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Il sebo prelevato da superfici
di cute umana esposte al fumo di tabacco rivela un incremento degli
idroperossidi e dei derivati della lipoperossidazione dello squalene. Quindici
minuti di esposizione al fumo di sigaretta bastano a far in modo che il
contenuto in lipoperossidi del sebo, misurato a distanza di 24 ore, risulti piu' che raddoppiato. Queste manifestazioni di riducono di
intensita' mediante
il pre-trattamento con antiossidanti.
• ipossia tessutale:
valutazioni di flussimetria
laser-doppler mostrano che l’inalazione di una sola sigaretta riduce,
transitoriamente, di circa un terzo l’irrorazione superficiale. Il fenomeno e'
dovuto allo stimolo, sul sistema nervoso simpatico, esercitato dalla
nicotina ed e' piu' pronunciato e duraturo nei fumatori abituali, che, in tal
modo, dimostrano che anche i meccanismi di recupero vengono compromessi. Nel
topo e nel criceto, la sopravvivenza di lembi cutanei peduncolati si riduce,
se all’animale viene fatto respirare fumo di tabacco. Oltre alla
vasocostrizione, fattori che condizionano l’ipossia dei tessuti sono la
quota di emoglobina "bloccata" dal monossido di carbonio e la
ridotta ventilazione alveolare, conseguente alle broncopneumopatie croniche
del fumatore.
• disidratazione epidermica:
la xerosi e l’irritabilita'
dell’epidermide dei tabagismi vanno, probabilmente, ascritte alle
alterazioni ossidative che coinvolgono anche i lipidi intercorneocitari, nei
quali puo' realizzarsi la stessa carenza di acidi grassi poli-insaturi
riscontrabile a livello sistemico. Un’alterata cinetica cheratinocitaria, puo' essere provocata dalla riduzione dell’attivita' locale dei
retinoidi,
inattivati dal benzopirene. Un altro possibile meccanismo consiste nella
down-regulation da sovrastimolazione dei recettori colinergici di tipo
nicotinico presenti sui cheratinociti. A determinare la sensibile contrazione
volumetrica cui i cheratinociti dello strato granuloso vanno incontro,
trasformandosi in corneociti, concorre l’estrusione di ampie porzioni di
citoplasma; queste si proiettano in tozze protrusioni protoplasmatiche, poi si
distaccano dal corpo cellulare, sotto forma di massarelle che rapidamente si
dissolvono in detriti. Il fenomeno, che assume il significato di una
secrezione apocrino-simile, affine a quella dei sebociti, presenta analogie
anche con la formazione dei corpi apoptotici, ossia la frammentazione subita
dagli elementi che incorrono nella morte cellulare programmata. L’attivita'
"secretiva" e' stimolata dall’acetilcolina che i cheratinociti
producono e che, in maniera autocrina, stimola sulle stesse cellule, recettori
di tipo sia nicotinico che muscarinico. Il materiale estruso, oltre a
raccogliersi negli spazi intercorneocitari, ancor prima che vi pervenga l’NMF
originato dall’idrolisi della filaggrina, potrebbe retrodiffondere verso lo
strato malpighiano; qui i soluti a basso peso molecolare, formando una sorta
di "NMF interno", servirebbero a richiamare acqua dal derma
sottostante e a riequilibrate il gradiente osmotico tra gli strati epidermici
profondi e quelli superficiali, evitando che, verso questi ultimi, l’NMF
"esterno" richiami un eccessivo flusso di liquidi endogeni. Nei
tabagisti si realizza una iperstimolazione dei recettori nicotinici
cheratinocitari che conduce a una loro desensibilizzazione: la conseguente
riduzione della estrusione di materiale citoplasmatico da parte delle cellule
del granuloso ha come effetto una carenza di questo NMF interno, il che
provoca riduzione del turgore, secchezza cutanea e rugosita'.
• degrado della matrice connettivale:
per la smoker’s
face, come per il photoaging, le piu' recenti teorie patogenetiche tendono a
mettere in risalto il ruolo assunto dalla diretta compromissione della matrice
dermica. Tra i meccanismi ipotizzabili vi sono:
a) l’incremento del cross-link del collagene, dovuto all’acetaldeide,
che si libera dalla combustione del tabacco
b) la ridotta sintesi del collagene, attribuita agli
effetti della nicotina
c) la denaturazione ossidativa dell’elastina da parte
dell’ossido nitrico. Prove in vitro hanno dimostrato che il tessuto elastico
(a esempio, quello della parete aortica) subisce gravi alterazioni, in seguito
al legame non enzimatico dei nitrati sui residui di tirosina, conseguente all’azione
dell’ossido nitrico e del suo derivato, perossinitrito, sostanze fortemente
ossidanti (RNS, specie reattive dell’azoto). Il dato puo' dare una
spiegazione patogenetica dell’associazione tra le lesioni aneurismatiche dei
grandi vasi, l’enfisema polmonare e il degrado cutaneo. Un ruolo altrettanto
importante ricade sull’esaltata azione delle elastasi dei neutrofili,
ampiamente dimostrata nell’evoluzione dell’enfisema centrolobulare.
Osservazioni su cute psoriasica hanno evidenziato l’attivazione funzionale
dei polimorfonucleati neutrofili nei tabagisti. e' stato, altresi', accertato
che il fumo induce liberazione di IL-8, fattore chemiotattico specifico per
questa categoria di leucociti, la cui diapedesi tessutale puo' essere causa di
una progressiva distruzione della matrice
d) ricercatori dell’universita' giapponese di Nagoya,
hanno sciolto in soluzione i componenti del fumo, e facendo gorgogliare, in un
tampone salino, i gas liberati dalla combustione del tabacco hanno scoperto
che questi estratti solubili possono indurre, in colture di fibroblasti, un
aumento del rilascio di metalloproteinasi. Addizionando tale preparato al
terreno di coltura (25 ml/ml), si e' riscontrato un aumento, pari al 110%,
nell’espressione del mRNA relativo alla MMP-1 (collagenasi) e alla MMP-3 (stromelisina).
Test immunoenzimatici hanno confermato la sintesi di tali proteine. I
risultati sono apparsi sovrapponibili a quelli prodotti da irraggiamento delle
cellule con UVA (30 J/cm2) e la somiglianza tra le due risposte e' resa ancora
maggiore dal fatto che entrambe sono inibite dall’impiego di antiossidanti.
Come nel caso degli UVA, anche gli estratti di tabacco potrebbero, quindi,
avviare una catena di trasmissione del segnale che inizia con fenomeni di tipo
ossidativo. Ambedue gli stimoli non hanno provocato elevazione dei livelli
degli inibitori delle MMP (TIMP 1, 2, 3 e 4). Similmente all’irraggiamento
attinico, gli estratti di fumo realizzano, contemporaneamente, una riduzione
della sintesi di collagene, testimoniata, dai ricercatori giapponesi, sia
mediante determinazione, con metodo western-blot, del procollagene tipo I e
III nel sopranatante, sia attraverso la misura dell’incorporazione di
prolina triziata nella matrice extracellulare. L’ipotesi di un ruolo delle
MMP nella patogenesi della smoker’s face ha ricevuto ulteriori conferme. L’impiego
di metodiche PCR ha consentito, infatti, di accertare che l’espressione del
mRNA della MMP-1 nel derma delle regioni non fotoesposte e' maggiore nei
fumatori . Il fumo, in conclusione, potrebbe esercitare i suoi devastanti
effetti sulla cute, inducendo un totale squilibrio nell’organizzazione della
matrice dermica, posta in essere, da un lato attraverso le MMP, che sono in
grado di idrolizzare tutte le componenti polipeptidiche, dall’altro,
mediante un’alterata sintesi da parte dei fibroblasti. La condivisione della
via effettrice finale, costituita dall’attivazione delle MMP, giustifica
talune affinita' cliniche con il danno fotoindotto e da' ragione anche dell’effetto
sinergico tra le due forme di aggressione. Diversa comunque la capacita' degli
UV, non ancora dimostrata nel tabagismo, di indurre una tumultuosa e
disordinata sintesi di elastina.
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