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articolo aggiornato il: Monday 14 September 2009


NON E' SOLO PIGMENTO

Dott.ssa Alessandra Grassi Specialista in Dermatologia e Venerologia

mixage depigmentante e siero antiinvecchiamento

Siamo abituati a pensare alla melanina come fattore principale per la colorazione della cute e dei capelli. Recenti acquisizioni nella conoscenza della biologia del melanocita e della biochimica della melanogenesi aprono nuovi orizzonti su altre sue importanti funzioni.

I melanociti costituiscono circa il 5% della popolazione cellulare dell'epidermide e dei follicoli. Il colore della cute normale dipende soprattutto dal tipo e dalla distribuzione dei pigmenti melanici, e dalla presenza di altre sostanze come l'emoglobina ed i carotenoidi, che contribuiscono a determinare il colore del la pelle. Nell'uomo e’ presente una pigmentazione melanica costituzionale, che rappresenta la quantita’ geneticamente determinata, e una facoltativa che puo’ essere indotta da vari fattori come l'esposizione solare e cause ormonali.

 

La melanina ha la funzione di proteggere gli strati profondi dell'epidermide dai raggi UV e di colorare la pelle. Il melanocita e’ la cellula che sintetizza le melanine, ha una forma dendritica, risiede nello strato basale del l'epidermide, nella guaina esterna della radice e nel bulbo del pelo, in alcune strutture oculari (uvea, coroide, retína), nell'orecchio interno e nella leptomeninge. Il precursore del melanocita e’ il melanoblasto che si differenzia nella cresta neurale e tra la quarta e l'ottava settimana di vita embrionale migra verso la cute, dove i melanoblasti si differenziano in melanocití e diventano capaci di produrre melanosomi. La pigmentazione melanica nella cute umana e’ un processo duplice che coinvolge sia la produzione di melanosomi all'interno dei melanociti, chiamata melanogenesi, sia il trasferimento di questi granuli di pigmento nei cheratinociti epidermici circostanti. Infatti ciascun melanocita fornisce melanosorni ad un gruppo di circa 36 cheratinociti con cui mantiene

 un contatto funzionale e nell'insierne costituiscono l'unita’ melanica epidermica. Alcuni melanociti, chiamati melanofori, non sono secretori in quanto non trasferiscono i propri melanosoni, ma li distribuiscono dalla zona perinucleare ai dentriti e viceversa. L'intensita’ della pigmentazione varia a seconda della regione del corpo e della razza, tuttavia le diversita’ razziali non dipendono da differenze del numero di unita' epidermo-melaniche ma sono legate a differenze nelle dimensioni dei melanosomi e nella loro distribuzione.

mixage depigmentante e siero antiinvecchiamento

Durante la melanogenesi avviene la sintesi dei componenti del melanosoma, la formazione dei melanosoni, la loro melanizzazione, il trasferimento dei melanosomi nei cheratinociti attigui, la degradazione e l'eliminazione della melanina con la desquamazione dello strato corneo, oppure a livello dermico per via linfatica. Durante il trasferimento dei melanosomi, l'apice dei dentriti del melanocita viene invaginato nel citoplasma del cheratinocita e poi decapitato, in modo che i melanosomi rimangono intrappolati nel cheratinocita.

Le melanine sono classificate in due gruppi principali: le eurnelanine sono pigmenti marroni o neri, insolubili in tutti i solventi, contenenti carbonio, idrogeno ed azoto, e le feomelanine che sono invece pigmenti gialli, rossi o bruni, solubili in alcali, che contengono anche lo zolfo. Oggi si ritiene che la distinzione tra eumelanine e feomelanine sia teorica e che la maggior parte dei pigmenti melanici nei mammiferi contenga una parte piu’ o meno grande di composti solforati. Entrambe derivano dalla tirosina, che grazie all'enzima tirosinasi, viene ossidata a 3,4 -diidrossifenilalanina (DOPA) e poi in DOPA-chinone. A questo punto la via metaboli’ca si diversifica, le eunelanine si formano per polimerizzazione ossidativa di 5,6-diidrossiindoli. Nella loro produzione intervengono altre due proteine, denominate tyrosinase-related proteins (TRP), in particolare la TRP-1 possiede attivita’ DFHCA-ossidasica, la TRP-2 e’ una DOPA-cromotautomerasi. La biosinte’si delle feomelanine e dei tricocromi avviene per aggiunta di sostanze contenenti zolfo (cisteina, glutatione) al DOPA-chinone. Infatti, oltre alle feomelanine, i peli rossi umani contengono piccole quantita’ di tricocromi, pigmenti contenenti zolfo e di cui si conoscono 6 varianti. I geni che influenzano la pigmentazione agiscono direttamente sul melanocita e/o sul melanoblasto, ma anche indirettamente tramite i cheratinociti. Questi geni codificano per fattori di trascrizione, per recettori dotati di attivita’ tirosin-chinasica, per recettori accoppiati a proteine C e per i ligandi di queste ultime. Altri geni controllano la sintesi di proteine che sono costitutive dei melanosomi, influenzano il trasporto del rame e della tirosina ed il trasferimento dei melanosomi.
La pigmentazione melanica e’ influenzata da alcuni ormoni, svolge un ruolo fondamentale l'ormone melanocito-stimolante (alfa-MSH). Questo peptide secreto dall'ipofisi, interagisce con i recettori di membrana, stimola l'attivita’ dell'adenilciclasi e causa in tal modo un aumento dell'AMPc intracellulare, portando all'aumento della formazione di tirosinasi e di melanina. Avrebbe un effetto melanogenico anche il Beta-MSH, il Beta-LPH, FACTH, anche gli estrogeni ed il testosterone hanno un'azione pigmentogena. Hanno un'azione mitogena sui melanociti anche il basic fibroblast growth factor (bFGF) ed i leucotrieni C4 e D4. I raggi ultravioletti, in particolare gli UVA e gli UVB, possono modificare la pigmentazione cutanea in modo diverso da un individuo all'altro e questo costituisce uno dei criteri perla definizione del fototipo. Finora l'attenzione dei ricercatori si e’ soffermata quasi principalmente sul ruolo altamente specializzato svolto dai melanociti nel sistema pigmentario umano e nei meccanismi di richiamo sessuale e di camaleontismo degli animali. Numerose evidenze, pero’, suggeriscono una piu’ ampia attivita’ di secrezione, che va oltre le melanine, e che li pone al centro di un network di controllo in numerosi processi che si verificano nella pelle umana, in stretta interazione cm altre cellule fisse o che si muovono nel contesto della cute. Secondo Slominski et al. (1993) i melanociti sono in grado di secernere diverse citochine (interleuchina 1, -3, -6, -8, fattori di stimolo per i granuloci e macrofagi, TNF alfa, fattori chemiotattici, ecc.) eicosanoidi (leucotriene B4), idrossiderivati dell'acido eicosatetranoico, molecole della matrice extracellulare come fibronectina, laminina, trombospondina e enzimi attivatori del plasminogeno. Secondo i ricercatori questo suggerirebbe che la diversa pigmentazione nelle razze umane potrebbe influenzare differentemente alcune funzioni cutanee e anche il decorso delle malattie. Le Poole et al. (1993) hanno dimostrato inoltre che i melanociti svolgono un attivo ruolo nel sistema immunitario della pelle e che sono in grado di processare direttamente l'antigene e di produrre numerose citochine immunomodulatrici. a melanina puo’ inoltre svolgere la furizione di trasformatore d'energia, assorbendo fotoni, elettroni, onde acustiche, radicali liberi e ROS, rilasciando calore e partecipando cosi’ al processo di termoregolazione cutanea (Hill, 1992). Allo stesso tempo e’ ormai accertato che le melanine sono in grado di legarsi, in maniera reversibile a numerosi farmaci come le catecolamine, la serotonina, l'acetilcolina, le prostglandine, estrogeni, anestetici e antibiotici, influendo cosi’ nella farmacodinamica e farmacocinetica epidermica (Slominski et al. 1993). Esse svolgono infine anche un'azione chelante sui metalli e cosi’ generano radicali OH, una delle piu’ pericolose specie reattive dell'ossigeno. Tutte queste nuove acquisizioni aprono agli scienziati uno scenario intrigante su quello che puo’ significare, al di la’ della funzione fotoprotettiva e pigmentante, il sistema delle melanine, inoltre offrono la possibilita’ di identificare nuovi target (citochine, fattori di crescita, meccanismi di trascluzione) coinvolgenti nel meccanismo della melanogenesi.

DEPIGMENTANTE CON AZIONE MULTIPLA 

La scelta dei cosmetici per le pelli mature deve essere rivolta verso formulazioni efficaci e rispettose della normale funzionalita’ cutanea importante anche la biodisponibilita’ dei principi attivi

E' da diversi anni che il sole e’ considerato uno dei principali fattori di rischio per una pelle sana, giovane e bella. La penetrazione dei suoi raggi fino alle strutture piu’ profonde, responsabili dell'organizzazione tridimensionale del derma, del suo turgore e della sua elasticita’, danneggia le funzioni cellulari inducendo la formazione precoce di rughe, alterazioni della tessitura e disturbi della pigmentazione: le cosiddette macchie solari. Un fenomeno in continuo aumento e la cui insorgenza e’ sempre piu’ precoce, in particolare nella popolazione femminile. I disordini della pigmentazione melanica possono essere classificati in ipermelanosi o ipercromie, che consistono in un aumento della quantita’ di melanina a livello cutaneo, e ipomelanosi in cui si verifica una mancanza di pigmento nella cute che appare piu’ chiara del normale. Sia le ipermelanosi che le ipomelanosi possono essere generalizzate o localizzate. In particolare le ipermelanosi, che corrispondono ad un accumulo melanico o a un disturbo della distribuzione della melanina nella cute, si manifestano clinicamente con un colore piu’ scuro della pelle. A seconda della localizzazione del pigmento si distingue tra ipermelanosi epidermiche, in genere di colore nero o marrone, e dermiche di colore grigio bluastro. Nella valutazione delle alterazioni della pigmentazione risulta utilissimo l'esame con luce di Wood, che accentua il contrasto di colore tra cute sana e cute lesionale e permette di stabilire la profondita’ dell'accumulo del pigmento. Le discromie riconoscono cause genetiche o ambientali, essenso accertato che fattori genetici determinano la migrazione dei melanoblasti dalla cresta neurale alla cute, la loro differenziazione, la morfologia dei melanociti, la struttura dei melanosomi, l'attivita’ enzimatica e il tipo di melanina sintetizzata. Le ipermelanosi epidermiche su base genetica sono le efelidi, le lentiggini, le macchie caffelatte ed il "nevus spilus". Le ipermelanosi dermiche su base genetica comprendono a esempio le macchie mongoliche, nevo di Ota, nevo di Ito, melanosi neurocutanea, e l'incontinenza pigmenti. Esistono poi le ipermelanosi su base metabolica come l'emocromatosi; le forme di origine endocrina che includono la malattia di Addison e il cloasma gravidico; le ipermelanosi da carenze nutrizionali, da agenti fisici, chimici, da farmaci e tumorali. A seguito di diverse direttive Europee, i prodotti depigmentanti non possono piu’ contenere idrochinone e il mondo dermocosinetico e’ in fibrillazione alla ricerca di alternative altrettanto efficaci ma meno pericolose per la salute. La Mipharm, un'azienda farmaceutica che distribuisce solo in farmacia, propone un nuovo approccio con il Siero Depiginentante della linea Mixage, che va preparato fresco dal consumatore aggiungendo al siero attivo, che contiene acido glicolico, vit.E, te’ verde, CM betaglucano e squalano, una monodose di polvere pura di agenti schiarenti quali l'arbutina (2%), l'acido cogico (2%) e l'acido ascorbico (5%). Si sa che la prima inibisce l'attivita’ della tirosinasi poiche’ compete con il substrato naturale per il sito di legame enzimatico, mentre il secondo iru’bi’sce lo stesso enzima chelando gli ioni di rame e riducendo la formazione di acido 5,6 diidrossindol 2 carbossilico. L'acido ascorbico infine inibisce le reazioni ossidative della melanogenesi, riducendo la formazione di intermedi della sintesi di melanina. L'acido glicoli’co (5%) aumenta la velocita’ di rinnovamento delle cellule epiderrniche, accelerando cosi’ l'allontanamento delle aree trattate dei cheratinociti iperpigmentati, sostituiti da cellule contenenti una minor quantita’ di melanina. I risultati clinici ottenuti sulle macchie in termini di tinta e luminosita’ testimoniano una notevole efficacia depigmentante. Il siero ricostituito, mantenuto in frigorifero a 4'C rimane stabile e efficace per almeno tre mesi.





 

 

 

 


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