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articolo aggiornato il: Tuesday 01 September 2009

medicina estestetica in giappone

 

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Onsen , sorgenti termali di origine vulcanica

di Lawrence Bartolomucci

Il territorio del Giappone e' caratterizzato da una grande attivita' geotermica ed e' ricco di sorgenti termali di origine vulcanica dette onsen. Nella tradizione nipponica i bagni possono essere ricollegati a un rituale religioso, a un percorso curativo o a un modo di rilassarsi in compagnia, ma rispecchiano soprattutto la particolare mania per la pulizia dei giapponesi. Gli onsen sono tradizionalmente posti all’aperto (rotenburo), sebbene un gran numero di alberghi abbiano costruito anche sale da bagno interne; possono essere pubblici o privati, tipicamente gestiti da un albergo locale detto ryokan o da un bed and breakfast (minshuku). Inoltre si distinguono dai sentÿ, le sale da bagno pubbliche in cui l’acqua viene prelevata dal sistema idrico pubblico e riscaldata in maniera non naturale. Le strutture ricettive tradizionali cercano di differenziarsi anche attraverso una serie di servizi accessori quali pranzi e mescita di alcolici. Le strutture piu' rinomate dispongono le varie vasche con ambientazioni diverse, spesso a tema: quelle all’aperto sono normalmente costruite di cipresso giapponese, marmo o granito, mentre per quelle interne si usano anche piastrelle o materiali piu' moderni, come l’acciaio. Generalmente collocati in campagna, queste fonti di benessere permettono ai giapponesi di evadere dallo stress quotidiano, attraverso la ''comunione in nudita''', una filosofia che abbatte le barriere sociali e permette di relazionarsi con nuove persone in un’atmosfera rilassata e familiare, finalmente liberi dalle restrizioni formali che contraddistinguono la societa' giapponese. Nel passato era consentito a uomini e donne di fare il bagno congiuntamente, negli onsen come nei sentÿ, e ancora oggi alcuni bagni misti si possono trovare in zone rurali. Ma la regola odierna definisce una divisione degli spazi, che pero' non si estende ai bambini piu' piccoli. In particolare, i gestori degli onsen delineano una serie di comportamenti che i clienti devono seguire, pena l’esclusione dall’area del benessere. Un lavaggio accurato prima dell’ingresso nelle vasche e' considerato d’obbligo, e non e' permesso nella maggior parte delle strutture indossare i constumi da bagno. Infatti per quanto le alte temperature delle vasche fungano da protezione nei confronti di diverse tipologie di infezione, numerosi funghi e batteri vi trovano un ambiente ideale di riproduzione. La letteratura medica giapponese riporta differenti casi di naegleria fowler, un’ameba che puo' causare la meningite, di legionella e di herpes simplex. Alle acque termali degli onsen sono attribuite proprieta' curative per i loro contenuti minerali. Di consequenza, si afferma che la pratica costante stimoli il rinnovamento cutaneo, migliori l’irrorazione dei tessuti, eserciti i vasi sanguigni e aiuti la funzione dell’apparato cardiocircolatorio. Tra gli altri effetti benefici imputabili a una frequentazione ripetuta delle vasche termali si possono enumerare il miglioramento delle difese immunitarie, la pulizia delle vie respiratorie e la dilatazione bronchiale. Il calore emanato dalle fonti vulcaniche rilassa l’apparato muscolare, migliora notevolmente il metabolismo e sollecita positivamente il sistema nervoso vegetativo: secondo la tradizione giapponese il tempo anche ridotto speso in un onsen puo' fungere da valida terapia antidepressiva. 

Religioni e tolleranza
In Giappone, prima della sconfitta nella II^ guerra mondiale, non esisteva liberta' di religione. Forte era la concentrazione intorno all’Imperatore di un culto fanatico e patriottico, con una stretta dipendenza fra Stato e religione, che si concretizzava nel finanziamento dei Templi ufficiali. Nella nuova costituzione post guerra, venne sancita la liberta' di espressione religiosa e da allora convivono senza alcun problema buddisti e scintoisti, cattolici e fedeli di altre religioni. Si assiste facilmente a un sincretismo religioso: chiese cristiane, gingie (tempio) scintoiste e templi buddisti dividono spesso gli stessi spazi; le giovani coppie celebrano il matrimonio sia con il rito cristiano sia con quello tradizionale scintoista. Il cattolicesimo fu introdotto in Giappone dai missionari e agli inizi, nel periodo feudale, dette origine a feroci persecuzioni, mentre ora e' tranquillamente accettato. La recente riscoperta della tradizionale attenzione riservata, nell’antico buddismo e scintoismo, al mantenimento dell’equilibrio naturale e l’amore verso tutte le creature dell’universo ha portato alla crescita dell’attuale rispetto per le montagne, le acque e le foreste presenti nel Paese. Scinto e' un termine che deriva dal cinese shin-tao ma che in giapponese si traduce kami no maki - la via degli dei. Lo shinto ha origine dai culti sciamanici degli aborigeni dell’arcipelago giapponese diretti verso le forze e i fenomeni naturali, venerate come Kami - il senso dell’energia divina - che si ritrova senza ordini di gerarchie nell’essere umano, nei fiumi, in tutte le creature. Lo scintoismo rappresenta il senso di venerazione davanti all’immensita' del cosmo, ma e' antidogmatico, non ha scritture ed e' tollerante verso le altre professioni di fede, celebra l’amicizia e la compartecipazione con le energie della Creazione, della Terra. Il buddismo origina invece in India e arriva in Giappone intorno al 540 attraverso il Tibet, la Mongolia e la Cina. Qui si formano diverse scuole: la setta Schingon, la Tendai, la Shugendo, la Nichiren e la scuola dello Zen, filosofia religiosa molto vicina alla natura e in stretta relazione con il taoismo cinese. Recentemente in Giappone sono nate nuove sette religiose (Shinko Shukyo) alcune delle quali hanno un atteggiamento molto conflittuale che e' sfociato anche in attentati terroristici.

irezumi e horimono : Il tatuaggio giapponese
Il tatuaggio e' un elemento trasversale alle culture, alle credenze religiose, all’eta', all’estrazione sociale. In ogni parte del mondo si sono sviluppate differenti arti e tecniche, collegate a riti e usanze, per rappresentare un segno identificativo della persona, un rito di passaggio - a esempio all’eta' adulta - o semplicemente un abbellimento del corpo. In Giappone il tatuaggio mantiene un’importanza particolare. Mentre in Europa e' stato a lungo vietato dalla Chiesa, nel paese del Sol Levante il tatuaggio e' stato praticato per secoli con motivazioni diverse e, a partire dal XIX secolo, e' diventato una vera e propria arte, che tende a rivestire tutto il corpo con un unico disegno, lungo le linee anatomiche, con risultati estetici senza eguali. Inoltre nelle due visioni si attribuisce una diversa importanza all’esperienza del dolore. In oriente sopportare l’incisione nella pelle significa avvicinarsi ed esorcizzare la morte, rituale che da noi viene rifiutato. Infatti la tecnica utilizzata in occidente, detta americana, ricorre alla macchinetta elettrica a forma di pistola, che evita il confronto con il dolore e percio' si e' diffusa piu' rapidamente. Al contrario in Giappone, con le tecniche manuali irezumi ed horimono, si usano sottili aghi (da 2 a 40) applicati a uno strumento con un’impugnatura in bamboo, che devono entrare nell’epidermide obliquamente e con movimenti decisi, provocando forti sensazioni di dolore. Il metodo nipponico, sebbene piu' fastidioso, garantisce risultati particolarmente brillanti ed esteticamente unici. La tradizione si e' tramandata nei secoli attraverso dinastie di maestri, ma oggi sta perdendo la sua portata simbolica: i giovani identificano questo stile nell’appartenza a bande criminali come la Yakuza, la mafia giapponese, e tentano di allontanarsi dai canoni tradizionali, considerati ormai poco suggestivi. I classici disegni dei tatuatori nipponici sono i dragoni e altri animali mitologici, i fiori di ciliegio (simbolo della trascendenza) e le carpe koi che rappresentano la perseveranza e il coraggio. (L.B.)



 



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