|
Le nanotecnologie non sono favole
Dai racconti di fantascienza si e' giunti alla realta' di una nuova frontiera della ricerca in architettura, informatica medicina, chirurgia, farmaceutica e anche
in dermatologia
di Giorgio J.J. Bartolomucci
Gli amanti della fantascienza ricorderanno certamente il film Viaggio allucinante (1966) - tratto da un racconto di Asimov - in cui una navetta, piena di medici, percorreva i vasi sanguigni di un paziente per salvargli la vita. Nel suo libro Preda, lo scrittore americano Michael Crichton descrive sciami di nanorobot che cercano di sostituirsi agli esseri umani. In entrambi i casi protagoniste sono le
nanotecnologie, tecnologie infinitesimali che promettono terapie rivoluzionarie a base di pillole con radar molecolare e cellule-bisturi. Nanopillole capaci di scovare fra milioni di cellule sane quelle ammalate, tramite un radar molecolare che intercetta specifici recettori proteici presenti sulla cellula tumorale, e di distruggerle. Nanorobot che veicolano atomi radioattivi che, una volta penetrati nella cellula tumorale, liberano particelle ad elevato potere distruttivo, ma anche
nanochirurghi, superprecisi, in grado di intervenire con un raggio laser su una singola cellula. Non
e' piu' fantascienza ma cio' che si sta sperimentando nei laboratori di tutto il mondo. La sfida al cancro, in futuro, passera' anche attraverso le
nanotecnologie. Piccolissimi nanocomputer, che si spostano muovendo dei piccoli filamenti di Dna, sapranno diagnosticare il tumore leggendo l’Rna delle cellule, evidenziandone i difetti e distruggendole in maniera elettiva. Le particelle hanno le dimensioni di qualche centinaia di
nanometri, cioe' molto piu' piccole di un batterio, visto che un nanometro
e' la milionesima parte di un millimetro. Poter costruire nuovi materiali lavorando su scala
nanometrica, rende possibile operare su singole molecole o atomi, trattandoli come se fossero mattoni distinti. Un gioco d’interessi economici giganteschi che va oltre la medicina, e gira intorno a materiali che non esistono in natura, con proprieta' e resistenze meccaniche eccezionali, che vanno al di la' delle classiche informazioni che provengono dalla biologia, fisica e chimica. Le
nanoscienze, infatti, rappresentano il punto di incontro di una pluralita' di discipline differenti che comprendono la fisica quantistica, la biologia molecolare, la genetica, la chimica dei materiali e altre ancora. Considerevoli le possibili ricadute industriali nel settore informatico, in termini di miniaturizzazione dei circuiti e di computer organici, elaboratori basati sulla chimica del carbonio e non piu' su quella del silicio, con prestazioni molto superiori rispetto agli attuali calcolatori. Si parla di laser la cui fonte di luce saranno nanotubi di carbonio migliaia di volte piu' piccoli degli attuali. Un altro settore che beneficiera' delle nanotecnologie
e' quello delle biotecnologie. Per intervenire sui geni, si utilizzano gia' virus che trasportano materiale genetico attraverso le pareti cellulari. Microsfere di 25 nanometri di diametro consentiranno ai farmaci di attraversare agevolmente le porosita' della membrana cellulare.
Del settore delle micromacchine fanno anche parte gli «ibridi biologici»: macchine microscopiche costruite assemblando molecole del mondo sia biologico sia inanimato, per esempio, spinte nei fluidi dai flagelli di alcuni batteri e che usano come carburante l’adenosintrifosfato (ATP), ossia la riserva energetica delle cellule. Superfluo ripetere che le
nanotecnologie, presentano enormi potenzialita' ma anche diverse questioni etiche. Si rischia, infatti una visione esclusivamente meccanicistica del mondo, concepito come un insieme di elementi manipolabili e assemblabili a piacere. Cadranno, forse, le tradizionali distinzioni tra umano (o animale) e meccanico, tra naturale e artificiale, in una sorta di riduzionismo estremo in cui non esiste piu' alcuna differenza tra molecole provenienti dal mondo animato e inanimato. Il rapporto Nanoscience and
nanotechnologies: opportunities and uncertainties (Nanoscienza e nanotecnologie: opportunita' e dubbi), realizzato dalla Royal Society e dalla Royal Academy of
Engineering, su richiesta del Governo Britannico a Luglio 2004, sottolineava i numerosi vantaggi che potranno giungere da queste tecnologie suggerendo pero' anche una serie di passi da effettuare per ridurre possibili rischi futuri (rilascio nell’ambiente o nel corpo umano di nanoparticelle e nanomolecole di nuova concezione, di cui non si conoscono con esattezza i possibili effetti). Il rapporto raccomandava di applicare ai nanomateriali le stesse cautele imposte a livello legislativo per i nuovi prodotti chimici, suggerendo che la commercializzazione dei nuovi materiali fosse preceduta dall’approvazione di un apposito comitato. In altre parole, chiedeva che fosse applicato il cosiddetto principio di precauzione, secondo cui, se si sospetta che il pericolo di un’attivita', per la salute umana o l’ambiente,
e' superiore al livello di protezione prescelto, occorre valutare adeguatamente il rischio e prendere misure che ne' consentano una gestione prudente.
Come di fronte a ogni rivoluzione scientifica ci sono gli entusiasti e gli scettici il cui principale timore riguarda l’attuale mancanza di conoscenze sul suo impatto. Eppure, senza rendercene conto, siamo gia' circondati da tanti prodotti fabbricati grazie alla
nanotecnologia. Un piccolo esempio? Le creme per il viso e le lozioni solari, due semplici modelli di principi attivi veicolati per via transdermica tramite
nanomolecole.
|