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La mesoterapia L’uso combinato di due sostanze attive ben conosciute ai medici italiani, l-carnitina e teofillina, migliora i risultati ottenuti nel trattamento mesoterapico dell’adiposita' distrettuale Dott.ssa Gloria Trocchi - Dott.
Sergio Maggiori |
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Ruolo della l-carnitina nel trattamento
mesoterapico dell'Adiposita’ Distrettuale Per Adiposita’ Distrettuale (AD) s'intende un eccesso di tessuto adiposo in quei distretti in cui, nel soggetto femminile, il tessuto adiposo e’ normalmente rappresentato come carattere sessuale secondario estrogeno-dipendente e ne caratterizza la silhouette. Questi distretti sono essenzialmente la regione glutea, la regione trocanterica, la radice delle cosce, la regione mediale del ginocchio.L'intervento mesoterapico si propone di ridurre il volume adipocitario e quindi il volume degli eccessi adiposi di questi distretti con l'ausilio anche d'adeguata dietoterapia e attivita’ fisica. La mesoterapia dell'AD consiste nell'indurre una intensa lipolisi a livello locale utilizzando le basi xantiniche e piu’ precisamente la teofillina. |
| Il meccanismo delle varie azioni di questo composto e’ dovuto alla proprieta’ d'inibire la fosfodiesterasi che, come e’ noto, promuove l'inattivazione dell'AMP ciclico. Grazie a questa proprieta’ la teofillina ha anche un'azione lipolitica, infatti l'inibizione della fosfodiesterasi comporta un ritardo dell'inattivazione dell'AMP ciclico e quindi il prolungamento dell'attivita’ idrolitica della lipasi ormonosensibile (HPL) a carico dei trigliceridi adipocitari.A questo punto, affinche’ parte degli FFA non venga risintetizzata a trigliceridi e ricondotta ai depositi anziche’ avviata alla demolizione, e’ necessario fare ricorso all'impiego della l-carnitina, vettore fisiologico, che favorira’ il passaggio degli Acil-CoA attraverso i mitocondri e l'avvio verso la ß-ossidazione. | ![]() |
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Poiche’ la scissione idrolitica dei trigliceridi a opera della teofillina sembra essere estremamente rapida (pochi decimi di secondo) il trattamento intradermico locale con l-carnitina dovrebbe precedere quello con teofillina per assicurare il pronto intervento del carrier fisiologico. Noi preferiamo la somministrazione orale della l-carnitina alla dose di 4 gr. al giorno per tutto il periodo di trattamento con teofillina oppure tre giorni prima e il giorno stesso della seduta di mesoterapia. |
| Per
quanto riguarda i risultati, tenendo conto che si agisce sulla
componente ipertrofica dell'AD, sono soddisfacenti anche se non
definitivi. L'impiego combinato teofillina-l-carnitina non solo ha
contribuito ad aumentare il numero di questi risultati ma sembrerebbe
realizzarli in tempi piu’ rapidi.
IL PROFILO DI UN PRINCIPIO ATTIVO La l-carnitina e’ una molecola identificata nel 1905. Nel tempo la letteratura scientifica su questo principio si e’ molto arricchita e nel 1985 il farmaco e’ stato approvato dalla FDA americana per il trattamento dei deficit primari e secondari di carnitina (1993). Attualmente sono oltre 30 i Paesi in cui il farmaco e’ approvato dai rispettivi Ministeri della Sanita'. Farmacologia e farmacocinetica della l-carnitina La l-carnitina e’ un costituente naturale delle cellule ove svolge un ruolo fondamentale nell'utilizzazione dei substrati lipidici. La l-carnitina e’ l'unico carrier grazie al quale gli acidi grassi a lunga catena possono attraversare la membrana interna mitocondriale e essere avviati verso la beta-ossidazione. L'ossidazione degli acidi grassi riduce l'utilizzazione periferica di glucosio e permette l'ingresso degli acetili (residui della beta-ossidazione) nel ciclo di Krebs, aumentando la disponibilita’ energetica della cellula. Il composto e’ assorbito a livello intestinale con picco ematico alla 3a ora e mantenimento di buoni livelli ematici fino alla 9a ora. Si distribuisce in tutti i tessuti sia muscolari che parenchimali. L'eliminazione avviene per via renale per oltre l'80% in forma immodificata nelle 24 ore. Indicazioni terapeutiche Deficit primari di carnitina caratterizzati da fenotipi quali miopatie con accumulo lipidico, encefalopatia epatica tipo sindrome di Reve's e/o cardiomiopatia dilatativa progressiva. Deficit secondari di carnitina in pazienti con acidurie organiche su base genetica e in pazienti con difetti genetici della beta-ossidazione. Deficit secondari di carnitina in pazienti sottoposti a trattamento emodialitico. Sofferenza metabolica del miocardio ischemico (la somministrazione di l-carnitina in pazienti coronaropatici e’ in modo peculiare in grado di ridurre la produzione miocardia di acido lattico in corso di crisi ischemica. Inoltre nelle fasi precoci dell'infarto acuto del miocardio e’ in grado di aumentare l'escrezione urinaria di acidi grassi che, in tale situazione, risultano accumulati nel miocardio esercitando stimoli aritmogeni. |
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