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Menopausa: l’inizio
di un percorso
L’io e la sua pelle in corso di menopausa. La cosmesi e la vita affettiva in un momento che segna quella serie di cambiamenti che portano una donna a occuparsi maggiormente di
se'
della Dott.ssa Maria Malucelli - Docente di psicologia Clinica presso la Fondazione
Internazionale Fatebenefratelli
Storie di menopause precoci popolano i trattati di medicina e psicologia. Come
e' noto, per menopausa s’intende quel periodo della vita della donna in cui cessano le mestruazioni e si verificano mutamenti fisiologici conseguenti alla riduzione della produzione di ormoni estrogeni da parte delle ovaie. Nei mutamenti psicologici sono riportati sintomi che potrebbero essere legati ai sintomi fisici che accompagnano tale periodo: diminuzione della memoria e della concentrazione,
facilita' al pianto, ansia, malinconia, fissazioni, instabilita', paura in eccesso e perdita di interesse per il sesso. Detta in questo modo la menopausa appare come una sorta di catastrofe punitiva che si scatena senza rimedio, irreversibile, fastidiosa e inutile come tutte le esperienze a cui, come donne preferiremmo non prendere parte. Eppure nell’ottica evolutiva- cognitiva - attaccamentale essa
e' una necessaria tappa di sviluppo in cui mente e corpo concorrono per attuare una conversione adulta di interessi differenziati non
piu' rivolti alla cura degli altri in quanto figli ecc. quanto alla scoperta o riscoperta dei bisogni dell’Io.
e' come se la natura avesse organizzato, riferito alla vita umana, un corso di apprendimento, assimilazione, aggiustamento e produzione in cui la
stabilita' e' data proprio anche dal potersi fermare per poi riprendere il cammino in altre direzioni
piu' idonee e piu' adeguate. Nella cultura orientale a esempio la pausa e' considerata il punto di arrivo massimo del rilassamento mentale, quando
cioe' si riesce a fermare il pensiero per godere dell’acquisita pace interiore. In etologia poi i mammiferi superiori, essere umano compreso, sono programmati per la riproduzione che garantisce la conservazione della specie solo per un arco di tempo stabilito. Poi debbono fare altro. E fare altro non significa diminuire di importanza come persone, non servire
piu' a niente, rivolgersi a se stessi come individui ormai arrivati, esauriti, ecc. rinforzando soltanto in questo modo una disumana cultura
material-massificata; vuol dire invece fare ed essere altro acquisendo la
capacita' di attribuire significati diversi al proprio modo di essere e di condurre la propria esistenza. Riflettendo sul proprio cambiamento. Da questo punto di vista, essa rispecchia in pieno la turbolenza psico-fisica di chi si appresta a cambiar percorso. Un’area della
personalita' femminile fonda il suo equilibrio su come e' riuscita a vivere la comparsa e scomparsa delle mestruazioni, anni dopo, dobbiamo cambiare rimanendo donne dal punto di vista psico-fisico quando la menopausa
e' li' per ricordarci che non possiamo piu' avere figli e che la salute mentale e fisica e che la bellezza spirituale ed estetica
e' finalmente affidata soltanto a noi e non agli ormoni. Fare, saper fare ed essere,
e' il monito mentale che deve accompagnare i comportamenti e le emozioni dai 45 anni in poi. Riscoprire il bisogno di autorealizzazione personale sacrificato per figli, famiglia, ecc.,
e' il percorso nuovo finalmente percorribile senza il rischio di dover ancora produrre in senso ginecologico. Insomma, in menopausa
e' tempo di fare i conti con la vita interiore, e' tempo di assumere coraggiosamente le gestione di
cio' che c’e' e che vive dentro la nostra testa. Quante volte, una donna e' forzata a dimenticare di possedere una mente, di esistere, accontentandosi di sostenere la parte dello spettatore o in ruoli non scelti o scelti a
meta'. Ebbene la menopausa e' li' a ricordarci che ci dobbiamo riprendere la nostra vita, come nell’infanzia, fase dell’onnipotenza umana dove tutto si
puo' e niente si deve.
Senza trascurare la nostra personalita' che determina spesso i mutamenti di umore, i comportamenti, le rappresentazioni mentali che accompagnano le esperienze umane, specie quelle caratterizzate dalle turbolenze e i vari passaggi delle diverse fasi della vita. Nell’ottica
psico-evolutiva, questi appaiono come terremoti esterni che testano il nostro equilibrio interiore che se regge, ne esce
piu' forte e rinvigorito. Cosi', durante la menopausa, invece di accanirsi sui sintomi fastidiosi che, pur addolciti dalla farmacologia, siamo costretti a tenerci, bisognerebbe far riferimento al nostro motore interiore che
e' alla base della nostra armonia nella vita affettiva o nella autorealizzazione. Orientare il nostro affetto potrebbe essere un buon metodo per immettersi in un percorso in cui il significato della vita dipende dal valore personale che riusciamo ad attribuirci. Riorganizzando anche il proprio comportamento sessuale, in cui finalmente sia il principio del piacere, senza quei continui accomodamenti per far contento lui, per avere o non avere figli, cui ci si
e' dovute sottoporre nel corso della vita.
Se e' vero che, a una certa eta', la parte del cervello, area limbica, non gode
piu' del rinforzo e del sostegno delle scariche ormonali mensili, e tanto vero che una buona motivazione e un sano desiderio possano far
si' che il proprio corpo goda del benessere psico-fisico di un rapporto sessuale finalizzato al solo orgasmo, come scrive lo psicologo americano R.
Greenberg: “Io credo che il vero scopo dell’orgasmo sia la rinascita psicologica. Esso agisce come un elettroshock sul cervello e ridistribuisce il suo potenziale liberando la mente. Tutto
cio' e' molto simile alla funzione ordinatrice del sonno Rem”. Senza trascurare che gran parte dell’eros femminile nasce nella mente a qualunque
eta' e passa poi nel corpo. Dunque, niente paura, da grandi sara' le selezione a guidarci, la
qualita' che si sostituisce alla quantita' ad appagarci e la continua voglia di tenerezza ad alimentare il desiderio sessuale. Nel rispetto e con l’impegno quotidiano per investire nel miglioramento e nel mantenimento del nostro equilibrio e benessere psico-fisico. In questa ottica si pone in primo piano una riflessione psicologica su
cio' che la pelle rappresenta per ognuno di noi, come specchio incontestabile del nostro io emotivo, attivo. In questo senso, a esempio la storia della cosmesi ci riporta non tanto al trucco come abbellimento quanto al rapporto fra corpo e psiche e del viso col proprio carattere e la propria vita interiore.
Gia' Aristotele e Gianbattista della Porta parlavano dell’interelazione tra anima, sentimenti e atteggiamento del volto e nell’ecclesistico “dall’aspetto si conosce l’uomo e dal volto si ravvisa la persona sensata. Il vestito, il riso dei denti e l’andatura manifestano quello che uno
e'” XIX,26,27. In eta' moderna dobbiamo a Johann Raspar Lavater (1775) l’elogio della
Fisiognomica, una scienza antichissima, che riteneva di poter cogliere nell’aspetto umano, nei suoi caratteri somatici, l’essenza stessa dell’uomo, il carattere, la sua stessa
potenzialita'. Nacque cosi' l’esigenza cosmetologica e l’arte del trucco con
finalita', di adornarsi per offrire il meglio di se' ma anche per ricercare piu' benessere psicofisico a sostegno del principio: pelle uguale specchio dell’anima. L’arte di truccarsi, mostra, per la prima volta il bisogno di celare immagini e sentimenti che non si vogliono esporre al giudizio altrui.
Correggendo con la cosmesi le imperfezioni naturali e cercando di ovviare agli effetti inevitabili dell’eta', o modificando le caratteristiche strutturali e funzionali senza tuttavia cambiare l’aspetto esteriore e senza rendere riconoscibili le modifiche apportate (Enciclopedia
Treccani). Azioni, che oggi vanno nella direzione della
globalita' della natura umana, che si esprime sempre come unita' biopsichica, e dell’autoaccudimento che
e' pur diverso per fasce di eta'. Come se fosse l’Io a truccare il suo corpo attuando una continua ricerca di armonia e di perfezione. Dimmi come ti trucchi e ti
diro' chi sei, e' questo un test da me elaborato nella prospettiva psicologica che il truccarsi sia un modo per misurare, entrare in contatto, verificare stati d’animo,
necessita', emozioni che spesso sfuggono al nostro controllo e, a volte, ci procurano malessere. A conferma che il nostro io vive e si esprime persino in quei piccoli gesti quotidiani che fanno di noi una persona attenta alla propria immagine e al proprio modo di truccarsi.
Storie di donne e di trucco
Tanti modi per vivere il trucco; tutti all’insegna di un miglioramento fisico desiderato e voluto. Ecco alcune storie di donne. Raffaella
e' una ragazza di quindici anni, un’adolescente dunque che attualmente inorridisce al solo sentirsi chiamare in famiglia per sbaglio o ironia “bimba” e che da qualche tempo ama truccarsi in
piu' modi alla ricerca quindi di un look del viso degno di lei e della sua eta'. A volte, per Raffaella le mattinate in bagno sono interminabili al pari delle sgridate per i ritardi scolastici causa trucco. Lei
pero' e' irremovibile; il suo bagno di mattina si trasforma in un camerino per soubrette dove, davanti allo specchio lei, con
piu' arnesi personali e preziosi cosmetici materni sottratti di nascosto, prova e riprova ombretti, fard, smalti e rossetti fino a quando decisa neanche troppo si costringe ad uscire ed a proporsi al pubblico amicale alla fermata dell’autobus magari giusta per la discoteca, eccessiva per andare a scuola. Francesca invece ha 20 anni,
e' universitaria e del suo viso non accetta la forma del naso che disturba i lineamenti sottili e delicati. Fino a qualche anno fa truccarsi era una tragedia
perche' mettersi davanti allo specchio voleva dire prendere diretto contatto con la coscienza di avere atteggiamenti sgraziati causa il naso e con la
necessita' di dare al trucco una importanza eccessiva visto che a questo delegava totalmente il suo potersi correggere e potersi accettare. Col suo viso
percio' ha fatto spesso pasticci; si e' truccata fino all’inverosimile o non si
e' truccata per niente rinunciando a uscire di casa. Per il naso la rinoplastica
risolvera' decisamente il problema estetico. Caterina e' una donna di 35 anni circa; attualmente dirige un centro commerciale e vive da sola con un figlio di 13, separata da suo marito. Dopo i 20 anni Caterina ha sempre considerato il trucco un impegno e una scocciatura visto che il tempo a sua disposizione non le bastava neanche per gli impegni giornalieri di casa, figlio, spesa, pranzi, cene, ecc. All’epoca era solita ripetersi: “che senso ha truccarsi per andare a comprare le arance al mercato?”. Poi
e' riuscita a cambiare la sua vita; si e' trovata un lavoro, ha scoperto di avere una
identita' da rispettare e una vita affettiva da vivere a modo suo, con dignita'. E il trucco
e' divenuto un amico, un alleato, un modo in piu' per piacersi, per proporre e proporsi al meglio di
se' anche al mercato senza degenerare in un infantile narcisismo. Clara ha un po'
piu' di 50 anni: qualche ruga, persa la silhouette di dieci anni fa, accetta il cambiamento del suo corpo che inevitabilmente incide sulla psiche, con cosmetici appropriati porta avanti un progetto di accudimento quotidiano all’insegna della salute da mantenere e il benessere da meritare giorno per giorno.
Cosi' mentre la crema attenua una ruga che c’e', ed e' normale che ci sia, qual tanto di ombretto sulle
ciglie, quel tenue rossetto sulle labbra, quel minimo di fard
piu' una carezza di terra di sole le donano un aspetto fresco, ordinato, curato che attrae e comunica rispetto.
Bibliografia
• J. K. Lavater: La Fisiognomica. Anator 1998
• Vittorio Guidano: The self in Process Toward a Post-Razionalist Cognitive
Therapy. The Guildford Press, New York, 1999
• Dylan Evans: Emotion, The Science of Sentiment. Oxford University Press, 2001
• James A. Russell: Psicologia delle espressioni facciali. Erikson, 2002
• Scheier - Carver: Autoregolazione del Comportamento. Erikson, 2000
• B. Bara: Manuale di Psicoterapia e derma. Boringhieri, 2000
• Sim - Gordon: Manuale Pratico Psichiatria in Medicina Psicosomatica. Pensiero Scientifico
Ed., 1985
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