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I nostri concittadini del Nord - Ovest guidano la speciale classifica di “malati” con il 34,40 % di certificati, seguiti da quelli del Nord - Est con il 24,40%, del Centro con il 21,10% e infine “dagli scansafatiche” del Sud con il 20,10%. Interessante anche il dato del ritardo con cui pervengono i certificati: nel Nord - Ovest arrivano in ritardo nel 22,20% dei casi, al Nord - Est il 18,90%, al Centro il 29% e al Sud il 30%. Dato che denota, quanto meno, una migliore efficienza dei servizi postali in alcune aree del Paese.
Questi dati sul ritardo dell’arrivo del certificato medico rappresentano solo un ulteriore elemento di perplessita' su tutto il sistema della certificazione, in particolare per le assenze brevi. La certificazione di malattia per brevissimi periodi in ragione della
difficolta', legata al fattore tempo, di diagnosticare eventi patologici spesso gia' superati, si presta a una serie di valutazioni sulla sua effettiva validita' in termini medico legali.
In verita' il medico il piu' delle volte e' costretto a registrare, in maniera notarile, quanto riferito dal paziente, cosicche' la sua certificazione si ferma ad un puro dato
anamnestico, utilizzando la formula, e non potrebbe essere altrimenti: “il paziente riferisce che...”. Tutto
cio', nel deresponsabilizzare completamente il paziente, ben protetto dall’ombrello della certificazione, deresponsabilizza anche il medico che annota soltanto una riferita e pregressa condizione patologica. Da queste banali considerazioni, che tutti possono fare, nasce l’esigenza di superare un meccanismo di giustificazione delle assenze per malattie certamente poco attendibile, se non in troppi casi, fraudolento. Un meccanismo che, inoltre, crea disagio al medico nel suo rapporto fiduciario con il paziente, nonche' un notevole appesantimento burocratico, senza fare emergere, anzi coprendo, le eventuali responsabilita' del lavoratore per false dichiarazioni attestanti il suo stato di salute.
In breve, conferire la possibilita' al lavoratore di giustificare con una autodichiarazione il suo stato di malattia nei primi tre giorni, finirebbe con il responsabilizzare maggiormente il lavoratore stesso, ben consapevole di incorrere in sanzioni, anche pesanti, di carattere amministrativo per violazioni contrattuali nonche' di carattere penale. E’ evidente, che una novita' di tale portata, abbisogna di un ampio consenso fra le parti sociali.Le maggiori resistenze potrebbero venire dal mondo
datoriale, pubblico e privato, o da parte di esso, convinto, a torto, che uno strumento puramente burocratico, come
e' oggi il certificato di malattia, possa disincentivare il ricorso ad assenze in altro modo non giustificate. Rimettere in discussione e modificare la certificazione di malattia puo' sembrare, in una fase di stagnazione o addirittura recessione economica, inopportuna, almeno come tempistica, nel momento in cui si invoca un maggiore impegno nella attivita' produttiva e si tenta di inserire nel nostro sistema piu' marcati elementi di
competitivita'.
Del resto lo slogan, che poi fu anche il titolo di un fortunato film, “La Cina
e' vicina”, che racchiudeva nel 68 solo una speranza politica, oggi ha perso i sui connotati di “utopia” perche' la Cina
e' veramente cosi' vicina da mettere a dura prova, sul piano della concorrenza, spesso anche scorretta o addirittura illegale, la nostra bilancia commerciale.
La Cina fa veramente paura e ci sollecita a rimboccare le maniche. Tuttavia non riteniamo che lavorare di piu' e lavorare meglio, per competere nei nuovi scenari dell’economia mondiale, possa essere influenzato da forme arcaiche e altamente burocratiche di giustificazione di brevi periodi di assenza per malattia.
L’autogiustificazione per malattie brevi rimane, inoltre, uno elemento di maggiore trasparenza e, potremmo dire
lealta', nei rapporti fra il lavoratore e il suo datore di lavoro e in questo senso, sarebbe opportuno che fosse
normata, in via di principio, con una legge, quindi affidata alla contrattazione delle parti e accompagnata da una revisione del sistema delle verifiche e controlli, sistema che a distanza di anni ha evidenziato tutti i limiti propri di un costoso, burocratico e sostanzialmente inefficiente apparato.
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