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Fotoprotezione sicura
I dati epidemiologici degli ultimi tre decenni relativi
al Regno Unito hanno mostrato un raddoppio dell'incidenza del cancro cutaneo
ogni 10 anni; nel solo 1997 sono stati diagnosticati 40.000 nuovi casi.
L. Celleno - M.L. Cappuccilli -
Istituto Clinica Dermatologica Centro Ricerche Cosmetologiche
Università Cattolica del Sacro Cuore Roma Per quanto
riguarda gli Stati Uniti, uno studio analogo condotto dall'American Cancer
Society all'inizio del 1998 prevedeva che nel corso dell'anno sarebbero stati
diagnosticati nell'intera nazione circa 1.000.000 di casi di tumore cutaneo, di
cui circa 950.000 tra carcinomi basocellulari ed epiteliomi spinocellulari (non-melanorni)
e 40.000 melanomi, con un indice di mortalità del 10%.
Nell'ottica di un corretto regime di esposizione, i prodotti solari
rappresentano uno dei pochi strumenti attualmente a disposizione dei consumatori
per evitare che la loro pelle sia colpita da un eccesso di radiazioni dannose,
molti studi confermano, infatti, come essi rappresentino una valida difesa nei
confronti dei principali fenomeni fotoindotti.
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Un
corretto impiego di filtri solari sarebbe, infatti, in grado di
prevenire non solo la semplice scottatura o l'eritema, ma anche gli
effetti più gravi derivanti dalla fotoesposizione, quali il
danneggiamento dei vasi sanguigni, la compromissione del sistema
immunitario, il fotoinvecchiamento, le mutazioni del DNA cromosomico.
Affinchè il consumatore abbia un'informazione valida e pertinente
l'etichetta del prodotto dovrebbe riportare non solo FSPF (Sun
Protecting Factor), parametro usato finora per determinare l'efficacia
dei prodotti solari nella prevenzione dell'eritema (quindi
essenzialmente nei confronti delle radiazioni UVB), ma anche un numero
che renda conto dell'efficacia filtrante del prodotto sulle radiazioni
UVA (UVA Protecting Factor o UVA-PR). |
Al
momento non esistono metodi universalmente accettati e standardizzati
per la determinazione del fattore di protezione per gli UVA. Cosi come
il calcolo dell'SPF per i filtri UVI3 si basa sul confronto della MED
(Minima Dose Eritematogena) tra la pelle protetta e la pelle non
protetta da filtro, anche per la valutazione dell'UVA-PF si rende
necessaria l'individuazione di risposte cutanee misurabili
specificamente indotte dagli UVA.
Una metodica molto utilizzata si basa sull'osservazione di un fenomeno
detto "pigmentazione immediata"; esso consiste
nell'assorbimento della radiazione UVA dalla pelle con produzione, dopo
l'esposizione, di un colore bruno conseguente ad una fotossidazione in
presenza di ossigeno e di UVA.
Tuttavia, nel passato i prodotti solari erano formulati principalmente
con filtri antí-UVB, perché queste radiazioni più energiche erano
ritenute le uniche responsabili dell’eritema solare e dei danni a
lungo termine del sole, per lungo tempo, minor attenzione è stata
riservata da parte della ricerca scientifica e delle aziende produttrici
al ruolo delle altre componenti dello spettro solare a maggiore
lunghezza d'onda, considerate come pressoché innocue.
Il valore numerico dell'UVA-PF viene calcolato in maniera analoga all'SPE
cioè dal rapporto tra la dose di UVA necessaria per indurre una minima
pigmentazione su pelle protetta da filtro e pelle non protetta. Parlando
di fotoprotezione, non si deve oggi trascurare una seconda possibilità
di prevenire gli effetti negativi della radiazione solare sulla nostra
pelle.
La ricerca scientifica negli ultimi anni ha evidenziato come, invece, i
rischi connessi con queste radiazioni meno energiche, in particolare gli
UVA, non si limitano al solo invecchiamento dermico.
Oggi, il ruolo degli UVA nella fotocarcinogenesi non può essere più
sottovalutato; secondo alcuni scienziati, il preoccupante aumento
dell'incidenza del cancro cutaneo degli ultimi anni è spiegabile solo
parzialmente con l'estensione del buco dell'ozono: paradossalmente, una
causa indiretta nella complessa patogenesi di tale forma tumorale
potrebbe essere proprio l'uso/"abuso" di solari
specifici per i soli raggi UVB, perché permettono tempi di esposizione
più lunghi senza l'allarme fisiologico costituito dalla scottatura e
dall'eritema consentendo ad elevate dosi di UVA di raggiungere la pelle.
Le componenti dello spettro solare a maggiore lunghezza d'onda non
possono essere considerate, dunque, come innocue; l'equazione
"minor energia = minor danno" è sicuramente valida su cellule
in coltura, ma non si può estrapolare per le normali condizioni di
esposizione solare. Gli UVA, ad esempio, pur mostrando in laboratorio
una capacità di indurre mutazioni nel DNA cellulare di diversi ordini
di grandezza inferiore rispetto agli UVB, sono altrettanto temibili per
la pelle degli esseri umani perché costituiscono circa il 90%
dell'energia solare totale, non sono schermati dallo strato di ozono e
sono più penetranti degli UVB.
I prodotti solari ad ampio spettro, con una formulazione che preveda
l'inserimento di filtri UVA accanto ai filtri UVB rappresentano quindi
un'evoluzione fondamentale per ridurre i rischi derivanti dalla
fotoesposizione; tuttavia, da ciò si impone anche la necessità di un
metodo esatto per il calcolo del fattore di protezione relativo agli
UVA.Infatti, sempre più spesso, i ricercatori che si occupano di
fotodermatologia mettono attualmente in risalto, accanto alla
fotoprotezione classica operata con i prodotti antisolari, il ruolo
fondamentale che hanno le sostanze antiradicali che introdotte con
l'alimentazione. Bisogna ricordare che le radiazioni solari determinano
pressocché tutti i danni ai nostri tessuti per mezzo
delle modificazioni indotte dai radicali liberi sulle normali
sostanze (molecole e atomi) che compongono le cellule della nostra
pelle.
Quando i raggi ultravioletti (principalmente) colpiscono una cellula
cutanea, alcune molecole si trasformano, infatti, in specie altamente
reattive denominate radicali liberi. Queste, a loro volta, reagiscono
con altre sostanze normali alterandone la funzione e dando origine a
composti anche tossici. Se da un lato è allora importante diminuire,
grazie all'impiego dei prodotti schermanti, il numero dei radicali
liberi che si formano nella nostra pelle dopo l'esposizione solare,
d'altro canto è necessario fornire alla cute un maggior apporto di
sostanze in grado di neutralizzare quei radicali liberi che comunque si
possono formare dopo la fotoesposizione. Sostanze come il betacarotene,
la vitamina E, alcuni particolari aminoacidi, sostanze minerali vengono,
infatti, oggi prescritte dal Dermatologo per garantire al paziente una
più efficace fotoprotezione e, sempre di più, nei moderni prodotti
antisolari, sostanze ad attività antiradicalica vengono aggiunte alle
altre sostanze schermanti e filtranti per dare direttamente alla pelle
questa ulteriore protezione.
In conclusione, ancora molto deve essere fatto sia dagli scienziati per
completare la loro conoscenza sulla fotobiologia ed affinare le prove di
valutazione sulla sicurezza e sull'efficacia degli antisolari, sia
dall'industria cosmetica per realizzare prodotti sempre più
soddisfacenti le esigenze dei consumatori, che permettano non solo di
esporsi al sole senza il pericolo della scottatura e dell'eritema, ma
con la garanzia di una reale protezione nei confronti dell'insorgenza
dei tumori cutanei. |
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