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articolo aggiornato il: Sunday 28 March 2010

 

Il pidocchio e' democratico

I treni sotto accusa per la scarsa igiene sono la novita' di quest’anno, ma le cronache parlano anche di epidemie di pediculosi che colpiscono scuole di ogni ceto sociale 

Giorgio J.J. Bartolomucci

La notizia e' stata pubblicata sulle prime pagine di tutti i giornali. Recentemente i viaggiatori di alcuni treni eurostar sono stati infestati da zecche e pidocchi presenti sulle carrozze in cui viaggiavano. Un fatto che fa accapponare la pelle e pensare a condizioni igieniche da paese in via di sviluppo. Sono seguite, come era auspicabile, le scuse della Direzione della Societa' Trenitalia e le necessarie disinfestazioni ma, per quanto possibile, molti hanno preferito fare a meno del treno. Scelta che invece non hanno potuto fare gli studenti che a meta' settembre sono rientrati a scuola con la certezza che almeno un milione e mezzo di loro, durante l’anno scolastico in corso, tornera' a casa con la testa piena di parassiti. I dati non sono frutto della grande psicosi che da qualche tempo accompagna l’inizio di ogni stagione autunnale, ma quanto e' emerso da un recente convegno sulla diffusione della pediculosi tenutosi nella prestigiosa sede del nostro Senato della Repubblica. Perche' il tema ha assunto il carattere dell’emergenza sociale oltre che sanitaria, tanto da essere considerato un’epidemia da affrontare in maniera seria e organizzata. Peraltro i dati presentati nel corso dei lavori fanno capire che non si tratta di un problema unicamente italiano. Se da noi, infatti, si stima che circa il 10% dei bambini in eta' scolare rischia il contagio, oltralpe le chiome di quasi il 49% degli studenti ospitano le uova di questo animaletto che, negli Stati Uniti causa la perdita di oltre quaranta milioni di giorni di scuola e tanta ingiustificata vergogna nelle famiglie che spesso omettono di avvertire le altre mamme e d’informare la scuola. Favorendo cosi' il passaggio, o meglio il salto, del parassita da testa a testa e l’estensione di un fenomeno che e' cosi' antico da essere citato in diversi papiri egizi e nella stessa Bibbia. Ma che l’uomo ha sempre mal sopportato, cercando di prevenirlo e curarlo con il ricorso ai piu' curiosi rimedi naturali, molto spesso, purtroppo, dall’incerta efficacia. O anche, dicono alcuni esperti, utilizzando farmaci e trattamenti che potrebbero aver determinato una sorta di resistenza, alla base dell’attuale ciclica riproposizione dell’epidemia. Che, peraltro, non sarebbe affatto legata a scadenti condizioni igieniche ambientali, come dimostrano gli studi per cui il problema viene regolarmente riscontrato sia nelle scuole pubbliche che private, al nord e al sud del paese, fra le famiglie piu' povere ma anche nelle case dei piu' ricchi. In questo senso, con una certa ironia, si puo' dire che il pidocchio nella scelta della sua dimora si dimostra molto democratico, non facendo alcuna differenza fra ragazzi di citta' o di periferia, capelli corti e lunghi, particolarmente sporchi o ben puliti. 
Ovunque si annidi nel suo mese di vita, infatti, gli serve solo qualche goccia di sangue umano al di', e in cambio la femmina e' in grado di deporre fino a 20 uova al giorno. Le stesse che fino a quando sono a una distanza di circa un centimetro dal cuoio capelluto sono ancora vive, e ben ancorate al capello permettono l’ispezione visiva e la diagnosi certa dell’infestazione. Quali raccomandazioni sono emerse dal recente convegno romano? 

pidocchio Niente di particolarmente nuovo se non una maggiore spinta verso la prevenzione che deve necessariamente passare attraverso una migliore comunicazione e collaborazione fra scuole e famiglie, sulla organizzazione di campagne sanitarie di sensibilizzazione sull’adozione di protocolli di trattamento corretti a base di farmaci efficaci acquistabili in farmacia, se necessario ripetuti fino a tre volte, sull’uso del pettinino a denti stretti che aiuta a eliminare le uova e a fare diagnosi in tutti i componenti della famiglia, e soprattutto sulle misure di prevenzione in grado di evitare la diffusione del contagio tramite abiti, lenzuola e utensili sporchi. 

 



 

 

 


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