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Glutine e pelle
La dermatite erpetiforme e' una malattia cronica che
colpisce la cute e l’intestino. Piu' frequente negli adulti, nei bambini e'
piu' facile evidenziare il collegamento diretto fra lesioni cutanee e
enteropatia glutine-dipendente. Con una buona dieta la prognosi e'
eccellente.
el dott. Giuseppe Di Giovanni,
pediatra Nei bambini la dermatite erpetiforme puo'
essere facilmente confusa con la dermatite atopica, l’eczema, e tutto un
gruppo di rare ed eterogenee patologie vescicolo-bollose acquisite. Malattia
ereditaria di natura autimmune, tipica della razza bianca, soprattutto delle
popolazioni del nord Europa, fu descritta per la prima volta nel 1884 da Duhring,
che ne defini' i caratteri clinici, ma solo trent’anni fa, con l’impiego
delle tecniche di immunofluorescenza, e' stato possibile identificare i marker
immunologici specifici che la diversificano da altre malattie vescicolo-bollose.
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Si
tratta di depositi granulari di Immunoglobuline A situati nella papilla
dermica, differenti dai tipici depositi lineari di IgA che si
evidenziano, negli altri disordini bollosi, lungo la membrana basale. L’affezione
si manifesta a seguito dell’ingestione di glutine, a ogni eta',
principalmente fra i 15 e i 40 anni, mentre nei bambini appare
clinicamente evidente, tra il 10° mese di vita e i 6 anni. Se negli
adulti vi e' una prevalenza dei malati di sesso maschile, durante tutta
l’eta' pediatrica le femmine colpite sono circa il doppio dei
maschi. |
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patologia puo' presentarsi in maniera diversa a seconda della severita'.
L’eruzione cutanea e' in genere simmetrica e polimorfa, formata cioe'
da eritemi, chiazze orticarioidi ed in prevalenza da bolle sierose,
raramente ematiche. Possono essere isolate o riunite in gruppi che
esitano in escoriazioni e macule pigmentate transitorie. L’ inizio puo'
essere sia brusco che lento, e proseguire con gittate subentranti per
mesi o anche per anni. Nei bambini puo' accompagnarsi o meno diarrea,
vomito e difficolta' di crescita. Le condizioni generali si mantengono
buone anche dopo anni di recidive accompagnate non di rado da febbre, ma
la cute interessata appare allora sempre infiammata e diviene, via via,
piu' dura e spessa. |
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Le
sedi cutanee piu' frequentemente colpite sono la zona estensoria degli
avambracci e i gomiti, le spalle e le ascelle, le ginocchia e la zona
pretibiale degli arti inferiori, piu' di rado il viso, la nuca e le
regioni paravertebrali. Molto raramente sono interessate le mucose,
quasi esclusivamente quella orale, mentre nel 75% dei pazienti si rileva
atrofia dei villi intestinali. Il prurito spesso e' notevole e porta al
grattamento e alla rottura delle bolle. Nelle forme piu' lievi
le lesioni risolvono spontaneamente dopo alcune settimane lasciando
sulle sedi colpite zone discolorate a forma di grappolo. Il quadro
clinico non e' quasi mai uniforme e nel caso di continue recidive,
ravvicinate nel tempo, possono coesistere lesioni in vari stadi
evolutivi. La patogenesi della malattia e' tuttora molto discussa sia
per la componente cutanea che per quella intestinale. Fra le ipotesi
finora formulate quella che trova maggior consenso e' la patogenesi
autoimmune. A sostegno di questa ipotesi si deve considerare l’associazione
con altre gravi malattie autoimmuni (Tiroiditi, Lupus eritematoso,
diabete insulinodipendente, miastenia grave, epatite cronica attiva ) e
la presenza di un infiltrato intraepiteliale di linfociti T attivati,
soprattutto g e d e macrofagi, che secondo Halstensen produrrebbero
delle citochine responsabili della patogenesi delle lesioni cutanee e
intestinali, e che persiste anche quando il paziente e' a dieta priva di
glutine. Il ruolo delle Ig A nella cute pero' non e' chiaro: e' dubbio
che esse siano la causa del forte prurito in quanto sono presenti anche
nei pazienti asintomatici, mentre e' assodato che siano
glutine-dipendenti poiche' le immunoglobuline scompaiono dopo vari anni
di dieta senza glutine e ricompaiono ben presto dopo la liberalizzazione
della dieta. Per il Gluten Intolerance Group of North America il 100%
delle dermatiti erpetiformi si accompagnerebbe sempre ad una enteropatia
glutine-dipendente, i cui segni biologici sarebbero riscontrabili con
accurate, e se necessario, biopsie multiple.
I dati della letteratura internazionale sono pero' attualmente
discordanti rispetto sia alla frequenza di casi familiari, sia per
quanto riguarda l’associazione inversa in cui la malattia celiaca e'
primaria e la dermatite erpetiforme secondaria. Alcuni studi sono
attualmente in corso negli Stati Uniti per definire l’incidenza di
casi in familiari di primo grado, cioe' genitori-figli o fratelli,
mentre in uno studio effettuato in Olanda nel 1990 da Reunala, su 770
pazienti esaminati, solo il 4,8% (37) mostrava una presenza della
malattia nella propria famiglia. Rispetto al rapporto fra malattia
celiaca e dermatite erpetiforme, secondo ricerche condotte nei Paesi
Scandinavi, esse sarebbero strettamente collegate fra loro, ma uno
studio effettuato nel 1990 presso l’Universita' di Milano da Ermacora
e Prampolini, e accettato dalla Celiac Sprue Association americana,
mostrerebbe invece che solo una piccola parte di pazienti celiaci
andrebbe incontro a una sintomatologia cutanea. Dei 141 bambini affetti
da dermatite erpetica studiati, il 10% presentava una celiachia
accertata in precedenza mediante biopsia enterica. Nel 5% dei casi era
stata prospettata una malattia celiaca ed il paziente era stato messo a
dieta priva di glutine senza accertamento bioptico; la dieta era stata
sospesa, con comparsa delle manifestazioni cutanee dopo alcuni mesi o piu'
di dieta libera.
Disturbi intestinali assai modesti venivano riscontrati in un altro 15%
dei casi intorno al primo anno di vita e di questi solo pochi
presentavano alvo diarroico al momento della comparsa della
sintomatologia cutanea; il restante 70% dei casi non presentava nulla
che potesse far sospettare una malattia celiaca. In altre parole, se
tutte le dermatiti erpetiformi sono glutine-dipendente, l’enteropatia,
quando viene diagnosticata come malattia primaria, puo' decorrere nella
quasi totalita' dei casi senza le manifestazioni cutanee erpetiche. Cio'
potrebbe significare che, siccome la malattia celiaca e' ereditaria,
deve esistere un fattore scatenante, non ancora identificato, che
determina lo scatenarsi della dermatite.Sebbene siano stati registrati
casi di guarigione spontanea, per la maggior parte dei bambini la
malattia va oltre la puberta' e continua nell’eta' adulta, durando
tutta la vita. La dieta priva di glutine, ben equilibrata, conduce ad
una remissione delle lesioni cutanee in un periodo che va da un mese a
tre anni. Con la biopsia enterica si e' visto un ritorno alla normalita'
della mucosa intestinale, i cui villi tendono a essere atrofici, in
12-18 mesi, mentre con la biopsia cutanea la scomparsa delle Ig A dalla
cute e' documentabile solo dopo diversi anni. Nei soggetti non
sottoposti a cure e regime alimentare privo di glutine, invece, la
dermatite erpetica decorre per mesi ed anche per anni con le classiche
fasi di remissione spontanea e di riacutizzazione.
In questo caso il disturbo maggiore e' una sindrome di malassorbimento
dovuta alle carenti quantita' di Vitamine (A, D, K,) sali e minerali
(calcio e ferro) che l’organismo riesce ad utilizzare. Altra patologia
che si riscontra con piu' facilita' (45%) in questi pazienti e' una
atrofia delle ghiandole gastriche e una piu' bassa secrezione di acidi (Gillberg
1985). Kastrup, ha inoltre dimostrato che anche in presenza di una dieta
priva di glutine questa condizione di atrofia e ipocloridia non
migliora. La dieta senza glutine, invece, diminuisce statisticamente il
rischio dell’insorgenza di un linfoma del tratto gastrointestinale,
una grave condizione spesso presente sia nei pazienti di dermatite
erpetiforme che di malattia celiaca. I malati di dermatite erpetiforme
e/o malattia celiaca sono colpiti con maggior frequenza anche dal morbo
di Addison, la sclerodermia e la sindrome di Sjogrens.
Diagnosi
La diagnosi di dermatite erpetica va fatta tramite una piccola biopsia
cutanea di una zona non colpita dall'eruzione. La presenza del tipico
deposito di IgA confermera' il sospetto diagnostico.
Altri fattori scatenanti
Talvolta una dieta priva di glutine non da' luogo alla classica
remissione delle lesioni. Bisogna allora pensare che ci possono essere
altre sostanze in grado di scatenare la patologia. Andersson (1992)),
Fry (1992) e Rackett (1993) hanno identificato nello iodio (pesce, sale
marino, alcuni integratori vitaminici) un elemento a cui alcuni pazienti
di dermatite erpetiformr sono anche sensibili. La restrizione dietetica
va pero' fatta solo sotto stretto controllo medico, vista l'importanza
fondamentale dello iodio nella dieta. Altre proteine potrebbero essere
coinvolte nell'insorgenza della sintomatologia ma le indagini non hanno
ancora portato a risultati definitivi. In un recente articolo, invece,
Snidder (1993) ha presentato due casi di eruzione cutanea in pazienti
gia' diagnosticati per una dermatite erpetica ed entrati in contatto con
delle soluzioni chimiche usate per lavaggi a livello industriale e
contenenti 2-butossietanolo, trisodio fosfatiantraquinone , fraganza di
limon e un antischiumogeno. Siccome non fu possibile procedere ad un
test per l'allergia ad ogni sostanza, l'autore consiglia di
tenerli tutti sotto osservazione
IMMUNOLOGIA
L’ingestione di glutine (in particolare della proteina gliadina
contenuta soprattutto nel grano, nella segale, nell’avena e nell’orzo)
scatena una risposta del sistema immunitario che determina una delle due
caratteristiche principali della malattia: i depositi granulari di IgA
nella papilla dermica. Raramente i depositi sono granulari ma appaiono
in linea con la membrana basale e vengono allora chiamati IgA
granulo-lineari. Nel caso invece di depositi omogenei compatti e
lineari, non si tratta di una dermatite erpetica ma di un’altra forma
vescicolo-bollosa. Presenti sulla cute peri -lesionale e sulla cute
sana, sia di soggetti asintomatici sottoposti a dieta senza glutine, e
sia di soggetti che appaiono in fase di remissione sia pure senza
terapia dietetica, scompaiono solo dopo anni di dieta o dopo anni dalla
remissione e non sono pertanto correlabili con la sintomatologia
clinica.
All’ immunofluorescenza in diretta non si identificano anticorpi
anti-membrana basale mentre sono presenti invece anticorpi della classe
Ig A anti-gliadina, anti reticolina, anti-endomisio tutti specifici, ma
secondo i recenti studi di Kumar (1992) poco utili ai fini diagnostici.
Altra caratteristica tipica e' la lesione vescicolo-bollosa
subepidermica. Dal punto di vista istologico e' dovuta a un accumulo di
neutrofili e fibrina nella papilla dermica al di sopra del quale si
forma una fessura e quindi una vescicola che sta tra l’accumulo di
neutrofili e la membrana basale. E’ anche presente un lieve infiltrato
linfocitario e neutrofilo perivasale.
Difetti dello smalto
Uno dei problemi che possono anche affliggere i bambini affetti da
dermatite erpetiforme e' un difetto nella struttura dello smalto dei
denti che appare piu' evidente prima dei 7 anni, periodo in cui si
formano le corone dentarie definitive. Aine, la ricercatrice che piu' ha
studiato questo problema, classifica i difetti in 4 gradi. Il primo si
riferisce al colore; il secondo alla superficie dello smalto (che appare
ruvido e caratterizzato da escrescenze o piccole depressioni); il terzo
definisce una superficie molto ruvida e difettosa con linee orizzontali
rilevate e profonde escavazioni; l’ultimo indica una condizione in cui
i difetti dello smalto determinano anche la modifica della forma del
dente. In uno studio del 1992, la ricercatrice ha dimostrato che i
difetti dello smalto nei bambini affetti da dermatite erpetica sono
minori di quelli presenti in bambini colpiti da malattia celiaca e che
non sono collegabili all’intensita' del danno a livello intestinale.
La causa consisterebbe in problemi di natura nutrizionale e immunologica,
e spesso, nei casi in cui la sensibilita' al glutine si manifesta in
maniera subclinica, evidenziandosi nell’eta' adulta, i danni ai denti
si sono gia' verificati senza essere diagnosticati in maniera
appropriata.
Basta pensare che il 51% dei denti dei soggetti adulti studiati dalla
Aine aveva difetti dello smalto. |
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