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articolo aggiornato il: Tuesday 08 September 2009

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Psicologia della longevita'

Cosa avviene quando ci si accorge che gli anni passano e lasciano sul nostro corpo 
alcuni segni che non vorremmo mai vedere? Non tutti si comportano allo stesso modo

di Lavinia Martella

In Italia, molte Facolta' di Psicologia offrono corsi di “psicologia dell’invecchiamento”, riconducibili alla psicologia sperimentale e alle neuroscienze cognitivo-comportamentali. In genere, questi corsi si propongono lo scopo di fornire un inquadramento teorico metodologico dello studio dei temi della psicologia dell’invecchiamento, nell’idea che i cambiamenti che si verificano nell’arco della vita siano ovviamente connessi con la condizione biologica dell’individuo, ma non necessariamente legati a stati di deficit e di malattia. In quest’ottica vengono in particolare analizzati processi cognitivi, emotivi e motivazionali dell’invecchiamento e della longevita'. Da un recente sondaggio e' emerso che questo genere di esame viene sostenuto in maggior parte da studentesse donne. Forse perche' oggi prevale l’idea che la donna sia quella che si preoccupa maggiormente dell’eta' che avanza, del viso e del corpo che non hanno piu' un aspetto piu' giovane e fresco, dell’entrata, insomma, in un periodo della vita diverso. Ma non per questo peggiore. Nella societa' attuale infatti si tende sempre piu' a esaltare il culto della giovinezza, della bellezza, dell’efficienza e della produttivita', facendo non solo sentire inutili le persone che si ritirano dal lavoro e dalla vita attiva, ma creando un senso di timore e di paura nei confronti del futuro, anche in chi “vecchio” certamente ancora non lo e'. Le donne poi si sentono “svantaggiate” a causa di un altro preconcetto molto diffuso, cioe' quello per cui l’uomo, anche con qualche ruga e qualche chilo di troppo, puo' comunque essere ritenuto affascinante, mentre nella donna viene spesso stigmatizzato anche il minimo difetto. L’invecchiamento e' un processo che interessa tutti gli organismi viventi e che senza dubbio comporta importanti modificazioni biologiche. Nell’essere umano si assiste a tali modificazioni del corpo e delle sue funzioni, seguite da un processo di adattamento psicofisico, gia' dopo i 30 anni; il fenomeno e' graduale e progressivo, anche se variabile per ogni individuo. Tuttavia la vecchiaia puo' assumere un significato positivo e puo' essere vissuta nel modo giusto. A cominciare proprio dal momento in cui si inizia a percepire il proprio cambiamento. Secondo alcune ricerche, l’universo delle donne fra i 30 e i 40 anni, si puo' dividere in due gruppi: il primo e' composto da chi si definisce contenta del proprio aspetto (talvolta mentendo), perche' gode di un’ottima, reale e invidiabile autostima, o perche' non ha il tempo materiale per pensarci, poiche' e' molto impegnata nel lavoro o in famiglia. Il secondo, in cui al contrario si teme talmente tanto di non essere piu' guardate in certo modo dagli uomini e di non sentirsi in grado di mostrare il proprio corpo con la fierezza di un tempo, che ci si deprime, si desidera frenare la comparsa di rughe e di inestetismi vari, ci si distacca cioe' dal proprio corpo rifiutandolo invece che accettarlo, cercando di valorizzarlo per quello che e'. 
E questo non riguarda solamente le donne adulte ma anche tante ventenni che invece di godersi gli anni migliori della vita, si interrogano su come “prevenire” l’invecchiamento o rimanere magre, alla ricerca di cosmetici o trattamenti estetici finora riservati solo agli adulti. E sono richieste ben precise: iniezioni di botulino e collagene, peeling chimici, dermoabrasioni, interventi di chirurgia estetica. Forse pensano cosi' di prevenire gli effetti dell’invecchiamento ed eliminare quelle piccole imperfezioni che a volte sono invisibili anche agli occhi degli esperti. Una tendenza che i medici piu' seri hanno giustamente deciso di arginare con le cattive: rifiutandosi di intervenire in soggetti troppo giovani. Diversa e' l’adozione di una serie di accorgimenti per una blanda prevenzione, in un modo non maniacale, equilibrato e consapevole, perche', non solo in ambito estetico, questa e' una scelta di vita sana e positiva. Per esempio non c’e' niente di male a prendersi precocemente cura del proprio contorno occhi, futura vittima delle zampe di gallina e delle rughe di espressione piu' marcate, soprattutto per chi studia molto o passa parecchio tempo davanti allo schermo del computer. Applicare una crema specifica aiuta ad aumentare l’idratazione e a ritardare la comparsa di segni sgraditi ed e' tanto valido quanto praticare dell’attivita' fisica, serve a garantire benessere e longevita'. 
Ma torniamo a cio' che maggiormente scuote le coscienze femminili, ancora una volta piu' di quelle maschili: i capelli bianchi. E sorge spontanea la domanda: fare la tinta o no? Ebbene, anche in questo caso e' bene fare cio' che ci si sente: legarsi alla schiavitu' del parrucchiere o delle creme coloranti fai-da-te, oppure lasciare che la nostra chioma dimostri l’eta' che abbiamo? Certo, se ci si e' sempre sottoposte a tinture o colpi di sole la decisione e' portata dall’abitudine, ma cominciare a tingere i capelli e' un “trauma” non indifferente. Non aiuta l’invidia nei confronti del compagno o del marito che fieramente mette in bella mostra la sua chioma sale e pepe o che semplicemente se ha pochi capelli li taglia cortissimi risolvendo il problema, come dire, “alla radice”!



 

 


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