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Conoscere la materia prima
Ogni medico che si occupa di
estetica stabilisce un rapporto personale con il proprio acido
jaluronico basato sulla propria esperienza
Intervista alla Dott.ssa Daniela
Marciani Dermatologa (Accademia Dermatologica Italiana)
In dermocosmesi ci sono alcune acquisizioni scientifiche che appaiono al di sopra di ogni dubbio. La prima e'
che l’acido ialuronico costituisce uno dei componenti fondamentali per la qualita' e la salute della pelle
umana. È infatti grazie alla sua presenza che la pelle assume la sua particolare resistenza e forma. Altra
certezza e' che la sua concentrazione all’interno dei tessuti non e' stabile ma diminuisce con l’eta', provocando
la formazione di rughe e i cosiddetti cedimenti, tipici del passare del tempo. È nostra convinzione, quindi,
che ogni dermatologo, chirurgo o medico estetico stabilisca con questa sostanza un rapporto personale,
arricchito dalla esperienza nell’utilizzo di filler che lo contengono. Un po' come succede a un grande cuoco che
voglia adoperare al meglio la materia prima con cui lavora in cucina, il medico che voglia stimolare l’ac.
jaluronico dall’interno, con appositi integratori, o dall’esterno tramite cosmetici, elettromedicali o
biostimolanti, deve conoscerne la biochimica e le caratteristiche materiche.
Dr.ssa Marciani, puo' raccontare ai
colleghi piu' giovani il "suo" acido Jaluronico?
Si tratta di un polisaccaride a catena lineare (glucoronato di
sodio ed N-acetil-glucosamina), a catena non ramificata e senza cross-linking. Questa sostanza e' ampiamente
rappresentata nel corpo umano a differenti concentrazioni, e' il principale elemento della matrice
extracellulare. È capace di sostenere la crescita cellulare e tissutale e funge da agente protettivo,
lubrificante e legante.
Perche' un filler a base di ac. jaluronico?
Utilizzando l’acido jaluronico andiamo
semplicemente ad aggiungere cio' che in natura gia' esiste nei tessuti. Oggi, c’e' da sperare che si usino solo
fonti non animali di acido ialuronico e le modifiche strutturali e le variazioni chimico fisiche apportate alla
molecola dalla ricerca hanno portato ad aumentarne l’emivita e ad ampliarne le applicazioni sia in campo
estetico che non.
Quanto dura l’azione di un filler?
La resistenza alla biodegradazione dipende da 3 fattori:
la concentrazione, piu' e' alta piu' e' durevole; la dimensione, piu' sono grandi le particelle piu' e' durevole; la
reticolazione, piu' il filler e' reticolato piu' e' persistente. Attualmente il miglior reticolante e' il BDDE.
Parliamo dei rischi...
Non ce ne sono a meno che non si ceda alle allettanti proposte di acquisto di aziende
che propongono prodotti a basso costo. L’origine produttiva di un filler e' un punto di partenza fondamentale
nella scelta, a partire dalla materia prima: l’acido ialuronico. Sono pochi i laboratori italiani in grado di
produrre tale sostanza in Italia, garantendo un alto livello di qualita'. Il mio consiglio e' di chiedere sempre
quali siano i laboratori di produzione e di confezionamento e di domandarsi sempre quali garanzie abbiamo noi
medici e quali garanzie offriamo ai nostri pazienti. Non si puo' infatti ignorare il concetto dell’obbligo del
risultato in estetica e la nostra responsabilita' penale e civile come medici. (Danilo Panicali)
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