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L'importanza dell'autoesame
del Prof. Benvenuto Giannotti Professore Emerito Universita' di Firenze
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Considerato che i risultati della terapia del melanoma in fase
avanzata sono deludenti, che i tassi di mortalita' per questo tumore restano
tuttora invariati, che le campagne per la prevenzione primaria si sono
dimostrate prive di effetti soddisfacenti, e' opinione comune che l'obiettivo
della lotta contro il melanoma cutaneo debba essere la prevenzione secondaria e
quindi la diagnosi precoce. Le linee strategiche sono costituite dalle campagne
di informazione per il pubblico, l'educazione medica continua e l'allestimento
di specifiche strutture ambulatoriali, una strategia che la Regione Toscana ha
fatto propria per prima in Italia. Le campagne hanno come effetto immediato
diagnosi in cui si evidenzia la riduzione dello spessore medio del melanoma, che
tuttavia dopo breve tempo ritorna di media a valori superiori: e' necessario
quindi che l'attivita' di informazione sia permanente e non limitata a brevi
periodi. D'altra parte alla conoscenza sempre piu' diffusa del rischio di
melanoma nella popolazione consegue un sovraccarico di lavoro nei centri di
diagnosi che rende necessaria un'azione di filtro da parte dei medici di
famiglia opportunamente informati. Negli ultimi anni si e' constatato che all'aumento
di incidenza dei melanomi sottili (< 1mm) non corrisponde una diminuzione di
quelli spessi (> 3 mm); questi ultimi prevalentemente di tipo nodulare e piu'
frequenti nei soggetti anziani: una constatazione che invita a modificare il
contenuto dei messaggi educativi e la loro destinazione. Da uno studio
coordinato dal compianto Paolo Carli risulta che fra le variabili associate con
una diagnosi precoce quelle piu' significative sono l'autoesame della cute
(AEC) e l'ispezione della cute da parte di un dermatologo, allo scopo di
identificare modificazioni di lesioni pigmentate preesistenti o insorte di nuovo
in eta' adulta; secondo lo stesso studio lo spessore medio del melanoma nei
soggetti che eseguono l'autoesame e' significativamente minore rispetto a
coloro che non lo eseguono. E' ampiamente citata in letteratura la possibilita'
prospettata da Berwick che l'AEC eseguito frequentemente riduca la mortalita'
del melanoma. Secondo l'American Cancer Society la frequenza dell'AEC
dovrebbe essere mensile, mentre l'esame della superficie cutanea da parte di
un medico dovrebbe avvenire ogni 3 anni per i soggetti di 20-40 anni e
annualmente in eta' superiore. Dalla letteratura risulta una soddisfacente
capacita' delle persone di identificare sulla propria cute una lesione sospetta:
il 30-70% dei melanomi e' infatti individuato dal paziente stesso. La sensibilita' e la
specificita' dell'AEC sono state esaminate saggiando la capacita' di apprezzare variazioni dimensionali indotte artificialmente con una
matita per gli occhi su nevi preesistenti localizzati al dorso, con risultati
che indicano una discreta capacita' di autovalutazione. Ma chiediamocelo: quante
persone praticano l'AEC? Le percentuali variano dal 13% degli USA al 25% dell'Australia
fino al 40% rilevato da Carli e coll. in soggetti afferenti agli ambulatori per
le lesioni pigmentate. Questi ultimi eseguivano l'AEC con frequenza
trimestrale, semestrale, annuale oppure occasionalmente, generalmente da soli,
prendendo in considerazione le lesioni intensamente brune o nere e/o irregolari:
il 10% controllava solamente la lesione che il medico aveva consigliato di
seguire nel tempo (un comportamento da considerare non corretto, dato che tutta
la superficie cutanea deve essere periodicamente esaminata). Le condizioni che
si riscontrano in chi esegue l'AEC suggeriscono linee strategiche idonee a
indurre a praticarlo. Un'altra analisi condotta da Carli e coll. identificava
come fattori sicuramente favorevoli all'AEC la consultazione di materiale
esplicativo e la visita presso un ambulatorio specialistico. Un significativo
impulso a eseguire l'AEC derivava anche dall'avere a disposizione la
documentazione fotografica dei propri nevi da utilizzare come confronto nei
controlli periodici, soprattutto se tale documentazione e' stata illustrata da
un operatore sanitario. Fra le giustificazioni addotte da coloro che non
eseguono l'AEC emergono soprattutto l'incapacita' e/o la difficolta' della
esecuzione dell'esame. Molto recentemente si e' osservato che avere a
disposizione un partner (un familiare o un amico) da coinvolgere anche nel
preliminare programma educativo induce ad eseguire l'AEC: la collaborazione di
un'altra persona, oltre a consentire di esaminare zone cutaneo-mucose
difficilmente esplorabili da soli, aumenterebbe la fiducia del soggetto nelle
proprie capacita' di autoesaminarsi. Resta da valutare la possibile influenza
esercitata dalla qualita' del rapporto esistente fra paziente e partner e dalla
capacita' e la motivazione del partner nel collaborare. Una circostanza
favorevole (anche se banale) per la esecuzione dell'AEC segnalata da piu'
autori e' la disponibilita' di uno specchio fissato al muro. Infine, un
importante stimolo a eseguire l'AEC deriva dai consigli del medico e dalla
consultazione di materiale educativo di vario tipo. Riassumendo: da quanto
risulta dai dati della letteratura emerge dunque che la popolazione e' maggiormente indotta all'AEC quando
puo' avvalersi della collaborazione di un
partner, di materiale educativo di vario tipo, di uno specchio fissato al muro,
e se e' sollecitata ad eseguire questa pratica da personale medico o
infermieristico. Se davvero l'AEC puo' rappresentare un'arma efficace per
una diagnosi precoce e quindi, verosimilmente, per una riduzione della mortalita' del melanoma,
e' doveroso utilizzare queste informazioni per indurre
la popolazione a un periodico controllo della propria superficie cutanea.
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