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articolo aggiornato il: Tuesday 15 May 2012

 

Ipopigmentazioni

Nonostante l’impegno di numerosi gruppi di ricerca restano ancora senza risposta tanti perche' delle ipomelanosi congenite e acquisite

di Lavinia Martella

Vitiligine, ipomelanosi guttata idiopatica e post-infiammatoria, pitiriasi alba e versacolor. Nomi familiari per i dermatologi, molto meno per chi non ha particolarmente approfondito lo studio delle dermatopatie, ma che, ciononostante, quotidianamente ha a che fare con la pelle di persone apparentemente non malate, ma che mostrano segni di ipopigmentazione (o ipocromia). Problemi di entita' variabile, abbastanza diffusi e riconosciuti con una certa facilita' dagli specialisti, cui vengono sottoposti spesso per ragioni estetiche, ancor prima che mediche.

 Didatticamente, le ipo, come le iper pigmentazioni, sono inquadrate fra le discromie cutanee, congenite e acquisite. Modificazioni, cioe', del colore della pelle che si riconoscono perche' danno luogo a irregolarita', quasi sempre visibili a occhio nudo, rispetto al resto dell’incarnato. In generale, e' l’eccessiva o scarsa presenza di melanina la maggior responsabile di questa situazione, anche se l’intensita' di pigmentazione melanica varia nelle diverse regioni corporee in funzione della razza cui si appartiene: sono stati identificati circa 70 geni preposti al controllo del colorito cutaneo, che realizzano una pigmentazione tipica per ogni gruppo di popolazione (caucasica, nera, orientale). Se la melanina e' la grande accusata, nonostante gli studi e le ricerche, esistono ancora molti quesiti sul perche' in molti casi, in aree piu' o meno circoscritte, si assiste al formarsi di macchie piu' chiare o piu' scure rispetto al colorito del nostro corpo. Ma vediamo, in che modo la dermatologia consiglia di affrontare il problema delle  albinismo
ipomelanosi ipomelanosi a partire dalla prima visita. L’esame obiettivo di una lesione di tal genere, deve prendere in considerazione l’estensione (generalizzata o localizzata) della discromia, la data di comparsa e la durata, l’anamnesi familiare e personale, la distribuzione (unilaterale, a volte metamerica), la configurazione (lineare, a vortice), i limiti dei bordi (netti, sfumati), l’eventuale coinvolgimento di peli, capelli e mucose. 
Dopodiche' in genere si puo' ricorrere all’esame della luce di Wood (utile soprattutto nei casi di ipomelanosi in cui le macchie non si notano bene, es. neonati, fototipo chiarissimo), una tappa che puo' essere essenziale nell’iter diagnostico, per arrivare a individuare la terapia adeguata al miglioramento della situazione (in genere fototerapia o trapianto di cute). Esaminiamo ora gli aspetti, relativi soprattutto all’ipopigmentazione, che rimangono in parte sconosciuti e che rendono ancora incompleto il percorso verso una soluzione finale del problema. Per esempio non si sa molto circa le potenzialita' della cellula melanocitaria, sul significato della sua migrazione a livello dei vari distretti corporei e riguardo gli stretti rapporti di collaborazione con il cheratinocita. e' stato ipotizzato, in termini fisiopatologici, che un’alterazione dei rapporti fra melanocita e cheratinocita possa rappresentare il primum movens per spiegare alcune di queste condizioni patologiche. Inoltre per quanto concerne in particolare la patogenesi della vitiligine, nessuna delle numerose teorie proposte (neurogena, autoimmune e autocitotossica) e' da sola in grado di spiegare la formazione delle tipiche macchie chiare sul corpo. Esistono anche casi in cui la spiegazione e' piu' semplice, quelli in cui l’ipopigmentazione e' una conseguenza di una attivita' professionale o di qualche trauma subito a livello del derma, come a esempio l’asportazione di un tatuaggio, l’epilazione permanente con laser o i postumi di acne, ma spesso si tratta di una condizione che puo' essere transitoria o comunque limitata a zone non estese. Il problema e' molto piu' grave se le macchie ipocromiche che appaiono non hanno alcuna spiegazione plausibile e aumentano nel tempo o se ci troviamo, fin dalla nascita davanti a un caso di albinismo: un “gruppo” di anomalie ereditarie della sintesi della melanina che si presentano con ipopigmentazione congenita che puo' interessare cute, capelli e occhi (albinismo oculocutaneo o OCA) oppure limitarsi principalmente agli occhi (albinismo oculare o OA). Per questi soggetti non c’e' ancora una risposta sufficientemente valida sebbene attualmente molti medici siano impegnati nella ricerca genetica e alla scoperta di nuove ed efficaci tecniche in grado di contrastare le ipomelanosi di qualsiasi genere. Condizioni che non saranno malattie gravi ne rischiose, ma non possono essere bollate come semplici disturbi estetici, perche' possono rivelarsi limitanti e avere grave influenza sulla socialita' e sulla condizione psicologica del paziente. Non bisogna dimenticare infatti, che esistono teorie che sostengono l’idea che alcuni di questi disturbi derivino da importanti stress psicologici. Stress che aumenta, quando si notano le macchie moltiplicarsi sul corpo. Un altro elemento che lega la sfera psicologica a quella somatica e che circonda ancor piu' di mistero l’insorgere delle ipopigmentazioni cutanee.

La Tecnologia PER la Ripigmentazione

Il 90% delle donne europee in gravidanza soffre di ipopigmentazioni tipo strie rubre. Discromie compaiono nel 50% degli interventi chirurgici al seno, nel 20% dei pazienti dopo laserterapia o peelings chimici, in particolare del volto, e nel 20% di quelli con problemi dermatologici vari. ReLume™ è il nuovo sistema per la ripigmentazione sviluppato dalla Lumenis basato sul sistema della fototerapia. Si tratta di un laser terapeutico portatile che emette una luce da 290 a 320 nm, il cui meccanismo d’azione si esplica attraverso l’emissione di UVB che stimolano la proliferazione di melanociti e la produzione di melanina, facilitando il trasferimento dei melanosomi nei cheratociti. 
ReLume
Le indicazioni al trattamento con il ReLume sono tutte le condizioni di ipopigmentazione della pelle e la metodica di intervento è indolore e non ha particolari controindicazioni. Occasionalmente si è vista nella zona trattata una reazione eritematosa, spontaneamente risoltasi. Adatto a pazienti di ogni fototipo e a ogni area del corpo, si basa su un meccanismo di stimolazione naturale che non necessita di terapie di supporto. Il numero delle sedute va da 5 a 15 trattamenti, della durata di 10/15 minuti, effettuati, a parere del medico, 2 o 3 volte a settimana e a fine ciclo si nota un miglioramento della lesione di circa l’80%. Follow up clinici hanno mostrato un’efficacia del trattamento fino a 6 mesi dall’ultima seduta; eventuali interventi di mantenimento si eseguono con cadenza mensile, in particolare per i fototipi chiari, e con cadenza bi/trimestrale per i fototipi scuri. Nel corso degli studi si è osservato inoltre che i raggi UVB possono ridurre lo spessore di eventuali tessuti cicatriziali attraverso la regolazione della produzione delle fibre del collagene.




 

 

 



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