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articolo aggiornato il: Monday 31 August 2009

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Un'estate a rischio di meduse

Il thriller a sfondo ecologico Meduse lancia l'allarme sulla pericolosa situazione che sta mettendo a rischio il Mar Mediterraneo

di Lawrence Bartolomucci

Medusa'' e' il titolo di una delle novita' editoriali piu' interessanti di questa estate. Questo thriller a sfondo ecologico si collega al preoccupante problema che si sta diffondendo anche nei nostri mari e, in fondo, lancia un grido d'allarme. Infatti nel libro si racconta come nel 2012 una specie sconosciuta di meduse proliferera' in maniera incontrollata, nutrendosi di larve di pesci e impedendo la navigazione delle imbarcazioni: l'intera economia mondiale rischiera' il collasso. Il giovane biologo Tomas Marti', a capo di una missione scientifica organizzata dall'Unione Europea, dovra' scoprire le cause del fenomeno, ma si trovera' coinvolto in un intrigo internazionale. Al di la' delle fantasie degli autori, il biologo marino Sergio Rossi e il giornalista spagnolo Toni Polo, il libro nasce per avvertire sulla pericolosa situazione che si sta rapidamente diffondendo negli oceani e nei mari, in particolare nel Pacifico, ma anche nel Mediterraneo dove non e' piu' possibile fare un bagno sicuri. Tutti abbiamo sentito dalla televisione come quest'anno la quantita' di meduse che si sono dirette verso le coste italiane abbia seriamente sfiorato il rischio invasione. Secondo l'Istituto di ricerca per la protezione ambientale, siamo a livelli di emergenza, con eserciti di meduse al largo delle spiagge del ''Mare Nostrum'' in balia delle correnti. Ma soprattuto questi invertebrati, che appartengono alla famiglia degli anemoni e dei coralli e sono costituiti per oltre il 95% di acqua, proliferano senza possibilita' di stima e senza freni, anche perche' nessun organismo nazionale o sovranazionale se ne sta occupando direttamente, specialmente in Italia. Sarebbe invece necessaria un'azione comune tra gli Stati e conseguentemente un piano internazionale per far fronte all'emergenza. In prima linea vi sono paesi come Spagna e Francia, consapevoli di quanto il fenomeno possa avere pesanti ripercussioni sul turismo. Basti pensare che nella stagione estiva vicino alle coste spagnole si calcola addirittura che ve ne siano state circa 60 milioni: in particolare nella regione della Catalogna le vittime della puntura delle meduse sono state all'incirca 15mila. Il problema centrale per un intervento coordinato consiste nel fatto che le ragioni di questa minacciosa aggressione sono diverse e non mettono d'accordo gli esperti e gli scienziati di tutto il mondo. Alcuni individuano nei cambiamenti climatici e nel riscaldamento del mare il fattore di proliferazione principale; altri affermano che l'inquinamento delle acque stia riducendo in maniera eccessiva la presenza di quei pesci che si nutrono di meduse, come tonni e pesci spada. A questo si aggiunge il problema della caccia di frodo: lo sfruttamento eccessivo di alcune specie di pesci come il tonno rosso sta sconvolgendo gli equilibri dell'ecosistema marino; quanto piu' l'uomo interviene sulla catena a monte, quanto maggiori cominciano a essere gli scompensi a valle. Per poter definire al meglio la situazione, occorre sottolineare che esistono numerosi tipi di meduse, con diverse caratteristiche e differenti gradi di pericolosita' per l'uomo. Infatti questi invertebrati posseggono particolari cellule dette cnidoblasti che contengono una struttura urticante chiamata nematocisti. Essa possiede un filamento avvolto su se stesso che viene espulso e si conficca nella pelle appena si entra a contatto con la medusa. Il liquido urticante e' di solito costituito da una miscela di tre proteine: una a effetto paralizzante, una con effetto infiammatorio e una neurotossica. Le specie piu' pericolose vivono in Giappone e Australia, come la Chironex fleckeri, conosciuta anche come la cubomedusa, per la sua forma quadrangolare, le cui punture dolorosissime introducono un veleno neurotossico rapidamente mortale. Anche la Carukia barnesi, detta la ''vespa di mare'' rientra tra le piu' velenose al mondo: puo' provocare un improvviso e fortissimo aumento della pressione arteriosa, oltre a emorragie cerebrali nel giro di pochi minuti. L'invasione delle meduse in queste aree dell'Oceano Pacifico ha superato da diversi anni la soglia di allarme e sta mettendo in grande difficolta' la pesca d'altura. Sono cronaca i casi di quest'estate di due turisti uccisi dalla puntura di una Carukia sulle coste australiane. Sicuramente di altra pasta sono le meduse piu' comuni nel Mar Mediterraneo, essendo semplicemente urticanti, per cui il rischio per la salute risulta essere limitato a un fastidiosa reazione infiammatoria locale. Nello specifico le meduse piu' diffuse nei nostri mari sono tre. La Pelagia nocticula, detta anche medusa luminosa perche' di notte diventa fosforescente, ha dimensioni di circa 10 cm di diametro, possiede tentacoli fini ma lunghi ed e' particolarmente pericolosa perche' si presenta spesso in branchi di molte centinaia di elementi. La Cotylorhiza tuberculata, conosciuta anche come medusa Cassiopea, ha invece una forma a disco con un aspetto a cespuglio fiorito ma rovesciato. Puo' crescere fino a 35 cm di diametro, e a differenza di altre specie, e' capace di muoversi autonomamente e non solo lasciandosi trasportare dalla corrente. La Rhizostoma pulmo e' la piu' grande, puo' raggiungere fino ai 60 cm di diametro, con un ombrello bianco latte a margine violetto, e i suoi tentacoli urticanti sono corti e tozzi. Nel caso avvenga il contatto tra la pelle e la medusa si percepisce una intensa sensazione di bruciore e dolore. Subito dopo l'epi­dermide diviene arrossata e compaiono piccole rilevatezze tipo pomfi. La sensazione di bruciore termina in 10-20 minuti e si trasforma in un intenso prurito. Il grado di dolore-bruciore e' differente a seconda delle aree di pelle colpite e puo' diventare insopportabile qualora venga colpita piu' del 50% della superficie corporea. La zona colpita dalle meduse rimane sensibile alla luce solare e tende a scurirsi rapidamente. Per evitare che la pelle si macchi e' consigliabile tenere coperta l'area fino a quando ha termine l'infiammazione, che richiede di solito un paio di settimane. Nelle situazioni piu' gravi e' sempre utile rivolgersi a un dermatologo. Appena si viene colpiti, e' necessario verificare fuori dall'acqua che non vi siano parti di medusa rimaste attaccate alla pelle. In questo caso devono essere tolte. Se non si dispone di mezzi di medicazione l'unica cosa utile e' far scorrere acqua di mare sulla parte infiammata in modo da diluire la tossina non ancora penetrata. E' assolutamente sconsigliato di grattarsi, di strofinare la sabbia o ricorrere a medicazioni estemporanee con ammoniaca, aceto, alcool, perche' si potrebbe peggiorare la situazione. La medicazione piu' corretta va fatta con l'applicazione di gel astringente al cloruro d'alluminio. Tale gel ha una immediata azione antiprurito e blocca la diffusione delle tossine. Purtroppo non e' ancora comune in Italia l'abi­tudine di portare con se' il gel sulla spiaggia, e si preferisce l'impiego di creme al cortisone o contenenti antistaminici, che pero' non sono indicate perche' entrano in azione quando il massimo della reazione si e' gia' spenta naturalmente. Il consiglio migliore resta quindi quello di prestare sempre attenzione alle acque dove si nuota. In fondo, le meduse si stanno solo riprendendo quello che era loro: sono arrivate cento milioni di anni prima dei pesci e seicento milioni di anni fa, erano i primi inquilini del mare. 



 



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