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Bioelettricita': da Galvani a oggi
Aver
compreso i principi alla base dei potenziali di membrana cellulare
permette di usare la bioelettricita' non solo a fini diagnostici
ma anche terapeutici
Nell’ambito della storia della medicina, il bolognese Luigi Galvani e' ricordato come il padre della elettricita'
biologica. Famosi i suoi esperimenti sulle rane che gli valsero molta notorieta' e la cattedra di Anatomia Umana
nel 1766. Suo contemporaneo fu Alessandro Volta, all’epoca professore di Fisica presso
l'Universita' di Pavia,
il quale pur confermandone gli esperimenti ne dette un’interpretazione nettamente diversa: le contrazioni dei
muscoli della rana non erano dovute alla elettricita' animale ma all'irritazione dei nervi prodotta da un fluido
elettrico esterno messo in moto da un circuito determinatosi fra due metalli vicini fra loro. La rana, insomma,
non sarebbe stato un vero serbatoio di elettricita', ma solo un rivelatore di
elettricita'. Questa teoria porto',
a breve, a due importanti scoperte: il potenziale di contatto, che e' la base della trasmissione degli impulsi
nervosi, e l'invenzione della pila. Alessandro Volta scopri' infatti che l'elettricita' poteva essere prodotta
anche con mezzi inorganici: utilizzando piastrine di rame e di zinco e un tessuto imbevuto di soluzione acida,
egli costrui' il primo apparecchio in grado di produrre elettricita'. Il successo del lavoro scientifico di Volta
offusco' per secoli quello di Galvani, e con le sue invenzioni, egli dette un forte impulso alle ricerche nel
campo dell'elettricita'.
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Schema del funzionamento della
pompa sodio-potassio a livello della membrana cellulare
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Circa un secolo dopo, queste scoperte portarono la luce elettrica, il telefono e la
radio in milioni di case. Solo alcuni secoli piu' tardi, pero', si comprese che anche Galvani si era avvicinato
alla verita'. A riprendere i suoi studi fu un fisiologo tedesco, Emil
DuBois-Reymond, fondatore della moderna
elettrofisiologia, che nel 1843 identifico' l’esistenza di campi elettrici endogeni all’interno di alcune ferite
cutanee. Ma la definitiva consacrazione dell’intuizione avuta dal Galvani avvenne solo quando si scopri' che
ciascuna cellula che compone i tessuti viventi ha una differenza di potenziale tra interno ed esterno della
propria membrana, con l’interno della cellula negativo rispetto all’esterno della membrana. Tale differenza a
riposo e' dovuta a una diversa concentrazione di ioni, fra cui i principali sono quelli del sodio
(Na+) e del
Potassio (K+), ma vanno ricordati anche gli ioni del Cloro (Cl-) e del Calcio (Ca++). Altra importante e piu'
recente acquisizione e' che la membrana cellulare e' composta da canali ionici che, sotto certe condizioni,
permettono selettivamente il passaggio degli ioni tra l’interno e l’esterno della membrana, funzionando cosi'
come "porte capaci di ostacolare o facilitare il passaggio degli ioni.
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Nel tempo, la ricerca e' stata in grado
d’individuare canali ionici che impediscono o permettono l’attraversamento della membrana cellulare da parte di
ogni tipo di ione. Gli studi di fisiologia umana applicati alla biologia cellulare inoltre ci hanno permsso di
capire come si possano "stimolare" le cellule in modo da indurre un gradiente di potenziale che ne depolarizzi
la membrana cellulare. In tal modo si cambia la permeabilita' della membrana e si determina l’apertura, per
esempio, dei canali degli ioni Na+, il che determinera' un flusso di ioni positivi dall’esterno verso l’interno.
Giunti a un punto massimo di concentrazione, seguira' la chiusura degli stessi canali e l’apertura di quelli
sensibili agli ioni K+ con consequente ripolarizzazione |

Rappresentazione grafica degli
scambi a livello di due membrane cellulari contigue |
della membrana e ritorno delle cariche positive
all’esterno della cellula, fino a riottenere di nuovo, dopo pochi millesecondi, il potenziale a riposo.
Tutte
queste informazioni, se rendono il dovuto e seppur tardivo omaggio agli studi di Luigi Galvani, stabiliscono
soprattutto che la Bioelettricita' e' un aspetto fondamentale che caratterizza tutti gli esseri viventi, inclusi
gli animali e le piante, costituendo il fondamento stesso della vita. Oggi infatti sappiamo che i potenziali e
le correnti bioelettiche sono generati da un’ampia varieta' di processi biologici che avvengono a livello
cellulare. Le cellule usano la bioelettricita' per svolgere le loro funzioni, per attivare cambiamenti al
proprio interno, per immagazzinare energia metabolica o per comunicare una con l’altra. Gli esempi piu' noti
sono la trasmissione dell’informazione che avviene dal Cervello alla periferia attraverso gli impulsi elettrici
che percorrono i neuroni o il meccanismo di contrazione sincrono che permette alle cellule dei muscoli di agire
in maniera efficiente e contemporanea. Tutto cio' puo' avvenire, infatti, solo perche' l’innato sistema
bioelettrico umano invia segnali elettrici che si avvagono dei ricordati diversi potenziali elettrici e del
movimento degli ioni. Siccome le cellule sono strettamente vicine fra loro, il determinarsi di uno di questi
potenziali influenza la cellula a fianco, trasferendosi lungo o all’interno dei tessuti, raggiungendo una
potenza che arriva fino ad alcune centinaia di millivolts. Se questo e' il concetto base, la moderna
bioelettricita' oggi e' oggetto di studio della elettrofisiologia che utilizza tecniche sempre piu' sofisticate
per valutare e misurare quei flussi degli ioni nei tessuti biologici che sono in grado di dar luogo a ben noti
fenomeni fisiologici, come per esempio il battito del cuore. Le applicazioni piu' note dello studio della
bioelettricita' in sanita' sono certamente in campo diagnostico. Numerose indagini strumentali si fondano
sull’originale concetto di differenza di potenziale per determinare se un organo funziona correttamente. Come e'
noto, in queste comuni procedure, l’attivita' elettrica viene misurata o indotta tramite elettrodi appoggiati o
inseriti nella cute. È il caso della elettrocardiografia (ECG), della elettromiografia (EMG) e della
elettroencefalografia (EEC) che misura l’attivita' elettrica dei neuroni cerebrali. Piu' invasive, ma legate agli
stessi principi di funzionamento, le tecniche ECG applicate durante un intervento chirurgico a cuore aperto,
con gli elettrodi posti direttamente sulle pareti cardiache, e quelle per la elettrocorticografia (ECoG) in cui
nell’ambito di un intervento di neurochirurgia gli elettrodi vengono applicati sulla corteccia cerebrale per
monitorarne l’attivita' e guidare cosi' la mano del chirurgo. Anche in laboratorio ci sono diverse procedure che
si avvalgono dei principi della bioelettricita' e della elettrofisiologia, e utilizzano microelettrodi inseriti
in colture cellulari al fine di misurare i loro scambi ionici in diverse condizioni d’indagine. Il campo piu'
affascinante, pero', appare quello dell’applicazione a fini terapeutici delle correnti bioelettriche. La
tradizione racconta che fra i primi a tentarne l’uso ci fu un tale abate Nollet che con l'elettricita' provo' a
guarire i paralitici, accelerare la crescita dei piccioni e abbreviare il tempo di germinazione dei semi.
Probabilmente, pero', furono i cinesi i primi a sfruttare, in maniera inconsapevole, i campi bioelettrici che si
creano inserendo nel corpo gli aghi metallici usati nel corso dell’agopuntura. Molto piu' recentemente sono
state messe a punto tecnologie e sistemi che ricorrono alle scariche elettriche, le quali sono considerate
salvavita nelle procedure di defribrillazione o quando sono inserite nei comuni pace-makers che regolano il
ritmo e la funzionalita' del muscolo cardiaco. Ma la ricerca in elettrofisiologia ha fatto passi da giganti
anche a fini antalgici,un campo in cui e' stata messa a punto la tecnica TENS (Transcutaneous Elettrical Nerve
Stimulation) in grado di controllare diversi tipi di dolore, e in ortopedia e riabilitazione dove l’elettricita'
applicata direttamente sulla zona traumatizzata aiuta la guarigione ossea in caso di fratture severe. Ultima
frontiera, gli studi di dermatologia per sfruttare i campi bioelettrici nella cura delle lesioni cutanee e
nell’antiaging, con la realizzazione di creme i cui componenti metallici, attivati, agiscono da piccole
microbatterie rigeneranti.
Luigi Galvani, laureatosi in medicina e filosofia nel 1759, inizio' i suoi esperimenti per stabilire l'influenza
dell'elettricita' sull'attivita' nervosa degli animali e, in particolare, delle rane. La sua ipotesi sulla
esistenza di una "elettricita' intrinseca all’animale", ovvero, inscindibile dall’organismo vivente e contenuta
- come in un serbatoio - all’interno dei vari tessuti, trovo' molti seguaci, soprattutto fra i fisiologi, ma
anche feroci oppositori, fra cui Alessandro Volta che ne confuto' la tesi.
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