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articolo aggiornato il: Tuesday 15 May 2012


ABBASSO IL FUMO EVVIVA LA PELLE

di Arianna Fraschetti

Il melanoma non e' l’unico danno provocato dalla sigaretta. I fumatori accaniti vanno incontro anche ad altri, gravi rischi cutanei. Vediamo quali

Piccolo quesito: c'e' un giorno in cui qualsiasi giornale non riporti danni provocati dal fumo? Si' c'e', ma sempre piu' raramente. Ce ne preoccupiamo poco, tanto da non dare ascolto neanche alle raccomandazioni dei medici, perche' in genere si associano i danni solo a disturbi gravi: malattie cardiache terminali o tumori che colpiscono l'apparato respiratorio. Errore! Purtroppo esistono molte altre patologie legate al tabagismo e, fra queste, raramente vengono prese in considerazione quelle che si manifestano sulla cute. Infatti, pochissimi sono i patiti della sigaretta attenti alla cura del proprio aspetto, vale a dire consapevoli dei pericoli che puo' correre la loro pelle, esposta quotidianamente all'azione del fumo. Solo nella seconda meta' di questo secolo, il rapporto tra fumo e pelle, per anni sottovalutato nello stesso ambiente medico, e' divenuto oggetto di maggior interesse e di numerose ricerche. Sebbene una relazione fra fumo e cute fosse stata ipotizzata fin dal 1856, la certezza che esso sia causa dell'invecchiamento precoce del viso si deve a Ippen e Ippen, i primi, nel 1965, a identificare le nefaste modificazioni nel volto del 79% delle fumatrici abituali contro il 19% delle non fumatrici ed a coniare il termine di "smoker's face" (faccia da fumatore). 

Poi nel 1969 lo studio del dottor Harry Daniell, in doppio cieco, dimostro' che i fumatori, fra 40 e 49 anni, avevano la stessa intensita' di rughe dei non fumatori di vent'anni piu' vecchi. E, addirittura che, l'esposizione del volto al sole creerebbe meno danni per l'invecchiamento della pelle di quanti ne procuri il fumo. Questi studi sono stati ripetuti successivamente da Model (1985), Kadunce(1991) Schnohr (1991) e ultimamente da Neil Fenske e Jefrey Smith della University of South Florida di Tampache nel numero di maggio 1996 del Journal of The American Accademy of Dermatology, hanno confermato attentamente le manifestazioni cutanee e gli effetti del fumo in relazione all'invecchiamento prematuro. E la loro analisi e' stata spietata: la faccia da fumo, ovvero il tipico aspetto del 

danni provocati dal fumo

fumatore, oltre a manifestare solchi e rughe marcate, disposte in forma radiale soprattutto attorno alle labbra e agli angoli degli occhi, presenta un aspetto scarno con forte prominenza del contorno osseo e talvolta anche un lieve afflosciamento delle guance. Un vero disastro, insomma. Senza pensare che la cute da sigaretta (cigarette skin) appare macchiata e grigiastra su un'epidermide atrofica o al contrario presenta un'abbondanza di pigmentazione arancione e rossastra sul volto: la sgradevole "facies rossa". Alle stesse conclusioni sono arrivati i dottori Stanganelli e Cristofolini della divisione di dermatologia dell'ospedale Santa Chiara di Trento. Nella loro relazione presentata in una recente conferenza sono stati evidenziati ulteriori dati. Per esempio hanno osservato come questo fenomeno si verifichi in modo incisivo soltanto nei fumatori di razzabianca ed e' quasi del tutto assente nei fumatori di colore. Non solo: e' stato anche dimostrato come l'effetto del fumo sul derma sia evidente in genere dopo i quaranta anni, e come la visibilita' delle rughe facciali sia piu' frequente nelle donne fumatrici rispetto agli uomini fumatori, anche se questi fumano piu' sigarette. 

danni provocati dal fumo
E non basta: le ex-fumatrici possiedono un rischio raddoppiato d'invecchiamento prematuro rispetto agli ex- fumatori. E questo perche' probabilmente molti uomini sono meno sensibili allo sviluppo della faccia da fumo oppure perche' andando avanti con gli anni tendono ad aumentare di peso e l'obesita', riempendo la cute, copre i segni tipici dell'invecchiamento. Altre tracce che i dottori italiani hanno collegato a questa vera e propria metamorfosi da fumo sono un'accentuata secchezza, disidratazione e irritabilita' della pelle: tutti fattori che dipendono da un'esposizione diretta al fumo e che concorrono alla formazione ed all'inasprimento delle rughe, fenomeno questo messo in relazione dal Prof. Cristofolini alla progressiva diminuzione della quantita' di acqua al livello dello strato corneo e alla maggiore idrossilazione dell'estradiolo nelle donne. Fenske e Smith poi, hanno citato nel loro articolo un'altra visibile trasformazione dovuta al fumo: la decolorazione 

accentuata delle unghie delle dita che sorreggono la sigaretta, tanto evidente che, se s'interrompe immediatamente di fumare, si sviluppa una distinta linea di demarcazione sulle unghie macchiate. Problemi relativi, comunque, rispetto a danni piu' gravi. Ben altre infatti possono essere le conseguenze cutanee. Se assorbiti in via sistemica, i circa 4mila componenti tossici del fumo possono comportare preoccupanti danni al tessuto epidermico e modificazioni vascolari. Non e' un caso che la nicotina causi anche un calo del flusso sanguigno capillare e arteriorale nella cute insieme a una minore ossigenazione dei tessuti, processi questi fondamentali per una normale guarigione. Con la seria conseguenza che i pazienti chirurgici che fumano sono piu' facilmente soggetti aduna cicatrizzazione povera delle ferite, alla morte dei tessuti cutanei e spesso devono sopportare cicatrici piu' ampie e pronunciate. Altri esperimenti eseguiti dai Dottori Cristofolini e Stanganelli hanno posto in luce l'azione distruttiva di un ennesimo elemento tossico presente nel fumo: il benzo-alfa-pirene, che riduce il livello di vitamina A, preposta alla protezione del DNA e del tessuto connettivo dai radicali liberi. Infine l'assorbimento del fumo implica anche un'alterazione delle fibre elastiche localizzate in parti della pelle piu' profonda, alterazione sicuramente piu' netta rispetto a quella provocata dall'elastosi solare. Ma non e' finita. Numerosi studi hanno confermato una prevalenza del pericolo di psoriasi tra i dipendenti dalla sigaretta, in particolar modo nelle donne: secondo Fenske e Smith, quelle che fumano 20 o piu' sigarette al giorno detengono il piu' alto rischio di psoriasi. In contrasto con quanto era precedentemente emerso nello studio danese di Osterlind e al. (1988) e in quelli di Hogan (1990) e Kune (1992), gli stessi medici hanno anche costatato come, molto piu' dei non fumatori, i fumatori siano esposti alla possibilita' di formazione del melanoma maligno, una delle forme mortali di cancro della pelle. Questa considerazione e' stata confermata da un'indagine eseguita su dei malati di melanoma, per un periodo di 6 anni: al termine di tale arco di tempo gli studiosi hanno verificato che il 34 per cento dei pazienti fumatori e' morto, contro il 15 per cento dei non fumatori. Confermando i risultati ottenuti da Kargas (1996) anche il cancro delle cellule squamose (SCC), una forma meno mortale di cancro cutaneo, e' risultato molto piu' diffuso nei consumatori di tabacco. Gli stessi ricercatori americani hanno notato come il fumo debba essere anche associato significativamente con lo sviluppo dello SCC anale. Come se non bastasse, fumatori e fumatrici hanno maggiori probabilita' di manifestare rispettivamente il cancro al pene e ai genitali esterni. Per correttezza c'e' da rilevare che in studi precedenti Kune (1992) e Hogan (1990) non avevano identificato una maggiore prevalenza nei fumatori di carcinoma a cellule squamose.Ma il caso piu' diffuso dopo il cancro ai polmoni e in generale agli altri organi dell'apparato respiratorio (trachea e bronchi), e' sicuramente quello del cancro orale, da sempre legato al fumo. Uno studio specifico ha rilevato che i fumatori pesanti (piu' di 50 pacchetti all'anno) hanno 77,5 possibilita' in piu' di contrarre il cancro orale rispetto agli astenitori dal fumo. Il dottor Smith ha precisato che "tutte le forme di tabacco e tutti i modi di abusarne aumentano il rischio di cancro orale". Ennesimo male, presente quasi esclusivamente nei fumatori, e' quello che gli americani chiamano Trench Mouth, una forma di gengivite necrotizzante ulcerativa (ANUG) che include appunto ulcerazione, dolore, sanguinamento e un cattivo odore nella bocca. Dunque, a differenza di quanto si crede, gli innumerevoli danni prodotti dal fumo non sono da associare solamente alla nascita di tumori, ma riguardano anche la salute e l'aspetto della cute. Queste, insieme ad un'infinita' di altre motivazioni dovrebbero indurre qualsiasi fumatore, anche il piu' incurante della propria integrita' fisica (ma piu' diligente nella cura della propria immagine!) a rinunciare al tabacco. Eppure, nonostante siano in molti a preoccuparsi della "manutenzione" del proprio aspetto, tanto che si conta che le donne americane spendano piu' di 7 miliardi di dollari all'anno per trattamenti cosmetici mirati al ringiovanimento e alla bellezza della pelle, questa rinuncia resta difficile. E lo e' soprattutto per quelle persone che da anni sono assoggettate alla dipendenza fisica e psichica dalla sigaretta, per le quali questa e' diventata una sorta di partner affettivo inseparabile. Si discute oggi su quali siano i metodi piu' efficaci per aiutare il fumatore a smettere, ma spesso sembra che non ci sia niente da fare. A meno che non prevalga il desiderio di "salvare la faccia"!

Pelle malata da fumo

O'Doherty e MacIntyre furono i primi, nel 1985, a mettere in relazione il forte legame fra il fumo e la forma palmoplantare pustulosa, una controversa variante di psoriasi. Anni piu' tardi Sonnex e al. riuscirono a dimostrare che i leucociti polimorfonucleati di pazienti psoriasici fumatori rispondevano in modo significativamente maggiore di quelli di malati non fumatori, a un fattore chemiotattico. Un altro studio (Kavli e al. 1985) ha suggerito che il consumo di tabacco possa costituire un fattore di rischio non solo per la forma palmoplantare pustolosa ma anche per la psoriasi a placche.I fumatori hanno mostrato una piu' alta incidenza di reazioni cutanee avverse provocate da farmaci (kay 1987), o da guanti di lattice (Salkie 1993) e di eczema vescicolare palmare (Edman 1988).I risultati degli studi che mettono in relazione il fumo le malattie mediate dalle IgE sono ancora controversi. Una ricerca di Mills (1994) non e' riuscita a mostrare una differenza significativa di prevalenza della dermatite atopica fra fumatori e non. In uno studio precedente ella era riuscita invece a dimostrare che il il fumo deprime in maniera chiara la reattivita' cutanea ai raggi UV, all'istamina e a diverse sostanze irritanti. Meno drammatico appare il parere degli esperti sul rapporto fra fumo e carcinoma basocellulare della pelle. Prima Hunter (1990) e poi e Karagas (1992) hanno escluso il tabacco dai fattori di rischio, e recentemente Grieco e al. (1996) hanno riferito su Dermatological Surgery di uno studio condotto su 441 pazienti affetti da questa neoplasia, escludendo il collegamento diretto ma anche che il subtipo istologico e la localizzazione anatomica possano esserne influenzati. Per finire, due buone notizie per i fumatori. In uno studio su 20.333 svedesi adulti, Axell e Liedholm (1990) hanno riscontrato che la prevalenza di un herpes labiale ricorrente era direttamente influenzata dal fumo, essendo piu' bassa fra i fumatori, specialmente di pipa, rispetto ai non fumatori. Mills nel 1993 ha notato che ci sarebbero meno soggetti affetti di acne fra i fumatori che fra quelli che non fumano. Una differenza statisticamente significativa che le ha fatto ipotizzare un'azione antiinfiammatoria del fumo sulle lesioni acneiche

Fumo negli occhi

Recenti studi condotti dal Massachussets Eye and Ear Infirmary e dall’Harvard Medical School, hanno messo in evidenza un’ennesima minaccia del fumo da sigaretta che riguarda la vista. Piu' precisamente, nei fumatori di un pacchetto di sigarette al giorno, c’e' una maggiore propensione alla degenerazione della macula, vale a dire di quella parte dell’occhio dove la sensibilita' visiva e' massima. Il fumo rende piu' rapido il processo di danneggiamento, riducendo l’afflusso di sangue e ossigeno all’occhio ed impedendo cosi ai vasi sanguigni di alimentarlo con sostanze nutritive e protettive. Si determina la nascita di un’area circolare di totale cecita' che lentamente si estende fino ad ostruire del tutto la vista. Su 31.843 donne originariamente sane, osservate per un periodo di 12 anni, in 215 casi in cui la patologia si e' verificata almeno un terzo erano stati influenzati dall’abuso di fumo. Risultati analoghi sono stati ottenuti in altre ricerche sul danneggiamento della macula nei fumatori uomini.







 

 

 

 


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