sull’idea che l’alopecia
areata fosse un disordine nervoso, una concezione che fu ed e’ ancora
difficile da provare o rifiutare del tutto . Numerose osservazioni cliniche , su
giornali medici del tempo, associavano situazioni di stress emozionale all’’inizio
dell’alopecia reata.
All’inizio del ventesimo secolo l’alopecia reata fu imputata a disordini
delle gliandole endocrine, particolarmente della tiroide. Molti scrissero che la
causa scatenante dell’alopecia areata era una disfunzione ormonale. Ma
certamente fra le spiegazioni più strane , spiccava quella del Jaquet che nel
1902 , a Parigi , assicurava che l’alopecia areata era dovuta ad una malattia
dentale .
II primo a parlarne come di una malattia autoimmunitaria fu Rothman nel 1958
CLASSIFICAZIONE DI IKEDA
Formulata nel 1965 ha una certa validità soprattutto
da un punto di vista prognostico.
Tipo comune : molto frequente , esordisce nella tarda adolescenza
o nei primi anni della vita adulta; Ha decorso inferiore ai 3 anni,
regressione delle chiazze in meno di 6 mesi.Solo il 6% evolve verso una
alopecia totale.
Tipo atopico : esordisce quasi sempre nell'infanzia, si associa a
diatesi atopica, ha un decorso prolungato. Il 75% dei pazienti sviluppa
una alopecia totale.
Tipo ipertensivo : colpisce giovani adulti con una predisposizione
alla ipertensione ed evolve rapidamente in alopecia totale.
Tipo autoimmune : associato a malattie endocrine autoimmuni (tiroidite
di hashimoto, diabete mellito tipo I, morbo di Addison) , esordisce dopo i
40 anni , ha decorso persistente ed evoluzione nel 10% dei casi verso
l'alopecia totale.
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