| LUNGHEZZA D'ONDA
di Susan Sauer
Nel corso degli ultimi anni
diversi laser sono stati utilizzati per trattare gli
inestetismi legati a lesioni vascolari superficiali,
incluso l'argon laser, il CO2 , e
il dye-laser, ma i risultati ottenuti, mancando una
specifica selettività per i le pareti dei vasi e i
globuli rossi, non sono stati entusiasmanti.
Successivamente con l'arrivo di un laser la cui lunghezza
d'onda è molto vicina al massimo assorbimento della
ossiemoglobina e selettiva per l'endotelio capillare, si
è visto che anche queste lesioni possono essere
eliminate e l'interesse per la laserterapia nel
trattamento delle teleangectasie della faccia e delle
gambe è enormemente cresciuto. Molti gli studi
presentati durante recenti congressi internazionali, tesi
a comparare i risultati ottenuti con i diversi apparecchi
disponibili sul mercato, e molta incertezza fra gli
operatori che devono orientarsi verso l'acquisto di un
apparecchio il cui costo non permette errori di sorta. I
termini della questione sono pressappoco questi: per le
patologie vascolari tipo le teleangectasie, quale
lunghezza d'onda è preferibile fra quelle disponibili ?
Tutti vi diranno la loro, ed è molto difficile
orientarsi fra studi e ricerche poco comparabili. Abbiamo
allora cercato la risposta da un'autorità internazionale
nel campo della laserterapia, la dott. Tina Alster,
professore di dermatologia alla Georgetown University e
Direttrice del Washington Institute of Dermatologic Laser Surgery, autrice di diversi best-seller sulla matera fra
cui il Manual of Cutanous Laser Techniques.
" Le teleangectasie di piccolo calibro ( fino a 1mm
di diametro, rispondono egregiamente a un trattamento con
il 585 nm pulsed dye laser, così come l'eritema. Il
raggio laser pulsato penetra l'epidermidee i vasi
sanguigni per incenerire le emazie e successivamente
distruggere gli stessi vasi dall'interno. Molti pazienti
possono fare a meno dell'anestesia considerando
sufficiente l'uso di creme anestetiche topiche . La
distruzione del microcircolo ha come conseguenza la
formazione di discromie bluastre simili a lividi sulla
superficie cutanea. La zona trattata dovrebbe essere
coperta da tanti piccoli puntini dalle dimensioni di una
lenticchia, che possono anche essere attaccate uno
all'altro, ma non dovrebbero mai essere sovrapposti
perchè si rischia che in questo caso la guarigione possa
essere insufficiente e si produca un'alterazione
tissutale che può anche evolvere in una cicatrice. I
segni possono essere fonte di prurito per alcune ore e ci
può essere anche un minimo gonfiore e un bruciore che
somiglia a una scottatura solare che scompare nel corso
nel giro di qualche giorno. Ci vogliono unadiecina di
giorni perchè il quadro cutaneo si normalizzi e in
alcuni pazienti può persistere una lieve
iperpigmentazioneche normalmente va via nel corso di un
paio di mesi.
In genere è
sufficiente un solo trattamento tuttavia in quelle aree
cutanee in cui la trama vascolare è molto densa può
essere necessaria una seconda seduta a distanza di 6-8
settimane. Ciò avviene anche per le teleangectasie di
calibro maggiore in cui i vasi possono essere stati solo
danneggiati dal primo trattamento, e in alcuni casi può
essere necessario anche un terzo trattamento per finire
il lavoro. Teleangectasie più grandi, oltre un
millimetro di calibro, sono difficilmente trattabili con
il laser e meglio è ricorrere alla scleroterapia. "
La questione sembrerebbe chiusa, senza appello, ma un
recente studio del Dott. Oscar Hevia, del Cosmetic
Dermatology and Laser Surgery Center di Tallahasse in
Florida sembra non essere d'accordo. In uno studio
randomizzato 15 pazienti che presentavano teleangectasie
lineari di circa 0,5 mm di diametro, sono stati trattati
con un laser con una lunghezza d'onda di 532 nm, per
verificare la comparsa e l'intensità di quei fastidiosi
sintomi locali , provocati dal laser a 585 nm, di cui
parla la dott.ssa Alster e per valutare i risultati
finali dal punto di estetico. Orbene secondo la ricerca
ci sarebbe una differenza statisticamente significativa
nella percezione individuale da parte dei pazienti sia
del gonfiore, che dell'arrossamento e del dolore sia
immediatamente che dopo una settimana. Simili i giudizi
sui risultati estetici ottenuti con entrambe le frequenze
d'onda. Secondo il dott. Hevia, l'azione sui capillari
non dipenderebbe dalla lunghezza d'onda, ma più dalla
durata della pulsazione, che se è di 450 microsec
produce una vasculite con stravaso di globuli rossi e
quindi eritema e lividi, mentre se si limita a 10
microsec sembrerebbe provocare solo una coagulazione
intravasale senza rottura dei vasi. Della stessa opinione
non è il Dott. Robert Adrian che, seppure preferisca il
laser a 532 nm con una pulsazione di 10 msec, ha
realizzato un'indagine istologica su 55 pazienti
dimostrando che la zona trattata presenta trombi di
fibrina ma anche evidenti segni di disintegrazione delle
cellule endoteliali e di scomparsa della parete vasale.
Anzi egli ritiene che in teoria il risultato migliore
potrebbe venire dall'uso di passi e di pulsazioni
multiple, che trasmetterebbero ai tessuti una maggiore
densità di energia. Come annunciato ce ne per tutti i
gusti e per tutte le opinioni. L'unica cosa su cui invece
tutti concordano è che bisogna stare attenti a non
andare troppo in profondità nei tessuti perchè si
rischia di compromettere il processo rigenerativo
cutaneo.
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