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La giostra dei direttori generali
del dott. Alberto Volponi, esperto di programmazione
sanitaria
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Un recente studio sulla durata degli incarichi dei Direttori Generali di Aziende Ospedaliere e di ASL ha evidenziato, nel periodo 1996-2003, una media nazionale di tre anni e tre mesi, con picchi di sei anni per la provincia di Bolzano, quattro per Trento fino ad arrivare al limite minimo di 1,7 anni per la Calabria. Come
e' possibile constatare nel prospetto pubblicato affianco, questo accentuato turn over, particolarmente evidente man mano che si scende lungo lo stivale, non
puo' certo assicurare quella programmazione pluriennale, in una chiara ed efficiente logica aziendale, che
puo' garantire concreti e positivi risultati.
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Non solo la precarieta' dei Direttori Generali ha un
effetto dirompente sul personale, ampiamente demotivato per la mancanza
di certezze di tempi alla guida delle ASL, ma il loro andirivieni
provoca, quasi sempre, un’altalena dei dirigenti negli organigrammi
aziendali. L’incertezza quindi diventa la caratteristica dominante
della gestione. A volte, poi, il cambiamento dei Direttori Generali, non
avviene per un giudizio negativo sul loro operato, ma solo per un giro
di valzer di poltrone, riconducibile a pure esigenze di riequilibri di
potere nell’ambito regionale.
e' possibile che le capacita' manageriali di questi Direttori, non
essendo stata mai creata un’apposita scuola di formazione, non siano
eccelse, ma la “politica”, con i suoi appetiti, contribuisce non
poco ad abbassare il loro livello di produttivita'.
Economia e salute
Federico Caffe', insigne economista misteriosamente scomparso nel 1986,
commentando la deriva economista della sanita' di allora, affermava: “Agli
uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti
delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo di riequilibri
contabili”.
Non aveva visto quello che da qualche anno accade nella sanita'
italiana. Non aveva assistito neanche alla dissennata politica dei tagli
alle spese sanitarie, alle insufficienti, se non contraddittorie e
dannose, misure per razionalizzarle, e per finire non aveva letto il
collegato alla Finanziaria votato alla fine dello scorso anno (DL
269/2003, il cosiddetto “decretone”.
Nasce, con quest’ultima finanziaria, l’Agenzia dei farmaci, della
cui necessita', onestamente, non si sentiva un gran bisogno, ma ormai un’Agenzia
non si nega piu' a nessuno. La novita' non e' quindi, di per se', l’Agenzia,
a cui sono affidati poteri immensi, una super Agenzia, ma il ruolo
gestionale riservato al Ministero dell’Economia. Quest’ultimo, poi,
ha il compito, chissa' per quali acclarate competenze e professionalita',
di predisporre la tessera sanitaria del cittadino.
Non e' finita!
Al Ministero dell’Economia dovranno affluire tutte le ricette con
prescrizioni di farmaci, analisi, di ogni prestazione fornita dal
S.S.N., milioni di ricette, e qui saranno controllate una per una.
In via XX Settembre stanno allestendo i “cervelloni” elettronici del
“grande fratello” della Sanita'.
In particolare quest’ultima trovata, mettendo a rischio la millenaria
autonomia e liberta' del medico di prescrivere secondo “scienza e
coscienza”, non e' passata inosservata alla Federazione degli Ordini e
il dissenso e' stato affidato all’arguta penna del Presidente Del
Barone con un suo editoriale “Non penso di essere una parrucchiera”.
Sanita'
Ha ragione l’On. Parodi che, commentando lo sciopero dei medici, parla
di “codice rosso” per la Sanita' italiana. In un confuso e incerto
quadro di riforme, velleitariamente federalistiche dello Stato Italiano,
e nel mare di debiti la sanita' italiana affonda.
Questo hanno voluto denunciare i medici con uno sciopero unitario come
non si era mai visto, e le loro motivazioni sono state cosi'
generalmente condivise da allargare il consenso per la protesta ben
oltre i confini delle forze sindacali, investendo il Governo con la sua
massima responsabilita' in campo sanitario, ovvero il Ministro Sirchia.
Questa coralita' di consensi alimenta qualche sospetto. Non vorremmo che
le ragioni di tutti diventassero le ragioni di nessuno.
“Ad ognuno il suo” ci ricorda Sciascia.
Chi ha il dovere di denunciare i mali della Sanita' lo faccia, chi il
dovere di “guarirli” si dia da fare.
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Durata media in carica di un Dg in una data azienda
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Regione
Abruzzo
Basilicata
Bolzano
Calabria
Campania
Emilia Romagna
Friuli V.G.
Lazio
Liguria
Lombardia
Marche
Molise
Piemonte
Puglia
Sardegna
Sicilia
Toscana
Trento
Umbria
Valle d’Aosta
Veneto
Totale
complessivo |
Ao
-
8,0
-
2,1
4,3
4,3
3,4
2,6
3,6
3,2
3,9
-
3,0
3,9
4,0
3,1
4,2
-
5,3
-
4,0
3,5(1)
3,9(2) |
Asl
3,3
4,1
6,0
1,5
3,2
3,1
3,6
2,4
2,7
3,4
2,9
3,5
3,1
3,0
2,7
2,5
3,2
4,0
2,4
2,0
3,3
3,1(1)
3,2(2) |
Tot. compl.
3,3
4,8
6,0
1,7
3,6
3,4
3,5
2,4
3,0
3,3
3,2
3,5
3,1
3,3
2,8
2,9
3,5
4,0
3,3
2,0
3,3
3,2(1)
3,3(2) |
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(1) Valore medio calcolato come media aritmetica di tuttele durate medie
aziendali. (2) Valore medio calcolato come media delle durate medie
regionali
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