sotto lepidermide.
Queste
cellule, richiamate in quei punti probabilmente dalla
presenza di microorganismi, liberano delle sostanze atte
a difendere la pelle stessa dallinfezione. Queste
sostanze, dette "mediatori chimici
dellinfiammazione", provocano tuttavia
unalterazione della normale dinamica del ricambio
delle cellule epidermiche. Allesame istologico,
attorno ai capillari cutanei dilatati, si vedono cellule
neutrofile e mononucleate che spesso penetrano
nellepidermide danneggiandola attraverso i loro
mediatori chimici. Al di sopra di
queste zone lepidermide si modifica, le cellule
perdono i loro normali contatti e crescono piu' in fretta
che normalmente, passando, in un minor tempo che prima,
dagli strati piu' bassi a quelli piu' alti
dellepidermide. Questa maggior velocita' di
transito e le alterazioni dei contatti intercellulari
fanno si' che, quando le cellule raggiungono gli strati piu' superficiali sono ancora immature (conservano il
nucleo, che normalmente e' assente) e desquamano in
gruppi piu' ampi rendendosi cosi' evidente anche ad
occhio nudo. La gravita' della forfora dipende quindi dal
numero dei focolai infiammatori e dal loro ripetersi nel
tempo.
Fungo si', fungo no.
Il punto piu' controverso in tutti gli studi condotti
sulla forfora riguarda lorigine
dellinfiammazione focale. Che uninfiammazione
attorno ai piccoli vasi sia presente e' ormai un dato
riconosciuto, ma da che cosa dipende? Il principale
imputato sembra essere un lievito del genere Pityrosporum
(ovale ed orbicolare), che gia' Malassez aveva scoperto piu' di cento anni fa. Normalmente questo microorganismo
costituisce circa la meta' (45%) della nutrita flora di
microorganismi residente sul cuoio capelluto dei soggetti
normali. In caso di forfora la sua presenza sale fino al
75%.
Il meccanismo attraverso il quale il fungo (Pityrosporum
ovale) determinerebbe la comparsa della forfora e' dovuto alla sua
capacita' di scindere i trigliceridi,
normali costituenti del sebo prodotto dalle ghiandole
sebacee, in acidi grassi liberi. Queste sostanze
avrebbero un effetto infiammatorio e sarebbero dunque in
grado di innescare linfiammazione focale.
La responsabilita' del Pityrosporum ovale e' un dato
ormai certo nella patogenesi della forfora, ma per alcuni
autori la sua crescita rimarrebbe in questi casi
solamente un fenomeno secondario, che accompagnerebbe le
modificazioni dellepidermide del cuoio capelluto
piuttosto che provocarle. In altri termini, in presenza
di forfora, il Pityrosporum ovale crescerebbe in maniera piu' facile del normale.
Ne' e' possibile dirimere il
ruolo patogenetico di questo microorganismo attraverso
limpiego degli antimicotici, perche' gran parte di
queste sostanze, se da un lato e' estremamente attiva
contro il pityrosporum dallaltro e' spesso dotata
di unattivita' inibente la riproduzione cellulare
epidermica.
Altri autori ancora prospettano in unalterazione
degli acidi grassi poliinsaturi della cute il meccanismo
fondamentale nella genesi della forfora: laumentata
desquamazione cutanea sarebbe causata da
unalterazione dei fosfolipidi di membrana con
aumento percentuale degli acidi grassi saturi.
Sebbene dunque esistano ancora dei dubbi circa il ruolo
patogenetico del Pityrosporum ovale, attualmente a tale
fungo si attribuisce la maggior responsabilita' di questo
antiestetico disturbo.
Le numerose prove a sostegno della sua azione sembrano
convincenti, almeno per indicare una sua responsabilita'
diretta specie nei casi di forfora secca. Diversamente,
la pitiriasi steatosica riconosce altri importanti
cofattori nella patogenesi della desquamazione, quali
lalterazione del mantello lipidico superficiale e/o
il ruolo degli acidi grassi poliinsaturi.
La seborrea, quando presente insieme alla forfora grassa, e' interpretabile come una disfunzione coesistente ed
aggravante la desquamazione furfuracea e la sua
patogenesi e' quindi da ricercarsi nel complesso
metabolismo
degli ormoni androgeni e nelle interazioni esistenti fra
ormone androgeno, recettore e 5alfa-reduttasi, enzima
questultimo che a livello intracellulare porta alla
formazione dellidrossitestosterone. Questo
androgeno e' la via finale comune per linnescarsi
dei processi che conducono alla seborrea, la quale in
definitiva determina da un lato un miglior terreno di
crescita per il Pityrosporum ovale e dallaltro
favorisce linsorgenza di fenomeni irritativi.Non
uno ma cento rimedi.
E difficile proporre un unico approccio
terapeutico e/o cosmetico al problema della forfora.
Ancor piu' difficile e' stabilire se la forfora, almeno
quella comune, sia o meno di esclusiva pertinenza medica.
Infatti, se molte volte e' sufficiente un buono shampoo
cosmetico per il suo trattamento, in altre e' necessario
ricorrere, soprattutto in quei casi che sfumano verso la
dermatite seborroica o la psoriasi, a vere e proprie
terapie mediche dermatologiche. Procediamo per gradi.
La forfora semplice (secca e grassa).
Sono questi i casi piu' frequenti (2% circa della
popolazione) e, spesso, possono essere trattati con un
buono shampoo. Nellidentikit di uno shampoo
antiforfora entrano almeno due costituenti principali:
sostanze funzionali e tensioattivi.
Le sostanze funzionali sono spesso composti ad attivita'
germicida. Dai vecchi composti a base di
tensioattivi quaternari contenenti ammonio, si e' passati
oggi allutilizzazione del ketoconazolo e suoi
derivati o di composti piridinici come lo zinco piritione
ed il piroctone olamina. Altre sostanze come il fenolo e,
soprattutto, i derivati dellacido undecilenico sono
ancora impiegati nella formulazione degli shampoo
antiforfora.
Tutte queste sostanze, accanto al ruolo germicida o
inibente la crescita del pitysosporum, possegono altre attivita'. Il ketoconazolo
e' dotato di una spiccata
azione antiinfiammatoria, perche' e' in grado di inibire
la cascata dellacido arachidonico. Lo zinco
piritione e gli altri derivati piridinici sono invece
dotati di un effetto citostatico e quindiantiproliferativo. Analoga
attivita' hanno anche i distillati di catrame ed il
disolfuro di selenio.
Altre sostanze come gli ammoni quaternari sono invece da
valutare attentamente per la loro possibile attivita'
irritante. Per questa stessa ragione sostanze come il
cresolo o il resorcinolo, i composti amminoterziari, il
solfuro di cadmio ed altri ancora, sono stati pressoche'
abbandonati nella formulazione di questi shampoo.
Va ricordato, infine, che la legge 713 e le sue
successive modificazioni limitano limpiego di
queste e di molte altre sostanze, per via dei loro
possibili effetti tossicologi sullorganismo umano.
Sebbene molti altri composti trovino impiego nel
trattamento della forfora, attualmente si preferisce
ricorrere sempre piu' sostanze dotate anche di potere antiinfiammatorio.
Esse si rivelano estremamente efficaci nel trattamento
della forfora, anche se agiscono attraverso prodotti a
risciacquo, caratterizzati quindi da un tempo di
permanenza sulla cute molto breve. Va ricordato, inoltre,
che queste sostanze possono essere contenute non solo
negli shampoo, ma anche nei balsami.
In caso di forfora grassa, piu' da trattare, sembra utile
alternare luso di prodotti a base di sostanze
antiinfiammatorie con quello di sostanze citostatiche,
come i derivati piridinici ed i distillati di catrame,
che sembrano possedere anche un effetto sebostatico.
Attenzione pero' agli effetti fotosensibilizzanti dei
catrami.
I tensioattivi hanno il compito di
detergere facilitando la rimozione dello sporco adeso sul
film lipidico di superficie. In realta', il cosiddetto
sporco e' costituito sia dai detriti tissutali (sporco
endogeno) che dalle particelle ambientali (sporco
esogeno).
Non si deve, pero', chiedere ai tensioattivi di
determinare la rimozione diretta delle squame furfuracee.
Sebbene lazione della detersione porti
complessivamente, sia per effetto fisico che chimico,
allallontanamento di parte delle squamette cheratiniche, unazione troppo marcata dei
tensioattivi si tradurrebbe in una severa irritazione del
cuoio capelluto. E per tale ragione che oggi si
pone particolare cura nella scelta dei tensioattivi
impiegati e si preferisce ricorrere ad una miscela di
tensioattivi in grado di produrre gli effetti cosmetici
desiderati e allo stesso tempo di non irritare il cuoio
capelluto. Ecco perche' nelle moderne formulazioni si
cerca di associare i piu' tollerati tensioattivi anfoteri
a quei blandi tensioattivi anionici in grado di produrre
la schiuma desiderata.
Ad altre sostanze spetta il compito di completare
lazione cosmetica dello shampoo o del balsamo
impiegato, provvedendo alle qualita' cosmetiche del
prodotto. E questo il caso di sostanze quali il
collagene ed altre proteine o di particolari composti o
tensioattivi cationici impiegati.
Parlando di shampoo e' obbligatorio fare menzione di un
nuovo tipo di prodotto, che sempre piu' si e' andato
affermando negli ultimi anni: lolioshampoo. Questo
tipo di prodotto basa il suo meccanismo dazione su
un concetto di detersione diversa: la cosiddetta
detersione per affinita'. Al film idrolipidico di
superficie che "accoglie" e costituisce lo
sporco, si viene a sostituire un film lipidico, contenuto
nel prodotto, che rimuove quello proprio
dellindividuo. Lacqua e magari un pizzico di
"vero tensioattivo" presente nel prodotto
facilitano la rimozione del film lipidico endogeno,
consentendo questa sostituzione per affinita'. Da un
punto di vista dermatologico tali prodotti sembrano
essere meglio tollerati, ma sono talora poco graditi per
il loro scarso potere schiumogeno.
Essi trovano impiego, per la loro elevata tollerabilita',
in tutti i casi in cui e' presente una marcata
irritazione del cuoio capelluto.
Altri rimedi sono possibili contro la forora e
soprattutto leccessiva desquamazione puo' essere
rimossa attraverso limpiego di lozioni contenenti
sostanze cheratolitiche.
E chiaro che la presenza di patologie di base,
quali la psoriasi e la dermatite seborroica, preveda
decisamente lintervento del medico dermatologo.
Anche se, in definitiva, la forfora si presenta il piu'
delle volte come un problema estetico piuttosto che
medico, non va dimenticato che una sua corretta e
definitiva risoluzione puo' essere affidata solo a cure e
prodotti adeguatamente scelti.
Perche' lo shampoo fa molta piu' schiuma alla seconda applicazione?Durante
il primo lavaggio la schiuma viene inibita dagli oli presenti nei capelli . Una
volta che questi vengono sciacquati via dalla prima applicazione , lo shampoo
produce molta piu' schiuma.
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