Sei nella rivista www.lapelle.it nella sessione pediatria
articolo aggiornato il: Friday 07 August 2009

cerca nel portale http://www.lapelle.it


Dermatite atopica e asma

I bambini atopici hanno un elevato rischio di sviluppare asma. Per gentile concessione dell’Editore e degli Autori, Luisa Businco e Paolo Meglio, pubblichiamo alcuni stralci da due capitoli sulla prevenzione dell’asma tratti da un interessante manuale che presenta anche i risultati di un esteso studio clinico.

 

Negli ultimi 30 anni l’asma bronchiale ha subito un incremento progressivo in prevalenza e morbilita’, tale da rendere imperativa una riflessioni sulle ragioni di tale fenomeno e sulle possibili strategie di intervento preventivo. Questa patologia, infatti, sembra interessare in modo prevalente le popolazioni occidentali rispetto alle orientali e quelle urbane rispetto a quelle rurali, rendendo piuttosto evidente un possibile legame eziopatogenetico tra variabili ambientali e socioeconomiche della malattia.
L’importanza dei fattori genetici, piu’ volte enfatizzata, non sembra particolarmente correlata alle variazioni in prevalenza dell’asma; infatti, un cambiamento significativo del patrimonio genetico di una popolazione necessita di tempi ben piu’ lunghi per manifestarsi in modo tanto evidente dal punto di vista fenotipico. A maggior ragione, quindi, sono i fattori ambientali quelli maggiormente imputabili di un incremento della patologia e quelli che devono costituire il maggior campo d’azione in ambito preventivo. 

dermatite atopica e  asma

Esposizione allergenica e sensibilizzazione - sviluppo di iperreattivita’ bronchiale

Diversi studi indicano ormai con certezza, che la primissima infanzia rappresenta un periodo critico in cui l’esposizione allergenica puo’ influenzare in modo significativo lo sviluppo di sensibilizzazione allergica negli anni successivi. Particolarmente importante e’ l’esposizione agli allergeni perenni principali responsabili dell’aumento di prevalenza di asma, ed effettivamente il piu’ importante fattore di rischio per lo sviluppo della malattia resta l’esposizione all’acaro della polvere....

Benche’ esista, in generale, una correlazione dose-risposta tra esposizione all’allergene della polvere (Der p1) e sviluppo di sensibilita’, in realta’ la risposta individuale e’ molto variabile e il livello critico di esposizione di 2 mcg di Der p per grammo di polvere, piu’ volte suggerito per lo sviluppo di sensibilita’, non sembra valido per ogni clima e latitudine e, effettivamente, e’ stata dimostrata la possibilita’ si sensibilizzazione anche a concentrazioni di Der p molto basse. Analogamente, in un gruppo di soggetti con livelli di IgE simili, alcuni manifestano sintomi solo in caso di esposizione a alti livelli di allergene, mentre altri richiedono una stimolazione molto bassa per manifestare broncospasmo. In altre parole, il livello di allergene necessario per indurre sensibilizzazione, modulare la reattivita’ bronchiale e scatenare una risposta clinica e’ molto variabile e difficilmente quantificabile. 
La correlazione tra questi fattori, comunque, esiste e e’ positiva, e puo’ essere dimostrata per gli acari della polvere, come per l’Alternaria, i pollini e gli epiteli animali. Al contrario, la caduta nell’esposizione ad uno specifico allergene si accompagna ad una riduzione della reattivita’ bronchiale: cio’ puo’ essere dimostrato con le variazioni stagionali degli allergeni macroambientali e qualora delle efficaci manovre di prevenzione ambientale siano introdotte in ambito domestico. La protezione dell’esposizione allergenica mediante opportune misure di profilassi sembra, quindi, essere uno dei fattori principalmente coinvolti nella possibilita’ di prevenzione dei sintomi nei soggetti geneticamente predisposti all’atopia 

Conclusioni

Anche se non vi sono dati conclusivi riguardanti la possibilita’ di prevenzione primaria e secondaria dell’asma vi e’ ampia documentazione circa l’efficacia della profilassi ambientale nei soggetti sensibili e sintomatici. Per tale motivo la profilassi ambientale non va vista nell’asmatico sintomatico come un blando corollario, ma piuttosto, come uno dei cardini della strategia terapeutica e come il primo provvedimento antinfiammatorio da adottare. E’ noto, infatti, che l’esposizione ad allergeni induce non solo infiammazione ed iperreativita’ delle vie aeree, ma anche una ridotta risposta ai beta2-agonisti per "down regulation" del beta2-recettore e una minore risposta alla terapia corticosteroidea per una riduzione del legame del farmaco con il suo recettore. Tutti questi fenomeni sono ridotti, e in parte superati, con un’attenta e continua riduzione dell’esposizione agli allergeni. La possibilita’ di incidere sulla prevalenza dell’asma e di indurre una variazione di tendenza si potra’ realizzare solamente quando i provvedimenti preventivi saranno estesi alla popolazione in generale e non suggeriti solo ai soggetti a rischio. Infatti, anche se i figli di soggetti atopici hanno maggiori probabilita’ di sviluppare malattia rispetto ai figli di soggetti non affetti, in senso assoluto il maggior numero degli atopici nasce da soggetti sani. E’ stato infatti calcolato che solo il 2-3% dei matrimoni avviene tra soggetti entrambi atopici mentre piu’ dell’80% si verifica tra genitori sani. I primi presentano il rischio di trasmettere la malattia al 60-70% dei figli, i secondi al 10-15%, ma in termini assoluti quest’ultimo 10-15% rappresenta un numero piu’ grande. Si dovranno pertanto elaborare misure di profilassi semplici, poco costose e accettabili non solo dai soggetti malati, ma anche da quelli sani in analogia a quanto e’ consigliato per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Prevenzione Farmacologica dell’asma e risultati dello studio ETAC

La forte predisposizione atopica dei bambini affetti da DA e, quindi, la loro capacita’ di sensibilizzarsi a numerosi allergeni ambientali, rende molto spesso difficile, se non impossibile, una prevenzione primaria dell’asma che sia basata su appropriati controlli ambientali finalizzati a ridurre l’esposizione allergenica. D’altronde, a causa della peculiarita’ dello stato atopico che permette la sensibilizzazione, vale a dire la produzione di IgE specifiche, in seguito a esposizione a quantita’ anche minute (dell’ordine di qualche microgrammo o, talvolta, meno) a allergeni ambientali, rappresenta un ulteriore fattore limitante la possibilita’ di una prevenzione primaria della sensibilizzazione allergica. Non vi e’ dubbio, quindi, che la prevenzione farmacologica potrebbe rappresentare l’unica via da seguire in questi casi. Due studi preliminari, eseguiti in un campione ridotto di bambini affetti da DA e in un altro campione di neonati figli di genitori allergici trattati con Chetotifine, hanno dato risultati molto incoraggianti per quanto riguarda la prevenzione primaria dell’asma . E’ noto che nell’asma l’infiammazione allergica delle vie respiratorie e’ caratterizzata dal richiamo di molte cellule infiammatorie, tra cui gli eosinofili, con una "up-regulation" dell’ICAM-1 sull’epitelio respiratorio e sull’endotelio. La Cetirizina e’ un potente e selettivo farmaco antistaminico che e’ stato usato sia nei bambini e sia negli adulti. Studi recenti indicano che la Cetirizina e’ in grado di inibire l’espressione dell’ICAM-1 nella mucosa nasale e congiuntivale durante l’infiammazione allergica e, inoltre, e’ in grado di ridurre il richiamo degli eosinofili nella mucosa nasale, nella pelle, nella congiuntiva e nelle vie respiratorie.
Pertanto, questo farmaco possiede delle caratteristiche anti-allergiche, ma anche anti-infiammatorie, molto interessanti e per questo motivo e’ stato progettato il protocollo ETAC (Early Treatment Atopic Child). Lo studio ETAC ha caratteristiche uniche perche’ coinvolge una larga coorte di bambini provenienti da 12 nazioni europee e dal Canada. Il suo scopo e’ stato quello di studiare la possibile efficacia preventiva della Cetirizina sulla comparsa di asma in bambini con DA. Per questo sono stati arruolati 817 bambini che sono stati trattati, in doppio cieco contro placebo, per 18 mesi con Cetirizina alla dose di 0,25 mg/Kg/die.
I criteri di inclusione sono stati: bambini con DA senza storia di asma, di eta’ inferiore ai 2 anni e con almeno un genitore allergico.
Durante i 18 mesi dello studio i bambini sono stati attentamente seguiti non solo per quanto riguarda la comparsa di asma, ma anche per l’andamento della DA e per una serie di parametri (ECG, esami ematochimici) atti a valutare la sicurezza del farmaco. I risultati di questo lavoro indicano che i bambini con DA che all’inizio dello studio avevano IgE totali elevate e IgE specifiche verso allergeni inalanti e che avevano assunto Cetirizina presentavano un rischio significativamente inferiore di sviluppare asma rispetto ai bambini con le stesse caratteristiche cliniche, ma che avevano ricevuto il placebo  Un altro dato interessante che emerge da questo studio e’ che non esistevano differenze significative per quanto riguarda gli eventi avversi nel gruppo di bambini trattati con Cetirizina o in quelli trattati con placebo. Inoltre, bambini che avevano ricevuto Cetirizina presentavano una prevalenza di orticaria significativamente inferiore rispetto ai bambini che avevano ricevuto placebo. Lo studio, infine, ha dimostrato in modo evidente la sicurezza del farmaco: infatti, non e’ stata osservata nessuna differenza significativa fra il gruppo trattato con Cetirizina e quello che ha ricevuto placebo per tutta una serie di parametri inclusi i test di funzionalita’ epatica, l’ECG e lo sviluppo psicomotorio. In conclusione lo studio ETAC indica una nuova strada per la prevenzione primaria dell’asma nei bambini con DA e sensibilizzati precocemente ad allergeni inalanti. Questi risultati interessanti, unitamente alla sicurezza del farmaco, documentata su una popolazione così vasta, fa proporre la Cetirizina come strumento di primo intervento per la prevenzione dello sviluppo di asma in bambini con DA gia’ sensibilizzati ad allergeni inalanti.

  Conclusioni

La DA rappresenta un problema clinico che frequentemente si pone al Pediatra, al Dermatologo e all’Allergologo. Le difficolta’ terapeutiche, ma soprattutto di "allevamento" dei bambini affetti da DA, sono tuttora molto diffuse, nonostante i notevoli progressi delle conoscenze circa la patogenesi di quest’affezione. Non v’e’ dubbio che la componente allergica, sia verso sostanze alimentari e sia verso sostanze inalanti, rende questa malattia molto simile all’asma. Tale similitudine fa sì che la cute dei bambini affetti sviluppi gradualmente uno stato di ipereccitabilita’, per cui i fattori capaci di mantenere la malattia, o comunque di aggravarla, si sommano nel tempo e, talvolta, sono di difficile controllo.
La comparsa di asma in questi bambini rappresenta un ulteriore fattore di complicazione che deve essere tenuto presente dal medico o dallo specialista che assume il difficile compito di assistere un bambino con DA. Non vi e’ dubbio che la strategia di prevenzione ambientale, intesa a ridurre sia l’esposizione a allergeni e sia la riduzione dei fattori irritanti che possono predisporre o aggravare lo stato asmatico, debba essere attuata nella maniera piu’ efficace possibile. Tuttavia, data la difficolta’ di ottenere una prevenzione completa, la strategia farmacologica preventiva rappresenta uno strumento terapeutico utile, oggi a disposizione dello specialista.
Tra i farmaci, con proprieta’ preventiva, la Cetirizina rappresenta certamente, sia per la sua sicurezza, come dimostrato dallo studio ETAC, e sia per la maneggevolezza di somministrazione, uno strumento terapeutico di prima scelta nei bambini con DA e sensibilizzati a allergeni inalanti






 
 

 


|Home| |Torna indietro| |richiedi l'articolo| |chiedi al medico|
www.lapelle.it
Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la duplicazione degli articoli anche parziale 
senza espressa autorizzazione dell'editore