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La medicina e' stata accusata di avere curato a lungo un uomo senza testa. Per contro
e' fiorita la cultura della testa senza corpo, con il trionfo della psicologia. Il concetto psicosomatico, considerato
e' spesso divenuto una buona scusa per il medico per giustificare fenomeni che non capisce. Proporre il brano sui salmoni ci
e' apparso percio' utile per ricordare che il cervello, anche in speci inferiori all’umana, dialoga con il sistema immunitario e con il sistema endocrino attraverso il telefono (le vie nervose) e attraverso lettera (la via circolatoria) e che l’omeostasi organica deriva da un colloquio corretto tra il Sistema Nervoso Centrale (SNC), il Sistema Endocrino (SE), il Sistema Immunitario (SI).
Oggi, grazie alla psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI), sembra di assistere a una inversione di tendenza e che la malattia dell’anima debba divenire finalmente appannaggio della scienza in accordo con la medicina positivista e scientifica che ha educato generazioni di medici a guardare alla malattia come alla conseguenza di un preciso concatenarsi di eventi analizzabili con precisi metodi fisici, biochimici, biologici. Nel 1936 Hans
Selye, sottoponendo cavie a stimoli vari, descrisse una sindrome caratterizzata dal coinvolgimento del S. N. Vegetativo e dall’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene
(AIIS) con aumentata secrezione di ACTH e cortisolo, involuzione del timo, atrofia dei linfonodi, ulcere gastro-duodenali. Tale sindrome, alla luce delle attuali conoscenze di
PNEI, rappresenta la memoria storica dello stress. Con Selye ha inizio il modello interpretativo dello stress. Successivamente la PNEI ha dimostrato che il movimento endocrino
e' ben piu' complesso e che lo stress e' caratterizzato da una serie di reazioni biologiche in cui l’ipotalamo riveste un ruolo centrale di smistamento tra “inputs”
(neurotrasmettitori aminergici ) e “outputs” (neuromodulatori
peptidergici). Lo stimolo stressogeno viaggia attraverso afferenze sensoriali e sensitive e attraverso le modulazioni del filtro cognitivo che ha la sua struttura portante nel sistema limbico “una delicata apparecchiatura dotata di apparati analizzatori, moltiplicatori, attivatori e inibitori tali da costituire, nella sua
integrita' una camera di risonanza alle afferenze esterne e interne dell’organismo, che condiziona la corretta sintonia dell’attivita' cerebrale alle richieste del momento “(da: I tre cerebrotipi umani: riflessioni sulla loro funzione
neurobiologica, di L. Milani, La Medicina Biologica, 1994. Guna Editore Milano).
Semplificando, lo stimolo stressogeno puo' determinare due reazioni il cui scopo
e' comunque di proteggere l’omeostasi organica:
• attivazione comportamentale;
• blocco comportamentale.
L’attivazione comportamentale (arousal) e con essa l’attivazione biologica (endocrina e vegetativa che serve da sostegno somatico a quella comportamentale) hanno lo scopo di neutralizzare lo stimolo
stressogeno. Quindi lo stress acuto
puo' essere considerato come uno stato organico fisiologico che costituisce una sorta di autodifesa per la salvaguardia della omeostasi organica. Nell’ansia sperimentale indotta dall’esposizione di pazienti fobici al loro oggetto di paura
e' presente l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-Growth Hormone (AIGH) ma non dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene
(AIIS) nonostante il notevole grado di arousal che si osserva in questi pazienti. Gli stessi soggetti se vengono prima introdotti nell’ambiente del test, sapendo di non trovarvi l’oggetto di paura, presentano un’attivazione marcata dell’AIIS ma non dell’AIGH. Il blocco comportamentale invece pregiudica la
possibilita' di poter allontanare o eliminare lo stimolo stressogeno, cosi' non si combatte e non si fugge, si soccombe, non si salvaguarda l’omeostasi organica, ci si ammala. Il blocco comportamentale fa deragliare lo stimolo stressogeno da quella che dovrebbe essere la sua naturale via che porta alla sua inattivazione “fisiologica” ed
e' l’elemento che porta allo stress cronico, la reazione organica che assume i connotati della malattia. In altre parole, lo stress cronico
puo' essere definito come una sindrome caratterizzata da un insufficiente adattamento dell’organismo a uno stimolo
stressogeno, con insufficiente neutralizzazione dello stesso e compromissione e mancato recupero della omeostasi organica. Le situazioni organiche patologiche da stress cronico variano a seconda che siano supportate specifiche situazioni neurormonali che coinvolgono diversi assi
neuromonali:
• ipotalamo-ipofisi-surrene
• ipotalamo-ipofisi-b endorfine
• ipotalamo-ipofisi-prolattina
• ipotalamo-ipofisi- Growth Hormone;
• ipotalamo-ipofisi-TSH
• ipotalamo-ipofisi-gonadotropine;
• ipotalamo-somatostatina
Nell’uomo le possibili condizioni di blocco comportamentale sono strutturate e complesse. Un primo tipo di blocco
e' caratterizzato dalla mancata identificazione dello stimolo stressante e si possono verificare due
possibilita':
(a) un errore di valutazione cognitiva dello stimolo;
(b) lo stressor e' ben mascherato.
In un secondo tipo c’e' l’impossibilita' di eliminare lo stressor o di allontanarsi da esso. Basti pensare a una situazione di lavoro o familiare, a situazioni patologiche organiche che limitano i possibili adattamenti. Un terzo tipo di blocco comportamentale
e' caratterizzato dalla incapacita' di programmare e di mettere in atto qualsiasi tipo di
attivita' finalizzata.
Un quarto tipo e' infine dovuto al blocco totale o parziale della risposta emozionale. Sebbene l’argomento sia molto complesso, potremmo quindi concludere che lo stress acuto rappresenta una autodifesa della omeostasi organica mentre lo stress cronico una compromissione della omeostasi organica e quindi causa di malattia).
Un quadro tipico
Il quadro neuroendocrino caratteristico nello stress acuto
e' il seguente:
• aumento dell’ACTH, del cortisolo, del GH, della prolattina, delle
catecolamine;
• diminuzione del testosterone, di LH.
Si possono pero' verificare le cosiddette dissociazioni neuroendocrine che si verificano secondo il tipo di stimolo
stressogeno. In altri termini l’attivazione generale degli assi neuroendocrini controllati dall’ipotalamo
puo' essere sostituita dall’attivazione soltanto di alcuni. e' quanto si verifica se lo stimolo stressogeno
e' di natura sessuale: si attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadotropine, con aumentata produzione di testosterone.
Se passate per la regione delle Highlands scozzesi durante il mese di marzo, vi accorgerete subito che nell’aria si respira una strana atmosfera di eccitazione. Guidando in campagna si incontrano persone munite di canna e mulinello e nei pub, tra un whiskey e una birra, non si sente parlare d’altro che di pesca. Questo
e' infatti il periodo in cui i salmoni rossi, seguendo un’invisibile pista, abbandonano il mare e risalgono i fiumi e i ruscelli della Scozia, per ritornare al lago in cui sono nati e qui accoppiarsi e morire. Il salmone, la specie
piu' nobile del genere salmonidi, rappresenta per gli etologi un caso realmente interessante. Nasce nei fiumi e vi trascorre la prima parte della vita, poi raggiunge il mare, dove intraprende lunghissimi viaggi oceanici trasformandosi in uno spietato predatore. Durante il periodo degli amori subisce un profondo mutamento. Come riesca a ritrovare il fiume d’origine non
e' stato ancora chiarito. Alcuni pensano che durante la sua discesa in mare lasci delle tracce feromoniche che gli servono da filo di Arianna, altri che riconosca l’acqua del fiume dove
e' nato da caratteristiche chimiche come l’ossigenazione, il pH o la concentrazione dei sali minerali. Sta di fatto che non sbaglia mai e raggiunta l’acqua dolce smette completamente di mangiare, anche se conserva un riflesso che, per la gioia dei pescatori, gli fa addentare l’esca. All’impetuosa corrente del fiume e alle ripide cateratte che si oppongono alla risalita, risponde con tutta la sua energia e con profonde modificazioni umorali. Una vera e propria cascata di ormoni si riversa nel sangue, attivandone ogni singola fibra muscolare. Lo stress a cui sono sottoposti i salmoni
e' incredibile, gli ostacoli che devono superare per raggiungere il luogo dove riprodursi sembrano proibitivi. Eppure ce la fanno. Compiuta l’opera della riproduzione,
pero', completamente esauriti, non riescono piu' a nuotare, non rispondono agli stimoli esterni, le loro branchie si riempiono di parassiti e di muffe, si ammalano e quasi tutti muoiono. I pochi superstiti vengono trascinati verso il mare dalla corrente. Ma che cos’e' che ha trasformato il loro sogno d’amore in una vera e propria ecatombe? Analizzando in laboratorio alcuni parametri biologici del suo sangue si
e' visto che i livelli di ormoni surrenalici sono altissimi e che allo stesso tempo il salmone
e' vittima di una rovinosa immunosoppressione. (Da: La Manutenzione Della Vita, di U. & G.
Scapagnini, Mondadori Editore, Milano, 1997).
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