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Apprendisti costituzionalisti
del dott. Alberto Volponi, esperto di programmazione
sanitaria
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Come in un intricato gioco dell’oca, i nostri parlamentari
stanno riscrivendo la nostra Costituzione
Con amarezza dobbiamo constatare come, dopo la bufera di tangentopoli, passati ormai dieci anni e costatata la fine di un’intera classe dirigente, l’Italia non abbia trovato un assetto politico ed istituzionale capace di aprire una vera stagione di profonde riforme di cui il Paese ha pur bisogno e che chiede a gran voce.
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Non si riesce, pur in assenza delle laceranti divisioni e spaccature ideologiche che attraversarono in
profondita' la societa' italiana negli anni dell’immediato dopo guerra, a ricreare quel clima politico, di superiore interesse nazionale, che ha dato origine a una ancor valida, nel suo impianto generale e nei suoi principi fondanti, Costituzione.
Cosi' il centro sinistra a colpi di maggioranza ha riscritto, nell’ultimissimo scorcio della passata legislatura, e in gran fretta, parti importanti della Costituzione, inventandosi la "legislazione concorrente”, fonte inevitabile di contrasti fra lo Stato centrale e le Regioni.
Altrettanto il centro destra, in maniera sostanzialmente speculare, sta procedendo a riscrivere la riscrittura della Costituzione Italiana.
Sembrano cadere nel vuoto i continui richiami del Presidente Ciampi che insiste ricordando a tutti come le linee portanti della casa comune debbano essere condivise nella maniera
piu' ampia possibile. Sul piano metodologico si perpetua, cosi', l’errore che appare ancora
piu' grave nel momento in cui la ricerca del consenso, a tutti i costi, all’interno della maggioranza sembra dar vita ad una serie di compromessi che finiscono per rendere opaca quella limpida coerenza interiore che dovrebbe caratterizzare un disegno riformatore di questa portata. Si perde il filo conduttore e al posto di un organico quadro dalle corrette geometrie e dai proporzionali volumi si rimane a contemplare un colorato
patchwork. Basti pensare alle posizioni di partenza delle forze politiche di maggioranza, ognuna con una sua forte
identita' e un ben caratterizzato percorso storico – culturale, e riflettere sui punti di arrivo,
cosi' come stanno emergendo dai lavori parlamentari, per concludere che, quanto meno, la mediazione raggiunta viaggi sul filo dell’equivoco interpretativo.
In questo senso anche la conversione nel ruolo di grande tessitore del buon
Calderoli, che apprezziamo per capacita' di ascolto e inaspettata sobrieta', gia' intransigente interprete dell’ortodossia padana, lascia qualche
perplessita'. Se infatti le Regioni, e i Comuni, protestano egli e' pronto a rassicurare e a tranquillizzare tutti con un emendamento ad hoc; se il Presidente del Senato Pera si lamenta
perche' la Camera, con le sue modifiche “ha tolto poteri al nuovo Senato”, che ancora non si
e' capito bene cosa alla fine sara', Calderoli, promette un emendamento chiarificatore che spieghi “l’equivoco interpretativo” in cui
e' incorso il Senatore Pera. Nel frattempo tutta una serie di competenze, fra cui la
sanita', che non e' piu' tra le materie a legislazione concorrente, tornano allo Stato centrale. Gaudeamus
igitur? Non proprio! La minaccia di una frantumazione del Servizio Sanitario Nazionale non
e' scongiurata. Allo Stato e' affidata la competenza su “materie generali sulla tutela della salute”, a cui sono state aggiunte anche la “sicurezza e
qualita' degli alimenti”, nonche', avendo modificato anche l’art. 70 della Costituzione, “la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio Nazionale”. La preoccupazione sulla tenuta S.S.N. nei suoi principi fondamentali, fiscalizzazione degli oneri,
solidarieta' contributiva, parita' di accesso alle prestazioni, dove puo' nascere se i livelli essenziali di assistenza sono garantiti? La risposta non
e' cosi' difficile: il rischio e' proprio nei diversi, possibili modelli organizzativi affidati alla competenza regionale. Se la Regione
pensera' opportuno assicurare L.E.A. attraverso un suo servizio sanitario regionale fondato su logiche assicurative o mutualistiche
sara' possibile fermarla? Cosi' come e' riscritta la nuova Costituzione sembrerebbe di no! E, secondo l’indagine che pubblichiamo al lato, la cosa non sarebbe gradita agli italiani , che appaiono
piu' saggi degli eletti. E allora? Siamo al gioco dell’oca…ricominciamo! |
Opinioni su alcuni aspetti del
federalismo sanitario, per ripartizione geografica (val. %)
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Nord-Ovest |
Nord-Est |
Centro |
Sud e Isole |
Tot. |
LE REGIONI DOVREBBERO
FORNIRE TUTTE LE STESSE PRESTAZIONI
Favorevole
Non favorevole
Totale |
94,4
5,6
100,0 |
89,5
10,5
100,0 |
96,2
3,8
100,0 |
93,8
6,2
100,0 |
93,6
6,4
100,0 |
LA MAGGIORE AUTONOMIA
DELLE REGIONI PRODUCE ESITI POSITIVI
Favorevole
Non favorevole
Non sa
Totale |
59,6
33,6
6,8
100,0 |
58,0
39,8
2,2
100,0 |
23,6
66,2
10,2
100,0 |
25,8
66,7
7,5
100,0 |
40,5
52,6
6,9
100,0 |
E' GIUSTO CHE I COSTI DELLE
CURE SIANO DIVERSI NELLE REGIONI
Favorevole
Non favorevole
Totale
|
18,4
81,6
100,0 |
36,9
63,1
100,0 |
14,7
85,3
100,0 |
27,0
73,0
100,0 |
24,2
75,8
100,0 |
Elaborazione "La Pelle", su dati indagine FBM - Censis 2001
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