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NON E' SOLO PIGMENTO
Dott.ssa Alessandra Grassi Specialista in Dermatologia e
Venerologia |
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Siamo abituati a pensare
alla melanina come fattore principale per la colorazione della cute e
dei capelli. Recenti acquisizioni nella conoscenza della biologia del
melanocita e della biochimica della melanogenesi aprono nuovi orizzonti
su altre sue importanti funzioni.
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I melanociti
costituiscono circa il 5% della popolazione cellulare dell'epidermide e
dei follicoli. Il colore della cute normale dipende soprattutto dal tipo
e dalla distribuzione dei pigmenti melanici, e dalla presenza di altre
sostanze come l'emoglobina ed i carotenoidi, che contribuiscono a
determinare il colore del la pelle. Nell'uomo e’ presente una
pigmentazione melanica costituzionale, che rappresenta la quantita’
geneticamente determinata, e una facoltativa che puo’ essere indotta
da vari fattori come l'esposizione solare e cause ormonali.
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La
melanina ha la funzione di proteggere gli strati profondi
dell'epidermide dai raggi UV e di colorare la pelle. Il melanocita e’
la cellula che sintetizza le melanine, ha una forma dendritica, risiede
nello strato basale del l'epidermide, nella guaina esterna della radice
e nel bulbo del pelo, in alcune strutture oculari (uvea, coroide,
retína), nell'orecchio interno e nella leptomeninge. Il precursore del
melanocita e’ il melanoblasto che si differenzia nella cresta neurale
e tra la quarta e l'ottava settimana di vita embrionale migra verso la
cute, dove i melanoblasti si differenziano in melanocití e diventano
capaci di produrre melanosomi. La pigmentazione melanica nella cute
umana e’ un processo duplice che coinvolge sia la produzione di
melanosomi all'interno dei melanociti, chiamata melanogenesi, sia il
trasferimento di questi granuli di pigmento nei cheratinociti epidermici
circostanti. Infatti ciascun melanocita fornisce melanosorni ad un
gruppo di circa 36 cheratinociti con
cui mantiene
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un
contatto funzionale e nell'insierne costituiscono l'unita’ melanica
epidermica. Alcuni melanociti, chiamati melanofori, non sono secretori
in quanto non trasferiscono i propri melanosoni, ma li distribuiscono
dalla zona perinucleare ai dentriti e viceversa. L'intensita’ della
pigmentazione varia a seconda della regione del corpo e della razza,
tuttavia le diversita’ razziali non dipendono da differenze del numero
di unita' epidermo-melaniche ma sono legate a differenze nelle
dimensioni dei melanosomi e nella loro distribuzione.
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Durante la melanogenesi
avviene la sintesi dei componenti del melanosoma, la formazione dei melanosoni,
la loro melanizzazione, il trasferimento dei melanosomi nei cheratinociti
attigui, la degradazione e l'eliminazione della melanina con la desquamazione
dello strato corneo, oppure a livello dermico per via linfatica. Durante il
trasferimento dei melanosomi, l'apice dei dentriti del melanocita viene
invaginato nel citoplasma del cheratinocita e poi decapitato, in modo che i
melanosomi rimangono intrappolati nel cheratinocita.
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Le melanine sono classificate in
due gruppi principali: le eurnelanine sono pigmenti marroni o neri, insolubili
in tutti i solventi, contenenti carbonio, idrogeno ed azoto, e le feomelanine
che sono invece pigmenti gialli, rossi o bruni, solubili in alcali, che
contengono anche lo zolfo. Oggi si ritiene che la distinzione tra eumelanine e
feomelanine sia teorica e che la maggior parte dei pigmenti melanici nei
mammiferi contenga una parte piu’ o meno grande di composti solforati.
Entrambe derivano dalla tirosina, che grazie all'enzima tirosinasi, viene
ossidata a 3,4 -diidrossifenilalanina (DOPA) e poi in DOPA-chinone. A questo
punto la via metaboli’ca si diversifica, le eunelanine si formano per
polimerizzazione ossidativa di 5,6-diidrossiindoli. Nella loro produzione
intervengono altre due proteine, denominate tyrosinase-related proteins (TRP),
in particolare la TRP-1 possiede attivita’ DFHCA-ossidasica, la TRP-2 e’ una
DOPA-cromotautomerasi. La biosinte’si delle feomelanine e dei tricocromi
avviene per aggiunta di sostanze contenenti zolfo (cisteina, glutatione) al
DOPA-chinone. Infatti, oltre alle feomelanine, i peli rossi umani contengono
piccole quantita’ di tricocromi, pigmenti contenenti zolfo e di cui si
conoscono 6 varianti. I geni che influenzano la pigmentazione agiscono
direttamente sul melanocita e/o sul melanoblasto, ma anche indirettamente
tramite i cheratinociti. Questi geni codificano per fattori di trascrizione, per
recettori dotati di attivita’ tirosin-chinasica, per recettori accoppiati a
proteine C e per i ligandi di queste ultime. Altri geni controllano la sintesi
di proteine che sono costitutive dei melanosomi, influenzano il trasporto del
rame e della tirosina ed il trasferimento dei melanosomi.
La pigmentazione melanica e’
influenzata da alcuni ormoni, svolge un ruolo fondamentale l'ormone
melanocito-stimolante (alfa-MSH). Questo peptide secreto dall'ipofisi,
interagisce con i recettori di membrana, stimola l'attivita’ dell'adenilciclasi
e causa in tal modo un aumento dell'AMPc intracellulare, portando all'aumento
della formazione di tirosinasi e di melanina. Avrebbe un effetto melanogenico
anche il Beta-MSH, il Beta-LPH, FACTH, anche gli estrogeni ed il testosterone
hanno un'azione pigmentogena. Hanno un'azione mitogena sui melanociti anche il
basic fibroblast growth factor (bFGF) ed i leucotrieni C4 e D4. I raggi
ultravioletti, in particolare gli UVA e gli UVB, possono modificare la
pigmentazione cutanea in modo diverso da un individuo all'altro e questo
costituisce uno dei criteri perla definizione del fototipo. Finora l'attenzione
dei ricercatori si e’ soffermata quasi principalmente sul ruolo altamente
specializzato svolto dai melanociti nel sistema pigmentario umano e nei
meccanismi di richiamo sessuale e di camaleontismo degli animali. Numerose
evidenze, pero’, suggeriscono una piu’ ampia attivita’ di secrezione, che
va oltre le melanine, e che li pone al centro di un network di controllo in
numerosi processi che si verificano nella pelle umana, in stretta interazione cm
altre cellule fisse o che si muovono nel contesto della cute. Secondo Slominski
et al. (1993) i melanociti sono in grado di secernere diverse citochine (interleuchina
1, -3, -6, -8, fattori di stimolo per i granuloci e macrofagi, TNF alfa, fattori
chemiotattici, ecc.) eicosanoidi (leucotriene B4), idrossiderivati dell'acido
eicosatetranoico, molecole della matrice extracellulare come fibronectina,
laminina, trombospondina e enzimi attivatori del plasminogeno. Secondo i
ricercatori questo suggerirebbe che la diversa pigmentazione nelle razze umane
potrebbe influenzare differentemente alcune funzioni cutanee e anche il decorso
delle malattie. Le Poole et al. (1993) hanno dimostrato inoltre che i melanociti
svolgono un attivo ruolo nel sistema immunitario della pelle e che sono in grado
di processare direttamente l'antigene e di produrre numerose citochine
immunomodulatrici. a melanina puo’ inoltre svolgere la furizione di
trasformatore d'energia, assorbendo fotoni, elettroni, onde acustiche, radicali
liberi e ROS, rilasciando calore e partecipando cosi’ al processo di
termoregolazione cutanea (Hill, 1992). Allo stesso tempo e’ ormai accertato
che le melanine sono in grado di legarsi, in maniera reversibile a numerosi
farmaci come le catecolamine, la serotonina, l'acetilcolina, le prostglandine,
estrogeni, anestetici e antibiotici, influendo cosi’ nella farmacodinamica e
farmacocinetica epidermica (Slominski et al. 1993). Esse svolgono infine anche
un'azione chelante sui metalli e cosi’ generano radicali OH, una delle piu’
pericolose specie reattive dell'ossigeno. Tutte queste nuove acquisizioni aprono
agli scienziati uno scenario intrigante su quello che puo’ significare, al di
la’ della funzione fotoprotettiva e pigmentante, il sistema delle melanine,
inoltre offrono la possibilita’ di identificare nuovi target (citochine,
fattori di crescita, meccanismi di trascluzione) coinvolgenti nel meccanismo
della melanogenesi.
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DEPIGMENTANTE CON AZIONE MULTIPLA
La scelta dei cosmetici per le
pelli mature deve essere rivolta verso formulazioni efficaci e rispettose della
normale funzionalita’ cutanea importante anche la biodisponibilita’ dei
principi attivi
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E' da diversi anni che il sole e’
considerato uno dei principali fattori di rischio per una pelle sana, giovane e
bella. La penetrazione dei suoi raggi fino alle strutture piu’ profonde,
responsabili dell'organizzazione tridimensionale del derma, del suo turgore e
della sua elasticita’, danneggia le funzioni cellulari inducendo la formazione
precoce di rughe, alterazioni della tessitura e disturbi della pigmentazione: le
cosiddette macchie solari. Un fenomeno in continuo aumento e la cui insorgenza e’
sempre piu’ precoce, in particolare nella popolazione femminile. I disordini
della pigmentazione melanica possono essere classificati in ipermelanosi o
ipercromie, che consistono in un aumento della quantita’ di melanina a livello
cutaneo, e ipomelanosi in cui si verifica una mancanza di pigmento nella cute
che appare piu’ chiara del normale. Sia le ipermelanosi che le ipomelanosi
possono essere generalizzate o localizzate. In particolare le ipermelanosi, che
corrispondono ad un accumulo melanico o a un disturbo della distribuzione della
melanina nella cute, si manifestano clinicamente con un colore piu’ scuro
della pelle. A seconda della localizzazione del pigmento si distingue tra
ipermelanosi epidermiche, in genere di colore nero o marrone, e dermiche di
colore grigio bluastro. Nella valutazione delle alterazioni della pigmentazione
risulta utilissimo l'esame con luce di Wood, che accentua il contrasto di colore
tra cute sana e cute lesionale e permette di stabilire la profondita’
dell'accumulo del pigmento. Le discromie riconoscono cause genetiche o
ambientali, essenso accertato che fattori genetici determinano la migrazione dei
melanoblasti dalla cresta neurale alla cute, la loro differenziazione, la
morfologia dei melanociti, la struttura dei melanosomi, l'attivita’ enzimatica
e il tipo di melanina sintetizzata. Le ipermelanosi epidermiche su base genetica
sono le efelidi, le lentiggini, le macchie caffelatte ed il "nevus spilus".
Le ipermelanosi dermiche su base genetica comprendono a esempio le macchie
mongoliche, nevo di Ota, nevo di Ito, melanosi neurocutanea, e l'incontinenza
pigmenti. Esistono poi le ipermelanosi su base metabolica come l'emocromatosi;
le forme di origine endocrina che includono la malattia di Addison e il cloasma
gravidico; le ipermelanosi da carenze nutrizionali, da agenti fisici, chimici,
da farmaci e tumorali. A seguito di diverse direttive Europee, i prodotti
depigmentanti non possono piu’ contenere idrochinone e il mondo
dermocosinetico e’ in fibrillazione alla ricerca di alternative altrettanto
efficaci ma meno pericolose per la salute. La Mipharm, un'azienda
farmaceutica che distribuisce solo in farmacia, propone un nuovo approccio con
il Siero Depiginentante della linea Mixage, che va preparato fresco dal
consumatore aggiungendo al siero attivo, che contiene acido glicolico, vit.E, te’
verde, CM betaglucano e squalano, una monodose di polvere pura di agenti
schiarenti quali l'arbutina (2%), l'acido cogico (2%) e l'acido ascorbico (5%).
Si sa che la prima inibisce l'attivita’ della tirosinasi poiche’ compete con
il substrato naturale per il sito di legame enzimatico, mentre il secondo iru’bi’sce
lo stesso enzima chelando gli ioni di rame e riducendo la formazione di acido
5,6 diidrossindol 2 carbossilico. L'acido ascorbico infine inibisce le reazioni
ossidative della melanogenesi, riducendo la formazione di intermedi della
sintesi di melanina. L'acido glicoli’co (5%) aumenta la velocita’ di
rinnovamento delle cellule epiderrniche, accelerando cosi’ l'allontanamento
delle aree trattate dei cheratinociti iperpigmentati, sostituiti da cellule
contenenti una minor quantita’ di melanina. I risultati clinici ottenuti sulle
macchie in termini di tinta e luminosita’ testimoniano una notevole efficacia
depigmentante. Il siero ricostituito, mantenuto in frigorifero a 4'C rimane
stabile e efficace per almeno tre mesi.
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