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La cravatta: passato e futuro
Il luogo di nascita di uno degli accessori della moda maschile più diffusi al
mondo non e' ne' la Francia ne' l'Italia che pure oggi si contendono il primato di maggiori produttori di cravatte. Questo
indumento infatti arriva dalla Crozia
di Germana Pitrola
Ci sono oggetti di uso comune di cui spesso ignoriamo l’origine. Prendete, per esempio, la cravatta, e chiedetevi: dove e quando nasce? Sbagliando si potrebbe pensare che sia un’idea ispirata dall’alta moda francese o italiana. Qualcuno potrebbe farla risalire all’epoca romana, quando gli uomini portavano al collo una sottile striscia di tessuto, il focale, per proteggere la gola dal freddo delle stagioni invernali. In
realta', il luogo di nascita dell’attuale cravatta e' la Croazia, e non bisogna sfoderare troppa immaginazione per capire che il nome attuale
e' il risultato di una trasformazione prima da croati a crovati, e infine a cravatta. I francesi, nel 1660, chiamavano
cosi' le truppe mercenarie croate che, al servizio del re Luigi XIV, erano solite portare al collo, come elemento distintivo, una striscia di stoffa - di comune tessuto per i soldati e di seta, o di mussola, per gli ufficiali - le cui
estremita' erano annodate a foggia di rosetta. Dalla Francia la cravatta si diffuse in tutto il mondo fino a diventare distintivo universale di eleganza da sfoggiare nelle
piu' formali occasioni e cerimonie a oggetto di uso quotidiano, la cravatta ne ha passato di tutti i colori. A tinta unita,
regimental, a pois e a fantasia, si
e' ristretta negli anni settanta - basti ricordare il cravattino scuro dei Beatles alle loro prime apparizioni - per poi assumere nuovamente dimensioni
piu' ampie a seconda della moda del momento. Negli anni ’80, la cravatta divenne, per le donne che si accingevano a intraprendere professioni maschili, addirittura un simbolo di emancipazione. Tante altre
curiosita' ruotano ancora intorno alla cravatta: esistono ben 85 modi di annodarla, che spesso prendono il nome da chi li ha mostrati per la prima volta in pubblico (se siete interessati a conoscerli vi consigliamo il volume: Elogio della cravatta). Il
piu' diffuso e' un nodo con 4 fondamentali passaggi (chiamato nodo semplice), il
piu' regale senza dubbio e' il nodo Windsor (5 passaggi) fino ad arrivare ai 9 del
Balthus, che la rendono particolarmente voluminosa. Anche il modo di fare il nodo ha una sua storia, quasi un segreto da tramandare di padre in figlio, indice di
complicita' e di addio all’eta' adolescenziale. Nella scorsa legislatura questo accessorio
e' stato anche argomento di dibattito politico quando l’ex Ministro della Salute, l’On. Livia Turco,
emano' una circolare nel 2007, che autorizzava i dipendenti pubblici e privati a non utilizzarlo durante i periodi estivi. E sempre in ambito politico il suo uso
e' facoltativo in Parlamento, ma obbligatorio in Senato. Eppure non tutti si dichiarano suoi estimatori e anzi c’e' chi attribuisce alla cravatta la causa della propria malattia: la sindrome da soffocamento. La patologia di quanti, particolarmente sensibili, si sentono strangolare, quasi come se si sentissero intrappolati in una sorta di prigionia fisica.
Cio' nonostante e' opinione generale che la cravatta sia sinonimo di eleganza e molti uomini non riuscirebbero a rinunciarvi, il suo acquisto diventa un piacere, ed
e' l’oggetto maggiormente regalato a un uomo. Le due citta' che oggi si contendono il primato del confezionamento e della vendita delle cravatte sono attualmente Como e Napoli. La
citta' lariana perche' fornisce la materia prima con cui sono realizzate la maggior parte di questi articoli: la seta. A Napoli esiste, invece, una forte tradizione che riguarda l’uso e la produzione della cravatta, fra i principali elementi dell’abbigliamento maschile su cui si fonda il concetto di eleganza partenopea. Alcuni dei
piu' noti e famosi marchi di cravatte del mondo sono napoletani, e dalle piccole botteghe artigianali, fin dagli inizi del Novecento, sotto l’influenza della moda inglese, escono i capi che stringono i colli degli statisti e dei potenti della terra. Per concludere, quando indosserete o regalerete una cravatta, ricordatevi che questo accessorio, nel corso degli anni, ha compiuto un percorso attraverso cui si
e' trasformata, adeguata e reinventata fino a oggetto universale, obbligatorio ma anche fonte di vero piacere estetico. Diventando come scrive Carlo
Castellaneta: ''un momento di luce e una pausa di estro nella grigia operazione quotidiana del
vestirsi''.
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