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Normalmente gli studi effettuati con successo in vitro o
sugli animali, prima di essere ritenuti utili per l’uomo devono trovare una
conferma non solo su un individuo ma su un numero rappresentativo di pazienti. e'
questo il tradizionale processo della sperimentazione che va dal microscopio
del laboratorio fino agli studi clinici controllati e validi ai fini della
registrazione del farmaco. Talvolta si assiste a qualcosa di diverso con un
farmaco gia' approvato per l’uomo che viene sperimentato per una malattia
diversa da quella originaria, allo scopo di valutarne ulteriori ed eventuali
potenzialita' terapeutiche e di mercato. Molto piu' raramente invece, si assiste
a un fenomeno apparentemente piu' inspiegabile ma che pur possiede una sua
logica: gli effetti di un farmaco gia' in commercio vengono confermati da uno
studio sugli animali. E i risultati fanno notizia sia sulle riviste scientifiche
che sulla stampa quotidiana. e' quello che e' successo un paio di mesi fa a
seguito della pubblicazione su una importante rivista scientifica americana PNAS
(Proceedings of the National Academy of Sciences February 19, 2002, vol.99,
no.4) di alcuni articoli sulla Acetyl Carnitina, un farmaco frutto della ricerca
italiana e da anni disponibile non solo in Italia ma anche in molti altri paesi.
Un gruppo di ricerca guidato dal Prof. Bruce N. Ames della divisione di
Biochimica e Biologia Molecolare dell’Universita' della California (Berkeley),
studiando i danni ossidativi provocati nei mitocondri, nelle proteine e acidi
nuclei dei neuroni dell’ippocampo di ratti anziani, ha evidenziato che la
somministrazione orale di due metaboliti naturalmente presenti nei mitocondri, l’acetyl
carnitina e l’a acido lipoico, contrastava significativamente il decadimento
strutturale del mitocondrio associato all’eta' e riduceva il danno ossidativo,
migliorando cosi' il metabolismo cellulare, la memoria e le funzioni cognitive
degli animali. Bellissimi studi, non c’e' niente da dire, ma non erano cose
che si sapevano gia'? Su queste azioni non avevano gia' pubblicato agli inizi
degli anni ‘90, fra gli altri: Fariello (Annals of Neurlogy), Markowska (Neurobiology
of Aging) e soprattutto la Gadaleta (Eur J Biochem) nel suo studio sulla DNA/RNA
trascriptasi? Perche' appaiono cosi' straordinari i dati del gruppo di Ames? Per
una risposta lo abbiamo chiesto a uno dei maggiori esperti italiani del sistema
delle carnitine, il dott. Aleardo Koverech. Ecco il suo parere: "Negli
ultimi anni l’acetyl carnitina e' stata oggetto di una particolare attenzione
a causa delle sue proprieta' chimiche, biologiche e farmacologiche. Passa
facilmente attraverso le membrane, partecipa al processo di formazione dell’energia
necessaria alla cellula e contribuisce a stabilizzare le membrane cellulari.
Certamente molte delle cose scritte da Ames nei suoi articoli su PNAS le
conoscevamo gia' ma si tratta di conferme che arricchiscono la conoscenza su
questa molecola e la ripropongono all’attenzione di quei medici che sono alla
continua ricerca di novita' e talvolta trascurano quei farmaci sicuri che il
paziente ha gia' disponibili. Inoltre si tratta di studi spontanei, non
sollecitati dalle aziende e quindi legati a un vero interesse scientifico dei
ricercatori. Uno dei motivi per cui fanno notizia e' perche' in America c’e'
una grande attenzione a tutto cio' che riguarda il fenomeno dell’invecchiamento,
la malattia di Alzheimer e piu' in generale le malattie neurodegenerative. Non e'
stato ancora trovato il farmaco che riesca a dare risposte terapeutiche
efficaci e quindi ogniqualvolta si scopre qualcosa di promettente i giornali ne
parlano. Per quanto riguarda l’Italia, ma non solo il nostro Paese, siamo
tutti un po' dipendenti dalla ricerca scientifica americana e quindi quando un
dato viene pubblicato in inglese, su una rivista prestigiosa, paradossalmente e'
come se valesse di piu'. Non bisogna invece dimenticare che la maggior parte
della ricerca e dello sviluppo dell’acetyl carnitina si e' svolto in Italia e
che in questo caso sono gli americani che ci vengono dietro. Pero' una novita'
negli studi di Ames c’e' sicuramente: averla somministrata insieme all’acido
lipoico, un ben noto antiossidante. e' qualcosa di nuovo che andra' preso in
considerazione e valutato anche da noi".
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