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L'IPOCONDRIA
del Prof. Roberto Bassi, dermatologo |
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Il vocabolario della lingua italiana della Treccani
cosi' definisce
l'ipocondria: "una preoccupazione ansiosa organicamente infondata, relativa
alla propria salute, o alle condizioni di particolari organi interni". In
tempi remoti - e questo spiega il nome - la preoccupazione e i disturbi erano
spesso riferiti a organi (il fegato e' il piu' spesso chiamato in causa)
contenuti nell'ipocondrio. Ma noi dermatologi, come tutti gli altri medici,
vediamo ogni giorno pazienti ipocondriaci. Debbo buona parte di quanto esporro'
a una bellissima lezione di Simona Argentieri, ascoltata nei nostri Seminari
annuali di dermatologia psicosomatica. Le sono infinitamente grato per questa
sua lezione e per molte altre, e non sono certo il solo. Evito di parlare del
grosso ipocondriaco, che e' di pertinenza psichiatrica, cosi' come vi risparmio
l'interpretazione data da Freud dell'ipocondria, ne' quelle successive offerte
da Melanie Klein, o da David Rosenfeld. So che i miei lettori sono, di regola,
dei medici che hanno poca familiarita' con queste teorie nella loro pratica
dermatologica quotidiana. Il paziente ipocondriaco arriva da noi dopo lunghe
peregrinazioni.
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E' estremamente seduttivo. Ci dice subito che e' gia' stato da
altri, che tuttavia non lo hanno soddisfatto. L'hanno ascoltato con un orecchio
solo, l'hanno visitato frettolosamente, non hanno capito le sue problematiche.
Ma, per la nostra chiara fama, sono sicuri di avere da noi quelle soddisfazioni
che non hanno avuto in precedenza. Tutto cio' e' musica per i nostri orecchi.
Ma, attenzione, non prestiamoci al loro gioco! Anche se pensiamo che l'ultimo
collega che li ha visitati e' una bestia, non diamo alcun giudizio! A breve,
saremo noi stessi nel novero di quelli che non hanno capito nulla e su quali
pendera' l'impietoso giudizio di un collega. Perche' il paziente vuole essere
"guarito" da noi, ma il "come" e' lui stesso a deciderlo.
Facciamo pure degli esami di laboratorio. Spesso e' il paziente stesso a
suggerirlo, "gli altri non hanno indagato a fondo!".
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Questo e' anche
un sistema per liberarci dal malato, e permetterci di riflettere con calma, e
consultare qualche testo, se noi stessi abbiamo dei dubbi. Purche',
naturalmente, non si vada all'infinito, verso esami sempre piu' sofisticati, che
l'obiettivita' non giustifica. I pazienti nevrotici (e gli ipocondriaci non sono
secondi a nessuno) sono abilissimi nelle schermaglie con il medico. Estraggono
articoli di giornale ritagliati o - peggio - ci raccontano le loro
"navigazioni" in internet, o esibiscono risposte avute per posta
elettronica da medici che non li hanno mai visti. Un paziente, con sorriso
sarcastico, mi ha esibito una mia risposta del tutto generica, datagli per
e-mail! In epoca di messaggi mediatici continui nella prevenzione del melanoma, e'
facile trovare un paziente atterrito che viene a esporci i suoi nevi e le sue
paure. La mappatura dei nevi puo' attenuare la sua ansia, ma per poco. Ritorna
ridotto a una groviera, dopo aver trovato un bellicoso dermochirurgo che gli ha
rimosso cinque o sei nevi. Ma questo non basta, perche' l'ipocondriaco e' un
paziente che deve difendersi da oscure minacce interne, convogliando le sue
ansie su una singola lesione. A una signora che aveva alcuni nevi tranquilli sul
dorso, consiglio di farseli controllare (in base al solito foglietto con l'ABCDE
sulla prevenzione del melanoma maligno) ogni tanto dal marito. Con frase
illuminante mi dice: "mio marito non distingue le sue scarpe marroni da
quelle nere! Dovro' ricorrere a mia madre, anche se ci vede poco". Nelle
costruzioni ipocondriache c'e' spesso un pizzico di verita', ce lo diceva gia'
Freud. Ma di fronte a un nevo molle del volto, assolutamente innocuo, la
paziente ci dice: "Si, non e' cambiato di aspetto, ma ogni tanto mi da
delle terribili stilettate". E ci mette KO. L'ipocondria non e'-tanto per
fare chiarezza - una malattia psicosomatica: e' solo una patologia del pensiero
o, se vogliamo, una patologia dell'interpretazione. In realta' il paziente
ipocondriaco cerca di dominare la sua angoscia di morte (che tutti dobbiamo in
qualche modo manovrare) verso un povero nevo, sempre per stare su questo
esempio, e spera di avere dal medico, che gli garantisce non trattarsi di
melanoma, un lasciapassare per l'immortalita'. Talora, la comparsa di una vera
grossa malattia, devia quest'angoscia: in pratica tramuta un'ansia oscura verso
qualche cosa di reale, che il paziente puo' combattere. Molte volte il paziente,
mentre insegue una patologia inesistente, nega quella di cui realmente soffre.
Una mia cliente di media eta' viene a farsi scrutare ogni minima imperfezione
cutanea. Sa di avere un diabete non lieve, ma punta le sue ansie sulla pelle,
perche' dominare i suoi tassi glicemici (200 al mattino, digiuna) comporta delle
regole - in primis una dieta abbastanza rigorosa - incompatibili con il suo
stile di vita... le costa molto meno venire da me, ogni tre o quattro mesi, per
farsi dire che non ha lesioni cancerose! |
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I sintomi ipocondriaci sono sintomi
tenaci: il paziente non accetta l'idea che e' anch'egli mortale, offesa suprema
al suo narcisismo, crea, da cose minime o dal nulla un sintomo che lo fa si
soffrire, ma - come il medico gli spiega - non e' mortale! In pratica,
l'ipocondriaco tende ad affidarsi al medico, che deve occuparsi e preoccuparsi
per lui. In qualche caso, il medico diventa una seconda madre, che deve
sorvegliare il suo bambino, anche se questi fa le bizze! Gli ipocondriaci che
vediamo sono oggi numerosissimi. Che cosa si puo' fare? Non cadiamo nella
trappola del paziente nel denigrare chi l'ha visto prima di noi, evitiamo di
colludere con lui, andando avanti all'infinito in ricerche di laboratorio
perlopiu' inutili. Non aggrediamolo di fronte ai suoi inaccettabili ragionamenti
pseudoscientifici; si limitera' a cambiare medico. In tal caso il vantaggio
sara' solo nostro! Se lo vogliomo veramente aiutare (e cio' vale per
l'ipocondriaco come per molti altri) ascoltiamolo. Sappiamo che in ciascuno di
noi esistono tre livelli, l'Io cosciente, l'inconscio e una zona sita a meta'
che e' il preconscio. A me, che ogni giorno vedo i canali della mia Venezia, il
concetto pare chiaro. C'e' un livello che tutti vediamo, con lo scintillare
delle acque, le gondole che le solcano e anche le tante spazzature che
galleggiano, e questo e' il livello cosciente.
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Ci sono le acque profonde,
limacciose e oscure, che solo un sub ben attrezzato puo' esplorare: questo e' l'inconscio, e possiamo trovarci di tutto. Esplorare queste
profondita', ove
necessario, non e' compito nostro, ma del collega psicoanalista. C'e' pero' una
zona, che compare con la bassa marea e scompare quando l'acqua cresce. e' una
zona viscida, verdastra, diversa da canale a canale, che ci permette di
intravedere un insieme di alghe, conchigliette e vermi marini. Questo e' il
nostro preconscio. Qui possiamo, con grande cautela, intervenire anche noi.
Aiutare il paziente a verbalizzare, invitandolo a esporci le sue teorie
(maturate da esperienze infantili, da superstizioni banali, da pregiudizi
correnti, da recenti vicissitudini di altri con i quali ci identifichiamo ecc),
dalle quali emergera' (forse!) il perche' delle sue paure. Gia' ascoltare il
malato, senza irriderlo, ma aiutandolo dolcemente a riflettere su quanto ci ha
raccontato, e' una terapia. Non e' una strada facile, ma e' la sola
percorribile. Se la sintomatologia e' importante, cerchiamo di veicolarlo verso
un buono psicoterapeuta. E se proprio non ce la facciamo? Diciamogli che, quel
pomeriggio, non possiamo riceverlo. A livello personale, avremo risolto il
problema dell'ipocondria! |
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