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articolo aggiornato il: Tuesday 15 May 2012

Quando scende la forfora

Istituto di Clinica Dermosifilopatica - Universita' Cattolica del Sacro Cuore di Roma Dr. Leonardo Celleno - Dr. Giustino Mariani

Piccola leggera ed asciutta o talora grande e untuosa, la forfora si deposita sui vestiti rendendo palese un problema del cuoio capelluto. Ma che cos'e' la forfora Come combatterla? Ce lo spiegano due famosi dermatologi

Le cellule superficiali della nostra epidermide, quelle cioe' dello strato corneo, seguendo il loro naturale processo di ricambio, si desquamano quotidianamente in piccolissimi raggruppamenti quasi invisibili ad occhio nudo. Questa e' la forfora "normale".
Tuttavia, questa desquamazione fisiologica si modifica spesso e, a quei piccoli raggruppamenti di cheratina, di sostituiscono squamette che raggiungono anche dimensione notevoli. Da questo processo parafisiologico si giunge, in alcuni casi, a manifestazioni desquamative furfuracee che sono pero' conseguenza di processi patologici veri e propri, come nel caso della Psoriasi o della Dermatite seborroica.
Numerose cause esterne, come pure molte influenze organiche, possono determinare consistenti variazioni nello stato di desquamazione furfuracea. In questo articolo parleremo soltanto della forfora comune, tralasciando quella desquamazione furfuracea che e' espressione di ben definite patologie dermatologiche.

Due grandi gruppi: la forfora secca e la forfora grassa.
La forfora secca o "pitiriasi sicca" e' piu' frequente nei mesi invernali, nel sesso maschile e, tranne che per la presenza di un po’ di prurito, non si accompagna ad altra sintomatologia se non in casi rari. Nei soggetti affetti da questo problema, la caduta dei capelli non assume una maggiore incidenza rispetto ai gruppi di controllo e solo raramente la forfora secca si accompagna ad un po’ di eritema.
 Il cuoio capelluto di questi soggetti dimostra una facile irritabilita', che determina spesso il grattamento a cui consegue l’evidenziazione delle squamette furfuracee, la cui grandezza e' comunque variabile da soggetto a soggetto. La sua gravita' puo' variare sia in seguito a stimoli ambientali (durante la stagione estiva migliora) sia per il mutare delle condizioni fisiologiche dell’individuo: soprattutto lo stress, influendo su processi quali la digestione e la stessa secrezione sebacea cutanea, puo' notevolmente aggravarla.Alcune volte la stessa persona presenta accanto ad uno stato desquamativo furfuraceo, anche una piu' o meno intensa seborrea ovvero un’eccessiva secrezione sebacea a livello del cuoio capelluto. 
Questa coesistenza determina la forfora grassa o "pitiriasi steatosica" . In questo caso le squamette furfuracee non cadono cosi' facilmente sulle spalle dei soggetti che ne sono affetti, ma rimangono adese al cuoio capelluto o si rinvengono spesso tra i capelli, trattenute da una eccessiva untuosita'.
Frequentemente la forfora grassa e' indice di una dermatite seborroica vera e propria, ma questa in tal caso si accompagna ad altri sintomi clinici, presenti non solo a livello del cuoio capelluto, ma anche in altre aree cutanee. Nei casi di pitiriasi steatosica spesso il prurito e' notevole e piu' facilmente esiste una tendenza alla caduta dei capelli (alopecia androgenetica). Il rossore al cuoio capelluto e' piu' frequente qui che nel caso della forfora secca e la condizione estetica che ne risulta e' mal tollerata dai pazienti.
Come e perche' si manifesta la forfora.
Sebbene si sia soliti dividere la forfora nei due gruppi prima descritti, a seconda della presenza o meno della seborrea, essa ha il suo punto d’origine in entrambi i casi in un processo infiammatorio "focale". Gli studi condotti gia' negli anni ‘60 e ‘70 hanno infatti dimostrato che nel cuoio capelluto dei soggetti affetti da forfora esistono numerosi piccoli focolai o raggruppamenti di cellule infiammatorie attorno ai piccoli vasi sanguigni 
sotto l’epidermide.
 Queste cellule, richiamate in quei punti probabilmente dalla presenza di microorganismi, liberano delle sostanze atte a difendere la pelle stessa dall’infezione. Queste sostanze, dette "mediatori chimici dell’infiammazione", provocano tuttavia un’alterazione della normale dinamica del ricambio delle cellule epidermiche. All’esame istologico, attorno ai capillari cutanei dilatati, si vedono cellule neutrofile e mononucleate che spesso penetrano nell’epidermide danneggiandola attraverso i loro mediatori chimici. Al di sopra di queste zone l’epidermide si modifica, le cellule perdono i loro normali contatti e crescono piu' in fretta che normalmente, passando, in un minor tempo che prima, dagli strati piu' bassi a quelli piu' alti dell’epidermide. Questa maggior velocita' di transito e le alterazioni dei contatti intercellulari fanno si' che, quando le cellule raggiungono gli strati piu' superficiali sono ancora immature (conservano il nucleo, che normalmente e' assente) e desquamano in gruppi piu' ampi rendendosi cosi' evidente anche ad occhio nudo. La gravita' della forfora dipende quindi dal numero dei focolai infiammatori e dal loro ripetersi nel tempo.
Fungo si', fungo no.
Il punto piu' controverso in tutti gli studi condotti sulla forfora riguarda l’origine dell’infiammazione focale. Che un’infiammazione attorno ai piccoli vasi sia presente e' ormai un dato riconosciuto, ma da che cosa dipende? Il principale imputato sembra essere un lievito del genere Pityrosporum (ovale ed orbicolare), che gia' Malassez aveva scoperto piu' di cento anni fa. Normalmente questo microorganismo costituisce circa la meta' (45%) della nutrita flora di microorganismi residente sul cuoio capelluto dei soggetti normali. In caso di forfora la sua presenza sale fino al 75%.
Il meccanismo attraverso il quale il fungo (Pityrosporum ovale) determinerebbe la comparsa della forfora e' dovuto alla sua capacita' di scindere i trigliceridi, normali costituenti del sebo prodotto dalle ghiandole sebacee, in acidi grassi liberi. Queste sostanze avrebbero un effetto infiammatorio e sarebbero dunque in grado di innescare l’infiammazione focale.
La responsabilita' del Pityrosporum ovale e' un dato ormai certo nella patogenesi della forfora, ma per alcuni autori la sua crescita rimarrebbe in questi casi solamente un fenomeno secondario, che accompagnerebbe le modificazioni dell’epidermide del cuoio capelluto piuttosto che provocarle. In altri termini, in presenza di forfora, il Pityrosporum ovale crescerebbe in maniera piu' facile del normale. Ne' e' possibile dirimere il ruolo patogenetico di questo microorganismo attraverso l’impiego degli antimicotici, perche' gran parte di queste sostanze, se da un lato e' estremamente attiva contro il pityrosporum dall’altro e' spesso dotata di un’attivita' inibente la riproduzione cellulare epidermica.
Altri autori ancora prospettano in un’alterazione degli acidi grassi poliinsaturi della cute il meccanismo fondamentale nella genesi della forfora: l’aumentata desquamazione cutanea sarebbe causata da un’alterazione dei fosfolipidi di membrana con aumento percentuale degli acidi grassi saturi.
Sebbene dunque esistano ancora dei dubbi circa il ruolo patogenetico del Pityrosporum ovale, attualmente a tale fungo si attribuisce la maggior responsabilita' di questo antiestetico disturbo.
Le numerose prove a sostegno della sua azione sembrano convincenti, almeno per indicare una sua responsabilita' diretta specie nei casi di forfora secca. Diversamente, la pitiriasi steatosica riconosce altri importanti cofattori nella patogenesi della desquamazione, quali l’alterazione del mantello lipidico superficiale e/o il ruolo degli acidi grassi poliinsaturi.
La seborrea, quando presente insieme alla forfora grassa, e' interpretabile come una disfunzione coesistente ed aggravante la desquamazione furfuracea e la sua patogenesi e' quindi da ricercarsi nel complesso metabolismo
degli ormoni androgeni e nelle interazioni esistenti fra ormone androgeno, recettore e 5alfa-reduttasi, enzima quest’ultimo che a livello intracellulare porta alla formazione dell’idrossitestosterone. Questo androgeno e' la via finale comune per l’innescarsi dei processi che conducono alla seborrea, la quale in definitiva determina da un lato un miglior terreno di crescita per il Pityrosporum ovale e dall’altro favorisce l’insorgenza di fenomeni irritativi.

Non uno ma cento rimedi.

E’ difficile proporre un unico approccio terapeutico e/o cosmetico al problema della forfora. Ancor piu' difficile e' stabilire se la forfora, almeno quella comune, sia o meno di esclusiva pertinenza medica. Infatti, se molte volte e' sufficiente un buono shampoo cosmetico per il suo trattamento, in altre e' necessario ricorrere, soprattutto in quei casi che sfumano verso la dermatite seborroica o la psoriasi, a vere e proprie terapie mediche dermatologiche. Procediamo per gradi.

La forfora semplice (secca e grassa).

Sono questi i casi piu' frequenti (2% circa della popolazione) e, spesso, possono essere trattati con un buono shampoo. Nell’identikit di uno shampoo antiforfora entrano almeno due costituenti principali: sostanze funzionali e tensioattivi.
Le sostanze funzionali sono spesso composti ad attivita' germicida. Dai vecchi composti a base di tensioattivi quaternari contenenti ammonio, si e' passati oggi all’utilizzazione del ketoconazolo e suoi derivati o di composti piridinici come lo zinco piritione ed il piroctone olamina. Altre sostanze come il fenolo e, soprattutto, i derivati dell’acido undecilenico sono ancora impiegati nella formulazione degli shampoo antiforfora.
Tutte queste sostanze, accanto al ruolo germicida o inibente la crescita del pitysosporum, possegono altre attivita'. Il ketoconazolo e' dotato di una spiccata azione antiinfiammatoria, perche' e' in grado di inibire la cascata dell’acido arachidonico. Lo zinco piritione e gli altri derivati piridinici sono invece dotati di un effetto citostatico e quindiantiproliferativo. Analoga attivita' hanno anche i distillati di catrame ed il disolfuro di selenio.
Altre sostanze come gli ammoni quaternari sono invece da valutare attentamente per la loro possibile attivita' irritante. Per questa stessa ragione sostanze come il cresolo o il resorcinolo, i composti amminoterziari, il solfuro di cadmio ed altri ancora, sono stati pressoche' abbandonati nella formulazione di questi shampoo.
Va ricordato, infine, che la legge 713 e le sue successive modificazioni limitano l’impiego di queste e di molte altre sostanze, per via dei loro possibili effetti tossicologi sull’organismo umano.
Sebbene molti altri composti trovino impiego nel trattamento della forfora, attualmente si preferisce ricorrere sempre piu' sostanze dotate anche di potere antiinfiammatorio.
Esse si rivelano estremamente efficaci nel trattamento della forfora, anche se agiscono attraverso prodotti a risciacquo, caratterizzati quindi da un tempo di permanenza sulla cute molto breve. Va ricordato, inoltre, che queste sostanze possono essere contenute non solo negli shampoo, ma anche nei balsami.
In caso di forfora grassa, piu' da trattare, sembra utile alternare l’uso di prodotti a base di sostanze antiinfiammatorie con quello di sostanze citostatiche, come i derivati piridinici ed i distillati di catrame, che sembrano possedere anche un effetto sebostatico.
Attenzione pero' agli effetti fotosensibilizzanti dei catrami.

I tensioattivi hanno il compito di detergere facilitando la rimozione dello sporco adeso sul film lipidico di superficie. In realta', il cosiddetto sporco e' costituito sia dai detriti tissutali (sporco endogeno) che dalle particelle ambientali (sporco esogeno).
Non si deve, pero', chiedere ai tensioattivi di determinare la rimozione diretta delle squame furfuracee. Sebbene l’azione della detersione porti complessivamente, sia per effetto fisico che chimico, all’allontanamento di parte delle squamette cheratiniche, un’azione troppo marcata dei tensioattivi si tradurrebbe in una severa irritazione del cuoio capelluto. E’ per tale ragione che oggi si pone particolare cura nella scelta dei tensioattivi impiegati e si preferisce ricorrere ad una miscela di tensioattivi in grado di produrre gli effetti cosmetici desiderati e allo stesso tempo di non irritare il cuoio capelluto. Ecco perche' nelle moderne formulazioni si cerca di associare i piu' tollerati tensioattivi anfoteri a quei blandi tensioattivi anionici in grado di produrre la schiuma desiderata.
Ad altre sostanze spetta il compito di completare l’azione cosmetica dello shampoo o del balsamo impiegato, provvedendo alle qualita' cosmetiche del prodotto. E’ questo il caso di sostanze quali il collagene ed altre proteine o di particolari composti o tensioattivi cationici impiegati.
Parlando di shampoo e' obbligatorio fare menzione di un nuovo tipo di prodotto, che sempre piu' si e' andato affermando negli ultimi anni: l’olioshampoo. Questo tipo di prodotto basa il suo meccanismo d’azione su un concetto di detersione diversa: la cosiddetta detersione per affinita'. Al film idrolipidico di superficie che "accoglie" e costituisce lo sporco, si viene a sostituire un film lipidico, contenuto nel prodotto, che rimuove quello proprio dell’individuo. L’acqua e magari un pizzico di "vero tensioattivo" presente nel prodotto facilitano la rimozione del film lipidico endogeno, consentendo questa sostituzione per affinita'. Da un punto di vista dermatologico tali prodotti sembrano essere meglio tollerati, ma sono talora poco graditi per il loro scarso potere schiumogeno.
Essi trovano impiego, per la loro elevata tollerabilita', in tutti i casi in cui e' presente una marcata irritazione del cuoio capelluto.
Altri rimedi sono possibili contro la forora e soprattutto l’eccessiva desquamazione puo' essere rimossa attraverso l’impiego di lozioni contenenti sostanze cheratolitiche.
E’ chiaro che la presenza di patologie di base, quali la psoriasi e la dermatite seborroica, preveda decisamente l’intervento del medico dermatologo.
Anche se, in definitiva, la forfora si presenta il piu' delle volte come un problema estetico piuttosto che medico, non va dimenticato che una sua corretta e definitiva risoluzione puo' essere affidata solo a cure e prodotti adeguatamente scelti.

Perche' lo shampoo fa molta piu' schiuma alla seconda applicazione?

Durante il primo lavaggio la schiuma viene inibita dagli oli presenti nei capelli . Una volta che questi vengono sciacquati via dalla prima applicazione , lo shampoo produce molta piu' schiuma.





 

 

 

 


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