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articolo aggiornato il: Wednesday 04 April 2012

 


Testare un solare in Polinesia

Il sogno di ogni dermatologo: andare in un paese tropicale e svolgere uno studio sugli effetti dei raggi Ultravioletti e sul potere protettivo di una formulazione antisolare. C’e' chi lo ha fatto e oggi ci racconta la sua esperienza 

del dott. Giovanni Leone Responsabile del Servizio di Fototerapia Istituto Dermatologico San Gallicano IRCCS Roma

 L’estate e' alle porte e il sole torna d’attualita'. All’approssimarsi delle vacanze estive, allorche' milioni di persone si accingono a trascorrere, prevalentemente all’aperto, un periodo di riposo in localita' balneari e montane, i grandi mezzi di informazione riscoprono ciclicamente il problema dei possibili rischi connessi con l’esposizione alla radiazione ultravioletta solare. In assenza di un programma coordinato nazionale di protezione primaria e secondaria dalla radiazione UV promosso dalle autorita' sanitarie, che, come mostra l’esperienza di altri paesi, comprende anche specifiche campagne di informazione ed educazione sanitaria, gli unici messaggi che raggiungono il cittadino sono quelli proposti episodicamente e frammentariamente da giornali, rotocalchi e reti televisive. Inoltre di fronte all’attuale profusione di prodotti proposti, la scelta per il consumatore di una protezione solare realmente efficace, adatta al suo caso e alle sue abitudini di vita non e' cosa facile perche' implica delle conoscenze che il consumatore medio non sempre possiede. Per la maggioranza di loro, l’effetto deleterio di una sovraesposizione e' solo ''l’eritema''. Da cio' la scelta di prodotti a SPF elevati trascurando spesso la protezione UVA. Credendosi perfettamente protetti, tranquillamente si prolungano e moltiplicano le esposizioni ricevendo dosi massive di UVA di cui sono oggi ben noti gli effetti dannosi. In materia, il consiglio del dermatologo e' dunque di primaria importanza. In Italia, purtroppo non sono stati eseguiti studi e ricerche volte a valutare i reali livelli di esposizione, giornaliera, stagionale, annuale dei cittadini suddivisi per classi di eta', sesso, luogo di residenza, lavoro svolto, attivita' ricreative, e questa constatazione, visto quanto si fa in altri paesi, e' ancor piu' sconfortante se si considera la naturale vocazione turistica del nostro paese e il tempo notevole che un gran numero di persone trascorre all’aperto nel corso dell’anno. Il sole, come e' noto, non puo' essere acceso o spento come una lampada elettrica e neppure puo' essere sottoposto a misure di contenimento di carattere ingegneristico e, piu' in generale, a volonta' terrestri. L’esposizione, o dose radiante, accumulata da un individuo in un determinato intervallo di tempo dipende quindi in larga misura dalle scelte personali che egli compie quali, a esempio, il tempo passato al sole, il periodo della giornata prescelto, l’uso o meno di creme e/o occhiali filtranti, il tipo di indumenti indossati, ecc. L’influenza sui livelli di esposizione delle modesta riduzione dello strato di ozono stratosferico e' stata osservata in limitati periodi dell’anno alle nostre latitudini ed e' assolutamente trascurabile rispetto ai fattori precedentemente richiamati. Nell’esposizione umana alla radiazione UV i bersagli critici, cioe' gli organi ove possono insorgere effetti dannosi o potenzialmente tali per la salute, sono due, la pelle e gli occhi. Attualmente il concetto di fattore di protezione (in inglese SPF) dei prodotti antisolari e' al centro di un vivace dibattito da parte delle Istituzioni Scientifiche e dell’Industria Cosmetica. Si assiste a un miglioramento delle qualita' protettive degli antisolari nei confronti degli UVA e si tende ad attribuire sempre maggiore importanza a un corretto rapporto tra l’efficacia filtrante nei confronti dei raggi ultravioletti B (UVB) e quella nei confronti degli UVA. La ricerca inoltre sta lavorando per l’individuazione di altri ''endpoints'', ovvero risposte biologiche della pelle diverse dall’eritema. Non e' detto infatti che un prodotto capace di proteggere dall’eritema sia anche in grado di proteggere la pelle dalla cancerogenesi o dalle alterazioni del sistema immunitario indotte dai raggi UV solari. Fonti autorevoli, inoltre, paventano l’ipotesi che un uso sconsiderato degli antisolari possa indurre il consumatore a prolungare il tempo di esposizione al sole con conseguente aumento del rischio, dovuto essenzialmente a una sovraesposizione a quelle lunghezze d’onda dello spettro solare che sono meno filtrate dagli antisolari, proprio come gli UVA. Un approccio originale per la valutazione del SPF in condizioni estreme e' il test ''outdoor'' cioe' con esposizione alla luce solare naturale. Tali test possono rappresentare un ulteriore banco di prova per il prodotto, in quanto e' noto che il SPF calcolato all’esterno subisce una notevole riduzione rispetto a quello calcolato ''indoor'' (al chiuso, in laboratorio). Si tratta di prove complesse e laboriose sicuramente non consigliabili per i controlli di routine. Recentemente abbiamo condotto un particolare test ''outdoor'' in condizioni estreme su di un prodotto solare al top della gamma con fattore di protezione SPF 50+ e destinato a un pubblico particolarmente esigente. Il test si e' svolto su un gruppo di subacquei mentre si trovavano per un soggiorno di addestramento nel­l’atol­lo delle Tuamotu in Polinesia Francese. Questo test ha comportato delle condizioni di esposizione veramente al limite: piu' di 8 ore giornaliere al sole, ripetute immersioni in acqua marina, sudorazione abbondante, ecc. Il test e' stato eseguito nel Dicembre 2006, nella stagione piu' calda a quelle latitudini, prossime all’equatore. Disponevamo di un dosimetro in grado di monitorare costantemente la dose di UV solari che colpiva i soggetti durante l’arco della giornata e abbiamo rilevato valori di circa 4-5 volte superiori a quelli che si riscontrano in piena estate sulle nostre spiagge. La dose cumulativa giornaliera superava le 30 MED (minima dose eritema) ed era quindi indispensabile che i volontari si proteggessero con un prodotto con SPF di almeno 30. Il gruppo, che comprendeva 10 volontari, veniva inoltre sottoposto a misurazioni con sofisticati strumenti per valutare con metodiche non invasive la comparsa dell’eritema sulla cute esposta al sole: veniva utilizzato un dermaspettrometro ''Mexameter'' (Courage & Khazaka, GMBH) in grado di fornire in tempo reale i valori dell’Indice di Eritema. Le misurazioni sono state effettuate mat­tina e sera, prima e dopo l’esposizione al sole e le immersioni. Inoltre e' stata esaminata la cute quotidianamente da specialisti dermatologi per valutare l’eventuale comparsa di eritema, desquamazione, secchezza o altri sintomi cutanei. Lo studio si e' protratto per due settimane. Durante il periodo del test e alla fine non sono state evidenziate variazioni significative dell’Indice di Eritema, e non si sono osservati sintomi clinici dovuti a sovraesposizione. Questo ci ha permesso di confermare l’elevata efficacia del solare testato e il suo fattore di protezione 50+. Dopo il test in queste particolari condizioni ne abbiamo concluso che il prodotto poteva rivendicare un ''claim'' di ''adatto alle esposizioni in condizioni estreme''. Ovviamente questo tipo di test, che e' da riservare ad alcuni prodotti solari ''di punta'', comporta un impegno non indifferente proprio per poter riprodurre e studiare fedelmente le condizioni di esposizione solare a cui vanno incontro determinati individui. Cio' nonostante le Aziende leader nel mercato dei solari ricorrono oggigiorno a questo tipo di test ''outdoor'' per fornire ulteriori garanzie al consumatore soprattutto per quanto riguarda i loro prodotti con elevatissimo SPF.


 

 


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