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articolo aggiornato il: Friday 07 August 2009

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Fotoprotezione sicura

I dati epidemiologici degli ultimi tre decenni relativi al Regno Unito hanno mostrato un raddoppio dell'incidenza del cancro cutaneo ogni 10 anni; nel solo 1997 sono stati diagnosticati 40.000 nuovi casi.

L. Celleno - M.L. Cappuccilli - Istituto Clinica Dermatologica Centro Ricerche Cosmetologiche Università Cattolica del Sacro Cuore Roma

 Per quanto riguarda gli Stati Uniti, uno studio analogo condotto dall'American Cancer Society all'inizio del 1998 prevedeva che nel corso dell'anno sarebbero stati diagnosticati nell'intera nazione circa 1.000.000 di casi di tumore cutaneo, di cui circa 950.000 tra carcinomi basocellulari ed epiteliomi spinocellulari (non-melanorni) e 40.000 melanomi, con un indice di mortalità del 10%.
Nell'ottica di un corretto regime di esposizione, i prodotti solari rappresentano uno dei pochi strumenti attualmente a disposizione dei consumatori per evitare che la loro pelle sia colpita da un eccesso di radiazioni dannose, molti studi confermano, infatti, come essi rappresentino una valida difesa nei confronti dei principali fenomeni fotoindotti.
prof. L. Celleno Un corretto impiego di filtri solari sarebbe, infatti, in grado di prevenire non solo la semplice scottatura o l'eritema, ma anche gli effetti più gravi derivanti dalla fotoesposizione, quali il danneggiamento dei vasi sanguigni, la compromissione del sistema immunitario, il fotoinvecchiamento, le mutazioni del DNA cromosomico.
Affinchè il consumatore abbia un'informazione valida e pertinente l'etichetta del prodotto dovrebbe riportare non solo FSPF (Sun Protecting Factor), parametro usato finora per determinare l'efficacia dei prodotti solari nella prevenzione dell'eritema (quindi essenzialmente nei confronti delle radiazioni UVB), ma anche un numero che renda conto dell'efficacia filtrante del prodotto sulle radiazioni UVA (UVA Protecting Factor o UVA-PR).
Al momento non esistono metodi universalmente accettati e standardizzati per la determinazione del fattore di protezione per gli UVA. Cosi come il calcolo dell'SPF per i filtri UVI3 si basa sul confronto della MED (Minima Dose Eritematogena) tra la pelle protetta e la pelle non protetta da filtro, anche per la valutazione dell'UVA-PF si rende necessaria l'individuazione di risposte cutanee misurabili specificamente indotte dagli UVA.
Una metodica molto utilizzata si basa sull'osservazione di un fenomeno detto "pigmentazione immediata"; esso consiste nell'assorbimento della radiazione UVA dalla pelle con produzione, dopo l'esposizione, di un colore bruno conseguente ad una fotossidazione in presenza di ossigeno e di UVA.
Tuttavia, nel passato i prodotti solari erano formulati principalmente con filtri antí-UVB, perché queste radiazioni più energiche erano ritenute le uniche responsabili dell’eritema solare e dei danni a lungo termine del sole, per lungo tempo, minor attenzione è stata riservata da parte della ricerca scientifica e delle aziende produttrici al ruolo delle altre componenti dello spettro solare a maggiore lunghezza d'onda, considerate come pressoché innocue.
Il valore numerico dell'UVA-PF viene calcolato in maniera analoga all'SPE cioè dal rapporto tra la dose di UVA necessaria per indurre una minima pigmentazione su pelle protetta da filtro e pelle non protetta. Parlando di fotoprotezione, non si deve oggi trascurare una seconda possibilità di prevenire gli effetti negativi della radiazione solare sulla nostra pelle. 
La ricerca scientifica negli ultimi anni ha evidenziato come, invece, i rischi connessi con queste radiazioni meno energiche, in particolare gli UVA, non si limitano al solo invecchiamento dermico.
Oggi, il ruolo degli UVA nella fotocarcinogenesi non può essere più sottovalutato; secondo alcuni scienziati, il preoccupante aumento dell'incidenza del cancro cutaneo degli ultimi anni è spiegabile solo parzialmente con l'estensione del buco dell'ozono: paradossalmente, una causa indiretta nella  complessa patogenesi di tale forma tumorale potrebbe essere proprio  l'uso/"abuso" di solari specifici per i soli raggi UVB, perché permettono tempi di esposizione più lunghi senza l'allarme fisiologico costituito dalla scottatura e dall'eritema consentendo ad elevate dosi di UVA di raggiungere la pelle. Le componenti dello spettro solare a maggiore lunghezza d'onda non possono essere considerate, dunque, come innocue; l'equazione "minor energia = minor danno" è sicuramente valida su cellule in coltura, ma non si può estrapolare per le normali condizioni di esposizione solare. Gli UVA, ad esempio, pur mostrando in laboratorio una capacità di indurre mutazioni nel DNA cellulare di diversi ordini di grandezza inferiore rispetto agli UVB, sono altrettanto temibili per la pelle degli esseri umani perché costituiscono circa il 90% dell'energia solare totale, non sono schermati dallo strato di ozono e sono più penetranti degli UVB.
I prodotti solari ad ampio spettro, con una formulazione che preveda l'inserimento di filtri UVA accanto ai filtri UVB rappresentano quindi un'evoluzione fondamentale per ridurre i rischi derivanti dalla fotoesposizione; tuttavia, da ciò si impone anche la necessità di un metodo esatto per il calcolo del fattore di protezione relativo agli UVA.Infatti, sempre più spesso, i ricercatori che si occupano di fotodermatologia mettono attualmente in risalto, accanto alla fotoprotezione classica operata con i prodotti antisolari, il ruolo fondamentale che hanno le sostanze antiradicali che introdotte con l'alimentazione. Bisogna ricordare che le radiazioni solari determinano pressocché tutti i danni ai nostri tessuti per mezzo delle modificazioni indotte dai radicali liberi sulle normali sostanze (molecole e atomi) che compongono le cellule della nostra pelle. 
Quando i raggi ultravioletti (principalmente) colpiscono una cellula cutanea, alcune molecole si trasformano, infatti, in specie altamente reattive denominate radicali liberi. Queste, a loro volta, reagiscono con altre sostanze normali alterandone la funzione e dando origine a composti anche tossici. Se da un lato è allora importante diminuire, grazie all'impiego dei prodotti schermanti, il numero dei radicali liberi che si formano nella nostra pelle dopo l'esposizione solare, d'altro canto è necessario fornire alla cute un maggior apporto di sostanze in grado di neutralizzare quei radicali liberi che comunque si possono formare dopo la fotoesposizione. Sostanze come il betacarotene, la vitamina E, alcuni particolari aminoacidi, sostanze minerali vengono, infatti, oggi prescritte dal Dermatologo per garantire al paziente una più efficace fotoprotezione e, sempre di più, nei moderni prodotti antisolari, sostanze ad attività antiradicalica vengono aggiunte alle altre sostanze schermanti e filtranti per dare direttamente alla pelle questa ulteriore protezione.
In conclusione, ancora molto deve essere fatto sia dagli scienziati per completare la loro conoscenza sulla fotobiologia ed affinare le prove di valutazione sulla sicurezza e sull'efficacia degli antisolari, sia dall'industria cosmetica per realizzare prodotti sempre più soddisfacenti le esigenze dei consumatori, che permettano non solo di esporsi al sole senza il pericolo della scottatura e dell'eritema, ma con la garanzia di una reale protezione nei confronti dell'insorgenza dei tumori cutanei. 




 

 


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