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Difesa dal sole
Durante l'ultima riunione annuale dell'American Academy
of Dermatology, James Spencer, Direttore della Dermatologia Chirurgica del
Mount Sinai Medical Center di New York, ha affrontato uno degli argomenti
piu' delicati in tema di prevenzione del cancro cutaneo.
di Cristina D'Onofrio Da
alcuni anni infatti, un esiguo numero di dermatologi ha proposto la singolare
ipotesi che i protettori solari facciano piu' male che bene, potendo essi stessi
provocare l'insorgenza di tumori. "Il problema degli studi epidemiologici
usati a sostegno di questa bizzarra idea - ha affermato il Prof. Spencer -
consiste nel fatto che mettendo semplicemente a confronto soggetti che usano
filtri solari con altri che ne fanno a meno, si perde di vista che non tutti
corrono lo stesso rischio di sviluppare una neoplasia cutanea. Chi ha una
pelle chiara e si scotta al sole, ha un rischio molto piu' alto di chi ha un
colorito naturalmente piu' scuro e si abbronza facilmente. Non e' una sorpresa,
quindi, che i primi siano quelli che usino piu' protettori solari e
statisticamente costituiscano il gruppo che soffre della maggior incidenza di
cancro. Far discendere da cio' che i fotoprotettori sono di per se' pericolosi,
e' come voler dimostrare che, siccome da quando e' iniziata l'epidemia dell'AIDS
e' aumentato il consumo di preservativi, questi possono essere considerati causa
della malattia. Diverso il discorso del rapporto fra la protezione naturale,
garantita dall'aumento della melanina che si verifica con l'abbronzatura, e il
minor rischio di cancro cutaneo - ha continuato il Prof. Spencer - L'ipotesi
nasce dalla osservazione che l'incidenza dei tumori del seno, del colon e della
prostata diminuisce piu' ci si avvicina all'equatore. Sebbene ci siano una serie
di variabili negli stili di vita, razze, esposizioni ambientali, legate alle
variazioni geografiche e di cui bisognerebbe tenere conto, vale la pena
riflettere sul ruolo svolto dalla Vitamina D prodotta dalla cute in risposta
alle radiazioni U.V.. Una volta dimostrato in maniera inconfutabile il suo ruolo
protettivo, resto dell'idea, pero', che sarebbe meglio assumere la Vitamina D
con la dieta o con un integratore invece che esponendosi in maniera sconsiderata
ai raggi del sole ". Il discorso resta aperto, ma molto si conosce dei
rapporti fra fototipi e azione dei raggi solari. Il colore della pelle, come si
sa, dipende in gran parte dalla quantita' e dalla qualita' di melanina presente
nella cute. Le cellule responsabili della produzione di melanina, i melanociti,
si trovano nell'epidermide, normalmente nello strato basale al confine con il
derma, che e' ricco di vasi sanguigni. Dal punto di vista bio-chimico la
melanina e' un polimero di natura fenolica e indolica. La sua sintesi ha
inizio dalla tirosina, un aminoacido da cui derivano due tipi di melanina, l'eumelanina
(marrone-nera) e la feomelanina (rosso-gialla). Il rapporto fra la quantita' di
eumelanina e di feomelanina presente in ogni individuo e' geneticamente
prefissato ed e' alla base del fotitipo cutaneo. Negli uomini la maggior
quantita' di feomelanina si trova nei soggetti con i capelli rossi, mentre
quelli con la chioma nera o bionda hanno soprattutto eumelanina. Esiste una
stretta relazione tra il colore della cute e la capacita' fotoprotettiva nei
riguardi degli effetti acuti (eritema e scottature) e cronici invecchiamento
cutaneo, elastosi solare e tumori cutanei) dei raggi solari. L'eumelanina di
norma fornisce un'ottima protezione nei riguardi di un ampio spettro di raggi
ultravioletti e della luce visibile. La feomelanina al contrario non sembra
avere alcuna capacita' di protezione contro le radiazioni UV. Anzi, secondo
diversi studi, questo pigmento se e' colpito dai raggi ultravioletti, puo' dar
luogo a dei radicali liberi dagli effetti potenzialmente dannosi. Ecco spiegato
il perche' sono proprio le persone con lentiggini, capelli rossi e carnagione
chiara, a presentare la piu' alta incidenza di cancri cutanei. Ed e' proprio
verso di loro che vanno dirette le campagne di prevenzione e tutte le
precauzioni affinche' evitino di passare ore al sole con il rischio di scottarsi
e favorire pericolose mutazioni cellulari. Negli altri, invece, una
distribuzione quasi uniforme su tutto il corpo di eumelanina, come avviene a
seguito di una graduale abbronzatura provocata da raggi UVB, funziona da filtro
passivo che provoca diffusione (scattering), diminuendo l'assorbimento della
luce, oltre a svolgere un' attivita' "quencher" per i radicali liberi
che si formano a seguito dell'esposizione al sole. Una protezione che pero' non
basta e a cui va sempre aggiunta una difesa topica e una sistemica.
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