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accentuata delle unghie delle dita che sorreggono la
sigaretta, tanto evidente che, se s'interrompe immediatamente di fumare,
si sviluppa una distinta linea di demarcazione sulle unghie macchiate.
Problemi relativi, comunque, rispetto a danni piu' gravi. Ben altre
infatti possono essere le conseguenze cutanee. Se assorbiti in via
sistemica, i circa 4mila componenti tossici del fumo possono comportare
preoccupanti danni al tessuto epidermico e modificazioni vascolari. Non e'
un caso che la nicotina causi anche un calo del flusso sanguigno
capillare e arteriorale nella cute insieme a una minore ossigenazione
dei tessuti, processi questi fondamentali per una normale guarigione.
Con la seria conseguenza che i pazienti chirurgici che fumano sono piu'
facilmente soggetti aduna cicatrizzazione povera delle ferite, alla
morte dei tessuti cutanei e spesso devono sopportare cicatrici piu'
ampie e pronunciate. Altri esperimenti eseguiti dai Dottori Cristofolini
e Stanganelli hanno posto in luce l'azione distruttiva di un ennesimo
elemento tossico presente nel fumo: il benzo-alfa-pirene, che riduce il
livello di vitamina A, preposta alla protezione del DNA e del tessuto
connettivo dai radicali liberi. Infine l'assorbimento del fumo implica
anche un'alterazione delle fibre elastiche localizzate in parti della
pelle piu' profonda, alterazione sicuramente piu' netta rispetto a
quella provocata dall'elastosi solare. Ma non e' finita. Numerosi studi
hanno confermato una prevalenza del pericolo di psoriasi tra i
dipendenti dalla sigaretta, in particolar modo nelle donne: secondo
Fenske e Smith, quelle che fumano 20 o piu' sigarette al giorno
detengono il piu' alto rischio di psoriasi. In contrasto con quanto era
precedentemente emerso nello studio danese di Osterlind e al. (1988) e
in quelli di Hogan (1990) e Kune (1992), gli stessi medici hanno anche
costatato come, molto piu' dei non fumatori, i fumatori siano esposti
alla possibilita' di formazione del melanoma maligno, una delle forme
mortali di cancro della pelle. Questa considerazione e' stata confermata
da un'indagine eseguita su dei malati di melanoma, per un periodo di 6
anni: al termine di tale arco di tempo gli studiosi hanno verificato che
il 34 per cento dei pazienti fumatori e' morto, contro il 15 per cento
dei non fumatori. Confermando i risultati ottenuti da Kargas (1996)
anche il cancro delle cellule squamose (SCC), una forma meno mortale di
cancro cutaneo, e' risultato molto piu' diffuso nei consumatori di
tabacco. Gli stessi ricercatori americani hanno notato come il fumo
debba essere anche associato significativamente con lo sviluppo dello
SCC anale. Come se non bastasse, fumatori e fumatrici hanno maggiori
probabilita' di manifestare rispettivamente il cancro al pene e ai
genitali esterni. Per correttezza c'e' da rilevare che in studi
precedenti Kune (1992) e Hogan (1990) non avevano identificato una
maggiore prevalenza nei fumatori di carcinoma a cellule squamose.Ma il
caso piu' diffuso dopo il cancro ai polmoni e in generale agli altri
organi dell'apparato respiratorio (trachea e bronchi), e' sicuramente
quello del cancro orale, da sempre legato al fumo. Uno studio specifico
ha rilevato che i fumatori pesanti (piu' di 50 pacchetti all'anno) hanno
77,5 possibilita' in piu' di contrarre il cancro orale rispetto agli
astenitori dal fumo. Il dottor Smith ha precisato che "tutte le
forme di tabacco e tutti i modi di abusarne aumentano il rischio di
cancro orale". Ennesimo male, presente quasi esclusivamente nei
fumatori, e' quello che gli americani chiamano Trench Mouth, una forma
di gengivite necrotizzante ulcerativa (ANUG) che include appunto
ulcerazione, dolore, sanguinamento e un cattivo odore nella bocca.
Dunque, a differenza di quanto si crede, gli innumerevoli danni prodotti
dal fumo non sono da associare solamente alla nascita di tumori, ma
riguardano anche la salute e l'aspetto della cute. Queste, insieme ad
un'infinita' di altre motivazioni dovrebbero indurre qualsiasi fumatore,
anche il piu' incurante della propria integrita' fisica (ma piu'
diligente nella cura della propria immagine!) a rinunciare al tabacco.
Eppure, nonostante siano in molti a preoccuparsi della
"manutenzione" del proprio aspetto, tanto che si conta che le
donne americane spendano piu' di 7 miliardi di dollari all'anno per
trattamenti cosmetici mirati al ringiovanimento e alla bellezza della
pelle, questa rinuncia resta difficile. E lo e' soprattutto per quelle
persone che da anni sono assoggettate alla dipendenza fisica e psichica
dalla sigaretta, per le quali questa e' diventata una sorta di partner
affettivo inseparabile. Si discute oggi su quali siano i metodi piu'
efficaci per aiutare il fumatore a smettere, ma spesso sembra che non ci
sia niente da fare. A meno che non prevalga il desiderio di
"salvare la faccia"!
Pelle
malata da fumo
O'Doherty e MacIntyre furono i primi, nel 1985, a mettere in relazione
il forte legame fra il fumo e la forma palmoplantare pustulosa, una
controversa variante di psoriasi. Anni piu' tardi Sonnex e al.
riuscirono a dimostrare che i leucociti polimorfonucleati di pazienti
psoriasici fumatori rispondevano in modo significativamente maggiore di
quelli di malati non fumatori, a un fattore chemiotattico. Un altro
studio (Kavli e al. 1985) ha suggerito che il consumo di tabacco possa
costituire un fattore di rischio non solo per la forma palmoplantare
pustolosa ma anche per la psoriasi a placche.I fumatori hanno mostrato
una piu' alta incidenza di reazioni cutanee avverse provocate da farmaci
(kay 1987), o da guanti di lattice (Salkie 1993) e di eczema vescicolare
palmare (Edman 1988).I risultati degli studi che mettono in relazione il
fumo le malattie mediate dalle IgE sono ancora controversi. Una ricerca
di Mills (1994) non e' riuscita a mostrare una differenza significativa
di prevalenza della dermatite atopica fra fumatori e non. In uno studio
precedente ella era riuscita invece a dimostrare che il il fumo deprime
in maniera chiara la reattivita' cutanea ai raggi UV, all'istamina e a
diverse sostanze irritanti. Meno drammatico appare il parere degli
esperti sul rapporto fra fumo e carcinoma basocellulare della pelle.
Prima Hunter (1990) e poi e Karagas (1992) hanno escluso il tabacco dai
fattori di rischio, e recentemente Grieco e al. (1996) hanno riferito su
Dermatological Surgery di uno studio condotto su 441 pazienti affetti da
questa neoplasia, escludendo il collegamento diretto ma anche che il
subtipo istologico e la localizzazione anatomica possano esserne
influenzati. Per finire, due buone notizie per i fumatori. In uno studio
su 20.333 svedesi adulti, Axell e Liedholm (1990) hanno riscontrato che
la prevalenza di un herpes labiale ricorrente era direttamente
influenzata dal fumo, essendo piu' bassa fra i fumatori, specialmente di
pipa, rispetto ai non fumatori. Mills nel 1993 ha notato che ci
sarebbero meno soggetti affetti di acne fra i fumatori che fra quelli
che non fumano. Una differenza statisticamente significativa che le ha
fatto ipotizzare un'azione antiinfiammatoria del fumo sulle lesioni
acneiche
Fumo negli occhi
Recenti studi condotti dal Massachussets
Eye and Ear Infirmary e dall’Harvard Medical School, hanno messo in
evidenza un’ennesima minaccia del fumo da sigaretta che riguarda la
vista. Piu' precisamente, nei fumatori di un pacchetto di sigarette al
giorno, c’e' una maggiore propensione alla degenerazione della
macula, vale a dire di quella parte dell’occhio dove la sensibilita'
visiva e' massima. Il fumo rende piu' rapido il processo di
danneggiamento, riducendo l’afflusso di sangue e ossigeno all’occhio
ed impedendo cosi ai vasi sanguigni di alimentarlo con sostanze
nutritive e protettive. Si determina la nascita di un’area circolare
di totale cecita' che lentamente si estende fino ad ostruire del tutto
la vista. Su 31.843 donne originariamente sane, osservate per un
periodo di 12 anni, in 215 casi in cui la patologia si e' verificata
almeno un terzo erano stati influenzati dall’abuso di fumo.
Risultati analoghi sono stati ottenuti in altre ricerche sul
danneggiamento della macula nei fumatori uomini.
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