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articolo aggiornato il: Monday 07 September 2009

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Artrite reumatoide

Molti confondono l’artrite reumatoide con la normale artrosi, ignorando che la prima e' una patologia assai piu' invalidante e grave

di Barbara Di Chiara

Esistono patologie di cui gli italiani sanno molto poco. Eppure, la loro incidenza statistica, tutt'altro che trascurabile, non giustifica questa scarsita' di informazioni. Una fra tutte e' l'artrite reumatoide, che molti confondono con la “semplice” artrosi o con l'osteoporosi, ignorando come possa essere molto piu' invalidante e grave. In Italia sarebbero almeno 300mila le persone affette da questa patologia ma secondo una recente ricerca di Datanalysis, solo un quarto degli italiani in media e' informato su cosa sia questa malattia e su quali sintomi provochi. Poca conoscenza quindi, a cui pero' corrisponde spesso, come indicano i risultati della stessa indagine, una forte richiesta di informazioni adeguate. Informazioni che hanno cercato di fornire, durante una giornata di studio, il presidente del Network Italiano Persone Sieropositive, Rosaria Iardino, insieme al Prof. Gianfranco Ferraccioli, ordinario di Reumatologia al Policlinico Agostino Gemelli di Roma, e alcuni rappresentanti dei pazienti affetti da artrite reumatoide. Come e' ben noto ai medici, l'artrite reumatoide e' una malattia infiammatoria cronica e debilitante che attacca le articolazioni (soprattutto quelle delle mani e dei piedi) causando dolore, gonfiore, rigidita' e perdita della funzionalita' articolare. Interessa in genere persone in piena attivita' lavorativa, ma anche bambini e giovani adulti ed e' fino a 4 volte piu' frequente nelle donne che negli uomini. In genere, all’inizio della sintomatologia, il paziente si rivolge al medico di famiglia per il dolore articolare e spesso viene trattato anche per lunghi periodi con soli antinfiammatori (FANS) ed eventualmente corticosteroidi; il tutto prima di decidere di consultare uno specialista, in primo luogo, reumatologi e dermatologi. Un ritardo che puo' rivelarsi grave, se si pensa che oggi, grazie a farmaci biologici di ultima generazione, si puo' contare su un trattamento precoce e aggressivo che permette non solo di controllare la malattia, ma di assicurare una remissione persistente e duratura nel 50-60% di pazienti, che possono quindi conservare la funzionalita' motoria e la capacita' lavorativa. Ma le condizioni per ottenere questi risultati sono due: diagnosi entro 12 settimane dalla comparsa dei sintomi e avvio di una terapia con farmaci biologici entro le prime 16 settimane e non oltre le 24. Purtroppo in Italia, ma anche in altri Paesi Europei, al momento la diagnosi arriva in media con 7 mesi di ritardo e la prima corretta terapia dopo altri 6 mesi. Ad oggi, nel Bel Paese, la stima dei pazienti affetti da artrite reumatoide in terapia con farmaci biologici e' solo di circa 7.500, rispetto agli 11mila della Spagna, 13mila del Regno Unito, 15mila di Francia e Germania. Un dato non certo confortante, se pensiamo che il gonfiore e il dolore a mani, piedi, gomiti, ginocchia e collo causati dalla malattia rendono difficile compiere perfino le attivita' piu' semplici e i gesti quotidiani come vestirsi, lavarsi o anche solo afferrare un oggetto. Passiamo alla patogenesi: come si arriva a questa condizione? e' risaputo che la causa principale dell'artrite reumatoide e' riscontrabile nell'infiammazione della membrana che ricopre le articolazioni la quale, aumentando di volume, provoca l'erosione e la graduale distruzione della cartilagine; il processo infiammatorio puo' arrivare fino all'osso, determinando una progressiva invalidita' del paziente. L'andamento della malattia e' ciclico: a fasi acute si alternano periodi di attenuazione dei sintomi. Ma con il passare del tempo, le condizioni fisiche e funzionali peggiorano: entro dieci anni dalla diagnosi la meta' dei pazienti risulta inabile a svolgere mansioni quotidiane e a lavorare e quasi un malato su cinque e' costretto a sottoporsi a interventi chirurgici per protesi articolari. Da questo risulta chiaro come un trattamento tempestivo e rapido nelle prime fasi della malattia possa sensibilmente ridurne l'impatto, permettendo al paziente di avere una vita normale. Riguardo alla eziologia, il Prof. Ferraccioli, ha fatto il punto sullo stato dell’arte delle attuali conoscenze: “il meccanismo con cui compare il danno alla cartilagine e' di natura autoimmune. Normalmente, per difendersi dagli attacchi di virus e batteri, l'organismo produce degli anticorpi. Per ragioni ancora sconosciute, nell'artrite reumatoide gli anticorpi “impazziscono” e non riconoscendo la membrana che riveste le articolazioni l’attaccano provocando l'infiammazione e innescando un meccanismo di auto-distruzione dei tessuti articolari. Responsabile di questo comportamento anomalo sarebbe una proteina, la citochina (tumor necrosis factor - TNF), che si accumula nelle giunture e nelle articolazioni. Secondo alcuni ricercatori, la causa potrebbe essere una predisposizione genetica associata ad un agente esterno come un batterio o un virus: in particolare, uno studio condotto nell'Universita' Ben Gurion di Neghev (Israele) ha rintracciato come possibile causa un batterio deo microplasmi comunemente presente nella gola. Studi recenti hanno comunque dimostrato una componente ereditaria nell'insorgenza della malattia. Si puo' parlare quindi di una malattia multifattoriale, alla cui origine si possono riscontrare caratteristiche della persona, associabili e non, a fattori ambientali, come i virus. I criteri utili per la diagnosi e per la valutazione della gravita' della malattia sono stati messi a punto dall'American College of Rheumatology nel 1987 e resistono ancora al passare del tempo. Per affermare che un paziente soffre di artrite reumatoide devono essere presenti almeno quattro di questi sette requisiti: 

  • rigidita' mattutina che si protrae per almeno un'ora; 

  • infiammazione/dolore di tre o piu' aree articolari (falangi, metacarpo, polso, gomito, ginocchio, anca e metatarso-falange); 

  • infiammazione/dolore delle articolazioni della mano; 

  • simmetria dei dolori; 

  • presenza di noduli reumatoidi sottocutanei nelle aree vicine alle articolazioni o in punti anatomici soggetti a pressione (per esempio la pleura, la membrana che riveste il polmone); 

  • presenza di livelli sierici elevati di Cromo; 

  • segni di erosione delle articolazioni della mano o del polso visibili alla radiografia. 


Al di la' delle cure che verranno suggerite, caso per caso, dagli specialisti, per attenuare l'infiammazione, e di conseguenza il dolore, gli esperti consigliano che il paziente segua alcune semplici regole e abitudini comportamentali che possono migliorarne la qualita' della vita: tenere sotto controllo il peso con diete ipocaloriche per evitare il soprappeso; evitare il consumo di alcool e fumo, incompatibili con alcune terapie; utilizzare scarpe e plantari speciali per ovviare alle deformazioni dei piedi; dedicare una parte della giornata alla ginnastica di mantenimento e alla fisiocinesiterapia specifica per tonificare i muscoli senza logorare le articolazioni. Infine non bisogna sottovalutare il ruolo del supporto psicologico della famiglia per garantire al paziente un ambiente sereno e tranquillo: una condizione quasi imprescindibile per la battaglia contro l'artrite reumatoide.

Anche l’artrosi non scherza

L’artrosi, patologia eccezionale prima dei 30 anni, e' visibile nelle radiografie alle mani dell’80% di chi ha piu' di 79 anni. La sua frequenza e' maggiore nella donna, meno che per l’artrosi dell’anca, piu' comune nell’uomo. Per ragioni genetiche e ambientali, alcune articolazioni – quali la stessa anca – sono colpite piu' spesso nei Paesi Occidentali rispetto a quelli Africani e Asiatici, mentre l’opposto si verifica nel caso del ginocchio. I dati italiani piu' recenti e significativi derivano da uno studio condotto sull’intera popolazione di Dicomano (Fi), da cui emerge che, dopo i 65 anni, l’articolazione piu' colpita e' il ginocchio (29,9%), seguita dalla mano (14,9%) e dall’anca (7,7%). Estrapolando i dati all’intera popolazione italiana, sarebbero 2,8 milioni gli italiani ultra 65enni affetti da artrosi del ginocchio, piu' di 1,4 milioni da artrosi della mano e almeno 700mila da artrosi dell’anca. In altre parole, oltre un terzo della popolazione anziana soffrirebbe di qualche forma di artrosi potenzialmente invalidante. 



 

 

 


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