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Con il mandelico progetto volto
L’invecchiamento cutaneo e' un problema complesso che risente di molteplici
cause e concause e prevede un trattamento combinato
Dott. Roberto Pelliccia Medico estetico - Roma
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fattori che concorrono all’invecchiamento cutaneo e quindi all’induzione
del danno della matrice dermica sono multipli. Sicuramente pero' due fra i
maggiori indiziati sono: l’eccesso di radicali liberi e l’azione demolitiva
delle metalloproteine. I primi sono molecole ad alta instabilita' che producono
stress ossidativo, le seconde, invece, sono enzimi capaci di |
 
Prima e dopo una serie di trattamenti con Acido Mandelico |
scindere i legami
peptidici del collagene, dell’elastina e di tutti i componenti amorfi della
matrice extracellulare. Il loro sito attivo contiene zinco. Altro fattore
determinante nel danno da crono e fotoaging e' l’eccesso di ferro che, a
livelli superiori alle capacita' massimali di compensazione, si accumula a
livello tissutale negli spazi extracellulari con conseguente danno e necrosi
cellulare ferro-indotta (sidero-necrosi). Secondo questo schema, l’equilibrio
del trofismo della struttura dermo epidermica e' mantenuto da sostanze capaci di
tenere bloccate le metalloproteinasi, dal bilanciamento dello stress ossidativo
e dalle capacita' d’autodifesa della superficie cutanea. La rottura di questo
equilibrio comporta una serie di reazioni a catena e l’instaurarsi di un ciclo
vizioso che porta alla degenerazione della matrice e alla cui base ha un
processo infiammatorio, che a sua volta produce aumento delle prostaglandine,
dei radicali liberi e delle metalloproteine, con conseguente ulteriore danno
della matrice extracellulare, aumento della fibrillogenesi e quindi fibrosi
tissutale. Tra le tante cause in grado di alterare l’equilibrio del trofismo
della matrice una e' sicuramente il danno fotoindotto provocato dall’azione
dannosa dei raggi UVAed UVB. Sono specialmente i raggi UVA, quelli che riescono
a penetrare per il 30% nella profondita' del derma, a provocare uno stimolo
flogogeno che modificando il su citato equilibrio scatena l’attivazione delle
metalloproteine con l’induzione del danno. Alla luce di tutto cio' e con l’esperienza
maturata in ormai oltre tre anni di studio, ricerca, approfondita ricerca
bibliografica e utilizzazione clinica dell’acido mandelico, si e' pensato di
creare un protocollo antiaging transdermico, in grado di affrontare il problema
del fotoinvecchiamento in modo da andarlo a contrastare proprio negli elementi
che piu' lo caratterizzano e lo provocano. Vale la pena spendere alcune parole
per ricordare che il mandelico, per le sue proprieta', offre al medico la
possibilita' di effettuare un peeling ottenendo una grande compliance da parte
dei pazienti e tanta soddisfazione e tranquillita' da parte dell’operatore.
Come e' noto si tratta un alfaidrossiacido (AHA), che vanta un Pka di 3,41 e
viene estratto per idrolisi dalle mandorle amare: composto da otto atomi di
carbonio, proprio per questa sua caratteristica riesce ad agire in modo soft ed
efficace, senza indurre eritema e senza provocare bruciore durante l’applicazione.
L’acido mandelico, inoltre, ha insite in se' funzioni antibatteriche,
depigmentanti e rigeneranti, comprovate in letteratura da un approfondito lavoro
sperimentale pubblicato da Taylor nel 1999. L’autore ha monitorato per oltre
tre anni 1100 pazienti ottenendo risultati soddisfacenti nel trattamento del
fotoaging, delle pigmentazioni, nel miglioramento della patologia acneica e un’accelerazione
dei processi riparativi della cute danneggiata, come si verifica nel post laser
o nei peeling invasivi. I risultati sono stati ottenuti su tutti i fototipi e
non sono stati limitati dalla stagionalita'. Il protocollo da noi sperimentato,
Mandel for peeling, si basa sull’azione consequenziale di varie sostanze in
sinergia che, dalla fase pre-peeling fino alla terapia domiciliare, agiscono a
tutto campo per migliorare la texture cutanea, il fotoaging e come valido
coadiuvante nel trattamento delle discromie. Tutto e' imperniato sull’azione
dell’acido mandelico e di sostanze con il compito specifico di andare a
bloccare i meccanismi di danneggiamento e a eliminare i fattori inibenti la neo
produzione delle strutture portanti della matrice extracellulare.
Si parte con un pre-peeling, passaggio indispensabile per aprire la strada alle
soluzioni professionali, che sono stabilizzate a un pH inferiore a 1, e
formulate a base di acido mandelico al 50% integrato con acido citrico, acido
fitico, quercitina, proteolitici e chelanti (FDO) nella forma normale e con l’aggiunta
di un ulteriore nuovo chelante acido nella forma potenziata, in grado di ''legare''
ferro e per affinita' rame e zinco.
L’obiettivo di un protocollo peeling cosi' congeniato e' quello di ottimizzare
i parametri e le sostanze in uso nelle singole fasi del peeling e del
trattamento post peeling, agendo con uno stimolo che, pur senza creare un danno
acuto con eritema e bruciore, con conseguenti sequele post peel, favorisca la
ripresa funzionale dell’attivita' fibroblastica. Quest’ultima, a sua volta, e'
favorita sia dalla riduzione dello stress ossidativo a causa delle capacita'
antiossidanti delle sostanze presenti nelle formulazioni usate, sia dal calo dei
metalli, il cui eccesso e' una delle cause dell’aumento dei ROS e dell’inibizione
della sintesi proteica da parte dei fibroblasti. La ripresa dell’attivita'
cellulare e' favorita inoltre dalla presenza di precursori dei componenti della
matrice extracellulare. Il protocollo prevede nella sua completezza l’impiego
di sostanze attive da fornire alla struttura dermo epidermica per agire in
sinergia con il peeling professionale: anti metalloproteinasi - proprio per
contrastare in modo diretto l’azione di danneggiamento delle collagenasi -
elastasi e inoltre Echinacea, Glucosamina, BBI, STI, Polifenoli, precursori,
scelti proprio per una gestione totale del rinnovamento dermico.
In conclusione, il fine ultimo e' intervenire su uno stato di sofferenza gia'
esistente caratterizzato da una inibizione dell’attivita' cellulare dermica, e
questo approccio puo' facilmente integrarsi con le nuove tecniche biostimolanti
e bioristrutturanti iniettive che sfruttano il meccanismo biologico di
attivazione fibroblastica specifica, attivando in modo diretto i CD 44 grazie a
polimeri corti (20-38 monomeri) di acido ialuronico e fornendo un substrato di
aminoacidi precursori degli elementi portanti della matrice dermica. A mio
personale parere, si tratta sicuramente di un notevole passo avanti nei
confronti delle formulazioni fino ad ora usate, un innegabile avanzamento nella
ricerca di un peeling che possa rappresentare un completo protocollo antiaging e
che racchiuda in se i rimedi oggi ritenuti essenziali per il trattamento e la
prevenzione dell’invecchiamento cutaneo. |
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