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articolo aggiornato il: Tuesday 08 September 2009

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Il primario della politica

del dott. Alberto Volponi, esperto di programmazione sanitaria

dottor Alberto Volponi

Tante le polemiche che accompagnano il sistema con cui si sceglie un primario ospedaliero. Era meglio prima? Forse no, ma e' sempre colpa della politica

E’ sempre piu' forte e generalizzato il grido di allarme per l’invadenza della politica nella gestione della sanita' e in particolare nella nomina dei dirigenti di 2° livello, cosi' come oggi sono chiamati i primari di una volta.

L’affidamento della responsabilita' di un reparto a un medico presenta certamente aspetti delicati, in considerazione di possibili riflessi sulla salute o addirittura sulla vita della gente che ha la ventura/sventura di essere ricoverata in ospedale.
e' percio' evidente come il metodo e i criteri della scelta siano fondamentali nella individuazione di quella figura che, per comodita', continuiamo a chiamare primario.
Con l’aziendalizzazione delle USL, al Direttore Generale e' stato affidato l’onere di conferire un incarico quinquennale, quindi a termine, scegliendo fra i candidati considerati “idonei” da un’apposita commissione presieduta dal Direttore Sanitario e da medici esperti nelle discipline oggetto dell’incarico, nominati dalle Regioni e dal Consiglio dei Sanitari dell’azienda.
e' possibile che il Direttore Generale interferisca? e' possibile! e' possibile che interferisca l’Assessore Regionale che ha nominato il Direttore Generale? e' possibile! Dobbiamo, tuttavia, chiederci: c’e' stata, mai, un’eta' dell’oro nella nomina dei primari in cui trionfavano la professionalita' e la trasparenza? Forse no! Prima dei dlgs 502/517 la commissione di esame era presieduta dal Presidente dell’Ospedale, di nomina politica e/o politico egli stesso (nella maggior parte dei casi).
Al Presidente della Commissione si affiancava un primario ospedaliero e un cattedratico universitario. Quest’ultimo, in particolare, in perfetta sintonia con il Presidente dell’Ospedale, spesso riusciva a piazzare, soprattutto negli ospedali delle Province, suoi assistenti, probabilmente senza futuro, se fossero rimasti nell’ambito dell’Universita'.
Era un metodo che garantiva la migliore scelta professionale? 
Avere dubbi e' certamente lecito. Per di piu', con il vecchio metodo, il vincitore del concorso sarebbe rimasto primario a vita, ancorche' incapace di diagnosticare una polmonite o di operare un’ernia strozzata.
Forse fra i due sistemi concorsuali quello che garantisce di piu', almeno sul piano formale, da interferenze politiche, nonostante tutto, e' quello attuale anche se presenta un grave limite: non vi e' una verifica sufficiente della capacita' professionale dei candidati. L’impianto del 502, e le successive integrazioni del 517, prevedevano la necessita' di acquisire l’idoneita' nazionale per poter accedere ai concorsi nelle ASL. Un esame di idoneita' diverso da quello meramente burocratico e formale previsto nella precedente normativa, che doveva, effettivamente, verificare le capacita' professionali dei candidati.
Questo nuovo, severo e impegnativo esame di idoneita', doveva rappresentare il lasciapassare per accedere ai concorsi nelle ASL in cui le apposite commissioni avevano il compito di verificare il curriculum, i titoli di carriera e di studio, nonche', attraverso un colloquio, appurare le capacita' organizzative e gestionali dei candidati. Il tutto anche per evitare di subire l’umiliazione di essere bocciati da una commissione in un concorso ospedaliero e magari arrivare secondi, il mese dopo, in un concorso nell’ospedale della citta' vicina e, alla fine della carriera, contare le bocciature e le idoneita' inanellate senza essere diventato mai primario, cosi' come puntualmente avveniva con le vecchie norme. Il sistema delineato nel 502/517, nel suo complesso e nelle sue organiche articolazioni, appariva il sistema di maggior garanzia ma la mancata emanazione del decreto da parte del Ministro della Sanita', che doveva fissare le procedure, le modalita' di espletamento, i requisiti di ammissione, per le idoneita' nazionali, ha di fatto vanificato la parte qualificante delle nuove normative concorsuali, quella della verifica professionale, definitivamente spazzata via dal decreto 229 dell’ex ministro Bindi.
Purtroppo oggi, in tempi di federalismo vero o presunto, realizzato o in itinere, ma certamente in tempi di forte regionalizzazione della sanita', pensare a un esame di idoneita' nazionale e' sicuramente utopistico, ma correggere il sistema, con l’espletamento di idoneita' regionali, risolvendo, ovviamente, in maniera opportuna il nodo della loro validita' su tutto il territorio nazionale, significherebbe introdurre elementi di maggiore garanzia e tranquillita' nella scelta dei primari, a cui affidare il nostro bene piu' prezioso, la salute.
Le Regioni dovrebbero ricostruire, cosi', un percorso concorsuale piu' organico e selettivo. 
Per il momento, anche se la cosa non ci soddisfa, ricordiamo che la decisione finale e' affidata a un Direttore Generale, un tecnico, che si assume la responsabilita' di scegliere un primario. Cosa insufficente, ma pur sempre un passo avanti per tentare di limitare le influenze, in questo case sempre nefaste, della politica.


 

 

 


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