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articolo aggiornato il: Tuesday 08 September 2009

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L'IPOCONDRIA

del Prof. Roberto Bassi, dermatologo


Il vocabolario della lingua italiana della Treccani cosi' definisce l'ipocondria: "una preoccupazione ansiosa organicamente infondata, relativa alla propria salute, o alle condizioni di particolari organi interni". In tempi remoti - e questo spiega il nome - la preoccupazione e i disturbi erano spesso riferiti a organi (il fegato e' il piu' spesso chiamato in causa) contenuti nell'ipocondrio. Ma noi dermatologi, come tutti gli altri medici, vediamo ogni giorno pazienti ipocondriaci. Debbo buona parte di quanto esporro' a una bellissima lezione di Simona Argentieri, ascoltata nei nostri Seminari annuali di dermatologia psicosomatica. Le sono infinitamente grato per questa sua lezione e per molte altre, e non sono certo il solo. Evito di parlare del grosso ipocondriaco, che e' di pertinenza psichiatrica, cosi' come vi risparmio l'interpretazione data da Freud dell'ipocondria, ne' quelle successive offerte da Melanie Klein, o da David Rosenfeld. So che i miei lettori sono, di regola, dei medici che hanno poca familiarita' con queste teorie nella loro pratica dermatologica quotidiana. Il paziente ipocondriaco arriva da noi dopo lunghe peregrinazioni. 

ipocondria


E' estremamente seduttivo. Ci dice subito che e' gia' stato da altri, che tuttavia non lo hanno soddisfatto. L'hanno ascoltato con un orecchio solo, l'hanno visitato frettolosamente, non hanno capito le sue problematiche. Ma, per la nostra chiara fama, sono sicuri di avere da noi quelle soddisfazioni che non hanno avuto in precedenza. Tutto cio' e' musica per i nostri orecchi. Ma, attenzione, non prestiamoci al loro gioco! Anche se pensiamo che l'ultimo collega che li ha visitati e' una bestia, non diamo alcun giudizio! A breve, saremo noi stessi nel novero di quelli che non hanno capito nulla e su quali pendera' l'impietoso giudizio di un collega. Perche' il paziente vuole essere "guarito" da noi, ma il "come" e' lui stesso a deciderlo. Facciamo pure degli esami di laboratorio. Spesso e' il paziente stesso a suggerirlo, "gli altri non hanno indagato a fondo!".

Questo e' anche un sistema per liberarci dal malato, e permetterci di riflettere con calma, e consultare qualche testo, se noi stessi abbiamo dei dubbi. Purche', naturalmente, non si vada all'infinito, verso esami sempre piu' sofisticati, che l'obiettivita' non giustifica. I pazienti nevrotici (e gli ipocondriaci non sono secondi a nessuno) sono abilissimi nelle schermaglie con il medico. Estraggono articoli di giornale ritagliati o - peggio - ci raccontano le loro "navigazioni" in internet, o esibiscono risposte avute per posta elettronica da medici che non li hanno mai visti. Un paziente, con sorriso sarcastico, mi ha esibito una mia risposta del tutto generica, datagli per e-mail! In epoca di messaggi mediatici continui nella prevenzione del melanoma, e' facile trovare un paziente atterrito che viene a esporci i suoi nevi e le sue paure. La mappatura dei nevi puo' attenuare la sua ansia, ma per poco. Ritorna ridotto a una groviera, dopo aver trovato un bellicoso dermochirurgo che gli ha rimosso cinque o sei nevi. Ma questo non basta, perche' l'ipocondriaco e' un paziente che deve difendersi da oscure minacce interne, convogliando le sue ansie su una singola lesione. A una signora che aveva alcuni nevi tranquilli sul dorso, consiglio di farseli controllare (in base al solito foglietto con l'ABCDE sulla prevenzione del melanoma maligno) ogni tanto dal marito. Con frase illuminante mi dice: "mio marito non distingue le sue scarpe marroni da quelle nere! Dovro' ricorrere a mia madre, anche se ci vede poco". Nelle costruzioni ipocondriache c'e' spesso un pizzico di verita', ce lo diceva gia' Freud. Ma di fronte a un nevo molle del volto, assolutamente innocuo, la paziente ci dice: "Si, non e' cambiato di aspetto, ma ogni tanto mi da delle terribili stilettate". E ci mette KO. L'ipocondria non e'-tanto per fare chiarezza - una malattia psicosomatica: e' solo una patologia del pensiero o, se vogliamo, una patologia dell'interpretazione. In realta' il paziente ipocondriaco cerca di dominare la sua angoscia di morte (che tutti dobbiamo in qualche modo manovrare) verso un povero nevo, sempre per stare su questo esempio, e spera di avere dal medico, che gli garantisce non trattarsi di melanoma, un lasciapassare per l'immortalita'. Talora, la comparsa di una vera grossa malattia, devia quest'angoscia: in pratica tramuta un'ansia oscura verso qualche cosa di reale, che il paziente puo' combattere. Molte volte il paziente, mentre insegue una patologia inesistente, nega quella di cui realmente soffre. Una mia cliente di media eta' viene a farsi scrutare ogni minima imperfezione cutanea. Sa di avere un diabete non lieve, ma punta le sue ansie sulla pelle, perche' dominare i suoi tassi glicemici (200 al mattino, digiuna) comporta delle regole - in primis una dieta abbastanza rigorosa - incompatibili con il suo stile di vita... le costa molto meno venire da me, ogni tre o quattro mesi, per farsi dire che non ha lesioni cancerose! 


I sintomi ipocondriaci sono sintomi tenaci: il paziente non accetta l'idea che e' anch'egli mortale, offesa suprema al suo narcisismo, crea, da cose minime o dal nulla un sintomo che lo fa si soffrire, ma - come il medico gli spiega - non e' mortale! In pratica, l'ipocondriaco tende ad affidarsi al medico, che deve occuparsi e preoccuparsi per lui. In qualche caso, il medico diventa una seconda madre, che deve sorvegliare il suo bambino, anche se questi fa le bizze! Gli ipocondriaci che vediamo sono oggi numerosissimi. Che cosa si puo' fare? Non cadiamo nella trappola del paziente nel denigrare chi l'ha visto prima di noi, evitiamo di colludere con lui, andando avanti all'infinito in ricerche di laboratorio perlopiu' inutili. Non aggrediamolo di fronte ai suoi inaccettabili ragionamenti pseudoscientifici; si limitera' a cambiare medico. In tal caso il vantaggio sara' solo nostro! Se lo vogliomo veramente aiutare (e cio' vale per l'ipocondriaco come per molti altri) ascoltiamolo. Sappiamo che in ciascuno di noi esistono tre livelli, l'Io cosciente, l'inconscio e una zona sita a meta' che e' il preconscio. A me, che ogni giorno vedo i canali della mia Venezia, il concetto pare chiaro. C'e' un livello che tutti vediamo, con lo scintillare delle acque, le gondole che le solcano e anche le tante spazzature che galleggiano, e questo e' il livello cosciente. 

ipocondria

Ci sono le acque profonde, limacciose e oscure, che solo un sub ben attrezzato puo' esplorare: questo e' l'inconscio, e possiamo trovarci di tutto. Esplorare queste profondita', ove necessario, non e' compito nostro, ma del collega psicoanalista. C'e' pero' una zona, che compare con la bassa marea e scompare quando l'acqua cresce. e' una zona viscida, verdastra, diversa da canale a canale, che ci permette di intravedere un insieme di alghe, conchigliette e vermi marini. Questo e' il nostro preconscio. Qui possiamo, con grande cautela, intervenire anche noi. Aiutare il paziente a verbalizzare, invitandolo a esporci le sue teorie (maturate da esperienze infantili, da superstizioni banali, da pregiudizi correnti, da recenti vicissitudini di altri con i quali ci identifichiamo ecc), dalle quali emergera' (forse!) il perche' delle sue paure. Gia' ascoltare il malato, senza irriderlo, ma aiutandolo dolcemente a riflettere su quanto ci ha raccontato, e' una terapia. Non e' una strada facile, ma e' la sola percorribile. Se la sintomatologia e' importante, cerchiamo di veicolarlo verso un buono psicoterapeuta. E se proprio non ce la facciamo? Diciamogli che, quel pomeriggio, non possiamo riceverlo. A livello personale, avremo risolto il problema dell'ipocondria!



 

 

 


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