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articolo aggiornato il: Tuesday 15 May 2012


Se lo scrivono in America

Perche' fanno notizia i risultati di alcuni esperimenti sui ratti quando del farmaco usato conosciamo da anni gli effetti sull’uomo? Pubblicare in inglese vale di piu'?

dott. Aleardo Koverech

Normalmente gli studi effettuati con successo in vitro o sugli animali, prima di essere ritenuti utili per l’uomo devono trovare una conferma non solo su un individuo ma su un numero rappresentativo di pazienti. e' questo il tradizionale processo della sperimentazione che va dal microscopio del laboratorio fino agli studi clinici controllati e validi ai fini della registrazione del farmaco. Talvolta si assiste a qualcosa di diverso con un farmaco gia' approvato per l’uomo che viene sperimentato per una malattia diversa da quella originaria, allo scopo di valutarne ulteriori ed eventuali potenzialita' terapeutiche e di mercato. Molto piu' raramente invece, si assiste a un fenomeno apparentemente piu' inspiegabile ma che pur possiede una sua logica: gli effetti di un farmaco gia' in commercio vengono confermati da uno studio sugli animali. E i risultati fanno notizia sia sulle riviste scientifiche che sulla stampa quotidiana. e' quello che e' successo un paio di mesi fa a seguito della pubblicazione su una importante rivista scientifica americana PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences February 19, 2002, vol.99, no.4) di alcuni articoli sulla Acetyl Carnitina, un farmaco frutto della ricerca italiana e da anni disponibile non solo in Italia ma anche in molti altri paesi. Un gruppo di ricerca guidato dal Prof. Bruce N. Ames della divisione di Biochimica e Biologia Molecolare dell’Universita' della California (Berkeley), studiando i danni ossidativi provocati nei mitocondri, nelle proteine e acidi nuclei dei neuroni dell’ippocampo di ratti anziani, ha evidenziato che la somministrazione orale di due metaboliti naturalmente presenti nei mitocondri, l’acetyl carnitina e l’a acido lipoico, contrastava significativamente il decadimento strutturale del mitocondrio associato all’eta' e riduceva il danno ossidativo, migliorando cosi' il metabolismo cellulare, la memoria e le funzioni cognitive degli animali. Bellissimi studi, non c’e' niente da dire, ma non erano cose che si sapevano gia'? Su queste azioni non avevano gia' pubblicato agli inizi degli anni ‘90, fra gli altri: Fariello (Annals of Neurlogy), Markowska (Neurobiology of Aging) e soprattutto la Gadaleta (Eur J Biochem) nel suo studio sulla DNA/RNA trascriptasi? Perche' appaiono cosi' straordinari i dati del gruppo di Ames? Per una risposta lo abbiamo chiesto a uno dei maggiori esperti italiani del sistema delle carnitine, il dott. Aleardo Koverech. Ecco il suo parere: "Negli ultimi anni l’acetyl carnitina e' stata oggetto di una particolare attenzione a causa delle sue proprieta' chimiche, biologiche e farmacologiche. Passa facilmente attraverso le membrane, partecipa al processo di formazione dell’energia necessaria alla cellula e contribuisce a stabilizzare le membrane cellulari. Certamente molte delle cose scritte da Ames nei suoi articoli su PNAS le conoscevamo gia' ma si tratta di conferme che arricchiscono la conoscenza su questa molecola e la ripropongono all’attenzione di quei medici che sono alla continua ricerca di novita' e talvolta trascurano quei farmaci sicuri che il paziente ha gia' disponibili. Inoltre si tratta di studi spontanei, non sollecitati dalle aziende e quindi legati a un vero interesse scientifico dei ricercatori. Uno dei motivi per cui fanno notizia e' perche' in America c’e' una grande attenzione a tutto cio' che riguarda il fenomeno dell’invecchiamento, la malattia di Alzheimer e piu' in generale le malattie neurodegenerative. Non e' stato ancora trovato il farmaco che riesca a dare risposte terapeutiche efficaci e quindi ogniqualvolta si scopre qualcosa di promettente i giornali ne parlano. Per quanto riguarda l’Italia, ma non solo il nostro Paese, siamo tutti un po' dipendenti dalla ricerca scientifica americana e quindi quando un dato viene pubblicato in inglese, su una rivista prestigiosa, paradossalmente e' come se valesse di piu'. Non bisogna invece dimenticare che la maggior parte della ricerca e dello sviluppo dell’acetyl carnitina si e' svolto in Italia e che in questo caso sono gli americani che ci vengono dietro. Pero' una novita' negli studi di Ames c’e' sicuramente: averla somministrata insieme all’acido lipoico, un ben noto antiossidante. e' qualcosa di nuovo che andra' preso in considerazione e valutato anche da noi".






 

 

 

 


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