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articolo aggiornato il: Monday 19 July 2010

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Conoscere la materia prima

Ogni medico che si occupa di estetica stabilisce un rapporto personale con il proprio acido jaluronico basato sulla propria esperienza

Intervista alla Dott.ssa Daniela Marciani Dermatologa (Accademia Dermatologica Italiana)

In dermocosmesi ci sono alcune acquisizioni scientifiche che appaiono al di sopra di ogni dubbio. La prima e' che l’acido ialuronico costituisce uno dei componenti fondamentali per la qualita' e la salute della pelle umana. È infatti grazie alla sua presenza che la pelle assume la sua particolare resistenza e forma. Altra certezza e' che la sua concentrazione all’interno dei tessuti non e' stabile ma diminuisce con l’eta', provocando la formazione di rughe e i cosiddetti cedimenti, tipici del passare del tempo. È nostra convinzione, quindi, che ogni dermatologo, chirurgo o medico estetico stabilisca con que­sta sostanza un rapporto personale, arricchito dalla esperienza nell’utilizzo di filler che lo contengono. Un po' come succede a un grande cuoco che voglia adoperare al meglio la materia prima con cui lavora in cucina, il medico che voglia stimolare l’ac. jaluronico dall’interno, con appositi integratori, o dall’esterno tramite cosmetici, elettromedicali o biostimolanti, deve conoscerne la biochimica e le caratteristiche materiche. 
Dr.ssa Marciani, puo' raccontare ai colleghi piu' giovani il "suo" acido Jaluronico?
Si tratta di un polisaccaride a catena lineare (glucoronato di sodio ed N-acetil-glucosamina), a catena non ramificata e senza cross-linking. Questa sostanza e' ampiamente rappresentata nel corpo umano a differenti concentrazioni, e' il principale elemento della matrice extracellulare. È capace di sostenere la crescita cellulare e tissutale e funge da agente protettivo, lubrificante e legante. 
Perche' un filler a base di ac. jaluronico? 
Utilizzando l’acido jaluronico andiamo semplicemente ad aggiungere cio' che in natura gia' esiste nei tessuti. Oggi, c’e' da sperare che si usino solo fonti non animali di acido ialuronico e le modifiche strutturali e le variazioni chimico fisiche apportate alla molecola dalla ricerca hanno portato ad aumentarne l’emivita e ad ampliarne le applicazioni sia in campo estetico che non. 
Quanto dura l’azione di un filler? 
La resistenza alla biodegradazione dipende da 3 fattori: la concentrazione, piu' e' alta piu' e' durevole; la dimensione, piu' sono grandi le particelle piu' e' durevole; la reticolazione, piu' il filler e' reticolato piu' e' persistente. Attualmente il miglior reticolante e' il BDDE. 
Parliamo dei rischi... 
Non ce ne sono a meno che non si ceda alle allettanti proposte di acquisto di aziende che propongono prodotti a basso costo. L’origine produttiva di un filler e' un punto di partenza fondamentale nella scelta, a partire dalla materia prima: l’acido ialuronico. Sono pochi i laboratori italiani in grado di produrre tale sostanza in Italia, garantendo un alto livello di qualita'. Il mio consiglio e' di chiedere sempre quali siano i laboratori di produzione e di confezionamento e di domandarsi sempre quali garanzie abbiamo noi medici e quali garanzie offriamo ai nostri pazienti. Non si puo' infatti ignorare il concetto dell’obbligo del risultato in estetica e la nostra responsabilita' penale e civile come medici. (Danilo Panicali)
 

 


 



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