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Il glutine non attraversa la cute
Ci stiamo abituando a prodotti il cui valore aggiunto e'
l'assenza di un ingrediente. Ma spesso questa qualita' non apporta reali benefici al paziente
Da anni soffro di un'intolleranza alimentare che mi obbliga a specificare, ovunque mi trovi, che il mio cibo deve essere senza formaggio. Conosco molte persone nella mia stessa condizione e tante altre che hanno problemi analoghi con alimenti contenenti sia proteine del latte che
dell'uovo. Un fenomeno largamente diffuso che insieme a una maggiore attenzione ai rapporti fra dieta e salute hanno determinato la crescita di
un'industria alimentare specializzata in prodotti senza zucchero, senza grassi, ricca di fibre e senza colesterolo, senza sodio e glutammato, senza alcol, senza pesticidi o metalli pesanti, e naturalmente senza glutine. Ci si
e', cosi', pian piano abituati a guardare nelle etichette per identificare possibili agenti scatenanti, e questo ha determinato nuove categorie merceologiche, il cui valore aggiunto non sta nella presenza di un ingrediente, ma paradossalmente, nella sua assenza dichiarata e attestata da un marchio che, di volta in volta
e' ''sugar free'', ''fat free'' o ''gluten free''. Solo per l'intolleranza al glutine si trovano facilmente sul mercato decine di marche di pasta, pane, biscotti, dolci senza frumento e suoi derivati. Quanto incide questa specificazione sulla vendita di un prodotto? In un seminario organizzato nel 2005 dalla FDA americana i ricercatori hanno messo in luce che le persone che soffrono, o immaginano di essere affetti, da una allergia o da una intolleranza alimentare sono quelli piu' attenti alle etichette e, pur di ridurre eventuali e spesso improbabili rischi, sono piu' sensibili alle pubblicita' che attestano
l'assenza di un particolare ingrediente. Il che li rende dei consumatori piu' vulnerabili a eventuali campagne commerciali e promozionali, che spesso nulla hanno a che fare con la prevenzione sanitaria, mentre si dimostrano piu' propensi
all'acquisto anche di prodotti piu' costosi. La possibilita' di una reale disinformazione
e' maggiore specie quando le affermazioni, spesso pseudoscientifiche e incontrollate, arrivano dalla rete internet e sono gestite direttamente dalle societa' produttrici che propongono
l'acquisto diretto. Negli ultimi anni, anche nella cosmesi sono cresciuti i prodotti che hanno messo in evidenza una particolare cura messa
nell'escludere sostanze che potrebbero essere causa di allergie e dermatiti da contatto: in primo luogo quelli che hanno eliminato dalla originaria formulazione il nickel. Non
e' poi difficile trovare in commercio linee che si vantano di aver rinunciato a profumi, conservanti, coloranti e, piu' in generale, sostanze chimiche sintetiche. Piu' recentemente, inoltre, nonostante manchino reali dati scientifici
sull'ipotesi che sostanze cosmetiche topiche contenenti glutine possano creare problemi a pazienti celiaci, negli Stati Uniti sono nati cosmetici che si vantano di essere
''gluten free''. All'inizio, in considerazione del fatto che il rischio e' legato a una possibile ingestione accidentale, si
e' trattato di rossetti e matite per le labbra, ma successivamente, in una articolata operazione di marketing, questa caratterizzazione dei prodotti si
e' rapidamente estesa anche ad altre referenze del make-up, della cosmesi e della tricologia: non ultimi shampoo e lacche per capelli. Secondo i Prof. Michael Picco e Joseph A. Murray della Mayo Clinic di
Rochester, le irritazioni e le allergie da contatto provocate dai cosmetici non sono molto comuni ma soprattutto va tenuto presente che il glutine non passa attraverso la cute e quindi per un paziente celiaco non puo' in nessun modo causare una crisi a meno che non venga ingerito. Cio'
e' dovuto alla sua particolare composizione e ai legami che si formano fra due componenti proteiche, la gliadina e la
glutenina, che creano un reticolo proteico tridimensionale che conferisce
coesivita', elasticita' e resistenza. In questa rete rimangono intrappolati i granuli di amido della farina, la prolina e
l'acido glutammico che sono cosi' importanti ai fini della spiegazione della tossicita' a livello intestinale per il soggetto celiaco. In teoria, quindi,
nell'ambito dell'igiene personale la possibilita' di scatenare una crisi potrebbe essere riferibile solamente ai prodotti per
l'igiene dentale (dentifrici e colluttori) e non alle creme dermocosmetiche, ai bagni schiuma, alle ciprie o alle lozioni struccanti. Della stessa opinione
l'associazione Coeliac UK, la maggiore realta' britannica che rappresenta pazienti e familiari di celiaci e malati di dermatite
herpetiforme, che mette in guardia nei riguardi di queste e altre informazioni allarmistiche (in internet si fa cenno alla colla presente sulle buste o dietro ai francobolli...) in quanto, anche in caso di
un'assunzione involontaria, la quantita' di glutine sarebbe troppo bassa per scatenare una risposta a livello dei villi intestinali, allo stesso modo come un uso topico dei cosmetici non avrebbe nulla a che fare con la malattia celiaca. La conferma viene ancora una volta dalla Food & Drug Administration americana: Jeannine
Ertter, A.S.C.P. Senior Public Affairs Specialist del Center for Food Safety and Applied
Nutrition, a una richiesta di una Associazione dei Consumatori ha recentemente risposto che i cosmetici non necessitano di esporre nella loro etichetta
l'informazione relativa alla presenza di glutine cosi' come avviene, negli USA, dal primo gennaio 2008 per tutti gli alimenti. In Italia, il Prof. Riccardo Troncone del dipartimento di Pediatria
dell'Universita' Federco II di Napoli, membro dell'Associazione Italiana Celiachia ha piu' volte scritto che i prodotti contenenti glutine e intesi per uso topico non rappresentano un rischio per i pazienti celiaci.
Un'affermazione che trova il suo fondamento nei meccanismi patogenetici del morbo celiaco che
e' causato da una risposta sbagliata che il nostro sistema immunitario attua nei confronti di alcune frazioni proteiche del glutine. Le quali vengono considerate alla stregua di agenti infettivi verso cui
l'intestino tenue risponde con una reazione immunitaria che causa il danneggiamento e la scomparsa dei villi intestinali, con
l'ipertrofia delle cripte e l'aumento dei linfociti intraepiteliali (cosiddetta mucosa
''piatta'') e la conseguente inabilita' ad assorbire altri nutrienti del cibo. Se questi sono i fatti, dove nasce
l'allarme che lentamente si sta diffondendo in internet per l'uso di cosmetici non etichettati
''senza glutine''? Difficile rispondere, probabilmente si tratta di un tam tam che si autoalimenta e trova la sua origine in paure ingiustificabili, leggende metropolitane e poca conoscenza dei fenomeni che sottostanno alla celiachia e alla dermatite
erpetiforme, che
e' si' una patologia cutanea legata all'assorbimento di questo alimento, ma trova la sua origine sempre a livello intestinale e mai nella cute. Anche le associazioni di consumatori e i blog che ospitano lettere di malati dovrebbero essere piu' cauti nel lanciare messaggi emozionali, concentrando la propria attenzione su aspetti informativi legati alla etichettatura piu' concreti come, per esempio, quello indicato con la sigla PAO
(dall'inglese Period After Opening) che deve dar conto del tempo dopo il quale il prodotto aperto perde le sue qualita' e deve essere presente su tutti i prodotti cosmetici a eccezione di quelli con una durata minima inferiore a 30 mesi. Seppure non si riuscira' ad evitare completamente allergie e dermatiti, spesso dovute a reattivita' del tutto individuali, si migliorera' la qualita'
dell'informazione e un uso piu' sicuro dei prodotti cosmetici. (L.Z.)
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