|
Richiesto di definire in tre parole i fiori scoperti dal dottor Edward Bach: “strumenti per cambiare” risponde Julian
Barnard, uno tra i massimi esperti mondiali nei rimedi floreali, che aggiunge: “ Le erbe curative ci aiutano a cambiare il nostro modo di sentire, di pensare, il modo stesso di vivere”.
Nato nella valle del Tamigi nel 1947, scuole a Oxford e Londra, da vent’anni Barnard vive a Walterstone lungo il confine con il Galles. La passione per le piante
e' nel DNA della famiglia da sempre in rapporti con gli studiosi inglesi di botanica Henslow e
Hooker. La lettura del libro “The Twelve Healers” di Edward Bach, la successiva collaborazione con Nickie Murray al Bach
Centre, la formazione in floriterapia in Australia con Dorothy Hall portarono Barnard alla creazione del Bach Educational Programme nel 1986 il cui scopo era la diffusione della conoscenza dei rimedi floreali scoperti dal medico inglese Edward Bach negli anni Trenta. Sempre nella seconda
meta' degli anni 80, Barnard ha fondato la societa' “Healing Herbs” che produce essenze floreali distribuite in tutto il mondo. Barnard ha scritto otto libri (dei quali due tradotti in italiano: “Edward
Bach, le opere complete” Macroedizioni, 2002, “Le erbe curative di Edward Bach”, FCE
Natur, 1997), l’ultimo dei quali, “Bach Flower remedies, Form and function”,
e' uscito da poco in Inghilterra per i tipi di Flower Remedy Programme.
Julian Barnard durante una recente visita a Torino dove e' stato ospite dell’associazione “Essere per fiorire” per un seminario al quale hanno partecipato anche numerosi membri dell’A.Gi.Far. (Associazione Giovani Farmacisti),
e' stato intervistato da “La pelle”.
Come agiscono i fiori di Bach? Con un principio simile all’omeopatia? E’ corretto parlare di effetto placebo?
No. L’omeopatia e' tutt’altra cosa, soprattutto perche' l’omeopatia si basa sul principio degli opposti, della
polarita' (positivo-negativo, buono-cattivo). Mi spiego: cio' che origina il problema e si manifesta attraverso certi sintomi
puo' essere preparato omeopaticamente. Faccio un esempio: in omeopatia, si
puo' prendere un veleno e trasformarlo in un rimedio omeopatico. L’approccio maturato dal dottor Edward Bach
e' sostanzialmente diverso: i fiori ci inondano con le loro alte vibrazioni recandoci le loro
positivita', la luce, l’amore e il modello di energia pura che ci aiuta a guarire. In questo modo, la persona che lavora con i fiori ha l’opportunita' non solo di cambiare la sua vita, ma anche di crescere, anzi di avere il potenziale di diventare
piu' se stesso, piu' quello che vorrebbe essere. Certamente piu' felice e forse anche
piu' sano. Perche' i rimedi floreali offrono la possibilita' di far crescere la consapevolezza e la
capacita' di comprensione, cioe' di capire chi siamo e perche' esistiamo. Dunque, non parlerei affatto di effetto placebo. I rimedi floreali agiscono
perche' portano l’impronta dello stato emozionale positivo del quale abbiamo bisogno. Uno si
puo' domandare: qual e' l’aspetto positivo della paura, dell’irritabilita', della perdita della fiducia? In ogni caso, il positivo
e' la luce, l’amore. Ciascuno di noi lo puo' definire come meglio crede; ma, in sostanza,
e' la stessa cosa: e' il permettere a se stessi di amare la vita.
La terapia con i fiori di Bach si puo' abbinare ad altri metodi di cura; per esempio alla medicina allopatica o ai prodotti omeopatici?
Ritengo che i fiori di Bach si possono usare con qualsiasi altra terapia, a meno che il medico che ci ha prescritto l’altra terapia non obbietti. A volte, ci sono medici che dicono: non prendete i rimedi floreali di Bach mentre si sta seguendo una cura omeopatica
perche' i due trattamenti cercano di perseguire lo stesso obiettivo. Personalmente penso che le terapie con i fiori di Bach si possano associare a qualsiasi altra terapia senza timore,
perche' lavorano su livelli differenti.
In linea di massima, quanto puo' durare una terapia con i fiori di Bach?
Se si e' ricettivi e disposti al cambiamento, allora si e' pronti a compiere il passo successivo. In questo caso i rimedi possono aiutare davvero e la risposta
puo' essere istantanea; anche una questione di secondi o minuti. Se si tratta di uno stato cronico, che dura da molti anni, allora il trattamento
puo' forse durare piu' tempo. Invecchiamo e talvolta certi problemi non possono essere risolti completamente con i rimedi floreali. Se uno mi dice: “sto prendendo un rimedio da tre-quattro mesi”, allora per me
e' chiaro che il rimedio non e' quello corretto. L’impatto nell’assunzione dei fiori
e' sentito principalmente a livello emozionale, mentale, nel cuore dove ci si sente diversi, e ci si
puo' sentire diversi, anche in breve tempo.
I fiori di Bach sono oggi di moda. Il medico inglese ha insistito molto sulla “semplicita'” del suo metodo. In
realta' pero' non e' cosi' semplice. Quale ruolo dovrebbe avere il farmacista e chi
e' un buon terapeuta?
Certamente e' un metodo di lavorare assolutamente unico. I rimedi floreali “cominciano” dalla persona stessa. Se si vuole essere un buon terapeuta bisogna partire da se stessi, imparare a conoscersi, analizzando le proprie emozioni e usare i rimedi su di
se'. Quando si sa cosa vuol dire essere arrabbiati, ma anche come superare e risolvere
cio' che scatena la rabbia, la paura, la mancanza di sicurezza o altri stati d’animo, allora si
e' in grado di comprendere cosa provano le persone ed e' possibile aiutarle. Per me, le
qualita' che un buon terapeuta deve avere si possono riassumere cosi': la
capacita' di comprendere l’essere umano e le sue emozioni. Lo stesso vale per il farmacista. Capisco che in una farmacia affollata non c’e' sempre tempo per avere un lungo colloquio con il paziente.
Cio' che e' importante e' avere ben presente che la persona che abbiamo davanti
e' lei stessa l’esperto della sua vita. Lei sola sa cosa prova veramente. Allora domanderei: come si sente, cosa prova e cosa vorrebbe fare per ottenere un cambiamento?
L’empatia, cioe' la capacita' naturale di sintonizzarsi sugli stati d’animo profondi dell’altro,
e' una dote innata, che non si insegna. Cio' detto e sempre che lei concordi, le chiedo: chi
e' un buon terapeuta e com’e' possibile riconoscerlo?
D’accordo, l’empatia non si insegna, ma non ritengo sia necessariamente un dono della natura. L’empatia cresce grazie all’esperienza. Se uno ha avuto dei problemi e ha
sperimentato il dolore, allora ha
piu' chances di sintonizzarsi con gli stati d’animo degli altri, proprio grazie all’esperienza personale.
Come si riconosce un buon terapeuta? Be', non c’e' una risposta unica e semplice. Se uno ha bisogno d’aiuto, non va in giro e chiede a un terapeuta: quanto ne sa del dolore? D’altro canto, sarebbe bizzarro se un terapeuta apponesse sulla targa fuori del proprio studio: esperto in sofferenza, venite da me e la vostra sofferenza
sara' curata. Piu' concretamente, quel che si dovrebbe fare e' osservare il terapeuta e chiedersi se si ha fiducia e si crede in lui. Se la risposta
e' positiva, allora si e' gia' sulla buona strada. Il che vale anche per il terapeuta che sente la fiducia del paziente. Ma se pensate: questo terapeuta non mi piace, eppure ha fior di titoli accademici e specializzazioni e, dunque, deve essere un grande esperto. Ebbene, il mio consiglio
e': seguite il vostro istinto.
Lei produce i rimedi floreali con il marchio “Healing Herbs”. Perche' uno dovrebbe scegliere i suoi prodotti?
Quel che posso garantire e' che le mie essenze floreali sono fatte come originalmente venivano preparate dal dottor
Bach.
Didascalie tratte da “Guarisci te stesso e I dodici guaritori e altri rimedi” di Edward
Bach, Demetra, 2000, 6.71 euro
Impatiens (Impatiens giandulifera)
Per chi vive la solitudine: per le persone rapide nel pensiero e nell’azione, che desiderano che si faccia ogni cosa senza esitazioni
ne' perdita di tempo.
Quando sono malate sono ansiose di guarire il piu' in fretta possibile.
Difficilmente hanno pazienza con chi ha tempi di lavoro piu' lenti, perche' sono convinte che
cio' sia sbagliato e dia adito a spreco di tempo; quindi cercano di vivacizzare in ogni senso le persone
piu' lente di loro.
Spesso preferiscono pensare e lavorare in solitudine, in modo da farlo secondo i propri ritmi.
|