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articolo aggiornato il: Friday 19 February 2010

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Il culto del sole nei 5 continenti

Antiche leggende nate all'interno di popolazioni primitive lontane fra loro mostrano sempre un grande rispetto e un forte timore per l'astro solare 

di Irina Letti

Il Sole, simbolo di vita, di energia, di calore, scandisce il tempo, le stagioni, divide il giorno dalla notte, Il suo calore vivifica la terra e il mare permettendo cosi' il perpetrarsi della Vita. Senza il sole il nostro pianeta sarebbe una distesa di ghiaccio e noi non saremmo mai comparsi e da milioni di anni ne siamo talmente consapevoli che non e' mai esistito popolo, nei cinque continenti, che non abbia concepito la nascita del mondo partendo dal Sole, come principio di vita. Se consideriamo ad esempio la mitologia classica troviamo Elio, dal greco helios, rappresentato come un giovane bellissimo, con la testa circondata da raggi, che formavano la sua capigliatura dorata e fluente; viaggiava su un carro di fuoco, trainato da cavalli velocissimi. Ogni mattino lasciava il suo palazzo a Oriente per attraversare il cielo sul carro d'oro, nel momento in cui le stelle scomparivano in mare. Quanto piu' in alto riusciva a volare, tante piu' erano le terre e gli oceani baciati dai suoi raggi. La sera guardava soddisfatto i frutti del suo lavoro, prima di andare a riposarsi nel suo palazzo d'Occidente. Da qui la sua consorte, nonche' sorella Selene, la dea della Luna, aspettava di sorgere. Anche Selene guidava un carro tirato da due cavalli bianchi. Durante la notte, Elio ritornava a Oriente attraverso il fiume Oceano. Questa e' la storia del ''nostro'' sole, della cultura classica. Ma e' sufficiente spostarsi di in Africa, pur rimanendo sempre nell'area culturale del Mediterraneo, per accorgersi che il dio Sole per gli Egiziani era una divinita' severa e temuta dagli uomini, non veniva rappresentata con una figura umana ma era astratta, anamorfica senza forma. Infatti il famoso simbolo dell'occhio che ritroviamo nei geroglifici egiziani, altro non e' che il dio RA, una delle divinita' piu' antiche e piu' venerate del pantheon egizio. La leggenda narra che Ra, dopo aver regnato a lungo sugli uomini e gli dei, stanco, si ritiro'. Gli uomini approfittarono della sua assenza e si ribellarono, Ra allora fu costretto a riportare l'ordine sulla terra, inviando il suo occhio, alla vista del quale gli uomini si spaventarono e fuggirono nel deserto. In seguito, gli altri dei, non contenti di cio', chiesero a Ra di punirli ancora ma stavolta il dio sole si presento' sotto forma di una dea-mucca o Hathor. Ra non voleva la totale distruzione dell'umanita' e allora verso' sulla terra una bevanda rossa, simile al sangue. Hathor bevve il liquido, si ubriaco' e cosi' torno' indietro senza aver compiuto il massacro. Ra, stanco e deluso, sali' sul dorso di Nut, il cielo, dove splende ancora oggi. e' singolare e curioso l'atteggiamento che gli uomini hanno espresso nei confronti del Sole, al contempo di adorazione e di timore, tanta e' la consapevolezza della sua potenza che sfugge da qualsiasi controllo umano, forza indomabile della Natura, fonte di vita quindi, ma anche di morte. Si racconta che, nel continente americano, gli Aztechi vivessero nel costante terrore che un giorno il Sole decidesse di non sorgere, e attribuivano agli uomini la responsabilita' di onorarlo e nutrirlo attraverso sacrifici umani per mantenerlo in vita. Tra gli Aborigeni australiani il Sole era visto come una donna che si svegliava ogni giorno nel suo accampamento a est, accendeva un fuoco, si decorava con ocra rossa e preparava la torcia che avrebbe portato attraverso il cielo. Una volta raggiunto l'ovest, la Donna-Sole cominciava un lungo viaggio sotterraneo per raggiungere nuovamente il suo campo nell'est. Durante questo viaggio sotterraneo il calore della torcia induceva le piante a crescere. La Luna, al contrario, era considerato un uomo e una eclisse di Sole era interpretata come l'unione tra la Luna-Uomo e il Sole-Donna. Della forza distruttiva del Sole, parla anche una leggenda della mitologia cinese. In tempi antichissimi, di sole non ce n'era uno solo, ma dieci. Per questo motivo la tradizionale settimana cinese e' composta da dieci giorni. I dieci soli erano i figli dell'Imperatore Celeste Tiandi e della dea Xihe. Ogni giorno quest'ultima li conduceva presso le sponde di un lago sacro dove li lavava amorevolmente. A turno, uno dei dieci soli si levava in cielo e percorrendo l'intera volta celeste, raggiungeva il confine opposto del mondo. Qui andava a posarsi sulle pendici del monte Yen Tzou, dove la madre lo accoglieva di nuovo fra le sue braccia e lo riportava nella Valle della Luce. I dieci soli fratelli erano legati da grande affetto e per questo non amavano viaggiare in solitudine e rivedere gli altri fratelli solo la notte. Cosi', una volta, disubbidendo agli ordini del padre e alle preghiere della madre, decisero di levarsi in cielo tutti insieme. Fu un capriccio dagli effetti devastanti: gli alberi e le coltivazioni nei campi incominciarono a avvizzire, gli uomini e gli animali, prostrati dal grande caldo, caddero a terra boccheggianti, le foreste e le montagne vennero devastate da terribili incendi, mentre fiumi, laghi e mari evaporavano. Anche l'imperatore Yao si rivolse in preghiera all'Imperatore Celeste, implorandolo di salvare gli uomini dai suoi figli sciagurati. Mosso da quelle parole, Tiandi si rivolse ai ''dieci soli'' in tono benevolo, tentando di convincerli ma quelli erano troppo felici di stare uniti, e non diedero ascolto alla richiesta del padre. Allora, anche se a malincuore, l'Imperatore Celeste decise di inviare il principe Hou Yi, l'arciere divino, a dare loro una lezione. Imbracciato arco e frecce l'arciere all'inizio voleva solo spaventarli con qualche dardo ma quando si accorse delle miserevoli condizioni in cui avevano ridotto la terra, Hou Yi si infurio'. Incoccata una freccia nel suo arco poderoso, la punto' verso il cielo e con un solo colpo abbatte' il primo dei dieci fratelli e cosi' via, fino al nono. Hou Yi stava per scoccare la decima freccia, quando l'imperatore Yao gli si avvicino' e lo prego' di risparmiare almeno l'ultimo dei dieci soli. Infatti, gli spiego', la vita degli uomini senza alcun sole sarebbe stata ancora piu' miserevole di quella con i dieci soli insieme. Illuminato da quelle parole, l'arciere divino risparmio' l'ultimo sole, che e' quello che ancora oggi splende sulla Cina e sul resto del mondo.





 


 



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