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Fin da quando e' noto che l'invecchiamento cutaneo indotto dall'esposizione
solare cronica e prolungata si sovrappone e incrementa i processi fisiologici
dell'aging cutaneo, tale complessa manifestazione biologica e' stata oggetto
di notevole impegno in ambito dermatologico teso a invertirne o rallentarne il
processo. Oltre all'assunzione di molecole antiossidanti per la prevenzione,
notevole interesse ha avuto la classe dei retinoidi per uso topico. Naturali o
sintetici, sono stati studiati per il trattamento dell'invecchiamento e
molti hanno mostrato efficacia terapeutica nel fotodanneggiamento cutaneo con
miglioramento clinico evidente. Tra i retinoidi, l'acido retinoico e' forse
il piu' potente e studiato per la terapia del fotoaging (in misura minore
altri retinoidi come l'isotretinoina, l'adapalene e la retinaldeide). Vale
la pena ricordare che si tratta di un metabolita attivo della vit. A o
retinolo, da cui differisce per la presenza di un gruppo carbossilico. L'acido
retinoico possiede recettori nel nucleo delle cellule ed e' in grado di
riprogrammarle attraverso azioni di derepressione e repressione genica
riportandole a norma qualora siano deviate dal processo di invecchiamento o
fotodanneggiamento. Una volta veicolato a livello nucleare, l'acido
retinoico interagisce con specifici recettori nucleari denominati RAR (retinoic
acid receptor). Quando essi si legano all'acido retinoico formano un
complesso che interagisce con sequenze nucleotidiche del DNA cellulare
modificando gli errori indotti dall'esposizione solare. L'efficacia dell'acido
retinoico topico nel trattamento delle forme moderate di fotoinvecchiamento e'
dimostrata. Il razionale farmacologico si basa su modificazioni indotte sull'epidermide
(aumento spessore e differenziazione, ridistribuzione pigmento melanico) e sul
derma (neosintesi di collagene e inibizione della degradazione, attivazione
fibroblastica, inibizione della sovraespressione del gene dell'elastina
indotta da UV). Tali proprieta' rendono l'acido retinoico unico nel
combattere i segni dell'invecchiamento fotoindotto ma il suo uso puo' essere
limitato da reazioni irritative (bruciore, rossore, desquamazione) che sebbene
meno frequenti che con tretinoina e tazarotene, possono ridurne l'accettabilita'
inducendo non di rado la sospensione dell'applicazione prima del
raggiungimento dei risultati clinici. E' stato condotto di recente uno studio
per valutare se l'irritazione indotta dall'applicazione cutanea in vivo di
acido trans-retinoico possa influenzare negativamente l'efficacia del
farmaco sulla sintesi di nuovo collagene. Lo studio evidenzia che l'infiammazione
puo' ostacolare l'accumulo di collagene in eta' matura minimizzando gli
effetti positivi sulla produzione di procollagene di tipo I. Per ridurre gli
effetti collaterali dall'utilizzo di tretinoina, sono stati sviluppati
diversi sistemi di somministrazione e forme farmaceutiche. Le nanoparticelle
mostrano un buon potenziale per migliorare stabilita', tollerabilita' ed
efficacia. Si e' giunti allora alla formulazione di un retinoide topico con la
seguente composizione: un estere sintetico dell'acido retinoico (Hydrossipinacolone
Retinoato) in glicosfere con retinolo e papaina, un enzima proteolitico con
azione desquamativa simile a quella degli alfa-idrossiacidi. Il complesso
delle 3 molecole e' brevettato con il nome di RetinSphereŽ. L'estere
sintetico mostra la stessa efficacia clinica dell'acido retinoico senza i
tipici effetti collaterali in termini d'irritazione ed eritema. La struttura
chimica e' un estere a catena corta di all-trans retinoic acid (RA) di peso
398,6 g/mol, reso compatto e polare per agire con i recettori nucleici dell'acido
retinoico. Dagli studi in vitro e in vivo si evidenzia che l'estere ha
innate attivita' retinoiche senza richiedere di essere prima idrolizzato in
acido retinoico o in altri prodotti metaboliti. Il retinoide topico e' stato
valutato nel trattamento dell'acne lieve e moderata, cosi' la sua compliance.
E' stato condotto uno studio per valutarne efficacia e tollerabilita' nel
trattamento del fotoinvecchiamento cutaneo: utilizzato per 2 mesi consecutivi
in bi-applicazione giornaliera, ha dato ottimi risultati riducendo i
principali segni clinici del fotodanno cronico. Bibliografia su richiesta
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