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articolo aggiornato il: Tuesday 15 May 2012


esposizione solare

Tante campagne di prevenzione raccomandano di non abusare dell’esposizione ai raggi solari. Seppure in maniera lenta, nuovi concetti stanno penetrando nella nostra opinione pubblica sulla necessita' di un rapporto piu' prudente nei riguardi del sole, che da grande amico dell’uomo puo' diventare causa di problemi anche seri per la cute: dall’invecchiamento precoce al tumore della pelle. Nel tempo pero', i dermatologi hanno identificato una serie di patologie, in cui i raggi solari sono sempre stati considerati non solo un fattore di rischio, ma un vero pericolo per i pazienti. Si tratta di condizioni estreme caratterizzate da una forte fotosensibilita', ovvero una eccessiva reazione in risposta ai raggi ultravioletti che costituiscono la parte piu' ampia dello spettro della luce solare. Le lunghezze d’onda maggiormente implicate sono quelle comprese fra i 320-400 nm (UVA) e i 290-320 nm (UVB). Le fotodermatiti possono avere una eziopatogenesi molto diversa fra loro, alcune sono di natura idiopatica, altre accompagnano disordini genetici ( Bloom’s syndrome, xeroderma pigmentosa) o metabolici (porfiria, pellagra) o si tratta di reazioni di fotoallergia da contatto ( salicilanilidi, esaclorofene, carbanilide, fenotiazinici, sulfamide) o da farmaci assunti per via sistemica ( sulfamidici, fenotiazina, clorobenzodiazepina, griseofulvina, amiodarone, ecc.) in cui intervengono tipiche risposte immunitarie, o di reazioni di fototossicita' (ac. nalidixico, tetracicline, sulfamidici) in cui il danno cellulare e' diretto per azione di una sostanza fotosensibile attivata dalla luce. Ci sono inoltre molte malattie dermatologiche che peggiorano all’esposizione al sole (Darier’s disease, Herpes simplex, Lupus eritematoso, rosacea, vitiligine ecc.) 

esposizione solare fotodermatosi idiopatiche
Rinviamo la trattazione delle fotoallergie, delle fototossicita' e delle altre condizioni a futuri numeri della rivista e occupiamoci in particolare delle condizioni primarie di fotosensibilita', quelle che possono costituire un problema diagnostico e un maggior fastidio per il paziente.

Dermatite polimorfa alla luce
La piu' frequente, secondo alcuni studi epidemiologici, colpisce circa il 10% della popolazione che vive nei climi temperati. E’ una forma idiopatica acuta e ricorrente, causata soprattutto dai raggi UVA (quindi anche dall’esposizione attraverso i vetri), caratterizzata da polimorfismo delle lesioni.

Dermatite polimorfa alla luce
La piu' frequente, secondo alcuni studi epidemiologici, colpisce circa il 10% della popolazione che vive nei climi temperati. E’ una forma idiopatica acuta e ricorrente, causata soprattutto dai raggi UVA (quindi anche dall’esposizione attraverso i vetri), caratterizzata da polimorfismo delle lesioni. L’eta' e' fra i 20-30 anni, le donne ne sono colpite in maniera doppia rispetto agli uomini, e la sintomatologia (macchie eritematose, papule, placche, vescicole, papulo-vescicole) insorge normalmente a primavera-estate, ma puo' anche manifestarsi d’inverno sulla neve, da poche ore a 1-2 giorni dalla prima esposizione al sole. 
esposizione solare
Una volta iniziata persiste fino a due settimane, anche se ci si sottrae alla luce solare. Di regola e' recidivante, e nel corso dell’estate le lesioni si attenuano per un fenomeno non ancora ben chiarito, che gli anglosassoni chiamano hardening e che potrebbe essere dovuto a una maggiore fotoprotezione naturale. Non tutte le zone esposte vengono colpite alla stessa maniera, sedi elettive sono la scollatura, il viso, il collo e gli arti superiori. Una biopsia delle lesioni non e' sempre certa e il quadro istologico puo' confondersi con quello della dermatite atopica. La diagnosi differenziale va fatta con il Lupus Eritematoso, che presenta esami sierologici e immunofluorescenza diretta positiva, o con forme di fotoallergia o fototossicita'. Il fototest dimostra piu' comunemente una sensibilita' agli UVA, meno agli UVB o a una combinazione di entrambi. Molto utili i filtri solari e talvolta la PUVA terapia, mentre nei casi estesi il ricorso ai corticosteroidi puo' essere risolutivo. 

Orticaria solare
E' una condizione rara, caratterizzata daun’eruzione ponfoide, frutto di una reazione allergica causata da due differenti tipi di ipersensibilita': di tipo I , verso un allergene presente solo nei pazienti affetti da questa patologia, e di tipo II, verso una proteina prodotta nella cute di tutti a seguito dell’esposizione alla luce ultravioletta. Compare in tutte le eta', piu' spesso nel sesso femminile, entro pochi minuti dall’esposizione ai raggi UVA, UVB e luce visibile (400-760 nm) o a una loro combinazione. Si conoscono sei tipi diversi di orticaria solare in base alla lunghezza d’onda che le scatena e alla possibilita' di trasferire passivamente questa patologia attraverso il siero del paziente. Aree come la faccia e il dorso delle mani, che pure sono maggiormente esposte al sole, possono essere risparmiate dai pomfi eritematosi , dal prurito e dal bruciore che per anni si ripresentano ogni qualvolta ci si espone. I sintomi , al riparo della luce, regrediscono entro un paio di ore, ma l’eritema puo' persistere piu' a lungo. Talvolta si accompagnano cefalea, nausea, vertigini e malessere e, nei casi piu' gravi, si puo' arrivare fino allo shock anafilattico. Nei bambini la diagnosi differenziale va fatta con la protoporfiria eritropoietica. Utili gli schermi solari; la idrossiclorochina puo' prevenire l’eruzione mentre la PUVA terapia puo' determinare una desensibilizzazione alla luce.

Prurito attinico
E’ una forma ereditaria, sporadica, caratterizzata da una eruzione pruriginosa che insorge prima dei 10 anni, maggiormente nelle bambine. Il decorso negli adulti e' meno severo ma tende a cronicizzarsi. Le papule e le escoriazioni, ricoperte da croste, si manifestano primariamente in zone esposte al sole sebbene la malattia possa estendersi a aree normalmente coperte. Si accentua durante l’estate ma puo' persistere per tutto l’anno. Dopo la fase acuta possono permanere cicatrici lineari. Al fototest si evidenzia principalmente una sensibilita' agli UVA, piu' raramente agli UVB. Questa condizione e' tipica negli indiani del nord-america e tende a risolversi dopo l’adolescenza.

Hydroa vacciniforme di Bazzin
La fotosensibilita' inizia prima dei 10 anni, piu' nei maschi che nelle femmine. Molto rara, ereditaria, le lesioni hanno un aspetto vescicolare ombelicato con fondo bluastro, a contenuto prima chiaro e poi torbido, e compaiono nelle zone fotoesposte, specialmente al volto, naso, guance, orecchie e dorso delle mani. Sono elementi isolati che confluiscono in raggruppamenti di bolle, tendono a essiccarsi e dare croste che cadendo lasciano cicatrici atrofiche caratteristiche. L’andamento e' cronico recidivante con crisi primaverili ed estive. L’evoluzione e' benigna con regressione spontanea verso i vent’anni. Al fototest non si dimostra una sensibilita', tuttavia Sunohara e al. hanno dimostrato che le lesioni possono essere indotte sperimentalmente tramite l’amministrazione continua e ripetitiva di UVA a basso dosaggio. 

Dermatite attinica cronica
La causa e' sconosciuta, colpisce prevalentemente uomini maturi e anziani, e talvolta nella loro storia personale ci sono casi di eczema, dermatite polimorfa alla luce, fotoallergia da farmaci, dermatiti provocate da pollini e fragranze come il muschio o il sandalo. All’inizio sono imputati gli UVA, ma con il tempo, la fotosensibilita' si amplia e coinvolge anche gli UVB. Nella maggior parte delle volte, pero', la malattia inizia de novo, e la pur minima esposizione agli UVB provoca una dermatite a decorso subacuto o cronico, con lesioni a placche lichenificate, che istologicamente mostrano un denso infiltrato leucocitario. Questa forma e' conosciuta anche con il nome di pseudolinfoma reticuloide attinico, perche' puo' simulare un linfoma cutaneo a cellule T . In rari casi si puo' pero' assistere a una trasformazione in un vero linfoma. La malattia e' caratterizzata da manifestazioni estive che pero' non scompaiono in inverno, localizzate nelle zone esposte al sole, sebbene le lesioni possano estendersi a aree coperte, o piu' raramente, evolvere in un eritroderma generalizzato. La diagnosi si accompagna a una grave fotosensibilita' nei riguardi degli UVB, e in molti casi anche agli UVA o alla luce visibile. Nelle prime fasi, il riparo dalla luce solare, gli schermi totali e i corticosteroidi topici possono permettere di fronteggiare la situazione. Successivamente, in caso di aggravamento, bisogna far ricorso anche ai corticosteroidi sistemici.







 

 

 



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