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articolo aggiornato il: Wednesday 04 April 2012

 

 

Le speranze della radioterapia

La radioterapia: una pratica diffusa, sicura e dai risultati sempre piu' soddisfacenti nelle parole della Dr.ssa Maria Antonietta Gambacorta

intervista a cura di Alfredo Mariani

E' complicato descrivere quanto possa essere psicologicamente dura da affrontare la consapevolezza improvvisa, a seguito di una precisa diagnosi medica, di essere portatori di una patologia tumorale. Un momento delicato e difficile per la persona ammalata e per i suoi familiari, cui fa seguito l’immediata ricerca delle terapie piu' adatte. 
Fra queste assumono notevole importanza i trattamenti radioterapici, i cui principi di base, pero', non sempre sono ben conosciuti anche all’interno della classe medica. 
Per approfondire l’argomento abbiamo deciso di parlarne con la dottoressa Maria Antonietta Gambacorta, del Servizio di Radioterapia del Dipartimento di Bioimmagini e Scienze Radiologiche del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, dove si occupa in particolar modo delle patologie neoplastiche del tratto gastro-intestinale. 
Come definirebbe la radioterapia?
Un metodo di cura che sfrutta le radiazioni ionizzanti per la cura dei tumori solidi.
La terapia funziona in base al principio che le radiazioni hanno la capacita' di provocare dei danni in parte irreversibili sulla catena del DNA, e quindi impediscono la riproduzione della cellula e anzi ne causano la morte. Esse agiscono soprattutto sulle cellule che esprimono grandi quantita' di DNA e che si riproducono velocemente: queste sono proprio le caratteristiche principali delle cellule tumorali.
Chi l’ha scoperta? Da quanti anni viene usata?
Le radioattivita' naturale fu scoperta nel 1898 dai coniugi Marie e Pierre Curie (radioattivita' del polonio e del radio), mentre gia' nel 1895 W.C. Roentgen scopri' i Raggi X e nel 1896 H. Becquerel scopri' la radioattivita' dell’uranio. In particolare, i lavori dei Curie e di Roentgen evidenziarono che entrambe le radiazioni da loro studiate, per diversi motivi, erano in grado di curare lesioni superficiali. La vera rivoluzione in campo radioterapico si e' pero' avuta negli anni ‘50 con l’introduzione degli apparecchi di Cobaltoterapia, in grado di cedere la dose in profondita' risparmiando i tessuti superficiali. Da allora la tecnologia ha fatto passi da gigante con la costruzione di nuove apparecchiature sempre piu' sofisticate, in grado di erogare radiazioni di diversa natura e di diversa energia, tali da poter cedere la dose in regioni precise dell’organismo, con la possibilita' di un sempre maggiore risparmio degli organi sani circostanti i tessuti trattati.
Ci puo' descrivere queste nuove attrezzature?
Le moderne apparecchiature per l’erogazione delle radiazioni si chiamano Acceleratori Lineari. Proprio per la sofisticatezza del sistema sono piuttosto difficili da descrivere. Sostanzialmente sono dotati di un tubo radiogeno per la produzione e l’emissione delle radiazioni e di un lettino per il posizionamento del paziente. Sia il lettino che il tubo hanno dei gradi di movimento che permettono l’entrata mirata e concentrata dei fasci di radiazione praticamente da tutti i punti del corpo, esattamente sul tumore, limitando cosi' il piu' possibile l’interessamento dei tessuti sani circostanti.
In quali tipi di malattie e' utile l’uso della radioterapia?
Le patologie tumorali che possono essere curate con la radioterapia sono tante, in generale la maggior parte dei tumori solidi. A oggi, circa il 60% dei tumori diagnosticati necessita di un trattamento radiante come unico trattamento, come a esempio avviene nei tumori della prostata, oppure solo come parte dell’intera cura, che in genere prevede l’integrazione di diversi approcci terapeutici quali la chirurgia e la chemioterapia. e' chiaro che il trattamento radiante con scopo curativo, cioe' come unico strumento per la cura, puo' essere utilizzato in quelle patologie con estensione locale, ossia quelle che non hanno dato metastasi. Non meno trascurabile tuttavia e' il ruolo (troppo spesso messo in secondo piano) che la radioterapia ha nella medicina palliativa, ossia nell’alleviamento dei sintomi nei pazienti metastatici. L’esempio piu' lampante che mi viene in mente e' l’irradiazione delle metastasi ossee, ove essa consente la diminuzione del dolore, in alcuni casi fino alla scomparsa, insieme alla ricalcificazione dell’osso, comportando un notevole miglioramento della qualita' di vita del paziente. 
Stereotassi, radioterapia intraoperatoria e a intensita' modulata: cosa significano?
Si tratta di tecnologie sempre piu' avanzate che riescono a conformare la dose intorno al tumore con risparmio dei tessuti circostanti, fornendo quindi la possibilita' di incrementare ulteriormente la dose a livello della malattia con una sempre maggiore possibilita' di guarigione. 
Per stereotassi si intende la somministrazione di dosaggi di radiazioni con una precisione millimetrica grazie ad accuratissime procedure di centratura, che avvengono attraverso l’uso di sofisticate scansioni computerizzate, e l’erogazione da piu' angoli di emissione attraverso complessi movimenti della macchina radiante. 
La terapia intraoperatoriaprevede invece l’esposizione della parte malata alle radiazioni proprio durante l’intervento chirurgico di rimozione del tumore, per assicurarsi, in tal modo, che vengano eliminate tutte le cellule neoplasiche, comprese quelle che non possono essere rimosse chirurgicamente. 
In quali citta' possono essere effettuate? Le risulta che i tempi di attesa siano molto lunghi?
La radioterapia e' ormai diffusa in tutta Italia, ma come molto spesso capita nel nostro paese, le regioni del centro-nord risultano piu' fornite di quelle del sud, e spesso la ricettivita' di queste strutture non e' in grado di sopperire a tutte le richieste. I tempi di attesa sono quindi diversi nelle varie regioni.
Il nostro sforzo principale, comunque, e' indirizzato a far si che a tutti i cittadini siano garantite le migliori possibilita' di cura, quale che sia il luogo dove abitino.
La radioterapia ha controindicazioni per i pazienti? La sua somministrazione e' dolorosa?
Controindicazioni in assoluto non esistono. Il problema deve essere valutato caso per caso. Come regola generale si puo' dire che tutti i tessuti sani che occupano la zona da irradiare o che si trovano nelle immediate vicinanze, rappresentano un ostacolo alla erogazione delle radiazioni; tuttavia le nuove tecniche radioterapiche di cui abbiamo parlato in precedenza, come l’intensita' modulata o la stereotassi, hanno permesso di minimizzare questa eventualita'. 
Per quanto riguarda il dolore, questo tipo di terapia non provoca nessun sintomo nel momento della somministrazione. Gli effetti collaterali si manifestano dalla meta' fino alla fine della radioterapia e sono dovuti all’infiammazione che la terapia provoca sui tessuti vicino al tumore, compresi nel campo di irradiazione, e quindi questi effetti sono diversi a secondo della sede che viene irradiata. 
Quanto dura un ciclo terapeutico e come e' organizzato?
Non e' semplice rispondere a questa domanda. Ogni tipo di tumore necessita di una determinata dose di radioterapia, che dipende da determinati fattori quali, a esempio, la sensibilita' dei tumori alle radiazioni, l’obiettivo della radioterapia, l’associazione o meno ad altre terapie (come la chirurgia o la chemioterapia), la modalita' con cui la radioterapia viene somministrata, se una o piu' volte al giorno.
Comunque per semplificare possiamo considerare la radioterapia come una medicina, e a seconda del tipo di malattia, il medico dovra' scegliere dosi diverse e appropriate di questa medicina, frazionandola in piccole dosi per evitare effetti collaterali dannosi per l’organismo. In genere, i trattamenti curativi prevedono da un minimo di 20 a un massimo di 45 sedute, che si effettuano tutti i giorni esclusi il sabato e la domenica. Questa interruzione risulta necessaria per dare la possibilita' al tessuto sano di recuperare. Quindi un ciclo di radioterapia puo' durare dalle 2 settimane alle 8 settimane. Ogni seduta ha la durata di pochi minuti, e i pazienti che risultano essere in buone condizioni hanno la possibilita' di effettuare il trattamento presso l’ospedale e tutti i giorni tornare a casa.
Quali sono gli effetti della radioterapia sulla pelle?
Ormai con l’introduzione dei nuovi macchinari che consentono di erogare la dose in profondita', risparmiando gli strati superficiali, la pelle - che un tempo rappresentava un tessuto gravato da una grande tossicita' e che quindi, per forza di cose, finiva col condizionare anche la dose di radiazioni da poter erogare - oggi va incontro a delle alterazioni in un numero esiguo di pazienti e solo in casi particolari; ad esempio nei pazienti in sovrappeso le zone a livello delle pieghe cutanee, come quella interglutea, la piega inguinale o del solco mammario, nel corso della radioterapia mostrano eritema, desquamazione e imbrunimento. Un altro esempio e' rappresentato da quei trattamenti che invece hanno come bersaglio proprio la cute e che quindi prevedono l’erogazione della dose in superficie: in questi casi e' possibile che si manifestino anche degli effetti tardivi dovuti soprattutto ai danni che le radiazioni possono provocare a livello del derma, con fibrosi sottocutanea che si manifesta come perdita di elasticita' della pelle, perdita della normale idratazione e comparsa di teleangectasie.



 

 

 


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