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articolo aggiornato il: Wednesday 16 June 2010

Chemioesfoliazione con acido piruvico

Gli italiani preferiscono chiamarlo peeling, ma la sostanza non cambia: e' con la chimica che si combattono tanti inestismi cutanei

della Dr.ssa Lucia Cussolotto

Per molti dermatologi e medici estetici il peeling chimico non e' solo una tecnica medica ma una questione artistica. Il termine peeling, e' di origine inglese, deriva dal verbo to peel (sbucciare), cui e' stato aggiunto l’aggettivo chimico, per indicare il ricorso a sostanze di formula e non a mezzi fisico-meccanici. In realta', in italiano si dovrebbe far ricorso alla meno affascinante parola chemioesfoliazione, che meglio, pero', descrive l’applicazione di una o piu' sostanze chimiche esfolianti sulla cute con la conseguente distruzione e successiva rigenerazione di porzioni di epidermide e/o del derma. Qualunque sia il modo in cui si voglia chiamarlo, il peeling chimico e' un trattamento dermatologico molto comune per il miglioramento di specifiche condizioni cutanee quali acne, fotoinvecchiamento, discromie, cheratosi attinica, melasma, rughe e cicatrici superficiali e, come e' noto, consiste nella rimozione delle cellule morte dello strato corneo e rimodellamento della matrice extracellulare con formazione di nuovo collagene, riorganizzazione delle fibre elastiche e rigenerazione di nuova epidermide.
Il peeling puo' essere superficiale, medio o profondo a seconda della natura e della concentrazione (pH) dell’agente esfoliante utilizzato e dal tempo di applicazione sulla cute prima della sua neutralizzazione. Maggiore e' la profondita' di azione del peeling, maggiore sara' il risultato, ma maggiore sara' anche il rischio di complicanze ed esiti indesiderati post-trattamento.
La necessita' di ottenere risultati efficaci con il minor rischio possibile ha determinato la diffusione dei peeling superficiali e la ricerca di trattamenti esfolianti caratterizzati da tempi di recupero piu' brevi rispetto a quelli richiesti nei peeling medio-profondi.
L’equilibrio tra efficacia ed effetti indesiderati rappresenta, quindi, la sfida e l’arte del peeling chimico. 

chemioesfoliazione con acido piruvico
Dessmosomi epiteliali
La ricerca di agenti esfolianti che dimostrassero risultati uguali o migliori dei peeling superficiali classici (alpha-idrossi-acidi, acido salicilico) ma con minori esiti negativi nel periodo post-trattamento rispetto ai peeling medio-profondi, ha suscitato grande interesse nei confronti dell’acido piruvico. L’acido piruvico (CH3-CO-COOH) e' un alpha-cheto-acido (Fig. 1), fisiologicamente in equilibrio con l’acido lattico, l’alpha-idrossi-acido corrispondente. Si tratta di un acido potente grazie alla bassa pKa (2.39) e alle ridotte dimensioni (3 atomi di C) che ne consentono una piu' profonda penetrazione. Inoltre, l’acido piruvico esercita marcati effetti dermatoplastici, cheratolitici, sebostatici e antimicrobici ed e' in grado di stimolare la formazione di collagene e fibre elastiche. Per queste proprieta' particolari, l’acido piruvico e' stato recentemente impiegato come agente peeling medio-superficiale, in concentrazione da 40% a 70%, dimostrandosi efficace e sicuro nel trattamento di fotoinvecchiamento, acne infiammatoria, cicatrici superficiali, iperplasia sebacea, danni attinici e melasma.



 

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