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articolo aggiornato il: Wednesday 04 April 2012

 

 

L’helicobacter pylori

Indicato come causa di ulcere gastriche, duodenali, linfoma MALT e cancro dello stomaco, questo batterio e' debellabile in pochi giorni di cura

di Irene Capuani

Chi si e' laureato in medicina piu' di venticinque anni fa ricorda che studiando l’ulcera gastrica la causa principale veniva indicata nell’eccesso di acidita'. A partire dal 1983 a rispondere in questo modo si sarebbe stati sicuramente bocciati. In quell’anno, infatti due scienziati australiani, Barry Marshall e Robin Warren, scoprirono che nello stomaco di almeno il 50% della popolazione umana si trova un batterio spiraliforme, che loro denominarono Helicobacter Pylori, protetto dal muco presente sul rivestimento gastrico che gli permette di resistere all’azione distruttiva dell’acido. Per aver intuito che l’infezione cronica provocata da questo batterio, se non adeguatamente curata, provoca la gastrite e quindi l’ulcera gastroduodenale, nel dicembre 2005, i due scienziati hanno ricevuto il premio Nobel per la Medicina. ''L’importanza della scoperta e' ancor maggiore - ci dice il Prof. Dino Vaira del Dipartimento di Medicina Interna dell’Universita' di Bologna se si pensa che l’infezione cronica da helicobacter pylori indebolisce lo strato di muco che difende la parete gastrica dall’azione dell’acido e cio' puo' favorire lo sviluppo di lesioni precancerose e, in ultima analisi, del cancro dello stomaco. L’agenzia europea internazionale per la ricerca sul cancro lo ha definito un agente carcinogeno di classe I alla stregua del fumo per il cancro dei polmoni''. Oggi e' ampiamente documentato che l’Helicobacter pylori e' responsabile per piu' del 95% delle ulcere duodenali e per l’85% delle ulcere gastriche e per la maggior parte dei linfomi MALT. Secondo recenti stime sarebbero circa 20 milioni gli italiani portatori di Helicobacter: circa un terzo della popolazione ma la sua presenza sarebbe silente e asintomatica e per anni puo' non dare alcun problema. Quando si manifestano i primi sintomi, generalmente legati a difficolta' digestive, sonnolenza post-prandiale e col tempo gastrite, ormai il batterio si e' fortemente radicato e ha gia' iniziato a fare i suoi danni. ''Nel corso degli ultimi decenni, pero' - aggiunge il Prof. Vaira - la scienza e la ricerca non si sono persi d’animo e hanno affrontato il problema in maniera molto rapida e brillante: da alcuni anni esistono infatti semplici ed efficaci terapie a base di particolari antibiotici che in una decina di giorni sono in grado di eliminare il batterio che, sembrerebbe, aver difficolta' a riattaccare l’organismo. Quella che abbiamo piu' resistenze a vincere e' la disinformazione e talvolta l’ignoranza che esistono test semplici, economici, rapidi e non invasivi che possono identificare la presenza dell’Helicobacter pylori nell’organismo''. Si era partiti con un sistema diagnostico che analizzava il respiro (YUrea Breath test ) ma oggi in farmacia e su prescrizione medica nei laboratori d’analisi si trova un test (Stool antigen test) approvato anche dalla FDA nord americana, chiamato HpSA (Meridian Bioscience Europe) che analizzando un piccolo campione di feci puo' consentire un precoce intervento terapeutico. ''Esistono particolari individui a rischio - conclude il Prof. Vaira - ci riferiamo ai familiari e ai conviventi di chi ha contratto e magari gia' debellato l’helicobacter. Questo perche' il batterio si trasmette prevalentemente per familiarita', tramite l’uso promiscuo di un asciugamano, di una posata, di uno spazzolino da denti o di altri oggetti che permettono la trasmissione orale''. 

L’HELICOBACTER E LA PELLE
Negli ultimi dieci anni, l’Helicobacter Pylori e' stato indicato come possibile causa di numerose patologie al di fuori dello stomaco, a partire dall’infarto cardiaco e cerebrale, l’arteriosclerosi e alcune dermopatie. Uno studio del 1999 condotto da S. Neri et al. pubbicato su Gastrenterology, dimostrava che l’eradicazione del batterio determinava un netto miglioramento in pazienti affetti da Prurigo Nodulare. Un altro (Wedi B. - Kapp A. J Physiol Pharmcol 1999) legava l’infezione da HP a casi di orticaria cronica ma, a tutt’oggi, i dati non sono stati considerati esaurenti. Lo stesso dicasi per la rosacea, l’angioedema congenito o acquisito dovuto a un deficit dell’enzima inibitore della C1-esterasi, la sclerosi sistemica, la purpura di Schonlein-Henoch, la Sindrome di Sjogren’s e la dermatite atopica. Per questo motivo si raccomanda una certa cautela nel prescrivere immediatamente un cura di eradicazione del batterio, che potrebbe essere accusato di qualsiasi malattia essendo la sua presenza molto comune nello stomaco di una gran parte della popolazione. Resta la curiosita', dal punto di vista epidemiologico e morfologico, dovuta al fatto che sebbene le malattie cutanee cui l’HP e' stato collegato sono molto diverse fra loro, in quasi tutte e' sospettata una patogenesi autoimmune e una notevole compromissione vascolare.


 



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