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UNA FINANZIARIA DEL CA...OS
del dott. Alberto Volponi esperto di programmazione sanitaria
Al di la' della considerazione di fondo della necessita' di
rivedere lo strumento della legge finanziaria, ormai anacronistico, di difficile
gestione, con il suo tortuoso, defaticante, iter parlamentare lungo il quale
sembrano prevalere gli interessi particolari e a volte le umoralita' del
momento, dobbiamo, convenire come la finaziaria 2003 abbia visto la luce dopo un
travaglio incredibile, senza precedenti. Il DDl appena varato dal Consiglio dei
Ministri, in Settembre, e' stato, tempo ventiquattrore, disconosciuto dagli
stessi ministri, in un gioco del cerino che e' rimasto, inevitabilmente, in mano
a Tremonti. Alla Camera e' stata riscritta una prima volta, quindi il Senato si e'
sentito autorizzato a riscriverla ancora; infine la Camera, con le
rimostranze del Presidente Casini, alla viglia di Natale, ha, in stile puramente
notarile, preso atto delle volonta' dei Senatori. Ogni passaggio e' stato,
"festosamente", con tanto di botti, salutato dalla protesta dei
sindacati, delle forze imprenditoriali, economiche, sociali, dalle Regioni, dai
Comuni, dalla scuola, dalle Universita', con le dimissioni dei rettori, dai
medici e cosi' via.
Una finanziaria che scontenta tutti non si e' mai vista,
probabilmente perche' veramente avulsa dalla realta' del Paese. Fra le grandi
novita' (!) i dodici condoni su materie in buona parte di competenza regionale e
comunale, ICI, bollo auto, rifiuti. Le Regioni e i Comuni hanno pressoche'
unanimemente dichiarato che non procederanno a sanatorie di sorta; quelle di
competenza statale alla fine daranno un gettito ben inferiore al previsto.
Rimane il diseducativo messaggio, di cui gli italiani non
avevano certo bisogno; ne' i furbi, cosi' incentivati a continuare a farlo, ne'
i corretti e gli onesti demotivati e delusi, con le "pile scariche",
direbbe il Censis. Stesso refrain per la Sanita', anche se qualcosa di positivo
c'e'.
Da ascrivere alla casella dei successi l'introduzione della
deroga alle assunzioni per gli Ordini professionali e rispettive Federazioni. e'
stata finalmente superata una norma di cui era difficile
cogliere in pieno la ratio nel momento in cui impediva agli Ordini e collegi
professionali di potenziare, attraverso proprie ed esclusive risorse, servizi
finalizzati a rendere applicabili e a far rispettare leggi dello Stato nonche'
creare occupazione. Significativa l'istituzione di una "struttura tecnica
interregionale per la disciplina dei rapporti con il personale convenzionato con
il Servizio Sanitario Nazionale", la cosiddetta mini-Aran, strumento
essenziale, su cui vi era molta attesa, che conferisce maggiori garanzie, e
certezze dei tempi, nel rinnovo delle convenzioni. Sicuramente importante, per
assicurare un tranquillo futuro all'ONAOSI, la norma che prevede l'estensione
dell'obbligatorieta' dell'iscrizione ad essa a tutti i medici, odontoiatri,
veterinari e farmacisti italiani. e' ora affidata alla saggezza del Consiglio di
Amministrazione la modifica dell'aliquota contributiva che non potra' non tener
conto del cospicuo allargamento della platea degli iscritti, nonche' del dato,
positivo, che gli orfani dei sanitari italiani da assistere sono per fortuna,
sempre meno, pochissimi, e, quindi, della necessita' di ricondurre la stessa
aliquota per i sanitari piu' giovani e per i pensionati a un pressoche'
simbolico contributo. Tutt'altro che esaltante la gestione, con la sua infelice
conclusione, della vicenda dei medici specializzandi e quella dei dipendenti del
Servizio Sanitario Nazionale.
Per i piu' giovani colleghi, che giustamente reclamano un piu' dignitoso trattamento nel rispetto, sotto il profilo economico e giuridico,
dei loro diritti addirittura sanciti da norme di legge, platealmente ignorate,
le proposte di un adeguamento economico e ancor piu' di una revisione profonda
della normativa vigente sono cadute nel vuoto. Si potrebbe, infine, definire
addirittura Kafkiana "la storia" della reversibilita' del rapporto di
esclusivita' dei sanitari dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale.
Dopo oltre un anno di tentativi da parte del Ministro
Sirchia, con oltre 40 diverse stesure di un disegno di legge, un emendamento del
Senatore Tomassini, autorevole Presidente della commissione Sanita' del Senato,
sembrava aver riscosso il necessario e l'ampio apprezzamento anche da parte
degli Assessori Regionali alla Sanita'. Una piu' generale contestazione dei
"Governatori" nei confronti del Ministro Tremonti ha vanificato ogni
sforzo tornando a essere la sanita' un terreno di sterile e anche dannosa
contrapposizione, ancor piu' preoccupante perche' fra poteri istituzionali.
Il risultato e' stato che, non solo rimane il vincolo di esclusivita' di rapporto, ovviamente anche per tutti i neo assunti, con aumento
della spesa correlata al mantenimento dell'indennita', ma, con la soppressione
dal 1 gennaio 2002 del tempo definito per oltre 3000 medici, vi sara' un
automatico aumento dell'orario di servizio e quindi un adeguamento del
trattamento economico e un'esplosione ben prevedibile dei costi, senza poi
valutare la quota dei Dirigenti sanitari che passera', con un ulteriore aggravio
di spesa, in esclusivita' di rapporto.
Un gran bel risultato.
Si voleva dare, giustamente, ai medici liberta' di scelta
del rapporto di lavoro, presupposto essenziale di garanzia del diritto del
paziente a scegliere il proprio medico e luogo di cura e si voleva ridurre la
spesa. Sono stati centrati, con millimetrica precisione, esattamente obiettivi
opposti. Ma come la vuoi chiamare una legge di tal fatta se non una
"finanziaria" del ca..os?
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