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articolo aggiornato il: Monday 07 September 2009

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Un metodo antico per la rosacea

Dall'esperienza quarantennale di un noto dermatologo italiano il consiglio per un trattamento pratico ed efficace per una dermatosi che crea un inestetismo del viso molto fastidioso 

Del Prof. Luigi Bruni, Lib. Doc. Clinica Dermatologica Univ. Pavia – Primario Emerito Osp. S. Paolo di Savona.

Ho letto nel numero di aprile 2008 de La Pelle, l'articolo del Dott. Vittorio Viterbo che presentava il riconoscimento legale dell'Associazione per la tutela delle persone affette da eritrosi-rosacea (A.i.t.e.r.) e riferiva le difficolta' circa il trattamento di tale dermatosi. A tale proposito mi permetto di portare la mia esperienza e di illustrare un vecchio metodo di cura appreso piu' di 40 fa, da assistente presso la Clinica Dermatologica dell'Universita' di Pavia, allora diretta dal Prof. Giorgio Falchi. Veniva effettuato abitualmente come routine in ambulatorio e, arrivato a Savona, ho continuato a farlo, applicandolo tuttora nella mia pratica professionale. Partendo dal fatto che la rosacea e' legata, essenzialmente, a una esuberanza di vasi capillari localizzata al viso, con maggior sviluppo in determinati settori (guance, naso, ecc.) l'unica soluzione terapeutica e' distruggere la maggior parte dei capillari, effettuando un peeling massiccio sul viso e specie nelle zone sopra citate. Cio' si ottiene, costantemente, con un massaggio piu' o meno profondo effettuato con anidride carbonica solida, la cosiddetta ''neve carbonica'' che provoca la distruzione degli strati piu' superficiali della pelle e, con essa, dei capillari esuberanti. L'applicazione, con massaggio, dura circa venti minuti, e' modicamente dolorosa, comunque ben tollerata, ed e' seguita da una settimana caratterizzata dalla caduta progressiva della cute resa necrotica e dal sorgere della nuova cute, se non del tutto priva, almeno impoverita del 60/70% dei vasi superflui. Subito dopo l'applicazione e nella settimana che segue, e' indispensabile l'applicazione quotidiana di unguenti emollienti a base di antibiotici (Gentalyn unguento), che favoriscono il distacco dell'epidermide e, ottenuta la prima pulizia si passa a Gentalyn crema, 2 volte al di', per i successivi 15 giorni. Nella maggior parte dei casi, una sola applicazione e' gia' sufficiente; talvolta ne occorrono due, al massimo tre, a distanza di 30-40 giorni l'una dall'altra. Tale trattamento e' preceduto, ovviamente, da una terapia locale a base di pomate antisettiche, per 15-20 giorni circa, per preparare un terreno piu' asettico possibile. Nella forma tipo acne-rosacea, con la presenza di pustole, e' meglio associare una terapia antibiotica sistemica. Seguendo questi accorgimenti il risultato e' assicurato. Nelle forme di Rinofima, si effettua lo stesso trattamento ma in maniera piu' energica, con applicazioni di neve carbonica piu' approfondite e con un numero maggiore di sedute, di solito non piu' di 3/4. Oltre alla Rosacea, le indicazioni del metodo sono gli esiti cicatriziali dell'acne giovanile (occorrono parecchie sedute), le cicatrici esuberanti, cheloidi di media gravita', angiomi tuberosi (applicazioni senza massaggio) e, in genere, in casi di irregolarita' della superficie cutanea. Ritenendolo un metodo banale, non e' stato mai oggetto di comunicazioni o pubblicazioni da parte nostra (mi riferisco anche al periodo di Pavia) e quindi non abbiamo mai fotografato i pazienti prima e dopo la cura. Potrei cominciare ora, ma forse e' un po' tardi…Scusi se mi sono permesso questa segnalazione, ma mi sembrava logico e doveroso. Mi spiace di non avere una documentazione iconografica, mancanza dovuta alla nostra semplicita' (mia e del mio Maestro), che ci ha fatto ritenere questa terapia ovvia, nonostante la grande efficacia. Ovvio che si tratta di pura terapia locale da affiancare agli altri rimedi di natura internistica per eventuali concomitanti gastroduodeniti, colecistiti, ecc. 


 



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