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La diagnosi che fa la differenza
Facile riconoscere le piaghe da decubito. Molto piu' complesso orientarsi fra
le ulcere vascolari degli arti inferiori
di Michael Gould
Immaginate di trovarvi di fronte a un paziente allettato che presenta alcune
ulcerazioni della cute. Il pensiero correra' immediatamente alle cosiddette
piaghe da decubito, lesioni che si presentano solitamente in persone costrette a
letto per periodi prolungati, specie se debilitate da interventi chirurgici, da
malattie, o immobilizzate a causa di paralisi motorie. Cosa vi chiederanno il
paziente e i suoi familiari? e' presto detto: di favorire la guarigione
accelerando i tempi di risoluzione e garantendo una copertura cutanea di buona
qualita'. In piu' si auspichera' che il vostro intervento determini una
guarigione, la cui qualita' sia particolarmente duratura nel tempo, per evitare
che il problema si ripresenti piu' volte, in successione nel tempo.
L’esperienza
insegna che il ricorso agli idonei rimedi medici, chirurgici e fisioterapici
dovrebbe iniziare il prima possibile perche' la persistenza di ferite aperte,
spesso anche di discreta estensione, costituisce una fonte da cui si perdono
sostanze indispensabili all’organismo, quali acqua e proteine. Nonostante la
necessaria urgenza, per interveniore al meglio, e' pero' importante per chi non e'
un chirurgo o un esperto della materia, tenere sempre in mente la fisiopatologia
clinica delle piaghe da decubito ed eventualmente provvedere a una diagnosi
differenziale che escluda altre eventuali ulcere vascolari a diversa eziologia.
E'
noto che le piaghe da decubito di solito si verificano a causa della pressione
esercitata da una sporgenza ossea (come la cresta del sacro, o quella
trocanterica del femore) a contatto con una superficie che oppone una certa
resistenza, come puo' essere una sedia a rotelle o un materasso. A seguito di
cio',
la cute e il tessuto sottocutaneo, ricevono un ridotto apporto di sangue, e
progressivamente vanno incontro a necrosi, con conseguente formazione di un’escara
(quella che i familiari chiamano volgarmente: crosta). L’eziologia vascolare,
pero', nell’ambito degli arti inferiori puo' dar luogo anche alle cosiddette
ulcere neurotrofiche, anch’esse in punti di pressione tipo la faccia plantare
della prima o della quinta articolazion metatarso falangea, e per riconoscerle
si dovra' tener conto del fatto che solitamente sono indolenti e si manifestano
preferibilmente nei diabetici cronici. Altra diagnosi differenziale va fatta con
quelle causate da vasculopatie periferiche, come quelle ischemiche e quelle da
stasi, o venose. Le prime, che sono causate da un’occlusione aterosclerotica
di un grosso vaso, ma possono insorgere anche per una insufficienza dei piccoli
vasi (p.e, nel Morbo di Buerger),o nel casoi di un’arteropatia e vasculite
associata al diabete, sono piu' dolenti, si localizzano abitualmente sul dorso
del piede o a livello delle dita o in sede pretibiale, e possono accompagnarsi
ad altri segni d’ischemia cronica quali l’ispessimento delle unghie e l’atrofia
della cute e degli annessi cutanei. I margini dell’ulcera sono sottominati,
con fondo grigiastro, con scarso tessuto di granulazione. Le ulcere venose da
stasi, hanno una sede preferenziale nel malleolo mediale in una zona definita ''a
ghetta'' e sono dovute principalmente all’insufficienza delle vene perforanti.
Diversi i meccanismi eziopatogenetici coinvolti che pero' hanno come comuni
risultati finali un aumento della permeabilita' capillare, l’attivazione
piastrinica, la formazione di microtrombi e un generale sovvertimento dell’assetto
microcircolatorio che portano facilmente all’ulcera cutanea che puo' essere
moderatamente dolorosa e trova sollievo nel sollevamento dell’arto. Questa
ulcera e' delimitata da una dermatite da stasi, ha margini irregolari ed e' meno
profonda e con fondo umido. Tutt’intorno possono accompagnarsi altri sintomi
legati all’insufficienza venosa cronica: edema, dermatiti e varici venose. Non
e' escluso che in pazienti anziani e diabetici le due condizioni, ischemica e da
stasi, non si manifestino insieme, colpendo in particolare la caviglia, e in
questo caso solo un corretto studio emodinamico e doppler del paziente, fornira'
l’indicazione terapeutica piu' corretta. Meno comuni e ancor piu' difficili da
riconoscere, sono le Ulcere da vasculite, associate ad un’artrite reumatode o
altre patologie del collagene, le ulcere luetiche, quelle che rappresentano l’espressione
di una osteomielite o di una neoplasia. Mentre le fistole artero-venose, con
dilatazione delle vene superficiali, possono dar luogo a ulcere che a differenza
delle semplici varici, sono pulsanti.
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