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articolo aggiornato il: Wednesday 16 June 2010

 

Saper scegliere lo ialuronico

Il racconto di quanto fatto da due colleghi per documentarsi sulle caratteristiche, sui profili di sicurezza e sulla tecnologia usata per realizzare una nuova linea di filler correttivo

dei dott.ri Alessandra Camporese e Carlo Lampignani

Come nasce un filler a base di acido ialuronico? Sono tutti uguali? Offrono la stessa sicurezza d’uso e performance clinica?L’esperienza condivisa con numerosi colleghi e i report clinici ci dicono che in realta' i filler a base di acido ialuronico sono diversi e offrono gradi di soddisfazione e sicurezza differenti. Ma quali sono i parametri per sapere se un materiale e' sicuro e risponde alle esigenze correttive? Prima ancora della performance clinica e' importante avere a disposizione dei dati sulla purezza e caratteristiche chimico-fisiche dei filler, risulta anche determinante sapere dove e chi produce il materiale: conoscere in altre parole se l’azienda produttrice possiede una vera e consolidata esperienza nel campo dei materiali d’impianto e se offre evidenze delle tecnologie impiegate. Ricordiamo innanzitutto che esistono due tipologie ben distinte di filler: gli acidi ialuronici bifasici e quelli monofasici. I primi si presentano in particelle e presentano anche una quantita' variabile di acido ialuronico naturale o debolmente stabilizzato per migliorarne l’iniettabilita'. Entro questa categoria la scelta di una formulazione avviene in base alla grandezza delle particelle. Gli acidi monofasici sono invece materiali omogenei e completamente reticolati, e la scelta fra una formulazione o un’altra dipende dal grado di coesivita' del gel/grado di reticolazione e concentrazione. Tra i filler di questa categoria esaminiamo la linea Jolidermis introdotta recentemente sul mercato e che vanta la tecnologia di ''linearizzazione spaziale''. 
Innanzitutto per comprendere la sicurezza del materiale abbiamo richiesto all’azienda Anteis i dati sulla qualita' del prodotto che ci sono stati forniti dalla societa' svizzera di produzione che qui di seguito riportiamo: il pH e' compreso fra 6,8 e 7,4 (valore di riferimento 6.8-7.6), l’osmolarita' e' di 280-330 mosm (valore di riferimento 200-400), il contenuto proteico e' inferiori a 50ppm (valore di riferimento 1000 ppm) e il contenuto di endotossine e' di 0,5 EU/mL (valore di riferimento 0,5 EU/mL). Tali dati ci consentono di valutare la qualita' e purezza del prodotto, nonche' di escludere il rischio di edemi post-impianto da ascrivere al dermal filler. La performance di un prodotto e' poi determinata dal tipo di tecnologia o dai processi produttivi utilizzati. Partendo dal fatto fondamentale che l’acido ialuronico deve essere di grado farmaceutico ultra purificato, e' noto che in forma naturale l’acido ialuronico e' completamente solubile in acqua, che il suo tempo di dissoluzione dipende anche dal Peso Molecolare e che per aumentarne la durata nel derma - che consenta un effetto correttivo - deve essere sottoposto a reticolazione con agenti chimici. E' risaputo inoltre che la reticolazione puo' essere effettuata in medio alcalino o acido e che la scelta di un medio piuttosto che un altro determina anche la maggiore o minore resistenza alla degradazione del gel. E' quindi interessante scoprire che sebbene le materie prime utilizzate siano quasi sempre le stesse, sono i processi di produzione che determinano l’effettiva performance di un prodotto. Per quanto riguarda la formulazione presa in esame sappiamo che l’acido ialuronico utilizzato presenta un peso molecolare di circa 2,5 milioni di Dalton e che viene reticolato con l’agente chimico meno tossico (BDDE) secondo processi produttivi riconosciuti e approvati, con particolare cura nella fase di linearizzazione e cross-linkaggio. Dopo la purificazione avanzata l’acido ialuronico si presenta in forma di fibre raggomitolate. Grazie a uno ''srotolamento'' delle catene si ottiene una matrice ordinata composta da catene allineate su base tridimensionale, questa fase, denominata ''linearizzazione spaziale'' e' fondamentale per effettuare un cross-linking ottimale delle catene, che avviene in medio alcalino (il medio che assicura una maggiore resistenza alla degradazione) utilizzando i siti carbossilici e idrossilici della molecola, questa modificazione non cambia il carattere polianionico di questo polisaccaride, ma ne diminuisce sensibilmente la miscibilita' all’acqua del gel cosi' ottenuto. La linearizzazione spaziale si traduce quindi in una modalita' di modificazione della molecola che permette di aumentare l’omogeneita' e di controllare meglio l’elasticita' del gel: queste due caratteristiche sono estremamente importanti per evitare la formazione di ''grumi'' e/o la palpabilita'/ visibilita' di cordoncini o bozzetti possibili con altri materiali. L’obiettivo oggi ci sembra raggiunto con questa linea che offre una maggiore e uniforme densita' del gel. La linea, gia' disponibile da alcuni mesi anche in Italia, comprende tre formulazioni che variano in base alla concentrazione e grado di reticolazione: 18mg/ml e bassa reticolazione per le rughe sottili e le cicatrici superficiali, 24 mg/ml per le rughe medie e profonde e per la redifinizione delle labbra, la formulazione 24+ offre invece un grado di reticolazione superiore ed e' indicata per solchi, aumenti volumetrici e redefinizione dei contorni del viso. La siringa ergonomica in vetro offre infine due vantaggi: una migliore stabilita' e conservazione del gel e il fatto che essendo particolarmente corta migliora la maneggevolezza e la precisione correttiva.

 


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