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Un eccezionale salto di qualita'
nella risoluzione di questi problemi avvenne nel
1969 con la scoperta del GORE-TEX , ad opera
dello statunitense Bob Gore. Si tratto' del primo
traguardo di un percorso scientifico che era
stato avviato molti anni prima da Wilbert Bill
Gore, il padre di Bob. Bill Gore era un tecnico
della DU PONT, esperto dei polimeri del fluorocarbonio, che si convinse della
molteplicita' delle applicazioni industriali di
quei materiali di nuova concezione e che pertanto fondo', nel 1958, una piccola
societa' per la
fabbricazione di materiali isolanti per cavi
elettrici, nello scantinato della sua casa. Anche
per la famiglia Gore il "sogno
americano" divenne presto realta' e nel giro
di pochi anni l'azienda attivo' iniziative
commerciali e partnerships in tutto il mondo.
La scoperta di Bob Gore nacque da sue ulteriori
ricerche sulle possibilita' offerte dal politetrafluoroetilene, commercialmente
conosciuto come Teflon. Egli provo' a
"stirare" questo materiale tendendolo
ed ottenendo cosi' una membrana microporosa
sottilissima, dalle proprieta' sino ad allora
sconosciute. Il Teflon e' chimicamente inerte e
non e' attaccabile da alcuna sostanza chimica
comunemente diffusa; ha un basso coefficiente di
frizione, mantiene la sua funzionalita' a
temperature molto basse o molto elevate, non si
altera nel tempo ed e' resistente agli agenti
atmosferici; si tratta, inoltre, di un materiale
poroso, permeabile all'aria ma non all'acqua,
molto resistente alluso, idrofobo e biocompatibile.Bastano alcuni dati per descrivere
meglio le particolari caratteristiche di questa
membrana: per ogni centimetro quadrato di GORE-TEX, possiamo contare un miliardo e
quattrocento milioni di
microscopici pori, di dimensioni tali da non
essere penetrati dall'acqua, ma grandi abbastanza
da permettere la traspirazione, in quanto ogni
poro, per piccolo che sia, e' comunque settecento
volte piu' grande delle molecole di vapore
acqueo, che cosi' possono allontanarsi dal corpo.
Per quanto riguarda l'impermeabilita', pensate
che questo materiale puo' sopportare una
pressione idrica fino ad ottanta atmosfere per
centimetro quadrato. Per visualizzare questo
dato, immaginate di tratteggiare un quadratino di
un centimetro di lato e di fargli gravare sopra
una colonna d'acqua lunga ottanta metri;
dall'altra parte lo troveremo ancora asciutto!
Sono veramente molte le attivita' nelle quali
l'utilizzo negli abiti della membrana GORE-TEX
risulta essere determinante per il miglioramento
del confort e della prestazione, dalla pratica
invernale di qualunque tipo di sport a quelle attivita' a contatto con l'acqua (vela, canoa,
pesca sportiva, rafting, ecc.), dal trekking
all'equitazione, dal ciclismo al motociclismo,
dall'alpinismo all'orienteering, dallo sci fino
alla semplice passeggiata in campagna. E sono
molti i tipi di tessuto (dai guanti alle
calzature) sui quali i produttori di
abbigliamento licenziatari applicano questa
straordinaria membrana, diffondendo cosi' una
vasta gamma di confezioni in grado di dare
risposta a qualunque esigenza.
LA RICERCA DELLE AZIENDE
ITALIANE
Anche in Italia alcune
prestigiose Aziende si sono poste l'obbiettivo di creare
tessuti con elevate caratteristiche di impermeabilita' e
di traspirabilita'. E la strada seguita e' stata diversa
da quella affrontata trent'anni fa dalla famiglia Gore.
Se il GORE-TEX e' una membrana sintetica che puo' essere
applicata all'interno di vari tipi di tessuto, la
Ermenegildo Zegna, fedele alle antiche tradizioni
italiane, ha invece perseguito la realizzazione
di filati dalle caratteristiche eccezionali, ma
che possono poi essere tessuti in maniera
tradizionale.
La ricerca del particolarissimo filo e' stata
affidata alla Montefibre, che ha brevettato il Terital
Zero 4, un filo continuo in poliestere composto da
tantissime "bavelline" intrecciate, dal
diametro di 6 micron (il micron e' l'unita' di misura
corrispondente alla millesima parte di un millimetro) ed e' talmente leggero che 9 mila metri pesano solo 0,4
grammi. Volendolo stendere tutto attorno all'equatore,
basterebbero solamente 2 chilogrammi!
Con fili cosi' sottili e' possibile produrre tessuti ad
alta densita' ed estremamente compatti, che consentono al
vapore acqueo di filtrare, ma impediscono alle gocce
d'acqua di penetrare. Il Terital Zero 4 e' tessuto in
esclusiva dalla Societa' Limonta, e presenta 30.000
filamenti per centimetro quadrato, vale a dire oltre
quattro volte di piu' della seta, la piu' sottile fibra
naturale. Il tessuto che e' nato dalla
applicazione delle nuove tecnologie italiane
porta il nome di MICROTENE 10.000. Con esso si
realizzano capi di vario genere, ma soprattutto
giacche a vento leggerissime, idrorepellenti e
traspiranti, e teli per le tende da campeggio e
da esplorazione, come quelle della ditta Ferrino
utilizzate da Messner nel suo ultimo viaggio in
Antartide. Un altro tessuto molto interessante
per tutti gli sportivi , sempre prodotto dalla
Ermenegildo Zegna, e' il TWINTECH: si tratta di un
tessuto a doppio strato, termoisolante e traspirante ,
che pero', a differenza degli altri gia' presentati, e' adattissimo anche per la maglieria intima, per le felpe e
per le tute sportive leggere. Lo strato a contatto del
corpo e' in polipropilene, un materiale che ha la proprieta' di trasferire il sudore allo strato
piu'
esterno, in cotone, che lo assorbe e lo fa
progressivamente evaporare. Cosi' l'azione combinata dei
due strati di tessuto permette di evitare che il sudore
rimanga a diretto contatto con la pelle, anche dopo una
intensa attivita' fisica, contribuendo ad evitare
lumidita' all' interno dell'abito asciutto, e ad
evitare i rischi di colpi di freddo ed a garantire , di
conseguenza, una gradevole sensazione di benessere.
ATTENZIONE ALLE ETICHETTE
I materiali e i prodotti che vi
abbiamo presentato sono sempre piu' diffusi nei negozi di
articoli sportivi specializzati ed in quelli di
abbigliamento. Sono realizzazioni frutto di importanti
progetti di ricerca, sperimentate quotidianamente in
allenamento, in gara e nei grandi eventi internazionali
dai migliori atleti e specialisti. Si e', infatti,
completamente annullata la differenza tra le tute e i
capi di abbigliamento a disposizione dei grandi campioni
e quelli che tutti noi possiamo adoperare nelle nostre attivita' quotidiane. Particolare attenzione quindi alle
etichette, che riportano tutti i dati tecnici piu'
importanti e le garanzie a disposizione del consumatore, e... buon allenamento!
Il tessuto piu' prezioso del
mondo
di Claudio Romano
"Pura seta",
"100% cotone", "87% cotone, 13%
poliuretano", "dry clean only"... cosi'
recitano alcune etichette cucite allinterno dei
nostri capi dabbigliamento, allo scopo di fornirci
le giuste informazioni sulla composizione
quali-quantitativa dellindumento che indosseremo.
Al momento dellacquisto, la nostra scelta si basa
su vari parametri, che tengono in considerazione
laspetto estetico, il peso del tessuto, la
morbidezza, la proprieta' di trattenere o cedere calore,
la tollerabilita' (se indossato a pelle) e... ovviamente
il prezzo. E chiaro che, se vogliamo un pullover di
lana che sia caldo e morbido, ma di peso e spessore
contenuto, non possiamo far altro che deciderci per un
costoso e raffinato cachemire. Lo indosseremo con tutte
le precauzioni del caso, e lo conserveremo poi con tutte
le cure che un acquisto cosi' impegnativo richiede. Ma
allora, perche', spesso e volentieri, non riserviamo le
stesse attenzioni anche alla nostra pelle? Forse perche'
ce labbiamo dalla nascita e, tra laltro,
completamente gratis? O perche' fidiamo molto nella sua
"autonomia", per quanto riguarda le cure
necessarie dopo luso? E se, al contrario, siamo
fanatici delligiene, abbiamo veramente la certezza
che i nostri metodi per la cura della pelle siano quelli piu' appropriati? Non ci verrebbe mai in mente di usare
un sapone o un detersivo non adatto per lavare i nostri
capi delicati; le moderne lavatrici hanno tutta una serie
di programmi di lavaggio per consentire di utilizzare
quello piu' idoneo e per avere quella particolare
morbidezza senza alterare i colori e senza rinunciare
alligiene. Insomma, sappiamo quasi tutto sui
tessuti che utilizziamo per vestirci, ma non conosciamo
altrettanto bene il nostro abitino di "vera
pelle".
La trama del tessuto.
A parte il colore della nostra
pelle, evidente carattere distintivo delle varie razze
umane, questo nostro speciale vestito, se osservato da
vicino o con una lente dingrandimento, rivela un
tessuto non uniforme, ma che anzi varia molto nelle
diverse zone, e comunque sempre funzionale alluso
richiesto. In alcune zone del corpo la pelle potra'
essere piu' o meno sottile, semitrasparente e malleabile,
oppure indurita, fino a diventare cornea, in altre. Nel
maschio la pelle e' piu' spessa che nella femmina, la
quale, pero', ha un tessuto adiposo sottocutaneo piu'
sviluppato. Ovviamente lo spessore della nostra cute e' maggiore nelle zone
piu' estese, quelle che non sono
soggette a flessioni; e' piu' sottile, invece, in
corrispondenza delle articolazioni o delle pieghe che si
formano laddove la pelle deve seguire le naturali
curvature del corpo (gomito, inguine, solco mammario,
spazi interdigitali, ecc.).
Guardiamo l'etichetta
Vediamo ora anche qualche
aspetto piu' tecnico della nostra ideale etichetta: nel
maschio adulto di peso medio (70/75 kg), la pelle
(comprensiva del sottocutaneo) puo' pesare 15/18 kg, cioe' circa il 20 % del suo peso corporeo. Se sviluppata
su un piano, la pelle occuperebbe una superficie di circa
2 metri quadrati: un abito, quindi, sufficientemente
comodo e che, grazie alla sua incredibile elasticita', si adattera' alle
piu' ampie variazioni di peso nel corso
della vita. La eccezionale resistenza delle cellule
cheratinizzate, lampia distribuzione e abbondanza
di fibre elastiche e lo strato adiposo sottocutaneo
consentono alla pelle di sopportare la
"pressione" dellatmosfera, ma anche
attacchi e colpi di natura fisico-meccanica. Attriti e
strofinii ripetuti sulla stessa porzione di pelle creano
in risposta degli ispessimenti superficiali e
circoscritti (calli e duroni).
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