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articolo aggiornato il: Wednesday 16 September 2009

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I TESSUTI CHE RESPIRANO

di Alfredo Mariani

La scoperta di nuovi filati permette di produrre capi di abbigliamento sportivo i cui tessuti sono sempre piu' leggeri e con un alto livello di qualita'. La storia degli ultimi quarant'anni, da Bill Gore, padre del Gore-tex, al Microtene ed al Twintech della Ermenegildo Zegna. traspirabilita'.

La funzione del sudore e' quella di determinare un effetto refrigerante sull'organismo, utilizzando le molecole di acqua che sono prodotti di scarto di molte reazioni chimiche proprie del nostro metabolismo. Tale refrigerazione pero' non si ha al momento della secrezione, ma durante l'evaporazione del sudore dalla pelle. Perche' avviene questo fenomeno? Perche' nel passaggio dallo stato liquido a quello gassoso viene assorbita molta energia termica; pensate che per vaporizzare un solo grammo di acqua occorrono piu' di 500 calorie, esattamente 0,58 Kcal. Se moltiplichiamo questo dato per la quantita' di litri che puo' essere persa da un atleta durante una prestazione prolungata (sono stati registrati addirittura consumi di 7 litri di acqua per traspirazione durante una partita di calcio), allora e' evidente la grande importanza del meccanismo del sudore nella termoregolazione. Per questo occorre fare di tutto per facilitare l'evaporazione, e cioe' non frapporre ostacoli tra la superficie della pelle e l'aria, compatibilmente con la necessita' di evitare il raffreddamento del corpo nei periodi invernali. Immaginate, quindi, da questo punto di vista , quanto grande sia l'errore di chi, nonostante le corrette informazioni sull'argomento , si ostina ad allenarsi coperto fino all'inverosimile, addirittura con tessuti gommati o plastificati, nell'illusione di dimagrire piu' facilmente. In realta' l'effetto cosi' ottenuto altro non e' che quello di mettere in crisi, sino al rischio per la salute, la fisiologia della termoregolazione.


LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLO SPORT I TESSUTI CHE RESPIRANO

Una volta resa evidente la necessita' di permettere al sudore di evaporare, e' pero' anche vero che molti sport e molte attivita' lavorative umane si svolgono in condizioni climatiche non sempre favorevoli, tali da richiedere una buona protezione dagli agenti atmosferici quali il freddo, il vento, la pioggia o addirittura il ghiaccio e la neve. E da sempre l'uomo si e' ingegnato nella produzione di indumenti altamente protettivi; i primi buoni risultati furono raggiunti con l'adozione di tessuti naturali, e cioe' lana, ma soprattutto pelli e pellicce, conciate e cucite secondo gli usi dei popoli nordici. Questi abiti permisero, fin dalla fine del secolo scorso, l'epopea delle scoperte polari e delle grandi imprese alpinistiche. Successivamente si diffuse l'uso dei piumini d'oca, ma tutti questi indumenti, pur riparando dal freddo, presentavano gli svantaggi del loro elevato spessore, tale da rendere goffi i movimenti, della mancanza di impermeabilita', soprattutto all'esterno e, al contrario, l'impossibilita' di un’efficace evaporazione del sudore. 

tessuto

Un eccezionale salto di qualita' nella risoluzione di questi problemi avvenne nel 1969 con la scoperta del GORE-TEX , ad opera dello statunitense Bob Gore. Si tratto' del primo traguardo di un percorso scientifico che era stato avviato molti anni prima da Wilbert Bill Gore, il padre di Bob. Bill Gore era un tecnico della DU PONT, esperto dei polimeri del fluorocarbonio, che si convinse della molteplicita' delle applicazioni industriali di quei materiali di nuova concezione e che pertanto fondo', nel 1958, una piccola societa' per la fabbricazione di materiali isolanti per cavi elettrici, nello scantinato della sua casa. Anche per la famiglia Gore il "sogno americano" divenne presto realta' e nel giro di pochi anni l'azienda attivo' iniziative commerciali e partnerships in tutto il mondo.
La scoperta di Bob Gore nacque da sue ulteriori ricerche sulle possibilita' offerte dal politetrafluoroetilene, commercialmente conosciuto come Teflon. Egli provo' a "stirare" questo materiale tendendolo ed ottenendo cosi' una membrana microporosa sottilissima, dalle proprieta' sino ad allora sconosciute. Il Teflon e' chimicamente inerte e non e' attaccabile da alcuna sostanza chimica comunemente diffusa; ha un basso coefficiente di frizione, mantiene la sua funzionalita' a temperature molto basse o molto elevate, non si altera nel tempo ed e' resistente agli agenti atmosferici; si tratta, inoltre, di un materiale poroso, permeabile all'aria ma non all'acqua, molto resistente all’uso, idrofobo e biocompatibile.Bastano alcuni dati per descrivere meglio le particolari caratteristiche di questa membrana: per ogni centimetro quadrato di GORE-TEX, possiamo contare un miliardo e quattrocento milioni di microscopici pori, di dimensioni tali da non essere penetrati dall'acqua, ma grandi abbastanza da permettere la traspirazione, in quanto ogni poro, per piccolo che sia, e' comunque settecento volte piu' grande delle molecole di vapore acqueo, che cosi' possono allontanarsi dal corpo. Per quanto riguarda l'impermeabilita', pensate che questo materiale puo' sopportare una pressione idrica fino ad ottanta atmosfere per centimetro quadrato. Per visualizzare questo dato, immaginate di tratteggiare un quadratino di un centimetro di lato e di fargli gravare sopra una colonna d'acqua lunga ottanta metri; dall'altra parte lo troveremo ancora asciutto! Sono veramente molte le attivita' nelle quali l'utilizzo negli abiti della membrana GORE-TEX risulta essere determinante per il miglioramento del confort e della prestazione, dalla pratica invernale di qualunque tipo di sport a quelle attivita' a contatto con l'acqua (vela, canoa, pesca sportiva, rafting, ecc.), dal trekking all'equitazione, dal ciclismo al motociclismo, dall'alpinismo all'orienteering, dallo sci fino alla semplice passeggiata in campagna. E sono molti i tipi di tessuto (dai guanti alle calzature) sui quali i produttori di abbigliamento licenziatari applicano questa straordinaria membrana, diffondendo cosi' una vasta gamma di confezioni in grado di dare risposta a qualunque esigenza.

LA RICERCA DELLE AZIENDE ITALIANE

Anche in Italia alcune prestigiose Aziende si sono poste l'obbiettivo di creare tessuti con elevate caratteristiche di impermeabilita' e di traspirabilita'. E la strada seguita e' stata diversa da quella affrontata trent'anni fa dalla famiglia Gore. Se il GORE-TEX e' una membrana sintetica che puo' essere applicata all'interno di vari tipi di tessuto, la Ermenegildo Zegna, fedele alle antiche tradizioni italiane, ha invece perseguito la realizzazione di filati dalle caratteristiche eccezionali, ma che possono poi essere tessuti in maniera tradizionale.
La ricerca del particolarissimo filo e' stata affidata alla Montefibre, che ha brevettato il Terital Zero 4, un filo continuo in poliestere composto da tantissime "bavelline" intrecciate, dal diametro di 6 micron (il micron e' l'unita' di misura corrispondente alla millesima parte di un millimetro) ed e' talmente leggero che 9 mila metri pesano solo 0,4 grammi. Volendolo stendere tutto attorno all'equatore, basterebbero solamente 2 chilogrammi!
Con fili cosi' sottili e' possibile produrre tessuti ad alta densita' ed estremamente compatti, che consentono al vapore acqueo di filtrare, ma impediscono alle gocce d'acqua di penetrare. Il Terital Zero 4 e' tessuto in esclusiva dalla Societa' Limonta, e presenta 30.000 filamenti per centimetro quadrato, vale a dire oltre quattro volte di piu' della seta, la piu' sottile fibra naturale. Il tessuto che e' nato dalla applicazione delle nuove tecnologie italiane porta il nome di MICROTENE 10.000. Con esso si realizzano capi di vario genere, ma soprattutto giacche a vento leggerissime, idrorepellenti e traspiranti, e teli per le tende da campeggio e da esplorazione, come quelle della ditta Ferrino utilizzate da Messner nel suo ultimo viaggio in Antartide. Un altro tessuto molto interessante per tutti gli sportivi , sempre prodotto dalla Ermenegildo Zegna, e' il TWINTECH: si tratta di un tessuto a doppio strato, termoisolante e traspirante , che pero', a differenza degli altri gia' presentati, e' adattissimo anche per la maglieria intima, per le felpe e per le tute sportive leggere. Lo strato a contatto del corpo e' in polipropilene, un materiale che ha la proprieta' di trasferire il sudore allo strato piu' esterno, in cotone, che lo assorbe e lo fa progressivamente evaporare. Cosi' l'azione combinata dei due strati di tessuto permette di evitare che il sudore rimanga a diretto contatto con la pelle, anche dopo una intensa attivita' fisica, contribuendo ad evitare l’umidita' all' interno dell'abito asciutto, e ad evitare i rischi di colpi di freddo ed a garantire , di conseguenza, una gradevole sensazione di benessere.

ATTENZIONE ALLE ETICHETTE

I materiali e i prodotti che vi abbiamo presentato sono sempre piu' diffusi nei negozi di articoli sportivi specializzati ed in quelli di abbigliamento. Sono realizzazioni frutto di importanti progetti di ricerca, sperimentate quotidianamente in allenamento, in gara e nei grandi eventi internazionali dai migliori atleti e specialisti. Si e', infatti, completamente annullata la differenza tra le tute e i capi di abbigliamento a disposizione dei grandi campioni e quelli che tutti noi possiamo adoperare nelle nostre attivita' quotidiane. Particolare attenzione quindi alle etichette, che riportano tutti i dati tecnici piu' importanti e le garanzie a disposizione del consumatore, e... buon allenamento!

Il tessuto piu' prezioso del mondo

di Claudio Romano

"Pura seta", "100% cotone", "87% cotone, 13% poliuretano", "dry clean only"... cosi' recitano alcune etichette cucite all’interno dei nostri capi d’abbigliamento, allo scopo di fornirci le giuste informazioni sulla composizione quali-quantitativa dell’indumento che indosseremo. Al momento dell’acquisto, la nostra scelta si basa su vari parametri, che tengono in considerazione l’aspetto estetico, il peso del tessuto, la morbidezza, la proprieta' di trattenere o cedere calore, la tollerabilita' (se indossato a pelle) e... ovviamente il prezzo. E’ chiaro che, se vogliamo un pullover di lana che sia caldo e morbido, ma di peso e spessore contenuto, non possiamo far altro che deciderci per un costoso e raffinato cachemire. Lo indosseremo con tutte le precauzioni del caso, e lo conserveremo poi con tutte le cure che un acquisto cosi' impegnativo richiede. Ma allora, perche', spesso e volentieri, non riserviamo le stesse attenzioni anche alla nostra pelle? Forse perche' ce l’abbiamo dalla nascita e, tra l’altro, completamente gratis? O perche' fidiamo molto nella sua "autonomia", per quanto riguarda le cure necessarie dopo l’uso? E se, al contrario, siamo fanatici dell’igiene, abbiamo veramente la certezza che i nostri metodi per la cura della pelle siano quelli piu' appropriati? Non ci verrebbe mai in mente di usare un sapone o un detersivo non adatto per lavare i nostri capi delicati; le moderne lavatrici hanno tutta una serie di programmi di lavaggio per consentire di utilizzare quello piu' idoneo e per avere quella particolare morbidezza senza alterare i colori e senza rinunciare all’igiene. Insomma, sappiamo quasi tutto sui tessuti che utilizziamo per vestirci, ma non conosciamo altrettanto bene il nostro abitino di "vera pelle".

La trama del tessuto.

A parte il colore della nostra pelle, evidente carattere distintivo delle varie razze umane, questo nostro speciale vestito, se osservato da vicino o con una lente d’ingrandimento, rivela un tessuto non uniforme, ma che anzi varia molto nelle diverse zone, e comunque sempre funzionale all’uso richiesto. In alcune zone del corpo la pelle potra' essere piu' o meno sottile, semitrasparente e malleabile, oppure indurita, fino a diventare cornea, in altre. Nel maschio la pelle e' piu' spessa che nella femmina, la quale, pero', ha un tessuto adiposo sottocutaneo piu' sviluppato. Ovviamente lo spessore della nostra cute e' maggiore nelle zone piu' estese, quelle che non sono soggette a flessioni; e' piu' sottile, invece, in corrispondenza delle articolazioni o delle pieghe che si formano laddove la pelle deve seguire le naturali curvature del corpo (gomito, inguine, solco mammario, spazi interdigitali, ecc.).

Guardiamo l'etichetta

Vediamo ora anche qualche aspetto piu' tecnico della nostra ideale etichetta: nel maschio adulto di peso medio (70/75 kg), la pelle (comprensiva del sottocutaneo) puo' pesare 15/18 kg, cioe' circa il 20 % del suo peso corporeo. Se sviluppata su un piano, la pelle occuperebbe una superficie di circa 2 metri quadrati: un abito, quindi, sufficientemente comodo e che, grazie alla sua incredibile elasticita', si adattera' alle piu' ampie variazioni di peso nel corso della vita. La eccezionale resistenza delle cellule cheratinizzate, l’ampia distribuzione e abbondanza di fibre elastiche e lo strato adiposo sottocutaneo consentono alla pelle di sopportare la "pressione" dell’atmosfera, ma anche attacchi e colpi di natura fisico-meccanica. Attriti e strofinii ripetuti sulla stessa porzione di pelle creano in risposta degli ispessimenti superficiali e circoscritti (calli e duroni).



 

 

 


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